CE LO CHIEDE L’EUROPA: il nuovo disco di Ariel Pink, che è il suo primo disco solista ma suona esattamente come tutti gli altri incisi con gli Haunted Graffiti – ti saresti aspettato qualcosa di diverso? feat. Madonna, Suor Cristina, i Prophilax ed un mio amico che nell’estate 2000..

Anna Magni
Anna Magni

Ho letto su La Settimana Enigmistica che Ariel Pink ha millantato una collaborazione con Madonna per il nuovo album di quest’ultima e Madonna l’ha sbugiardato. Si potrebbe anche chiudere qui ed ora, ma andiamo avanti puntualizzando:
– che Ariel Pink è ufficialmente il nuovo Manuel Fantoni;
– che Madonna è alla frutta dal 1998 (solito discorso, ormai trito e ritrito: ha fatto la storia del pop, è più anni ottanta ora che allora, una volta inventava mentre oggi insegue disperatamente, ripropone/ruba a suon di milioni idee/cose/trend che hanno già avuto altri almeno un paio di anni prima, un paio di anni alla velocità della rete sono almeno decenni, troppo botox) e se avesse davvero collaborato con Ariel Pink avrebbe fatto ridere tantissimo;
– che Madonna scende in campo a sostegno di Suor Cristina, oggetto di critiche in ambienti cattolici per la scelta di interpretare “Like a Virgin”, una delle hit della star di origini italiane (copiaincollo a caso da La Stampa, tanto su Twitter io seguo Jacopo Iacoboni e dunque posso – anche se Jacopo Iacoboni non risponde alle mie mention manco per errore);
– che recensirò il disco di Suor Cristina non appena uscirà (anche a costo di aprire un blog apposito qualora Bastonate decidesse di non ospitarmi) ma non è questo il luogo, non è questo il tempo.

Parlando di Ariel Pink, mi è venuto in mente un aneddoto personale che non c’entra un cazzo o forse sì: un mio amico (tra l’altro non lo vedo da parecchi anni, chissà che fine ha fatto) che nell’estate del 2000 introduce un cd dei Prophilax in appartamento da noi al mare spacciandolo come il disco di alcuni “ragazzi di Roma miei amici che hanno registrato un disco” (ovviamente non li conosceva ed il disco l’aveva reperito chissà dove e chissà come, Manuel Fantoni anche lui). Una roba rippata da cassetta su cd, si sentiva davvero malissimo però faceva troppo ridere – basi di pezzi famosi e cantato-delirio, a volte ai limiti della blasfemia come in Wojtyla oppure oltre i limiti del trash-food come in Viaggio con Cagatone Joe (Beach Boys meets la coprofagia), il cattivo gusto che regna sempre sovrano e vince perché, come ci ha detto più volte il miglior Berlusconi di sempre, il cattivo gusto vince sempre sull’invidia e sull’odio. Ecco, pom pom di ArielPink suona proprio così – lo-fi ed in-your-face, solo che al posto della merda e delle bestemmie ci sono i Beach Boys sotto anfetamine (e dunque i Ramones), Tubbs e Crockett di Miami Vice che si sparano tutta la droga che sequestrano ai narcos, gli SparksBernie Lomax di Weekend con il morto portato in giro da Larry e Richard come fosse il cadavere del pop da classifica settanta/ottanta, Paul McCartney quando giocava con i synth e la casa discografica gli rifiutava i dischi perché troppo deliranti, Elton John che canta Saturday Night’s Alright For Fighting ed I’m Still Standing sotto tranquillanti, Renato Pozzetto che in Da grande si trasforma nel giro di una notte da bambino ad adulto e poi viene rifatto da Tom Hanks in Big e tutti si ricordano di Tom Hanks e non di Renato Pozzetto (anzi, Big è un presunto remake di Da grande – proprio come Ariel Pink che scioglie gli Ariel Pink’s Haunted Graffiti per fare il primo da solista).pom pom è bello bello anche se si fatica ad arrivare al termine, è uguale a quasi tutto il resto della discografia di ArielPink ma lo si ascolta sempre volentieri – magari in pillole ed in determinati momenti, anche se ammetto che son cinque/sei giorni che non faccio altro – perché pochi oggi hanno la visione pop di pezzi come Picture Me Gone e Put Your Number In My Phone, con arrangiamenti che paiono messi lì assolutamente a caso ma che in realtà sono parecchio complessi ed hanno dentro un intero mondo. Vale più un’opera come pom pom che Prince che nel 2014 esce con due dischi in contemporanea che nel loro disperato tentativo di dire qualcosa al passo con i tempi paiono scarto dello scarto di quello che il genio di Minneapolis faceva – boh – venticinque/trenta anni fa, al costo attuale di quasi 50 euro se vuoi comprare sia Plectrumelectrum che Art Official Age in un qualunque negozio di dischi di regime (è scandaloso, bisognerebbe pagare in lire come fossimo venticinque/trenta anni fa).

Sto provando ad immaginare Madonna che un bel giorno se ne esce un disco del genere (come pom pom di Ariel Pinkdico – non come i due dischi della salma di Prince Lomax portata in giro da Larry e Richard di Weekend con il morto) ma proprio non riesco a restare serio, meglio passare ad altro altrimenti finisco per immaginare Suor Cristina che un bel giorno se ne esce con un disco lo-fi ed in-your-face come il cd dei Prophilax che ci aveva passato quel mio amico nell’estate 2000, solo che al posto della merda e delle bestemmie ci sono i Beach Boys sotto anfetamine (e dunque i Ramones) e non riesco più a far nulla per tutto il resto del giorno.

pom pom esce ufficialmente il 17 novembre, quindi potrei anche essermelo immaginato.

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