CE LO CHIEDE L’EUROPA, anzi CE LO CHIEDE ALBERTO TOMBA che una volta all’Autogrill mi ha scambiato per Andrea Scanzi ed ha iniziato a parlarmi a ruota libera di: X Factor, Taylor Swift, Coral, noce di prosciutto al pepe, scie chimiche ed un sacco di altre cose che ora non mi ricordo già più.

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Anna Magni

 

Un po’ di tempo fa (potrebbe essere una settimana fa come un mese fa, il tempo è assolutamente un concetto relativo) ho visto Albertone Tomba alla stazione di servizio Autogrill Secchia Est (MO). Era al banco dei salumi e, fiero ed impettito, stava acquistando una noce di prosciutto al pepe (forse per lanciarla da un cavalcavia dopo esser stato la special guest ad una sagra paesana o, più semplicemente,  per scagliarla addosso ad un fotografo durante una premiazione) ed il nuovo disco di Chiara Galliazzo, la rugbysta padovana che ha vinto X Factor due anni fa e poi ha svoltato facendo la parte di quella brutta negli spot di una nota compagnia telefonica (la Tim, anche se non mi pagano per dirlo). Incredibilmente mi ha rivolto la parola anche se fino ad allora non l’avevo mai visto in vita mia.

Marco Mengoni a parte, X Factor ha prodotto vincitori/cantanti che sono esistiti solo lí e nel cervello di chi negli anni ha seguito il programma. Personaggi che hanno avuto senso solo in quel preciso istante e poi stop, spariti. Tu a questo punto mi chiederai di Giusy Ferreri ed io ti rispondo: Giusy Ferreri è un caso a parte, è uscita in un preciso momento in cui si cercava disperatamente una Amy Winehouse italiana e lei con quella voce e quel vissuto personale di commessa dell’Esselunga era perfetta. Grosso successo all’inizio ed adesso si barcamena alla ricerca della popolarità perduta, comunque sempre meglio di quella buzzicona romana coi capelli rossi (ndr: Noemi) che dopo X Factor ha trovato il successo ed è finita persino a fare la giudicessa ad un Voice Of Italy che tra l’altro è stato vinto da una suora. Che credibilità può avere un talent show quando vince una suora?” Io stavo svenendo, anche perché da allora continuo a chiederemi se in italiano esista la parola ‘giudicessa’ e se sia corretto usarla, soprattutto nel caso di Noemi. “Quanti dei partecipanti ad X Factor sono in grado di scriversi da soli un pezzo o al limite il testo di una canzone? Quanto conta una bella voce se poi la usi per cantare robaccia che ha deciso per te la produzione? Chi si ricorda più di Michele Bravi, quello che ha vinto l’anno scorso? Sai dirmi senza consultare Wikipedia chi ha vinto tre anni fa? La prima edizione? La seconda? Le sopracciglia di Lorenzo Fragola, parliamone: quanto erano brutte? Meno male che nel frattempo gliele hanno sistemate, ma come faceva prima ad andare al DAMS con quelle sopracciglia lí? Vince lui X Factor 8, sicuro. EFedez che fa la giudicessa e non ha un briciolo di cultura musicale? Come fa a ritenersi credibile?” Io non riuscivo a dire nulla, quasi paralizzato. “Ho comprato questo cd di Chiara Galliazzo mica per ascoltarlo. No, l’ho preso perché devo andare ad una sagra ad Adria (RO) (anzi, ‘in Adria’, come dicono loro da quelle parti – mi sono sempre chiesto il perché) e voglio stupire la gente lanciando il disco più lontano possibile, quasi fosse una scia chimica in cielo. Chi mi conosce lo sa” Tomba ormai era immerso in un flusso di coscienza dal quale uscirne vivi risultava parecchio complicato, pareva quasi un novello James Joyce con una noce di prosciutto al pepe in una mano ed un cd di Chiara Galliazzo nell’altro. Rosario Marcianó sarebbe stato molto fiero di lui. “Ti va un caffè? Offri tu che io ho le mani impegnate – anzi, bevo un po’ del tuo. Ci credi alla teoria del complotto delle scie chimiche? Io assolutamente no, però quanto farebbe ridere se dopo anni di prese per il culo in rete e nella vita reale (ndr: per taluni questi due ambiti tendono a coincidere, per me no e probabilmente no anche per Tomba) – dicevo, prima che mi interrompessi aprendo una parentesi: quanto farebbe ridere se venisse fuori che sulle scie chimiche c’han ragione i complottisti? Farebbe talmente ridere che quasi sicuramente prenderei il brevetto da pilota e mi metterei ad irrorare,  lanciando di tanto in tanto nel vuoto prosciutti e dischi inutili per stemperare la tensione”.

A quel punto ho dovuto bere un Montenegro liscio per riprendermi. Tomba snocciolava concetti e riflessioni che neanche ilCelentano dei tempi migliori (o il Berlusconi dei tempi migliori, tanto è uguale) ed io non ero pronto, l’umanità non era pronta – l’umanità fa schifo, come giustamente dicevano Fabio Alisei/Wender/Paolo Noise in una replica estiva a caso di Fuori Frigo. “Ho smesso di guardare X Factor da quando è uscito Diluvio. C’è una possibile popstar dopo una sola puntata e loro che fanno? La sbattono fuori. Non si fa! Era l’unico che faceva qualcosa di diverso dagli altri, non aveva una voce potente ma rappava come Tormento nei primi dischi dei Sottotono e sul melodico era più che decente. Purtroppo ad X Factor vengono premiati il canto e la voce, però ad un certo punto ritorna inesorabile il discorso che ho fatto prima sui cantanti che esistono solo lì poi spariscono nel nulla. So per certo che Diluvio fará strada perché è entrato che aveva già una sua credibilità hip hop, si è messo in mostra presso il grande pubblico ed ora per lui c’è solo il Grande Salto. Se ce l’ha fatta Fedez perché non potrebbe farcela Diluvio (che tra l’altro tecnicamente lo surclassa)?” Questo discorso di Tomba mi ha lasciato assai perplesso per concetti espressi e sintassi usata, ma tant’è – un altro Montenegro ed ho vinto la sete ripartendo di slancio, anche perché ho ordinato pure un bombolone alla crema manco avessi dovuto prepararmi per andare ad una battuta di pesca alle cinque di mattina.

Poi, la svolta: Alberto Tomba ha estratto direttamente dal pacco una pendrive usb da 512 mega, una di quelle pre-Internet di massa (e pre-boom del Movimento 5 Stelle, diciamo pre-2009 e chiudiamo qui). “Prendila, è tua” mi ha detto “dentro ci sono due dischi. Mi ringrazierai per questo gentile omaggio che ti faccio in nome della nostra antica amicizia”. Io ho preso senza battere ciglio, perché a caval donato non si guarda in bocca – soprattutto quando si tratta di un caval donato da Alberto Tomba, ossia colui che ha timbrato per primo l’allora sedicenne Martina Colombari. Mai stato amico di Albertone in vita mia, tra l’altro. “I due dischi sono quelli di cui ti ho parlato tempo fa”. Doveva avermi scambiato per un’altra persona, dai. “Il primo è 1989 di Taylor Swift, ossia il disco nuovo di una tizia che un tempo faceva country ed ha pensato bene di svoltare con del pop da classifica tipo Katy Perry. É un bel prodotto, godibile, scorre via come acqua fresca anche se le prime cinque tracce suonano come una versione aggiornata 2014 dei pezzi minori delle Spice Girls(quelli che avevano belle melodie ma parevano registrati con suoni da pianobar e non li cagava nessuno, innocuo riempitivo in attesa dei super-singoli da classifica) poi arrivi a quella perfetta bomba pop di Shake It Off, la ascolti quattro volte di fila e spegni tutto per passare a fare altro/ascoltare altro. È matematico,  succede sempre così – tanto per dire, io non ho mai ascoltato per intero 1989. Se fossi davvero bravo a questo punto ti farei un discorso come quello di Pop Topoi sulla futura morte dell’LP che come metodo di fruizione verrà sostituito dalle playlist di hit da classifica, ma siccome non sono così bravo ti invito a prendere lo smartphone per andare a leggertelo (e di corsa, così magari la smetti di usarlo solo per scrivere cazzate). Il secondo disco che ti ho messo nella pendrive che avevo nel pacco è The Curse Of Love dei Coral, e tu qui mi chiederai ‘ma non si erano sciolti i Coral?’ ed io ti risponderó ‘no, sono solo in pausa a tempo indeterminato per dedicarsi a chissà che cosa’. The Curse Of Love è il loro lost album, registrato ben otto anno fa tra The Invisible Invasion e Roots & Echoes e solamente ora pubblicato, inedito che suona come un disco dei Coral ma più maligno/malato e misterioso. Se fossi preparato tecnicamente potrei citare con cognizione di causa Love, Big Star,Monkees, Kinks, Beatles, Jim Morrison, Donovan, il Mersey-beat, certe derive più melodico-sbilenche dei Velvet Underground e dire che lo psych-pop dei Coral in definitiva è un suono ostinatamente e dannatamente revivalistico, con l’ossessione di (ri)creare certe atmosfere sixties-pop, ma siccome io vivo di sensazioni (e soprattutto vivo la vita per davvero) ti dico che i Coral ci provano ancora una volta e ci riescono benissimo anche se postumi. Spero che la pausa sia solo temporanea e ci possano regalare qualche cos’altro; intanto goditi questo The Curse Of Love che non è poco. Ora scappo, ciao”.

E detto questo Tomba ha pagato il conto e se ne è andato sul serio. È salito sulla Ferrari, ha acceso la sirena ed è partito sgommando – non prima di aver urlato a squarciagola “Credi che non abbia capito chi sei? Ti ho riconosciuto, sai. Sei il tuttologo Andrea Scanzi, quello che in un suo libro di qualche tempo fa mi ha addirittura definito ‘simbolo reaganiano’. Non puoi scrivere robaccia come ‘Tomba è il più grande cazzaro della storia dello sport, non si allenava mai ma vinceva’ e pensare di passarla liscia. Per stavolta passa perché vado di fretta e non ho voglia di casini, ma la prossima volta ti gonfio di botte. Non è che la vittoria non richiede sacrificio perché ci pensa Dio a donarti tutto di default, per vincere bisogna sudare e lavorare sodo. Sei sempre in tv con la tua boria e la tua sicumera, ma come fai ad avere sempre un’opinione su tutto e tutti? È pazzesco. Pau dei Negrita quella volta che ti ha messo un dito nell’occhio è stato troppo magnanimo”, ma a quel punto ho perso i sensi per la paura ma soprattutto perché è stato davvero incredibile sentire con le mie orecchie Alberto Tomba che utilizzava il termine ‘magnanimo’ in una frase. Mi devo ancora riprendere pienamente dal trauma, ma probabilmente il fatto di essere stato scambiato per Scanzi un giorno o l’altro mi sarà utile nella vita.

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