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una tizia di nome Deborah

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Your name is Deborah, it never suited ya. Erano nati a un’ora di distanza, avevano fatto i bambini insieme, qualcuno diceva che si sarebbero sposati, lui per un po’ sarebbe stato contento se fosse successo. Era innamorato di lei al liceo e lei sapeva a malapena che esistesse. Il nome intero era Deborah Bone.

La prima cosa era che per un sacco di tempo ho pensato che il testo dicesse “your arse was very small”. La storia vera e propria, al di là del testo della canzone, non la conosco. La canzone invece l’ho ascoltata un milione di volte, anche se non ho mai comprato quel disco.

Nell’anno in cui era uscita, Disco 2000 non sembrava niente di eccezionale. O meglio: che fosse una canzone bellissima s’era capito da subito, e stava in un album in cui le canzoni belle non mancavano. Ma era più o meno una canzone in linea con il movimento britpop, con quei dettami un po’ vintage e un po’ futuristi e supercatchy. Con i gruppi di quel giro ci potevi fare due settimane di dj-set senza stancare nessuno, Oasis, Blur, Suede, Kula Shaker, Verve, Radiohead, Ash, Menswear e qualche altro centinaio. Tutta quella roba è più o meno sparita, comunque: qualcuno si è evoluto mettendo insieme dischi peggiori considerati da quasi tutti migliori (Blur, Radiohead); qualcun altro non si è evoluto e la gente ha inizato a dire che avevano rotto il cazzo (Oasis). Altri hanno vivacchiato lontano dai riflettori o sono finiti nel nulla dieci minuti dopo. La gente che bazzicava i rock club ha iniziato ad ascoltare altre cose: i Prodigy, un po’ di drum’n’bass, il big beat e via di questo passo. Poi le piste rock hanno ricominciato a suonare il rock: prima il garage-pop di diecimila gruppi con l’articolo, e poi già che c’eravamo messi a recuperare abbiam tirato fuori il post punk, i Joy Division, le casse dritte e le chitarre affilate. In tutto questo giro di cose, Disco 2000 ci si era attaccata addosso come una malattia. Uno strano effetto: il dj metteva un pezzo di quelli, io o qualche amico si mugugnava. Poi due pezzettini di cosiddetto indie e si mugugnava, e poi Disco 2000 e sembrava sempre che fosse arrivato cristo a salvare la serata. Pochissime canzoni hanno questo pregio orizzontale di salva-pista che non rompono mai il cazzo. Forse di quel periodo solo Boys VS Girls.

La canzone è una specie di fantasia. Lui ama lei, lei è bellissima, gli altri ci provano, Jarvis Cocker è innamorato. Poi c’è un pezzo di ragionamento di cui il testo non dà menzione e poi Jarvis dice, cazzo, incontriamoci nell’anno 2000. Non sarebbe pazzesco vedersi da adulti? Incontriamoci alla fontana in fondo alla strada. Non immaginavo che ti fossi sposata.

Ho avuto qualche rimpatriata e ho rincontrato qualche donna di cui ero innamorato da ragazzo. La mappa del mio cuore spezzato di bambino/adolescente invisibile attraversa un campionario di ragazze che vanno dall’avvocatessa alla madre di famiglia con tre figli a carico; di qualcuna ho perso le tracce dopo che è entrata in comunità, qualcun’altra l’ho aggiunta su Facebook e continuo a seguire morbosamente aggiornamenti di status che vanno dal selfie ammiccante alle crociate contro vaccini e scie chimiche, stampatelli e congiuntivi sbagliati a buttare. Ho fatto qualche rimpatriata con vecchi amici. Ho ricostruito volti che non vedevo da anni, considerato calvizie, chili di troppo (sui chili sono quello messo peggio), tatuaggi coi nomi dei figli sull’avambraccio in caratteri gotici. Impieghi da ragionieri, imbianchini e commercianti di sementi, una moglie, qualche figlio, ogni tanto si organizza un calcetto. Una volta ci siamo riuniti con i ragazzi di tutto il paese in cui sono nato e abbiamo fatto una caccia al tesoro. La prima volta che partecipai a una caccia al tesoro del paese fui punito da mia mamma perché ero tornato a casa dopo le undici.

Si dice che Daniel Johnston registrasse le sue canzoni alle ragazze che gli piacevano; qualche amica mi racconta di persone che mandano i loro racconti a qualcuna su cui vogliono fare colpo. Io non credo di averlo mai fatto ma da ragazzo avevo fantasie su questa cosa, un giorno avrò la mia rock band e salirò sul palco di qualche festa di paese scalcinata ma strapiena di gente, e lei passerà per la piazza mentre suoniamo la nostra Celebrated Summer (per semplicità esattamente uguale all’originale, e suonata in cameretta nei nostri diciassette con un manico di scopa al posto della chitarra, che un po’ di rispetto per Bob Mould non guasta) con tutti a bocca aperta sotto il palco. Non era legata al sesso o al riscatto sociale, era più una fantasia di esistenza. In quel momento sarà lì ipnotizzata, e io non mi potrò accorgere di lei. Difficile pensare una fantasia con più sfiga dentro. Jarvis Cocker è comunemente ritenuto un figo. Considerato il campionario umano dei suoi colleghi dell’epoca, non gli è andata male: è rimasto in forma, ha fatto dischi che sono stati promossi e acquistato, concerti che hanno riempito i locali dove si presentava. I Pulp sono esistiti per un botto di anni, tutti gli ottanta e tutti i novanta, ma il loro picco indiscutibile e il motivo per cui verranno ricordati è un disco intitolato Different Class. Anno 1995, copertina bellissima, contenuto migliore. La canzone più bella dell’album si chiama Disco 2000, casse dritte, strapponi di chitarra compressa, un mare di malinconia vestita a festa che se la metti ad alto volume ti parte la gamba in automatico. L’inno di tutti quelli che erano innamorati di una ragazza per la quale non esistevano.

Le persone finiscono assieme in modi strani, a volte c’è di mezzo una canzoncina. Il pezzo più commovente dell’anno appena finito l’ha scritto Mark Kozelek, si chiama Carissa e parla di una lontanissima parente, morta a trentacinque anni mentre andava a buttare l’immondizia. She was only my second cousin, but it don’t mean that I’m not here for her or that I wasn’t meant to give her life poetry, to make sure her name is known across every city. Stamattina è girata notizia che Deborah Bone, infermiera e protagonista di Disco 2000, è morta a 51 anni per un malaccio.

Disco 2000 fomenta ancora come il primo giorno. è strano continuare a canticchiare quanto sarebbe strano incontrarsi, nel futuro, quindici anni fa. è come un diverso livello di rimpianto. Fra tre giorni metto dischi ad una festa anni ’90; qualcuno dei ragazzi prima di me suonerà Disco 2000 a volume altissimo. Noialtri in mezzo alla pista, un braccio in su, gli occhi a terra, ballare come se non ci fosse un domani e vaffanculo.

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