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HAVAH/HIS ELECTRO BLUE VOICE, Maple Death e la musica di qui in giro.

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Non sapevo che US Girls (una musicista di nome Meghan Remy che pubblica dischi di surf-pop sbilenco e stracotto, con parti vocali alla Kathleen Hanna) fosse una fotografa eccezionale, o magari questo particolare scatto le è venuto per culo, ma credo di no. Comunque la copertina del disco di cui parlo oggi è sua. La musica che ci sta dentro, invece, viene da qualche decina di gruppi di pregio.

Jonathan Clancy cantava nei Settlefish anche quando erano un gruppo crossover e facevano split CD con i Tenuta (di cui non ricordo niente a parte il titolo, ma il CD devo averlo ancora da qualche parte). Poi ha fondato una band che all’inizio sembrava voler essere “tipo Arcade Fire”, chiamato A Classic Education, che poi s’è evoluto in una delle cose pop più belle che siano mai uscite fuori da questo paese. In parallelo ha iniziato a suonare da solista e s’è chiamato His Clancyness, e con questo nome è riconosciuto tra i grossi del cantautorato della nostra epoca (ok, non tra i grossi grossi, tra i grossi di cui si parla tra la gente con cui parlo io, diciamo; è un concetto fumose). Ora ha messo insieme un’etichetta di nome Maple Death e la prima uscita è uno split tra due gruppi che si chiamano HAVAH e His Electro Blue Voice. HAVAH è un progetto solista allargato di tale Michele Camorani, un forlivese che ha iniziato a suonare che era ancora quindicenne credo, un sacco d’anni fa, e ha messo insieme gruppi che si chiamano Roid e poi La Quiete e Raein, è passato per gruppi come Smart Cops, The Diamond Sea e Contrasto, ha suonato con Chris Leo e un sacco d’altra gente. La sua attuale occupazione, oltre ai gruppi ancora attivi, è uno studio di serigrafia che stampa magliette CD e altro per quasi tutti i gruppi che conosco. His Electro Blue Voice è un gruppo di Como dei cui membri non so assolutamente nulla, e che senza che io l’abbia mai visto dal vivo s’è fatto pubblicare un (bellissimo) disco lungo da Sub Pop. Insomma, anche mettendosi d’impegno è difficile mettere insieme tanta roba figa di queste parti in un solo disco. Immagino non sia questo l’obiettivo, ma

I pezzi di HAVAH sono un altro scattino in avanti rispetto a Durante un assedio: le parti vocali filastrocche biascicate con meno enfasi possibile, ricordano indifferentemente certo industrial/neofolk e i Fuckemos, su chitarre shoegaze distortissime e sempre più stratificate. Cinque canzoni. La sensazione è che in qualche modo HAVAH stia andando incontro ad un destino scritto; un giorno una singola canzone di Michele Camorani diventerà la colonna sonora di qualcosa d’importante e universale.

La metà di His Electro Blue Voice è un MATTONE rumorosissimo di diciannove minuti, base Neu! e altezze Sightings disposte a buttarsi ai limiti del rumore bianco. Detto brevemente, due gruppi eccezionali.

Tutto il disco lo trovate qui. Ho letto cinque minuti fa un pezzo che parlando di Sanremo dice “Posso garantirvi che se mi fate sentire cento pezzi inediti riesco a dirvi quali sono italiani e quali no già dal timbro della chitarra elettrica e dal modo con cui è suonata con un margine di errore pressoché nullo.” Non c’è niente di peggio degli articoli che parlano della musica italiana da esportazione, ma a volte mi scappa: scommetto sedici euro che Havah e HEBV, oltre a qualsiasi altro gruppo citato in questa pagina, sarebbero dentro il margine d’errore di cui sopra, e che se ci mettiamo tutte le cose fighe che ho ascoltato negli ultimi tempi (che di caso in caso riempiono i posti da ballare, vengono trattate nelle riviste prestigiose come casistiche a sé, escono su etichette leader di settore, mettono in piedi dibattiti interessantissimi o in generale sono comunque roba di prima classe), è un margine d’errore tutt’altro che nullo. È un margine d’errore dentro cui può capitare che uno si metta in testa di fondare un’etichetta, telefonare a qualche amico e mettere assieme un paio d’uscite di valore assoluto -la cassetta di Stromboli, cioè Nico dei Buzz Aldrin, la trovate in streaming su Quietus ed è ugualmente figa. È un margine d’errore dentro cui stanno musiche d’ogni tipo, elettronica da ballo per arene grosse o avant rock trattato dalle pubblicazioni più quotate al mondo. Quindi insomma, la musica qua in giro sta benissimo, molto meglio che in passato, molto meglio che in un sacco di altri posti eccetera. Se poi non compriamo i dischi buoni, diciamo che la colpa non è né della nostra razza né di chi li pubblica.

5 Risposte a “HAVAH/HIS ELECTRO BLUE VOICE, Maple Death e la musica di qui in giro.”

  1. scusas, sì, li ho sentiti (a vedere da qui me ne mancano due). ho scritto in fretta fretta, ora ho editato

  2. guarda, nel mio piccolo cerco di persuadere tutti quelli che incontro che suonano a smettere, a fare altro, a fare dello sport, a leggere narrativa nordamericana.

  3. Quindi a persuadere la gente a fare queste cose, passi automaticamente dalla parte peggiore de “Il volo”.

  4. sto in germania e li ho visti entrambi nell’unico locale decente di Monaco, il kafe kult.

    sul pezzo da diciannove minuti, nel finale è partito un fischio assordante che ha fatto sì che la maggior parte della gente in sala, (stimati tra le 20 e le 30 persone) uscisse per l’insopportabile frequenza del fischio.

    alla fine siamo rimasti in 4, 5 , tra cui uno vestito da soldato sovietico.

    tutto molto bello.

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