il forum del cazzo

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È stato un sacco di tempo fa ma sono quasi convinto di essermi iscritto perché qualcuno sfotteva una mia recensione. Era un periodo molto zen della mia vita, dieci anni fa o anche più: avevo stroncato il primo disco dei Mars Volta e dopo un po’ su quel forum qualcuno usava il pezzo come esempio di gente scarsa che scrive di musica. Così dissi, ok, andiamo a vedere se riusciamo a parlarci.

Sono stato ragazzo in un paesello di provincia, il che vuol dire che la sera si andava al bar. Nel mio paesello, credo l’unico caso in Romagna, non c’era il bar dei comunisti. Di solito ci sono il bar dei comunisti e quello della chiesa o dei repubblicani. Da noi c’erano quello della chiesa e il bar sport. Io andavo a quello della chiesa, con qualche puntata sull’altro (fortunatamente sport e chiesa non si escludono a vicenda, da noi l’unica cosa è che il campo da calcio era dietro alla chiesa e se bestemmiavi in campo venivi espulso). Al bar si parlava di pallone, ciclismo, motomondiale (anche prima che si chiamasse così) e formula uno. I più indie/underground negli anni novanta ebbero un sussulto per l’NBA, e c’era qualche eccezione per eventi sportivi più importanti tipo le olimpiadi invernali/estive e altri sport quando vincevamo (pallavolo, Luna Rossa eccetera). Tutta roba di cui non mi fregava un cazzo. Poi si parlava di figa e si spettegolava su gente del posto. Per la prima stagione del Grande Fratello eravamo inchiodati allo schermo, sembrava di vivere dentro quella casa. Al bar si stava bene, ma parlare di dischi non si poteva. I forum di musica erano come il bar, ma si parlava di musica. Poi alcuni bar nel mio paese hanno chiuso o cambiato gestione; non credo sia stato perché la gente s’è chiusa a postare sui forum, ma a un certo punto è successo comunque che la serranda s’è alzata e dietro al bancone c’era una ragazza orientale, e i pensionati locali han dovuto accannare.

Internet funziona più o meno allo stesso modo, nel senso che i posti chiudono o se va bene cambiano gestione. Il forum del mucchio sta chiudendo. Il forum è quello del Mucchio Selvaggio, ci scrivo senza interruzioni da quando mi sono iscritto; lo spazio sta chiudendo, succede. Massimo Del Papa scrive un epitaffio del forum sul suo blog. Ne copio un pezzo:

Ora, dovendosi escludere che gli attuali padroni si vendano qualche immobile per salvare un derelitto forum di derelitti, io gioisco anche per fatto personale. Quel forum, infatti, era nient’altro che una camera di compensazione dei veleni di chi sulla rivista scriveva oppure aspirava a farlo: non c’è bisogno che io ricordi gli insulti, le diffamazioni, le bassezze ricevute negli anni, più vili perché mai sono intervenuto per difendermi. Si sono divertiti perfino con la morte di mio padre. Hanno inventato di sana pianta. Hanno insinuato, mentito, invidiato. E quando il bel gioco è finito, quando gli altarini si sono scoperti e si è capito dove correvano i denari e dove invece non si fermavano mai, neppure per pisciare, qualcuno è arrivato a scrivermi: non lo so perché ti odiavo ma per restare ammessi nel forum era necessario, era una carta d’invito, del resto qualcosa avrai pure fatto, no?, anche se adesso non saprei dire cosa.

Massimo Del Papa è un giornalista, non eccezionale, non scarso. Il classico giornalista di medio valore su cui immagino si possa contare per una serie di argomenti, a cavallo tra musica e politica. Leggendo il suo blog, o i suoi pezzi per il Mucchio Selvaggio, mi sono fatto l’idea che sia ossessionato dall’essere scomodo (un’ossessione piuttosto comune tra i giornalisti; dopo l’esplosione del M5S è di gran moda), ma probabilmente è un’idea sbagliata. Sul forum i lettori della rivista commentavano certi suoi articoli, qualcuno a favore, i più contro con parole anche molto pesanti e inviti ad epurarlo dallo staff, che credo non siano mai stati raccolti dallo staff stesso.

Umberto Palazzo invece scrive su Facebook:

Una delle cose che mi fa più felice è quando muore uno di quei forum musicali che erano in realtà solo covi della cattiveria più vile.

Umberto Palazzo è un musicista, non eccezionale, non scarso. Suonava nei primi Massimo Volume e poi ha messo in piedi il Santo Niente. I dischi del Santo Niente sono roba carina se ti piace quel genere musicale, diciamo sul sei e mezzo. Nei commenti al suo post si fa riferimento a brutture dette da qualcuno, non so bene chi, che scendono molto nel personale.

La scorsa settimana, nella mia bacheca Facebook, è saltato fuori un commento che parafrasato suona tipo “siamo tutti d’accordo almeno che Stocazzo Dischi sia peggio del cancro?”. Suppongo che anche quello che l’ha scritto non sia d’accordo su questa cosa (nel senso, anche il più astioso detrattore di Stocazzo Dischi preferirebbe avere la discografia completa in bella vista sullo scaffale del soggiorno piuttosto che un tumore all’intestino), ma nel contesto di un rullo di commenti su Facebook non stona poi tanto. A volte dire che un disco ti fa schifo non basta, perché magari l’avevi detto di un disco uscito il giorno prima che non ti fa schifo quanto questo eccetera. Si tratta di una violenza che la maggior parte della gente su internet pratica regolarmente un centinaio di volte al giorno, è più o meno la stessa violenza a cui si assiste quando si chiacchiera al bar. Uccidere tutti i fascisti, impedire per vie legali l’utilizzo dei pantaloncini sopra il ginocchio, togliere il suffragio a quelli che parlano di scie chimiche, ACAB, coprire di pece Gramellini, il giorno che morirà Berlusca (o chi per lui) scenderemo in piazza a festeggiare, al rogo tutti i politici, impiegati statali merda, banche bastarde, tagliamo il cazzo ai preti pedofili, strali contro Telecom Fastweb ATM e simili, comune di ***** ridicolo, Chiara Ferragni, Fabio Volo. A volte mi  piace pensare di far esplodere le auto di quelli che occupano le corsie d’emergenza per saltare la fila, o di pestare con una chiave inglese le persone che litigano in coda al supermercato in pausa pranzo. Non credo che lo farei davvero, ma è comunque una forma di violenza dichiarata che in qualche misura pratico. Altre volte penso che certi musicisti, la cui unica colpa è di aver registrato le loro canzoni, stiano agendo premeditatamente allo scopo di infastidire la mia persona. Altre volte è un artificio letterario, non credo sia disonestà, è trasporto. Non è stata internet a inventare la calunnia: è nata nei bar e nelle piazze e poi ha trovato una connessione. Non puoi rispondere “sii ragionevole per favore” a uno che vuol spazzare via i campi ROM con le ruspe, devi trovare una via di mezzo, o pagare la birra e andartene.

(suona strano dirlo proprio oggi)

Non so se avete mai provato a farvi un periodo di digiuno da internet. Io ci ho provato alcune volte. È una pratica un po’ trasversale legata a certi meccanismi cognitivi: una settimana controllando solo la posta o neanche quella, per controllare quanto sta messa male la tua dipendenza. Non ci provo da anni: in effetti anche solo l’idea di passare dodici ore di veglia senza una connessione mi sembra semplicemente inarrivabile. Non so dire se sia tossicodipendenza (provo la stessa sensazione di claustrofobia quando l’automobile è in officina), ma sicuramente ci sono modi più sani di affrontare la cosa. Il principale motivo per cui i forum sono sempre sembrati un surrogato della razza umana, una cosa di serie B, è l’alone di sfiga che li ammantava: prendi un argomento qualsiasi, possibilmente futile (non so, i Rolling Stones) e ti scanni con un calabrese arrivando fino alle minacce di morte. La gente osserva e ride o pompa benzina sul fuoco. È semplicemente uno sport che ti interessa o non ti interessa, come del resto il calcio. Io la prima volta che capitai su un forum (metal.it) ci misi poco a capire che era roba per me. Passai i primi due giorni con il computer acceso a cliccare refresh e aspettare che qualcuno rispondesse a un mio messaggio per attaccargli la pezza. Dopo trecento post a litigare su qualcosa tipo gli ACDC, una persona gentilmente mi disse “spegni il computer un attimo”. (oggi è un mio amico).

Il concetto di hater è relativamente recente. Esiste in nuce da quando esistono le message board, o da quando esiste l’odio. La ricerca della scioltezza e della coolness ad ogni costo ha preso un sentimento e l’ha trasformato in un tratto somatico. Chi odia qualcosa è un odiatore. Poi si è semplicemente proseguiti su questa strada, a creare questo mostro contemporaneo di coolness autoindotta secondo cui è necessario essere sempre superiori a tutti e non cagare i vermetti: il mancato gradimento scambiato per odio e quindi per una caratteristica innata dell’individuo. La prima reazione a chi ci critica è guardare a cosa fanno e fargli una botta di conti in tasca. La seconda reazione è sfotterli con gli amici o spiattellare numeri. Raramente andiamo incontro alla triste coscienza che (almeno per qualcuno) ciò che facciamo non vale un cazzo.

Nel forum del mucchio c’era questa gradevole tradizione della salama da sugo. In pratica un tizio di nome Valerio aveva organizzato un raduno, cioè un incontro dal vivo tra forumisti, e li portava a mangiare in questo posto nel ferrarese. Partecipai a quella che poteva essere la terza edizione, con le ovvie riserve del caso: un raduno di persone che parlano male dei Ministri in un posto che serve cibi e bevande. Non si parlò dei Ministri e si capiva subito che erano persone belle. D’estate ci vedemmo in Romagna e andò ancora meglio, e continuò ad andare bene ogni anno da allora. Ti insultavi educatamente con qualcuno e dal vivo ci bevevi assieme. Le persone innaffiano l’odio da prima che esistesse internet, e in generale è sempre andata abbastanza bene. Crei un personaggio e lo sacrifichi sull’altare del vaffanculo. Qualcuno di loro è diventato un amico di quelli che hai voglia di prendere l’auto e fare trecento chilometri per vedersi e non fare niente di specifico. Qualcuno è stato maltrattato, è vero: succede su internet. Di solito, se ti presenti e ne discuti, ti fai dei nuovi amici. Se rispondi per le rime ne esci devastato, perché internet è fatta così.  O in alternativa puoi sbattertene i coglioni e fare il fegato grosso e immaginarti persone con la tua bambolina vudù a casa, per poi stappare una bottiglia alla chiusura di un posto.

I forum di musica sono stati come qualsiasi altro posto dove sceglievi di andare. La sfiga ha smesso di essere una scusa intorno al 2007: oggi viene chiusa in appositi blister e venduta al supermercato, con il beneplacito di ogni istituzione culturale sul mercato -riviste di tendenza, organi di stampa ai limiti dell’istituzionale, vecchi scorreggioni che si lamentano al bar, musicisti che s’incazzano per come vengono trattati e scrivono mail, aziende che mandano prodotti da testare e tutto il resto. Dal forum del Mucchio sono nati gruppi, fidanzamenti, bambini, etichette discografiche, locali per concerti e un mare di altre cose. Abbiamo avuto anche un morto, a un certo punto, più o meno come nella vita vera ma con più musica e più astio. A volte quelle discussioni sceme mi hanno salvato l’anima alla fine di alcune giornate merdosissime. Altre volte non ho neanche pensato di aprire la pagina per vedere cosa stesse succedendo. Lo chiamavamo “il forum del cazzo”, anche se non ricordo perché. Era una comunità quasi totalmente disgiunta dalla rivista, ha subito qualche assestamento quando la rivista ha passato il terremoto, è sopravvissuto sull’onda dello sticazzi e oggi boh, stiamo cercando di capire come fare a rimanere in contatto.

Oggi chiude anche Friendfeed, che in Italia aveva questo strano seguito. Lo chiamavano il social network dell’odio. L’ho frequentato poco; ci ho conosciuto il Many. Quest’estate l’abbiam chiamato a leggere dal vivo un libro che un tizio di nome Renato ha messo assieme chiamando certi amici suoi appassionati di musica, tra cui un sacco di forumisti del Mucchio. Sotto al palco a Fusignano ho sgamato qualche sconosciuto coi lacrimoni. Magari erano hater di un altro forum.

11 thoughts on “il forum del cazzo

  1. E io mi ci ero anche appena iscritto… Comunque si, posso capire che vista da fuori la vita di un forum possa sembrare grottesca: su un altro forum che bazzico da tot anni c’è una board dedicata ai libri dove a volte ci si scanna con una acredine incredibile (ricordo ad esempio una discussione feroce sulla eventuale caratura artistica di Martin), tanto che se ad un estraneo capitasse di buttarci un occhio penserebbe di avere a che fare con dei matti. E i cambiamenti di discorso a tradimento (che stai discutendo di una cosa importantissima e uno si inserisce girando il discorso e tutti lo seguono), e il discutere per il gusto di discutere, e il non ammettere mai di avere torto, e gli attacchini personali, e i personaggi da forum creati ad hoc…
    Niente da dire, da fuori i forum sembrano proprio posti da chiudere a chiave e nuclearizzare. Ma da dentro, mamma mia, posso tranquillamente affermare che metà delle mie conoscenze e del mio gusto e delle mie opinioni si siano formate all’interno di un forum. Perché come dici tu il forum non è altro che un bar virtualmente esteso all’infinito, dove le persone entrano in contatto e si scambiano e si formano opinioni. Triste? Per me è quanto di più magnifico internet abbia mai creato e, anzi, è forse la coronazione (o una delle) del motivo per cui internet è stato creato.

    Bottom line: gioire per la chiusura di un forum è gioire per la limitazione della libertà d’espressione, né più né meno.

  2. Io ho gestito un forum per tantissimi anni, un forum dedicato alla musica, collegato ad una rivista (online) che all’epoca era forse la più importante del suo genere.
    Concordo pienamente con tutto quello che scrivi, essendo stato amministratore del forum e partecipante oltre che redattore sulla rivista. Ho vissuto flame, ho ricevuto minacce, ho “combattuto” contro hacker improvvisati che il forum (e la rivista) li odiavano talmente tanto da volerli distruggere. Mi sono preso querele per cose non scritte da me, e minacce da dubbi personaggi che volevano sapere le identità di alcuni membri per punirli di cose scritte là sopra (“se ci dici chi sono siamo a posto, ma se non ce lo dici è come se fossi stato tu a scriverle quelle cose, e come abbiamo recuperato il tuo numero recuperiamo anche te”).
    Dopo quasi 15 anni ho mollato la gestione di tutto, un po’ per vecchiaia, un po’ per stanchezza, e ora, dopo altri 6 anni il forum è chiuso.
    Quello che ho capito però è che i forum moriranno non per passaggi di proprietà, o strani giri di denaro: la loro malattia si chiama Facebook, dove chiunque può comunque dire quello che vuole, crearsi gruppi o partecipare a gruppi tematici fatti da altri. E tutto con meno sbattimento. E tutto, soprattutto, con un pubblico costituito non solo dai “nerd” di venti anni fa, neanche solo da quelli che ora usano internet quotidianamente, ma con un pubblico vastissimo fatto anche da quelli che vanno da MediaWorld a comprare uno smartphone “con dentro Facebook”.
    Alla fine non credo neanche sia un male. Perlomeno chi scrive ci mette nome e cognome, e i bulletti wannabe corleonesi hanno vita molto più facile…

  3. Sono stato un hater anch’io, intendo un fomentatore di odio internettiano. Non che fossi particolarmente cattivo, o un’eccezione, qualcosa di strano, l’aria nei forum era quella e magari sarà ancora così. Su internet del tutto, dico, l’aria è permeata di odio.
    Ti connetti, e dopo i primi tempi di entusiasmo scatta qualcosa, e quel qualcosa naturalmente nasce da te, una qualche bolla di astio e recriminazioni e compressioni eccetera, che di fronte a un’entità virtuale esplode, e tu ti scateni, neanche te lo immaginavi, quanto. Tu di fronte non ce l’hai davvero uno in carne e ossa, ed è quasi come se stessi litigando con te stesso. Anzi, mi sa che è del tutto così.
    E’ un clima che ho vissuto fino a, diciamo, 5 anni fa, partito dal 2.000. Dieci anni di forum essenzialmente, e quindi.
    E quindi poi anch’io passai la fase coolness (mi scivoli addosso), e dopo ancora quella zen, finché esaurii il mio ruolo, il mio iter. Non è che sono diventato più saggio e più umano, semplicemente la cosa oggi non mi tira più per i capelli. Inoltre, so già non solo come andrà a finire, ma proprio l’esatta escalation, le precise fasi e frasi del conflitto. Neuroni mancanti, accuse di frustrazioni, di scopare poco, di invidia, di non avere una vita, di ignoranza, il cercare alleanze parlando al plurale – ” tutti qui si sono accorti che tu…” -,del ” io ho fatto questa vita tu che ne sai”, del “non ti rispondo più” e poi ci si risponde per giorni ecc ecc. Tutte cose vere, eh! Bassezze e miserie, cose infime, spaccati di una mancata umanità lì, latenti in noi. Mancata poi non so quanto, tutti abbiamo le nostre fragilità e anche questo è umano.
    Cose che su internet, in genere, non finiscono male, altre volte sì, tipo quando fui contattato da un avvocato perché andai dieci anni fa a scassare l’anima in un sito cattolico in lutto per la morte del Papa polacco, facevo spesso dei raid da guastatore. Ma cose finite anche peggio, non io, almeno, ma che sono rare, in genere tutto muore tra bestemmie e addii e cancellazioni e speranze che l’altro e l’altra siano bannati/emarginati/gli chiudano il blog/profilo/forum. E, ancora, tutto questo non dice niente dell’altro, ma qualcosa di te.
    Infine, qui ha ragione “Bastonate”, capita che ti trovi davvero con chi fino al giorno prima gli auguravi morisse, e va tutto bene, perché è proprio vero che l’odio viene innaffiato col vino fin dai tempi dei tempi.

  4. I forum sono semplicemente dei brutti posti che sono nati per moda e moriranno per moda. Inutile tentare di giustificarli facendo leva sulla nostalgia: una cosa è poi il bar sport, dove l’accesso è “limitato”, un’altra internet, dove non è che c’è il rischio di scherzare semplicemente troppo, ma di diffamare. E’ però da come sono giustificati questi comportamenti che si capisce perché in Italia esistono giornali tipo Libero.

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