È UN PAESE L’ITALIA (Sono stato a un concerto di Masini l’altra sera)

MASER

J’hanno spezzato il cuore tutti e due, intendo alle loro donne, intendo Masini e De Andrè. Ma bisogna pur dire che, mentre al secondo tutto è stato perdonato, nel senso che nessuno si è proprio mai scomposto, anzi era tutta poesia, tutta bohème, in quel conformismo inaccettabile che solo i ricchi ribelli di sinistra riescono a toccare, quella roba fatta di indignazione e piagnisteo e che ammette però roba tipo l’antisemitismo o l’evasione fiscale, se perpetrata da loro, insomma in questo interminabile mio periodo fatto di subordinate su subordinate, che i posteri chiameranno DESTRUTTURAZIONE DELLA SINTASSI o REINVENZIONE DELLA LINGUA se sarò ritenuto di sinistra, o più probabilmente inutile delirio di un senza talento se rimarrò sionista come sono, in questa giustapposizione di frasi a caso, quello che sto cercando di dire è che perlomeno IL MASER l’ha detto chiaro, pagandolo con la carriera.

Sono stato al concerto di Masini l’altra sera – intendo dire che ci sono stato davvero, ho pagato per andarci, prendendo i biglietti che costavano meno per prendere in giro me stesso nel senso di “sto facendo la gag”, e l’unica cosa di cui mi pento è questa, perché è stato una figata e se ci tornassi starei in prima fila.

Questo nonostante la PLEBE che frequenta un evento live di questo tipo – una vera plebe, non i ragazzi istruiti del Circolo degli Artisti (r.i.p., ma anche no), non il pubblico generico-yet-piccoloborghese di, non so, dei R.E.M., no, proprio la ggente, il volgo vero, quello che cala dalle periferie e è grassissimo o molto poco vestito o incapace di esprimersi o tutte queste cose insieme, quello che quando fa la botta di vita va a magnà IL PORCHETTONE ai Castelli (più vicini a casa loro di Roma centro), quello che non legge, non si informa, e davvero fa tutte quelle cose che gli schizzinosi film italiani radical chic credono di aver inventato quando mettono un Ennio Fantastichini a fare roba del genere, tipo rallentare, abbassare il finestrino e gridare a una ragazzina di sedici anni: Ammazza che bella cavalla.

Dico “nonostante” la plebe perché io stesso  ero, forse sono, uno di questi istruiti figli di puttana, istruiti nel senso che non c’hanno capito un cazzo, e parlano e riparlano di morale, etica e cazzi e quando si sporcano le mani in realtà stanno facendo robetta da cacasotto tipo ascoltare gli 883.

Pippe, merde, pusillanimi che per anni si sono ascoltati la roba seria tipo non so Kurt Cobain, poi sono usciti da questa narrazione del noi contro di loro e, rompendosi il cazzo di tutto, hanno cominciato prima pian piano, con ironia, a ascoltare un po’ di pop,  e poi, in capo a pochi anni, hanno cominciato a parlar bene e ispirato di questa merda, a fare tesi di laurea su Lady Gaga, rendendo la nettezza di opinioni contrastanti di prima un casino generale in cui tutto vale uguale, tutto può essere preso sul serio perché niente lo è, e tutto è drammaticamente livellato verso il basso, verso le profondità abissali.

In tutto ciò il Maser, cacciato perché portava sfiga, è riemerso dall’oblio vincendo un Sanremo anni fa, e tornando quest’anno al festival con la sua canzone migliore dai tempi della svolta heavy metal di Scimmie, e la sua storia è rimasta pur tuttavia una storia di nicchia vera, perché una storia di plebe, perché la vera nicchia è la massa, la massa ruminante che attraversa la Storia umana tutto calpestando ma mangiando solo erba, quindi mandando giù un sacco di fibre che sta per assimilare poco e cagare molto, e la sua opinione e il suo non-gusto restano perciò dimenticate, irrilevanti, e se qualche volta magari hanno anche rilievo (non so: vince Berlusconi), l’élite degli illuminati che ascoltano Justin Timberlake e Jaga Jazzist li rifiuta con una forza tale da renderli peggio che inesistenti.

Mas, insomma, sale sul palco col gilet, la camicia bianca fuori dai pantaloni, le sue disastrose gambe ciccione dentro pantaloni militari portati su quelle che da lontano intuisco e temo essere Superga. Il palco si illumina di verde, bianco e rosso quando canta quella che fa è un paese l’Italia che ci ha rotto i coglioni, e una gigantesca scritta MASINI VAFFANCULO appare quando canta il suo anthem più anthem. È intonatissimo, è selvaggio, è disastroso negli speech tra un pezzo e l’altro che non sono ironici e superiori come quelli dei cantanti indie, sono cose tipo “Oh ragazzi pensavo che in Alaska ci sono i pinguini coglioni… boh non lo so che cazzo stavo dicendo… la prossima si chiama Ti innamorerai”, sono uno spezzaritmo clamoroso che pure non riesce a spezzare due ore e mezza trionfali in cui c’è pure spazio per il plebeo del pubblico che sale sul palco (come ha fatto? Dovevo pensarci io) chiedendo in sposa la sua plebea, davvero plebea eh, si chiama Sara e viene da un posto tipo CEPRANO ROMANO, lo so perché lo dice al microfono il Maser, il Maser complice che la mette in mezzo clamorosamente e poi la uccide con un pezzone clamoroso che non ricordo più quale ma è una cosa ovviamente disperata e straziante sulla quale, penso, soltanto una indie di merda potrebbe dire NO.

Nelle due ore e mezza che dicevo, che bastano a MM per cantarci tutte le sue canzoni (mancano, credo, solo Le ragazze serie che però a sto punto forse non è sua, e la cover dei Metallica, ma quella è ovvio non la faccia), imparo tante lezioni come mai nella vita prima d’ora: imparo, per esempio, che il pop di cuore e di grana grossa come questo è di gran lunga la mia musica preferita; imparo, con senso di liberazione, che la gente plebea considera plebeo anche me (più precisamente: non mi si incula, ma ovviamente mi considera plebeo, perché per loro null’altro esiste) e questo è buono; imparo, con sollievo, che non sono qui per fare l’esperimento antropologico, sono qui perché mi piace davvero. E grazie all’amico che era con me che non ci ha pensato manco mezzo secondo che stavamo a fa’ finta, e mi ha aiutato a non avere l’atteggiamentino del cazzetto solito, quello che ci si aspetterebbe.

Subito fuori, Roma è tiepida, siamo in pieno centro, a Via della Conciliazione, tra San Pietro e Castel Sant’Angelo, rifletto senza impegno e sono a un passo dal capire tutto – tutto, dico davvero: il senso della musica, lo scopo nella vita, la pienezza che si raggiunge nell’essere padre e forse, solo forse, comincio a capire che in realtà sono felice. Poi qualcuno urla N’A VISTO CHE FIGATA AAA MAIETTA, e mi distraggo e mi accontento, in fondo, del fatto che a breve andrò a dormire con la consapevolezza di aver visto il più bel concerto della mia vita. E so anche che nessuno ci crederà, quando lo racconterò.

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13 commenti su “È UN PAESE L’ITALIA (Sono stato a un concerto di Masini l’altra sera)

  1. Cazzarola è l’effetto che avrei voluto facesse a me il concerto di Carboni ma non mi andò altrettanto bene. Una delle cose più belle profonde e commoventi mai lette qui, se non la più.

  2. Il tuo è un articolo fieramente contro, troppo contro. La sensazione ti vittoria ti rimarrà pure ma qui hai gonfiato tutto con troppe parole di trionfo. Non puoi esserne così convinto, non te lo concedo, se non per 5 minuti.
    A me piace la rassegnazione di Raz Degan in Centochiodi quando ripudia l’intellighenzia e fa il compitino della ribellione, a volte tutti sembriamo vincere così, ma alla fine non c’è molto da goderne e da una parte o dall’altra c’è un senso di sconfitta, non se ne esce così. Amen! Che Dio possa aver pietà di noi.

  3. Suarez il said:

    Vabbe’ aspettiamo di leggere il resoconto di capitani coraggiosi, la stupenda tournee’ che vedra’ protagonisti assieme sul palco Claudio Baglioni e Gianni Morandi

  4. severinodigiovanni il said:

    dici bene quando dici di giustappore frasi a caso perchè essere antisemita e antisionista sono due cose diverse

  5. Michelaz il said:

    Questo tuo scritto mi è ronzato di nuovo in testa oggi e pensandoci mi convince ancora meno.

    Insomma, anch’io vado alla sagra di paese e ascolto il liscio e la mazurka e provo una sensazione di appartenenza, di libertà, di orgoglio proletario e blabla. Però ciò non mi provoca rash cutanei di retrogusto antropologico e ostilità e conflitti legati ai dischi che ho in casa o al vicino hipster/radical chic/ecc. Boh, magari quella sera avevi il nervoso e ti sei alleggerito con Masini, poteva succedere con il concerto dei Dream Theater o col coro degli alpini o anche, senza musica, al presepe vivente (fosse stato Natale). L’importante saranno state le buone vibrazioni tutt’intorno, insomma.

    Il dubbi finale ora è: ma i dischi del Maser li hai / te li procurerai?

  6. Ashared Apil Ekur il said:

    L’antisionismo è l’alibi dei porci antisemiti

    A parte questo, non confondo tra le due cose, AMPARATE ALLEGGE

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