PAESE REALE: Sacri Cuori, Stearica, Frana, Chambers

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(non è proprio un PAESE REALE ortodosso, è che sono rimasto un po’ indietro coi dischi)

 

SACRI CUORI – DELONE Il principale problema dei Sacri Cuori è che rappresentano una tendenza culturale romagnola che un po’ snobbo e un po’ detesto: quella sottocultura che venera tutta la roba western-indie-southern (e simili) che va dai Calexico a Morricone e s’insinua nella musica dei gruppi locali sotto forma di trombe e riverberi di chitarra, come se fosse una specie di folk music di riserva a cui le nostre terre sembrano costrette a soggiacere (la folk music ufficiale è ancora il liscio). Il personaggio-simbolo di questa appropriazione culturale è tale Antonio Gramentieri, che qui organizza un festival di nome Strade Blu e porta a suonare nomi tipo Howe Gelb, Hugo Race, Lambchop e simili. Oltre ad avere messo insieme il progetto Sacri Cuori. Dicevo, io questa roba la detesto abbastanza e non vedo particolari motivi per cui i gruppi di queste parti dovrebbero suonarla; ciò non toglie che Delone sia una cosa vintage con canzoni così ispirate, e un piglio così osservante e bigotto, da sembrarmi una spanna e mezzo sopra qualunque altra cosa uscita in Italia su queste coordinate. Il che probabilmente significa che se a voi questa roba non dà nessun fastidio, potreste trovarvi di fronte al vostro disco dell’anno.

CHAMBERS – LA GUERRA DEI TRENT’ANNI I Chambers non sono il mio gruppo preferito ma mi piacciono molto in certi momenti. Il principale problema che hanno è legato al fatto che non sono ancora riusciti a far coesistere voce e strumenti nei dischi in modo fruttuoso, con il risultato che poi te li vedi dal vivo con le chitarre altissime e il cantante che urla come un pazzo per far sentire brandelli di testo e sul momento ti sembrano il gruppo più incredibile in attività. La guerra dei trent’anni si sposta abbastanza in queste zone di inintelligibilità complessiva, costruita al novanta per cento su un mare di vangate noise metal depresse un po’ Isis un po’ Down un po’ Alice In Chains, e al dieci per cento su momenti interlocutori che servono per dare la spinta alla vangata noise metal successiva. Suppongo sia roba che dal vivo funziona ancora meglio di quella prima.

STEARICA – FERTILE Gli Stearica sono torinesi, escono su Monotreme, vantano collaborazioni con gente tipo Acid Mothers Temple, Nomeansno, Colin Stetson e simili, oltre ad inserimenti nel Wire Tapper e svariate altre cose che fanno curriculum, danno prestigio e riempiono le prime righe di tutte le recensioni del loro disco. La musica che fanno è questo (post) (kraut) rock cosmico strumentale e massimalista, tirato quanto più possibile e fondamentalmente privo di sbavature, messo insieme con un atteggiamento cafonissimo stile i Boris dei dischi dei Boris che non mi dicono niente. E quindi in realtà non mi dicono molto nemmeno gli Stearica, ma è comunque roba con una gran botta.

FRANA – ODDS AND ENDS è registrato come se fosse un disco Hydrahead, ma musicalmente tira più dalle parti di quella roba noise-rock’n’roll sbracatissima stile Jesus Lizard –o se vogliamo rimanere in italia diciamo Disquieted By o Inferno. È uno di quei dischi che mi piacciono perché dimostrano che se hai un tiro così non ha davvero importanza quanto sei monocorde o fuori moda.

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