Refused – Freedom

CERT099

We want every day and every action to be a manifestation of love, joy, confusion and revolt. This is the last that we have to say about it, WE WILL NOT GIVE INTERVIEWS TO STUPID REPORTERS who still haven’t got anything of what we are all about, we will never play together again and we will never try to glorify or celebrate what was.

Questo stava scritto in una lettera aperta, scritta dai Refused e pubblicata sul sito di Burning Heart, a commento dello split. Una dozzina d’anni dopo sul sito del gruppo appare un’altra lettera, a commento della reunion e dell’annuncio di una loro performance a Coachella:

We never did “The shape of punk to come” justice back when it came out, too tangled up in petty internal bickering to really focus on the job. And suddenly there’s this possibility to do it like it was intended. We wanna do it over, do it right. For the people who’ve kept the music alive through the years, but also for our own sakes.

Matteo dice “I gruppi tornano insieme. L’acqua è bagnata, il cielo è blu, e i gruppi tornano insieme.” Sia io che lui abbiamo accettato l’idea passando una fase di iniziale entusiasmo e il down successivo. Il fenomeno della reunion è passato dall’essere un evento stellare a diventare un’avvilente pratica impiegatizia e poi un passaggio obbligato della normale routine di un gruppo rock, il tutto nel giro di una decina di anni scarsi. Gli ascoltatori possono commentare e piangere miseria ed esaltarsi come bambini ma -come in fondo per ogni altra questione legata alla musica pop- in un arco temporale sufficientemente lungo non frega un cazzo a nessuno. I Refused hanno suonato a Coachella e proseguito con un tour di grande successo, poi sono tornati in naftalina fino all’annuncio della cacciata di Jon Brannstrom che presuppone l’inizio di una seconda reunion, questa volta in pianta stabile e con un disco in arrivo.

Poi il disco è uscito davvero a fine giugno, nome Freedom, etichetta Epitaph. Elektra apre il disco ripetendo decine di volte slogan tipo Nothing has changed o anche The time has come, there’s no escape (immaginavo). Il disco è pensato e realizzato come una soluzione di compromesso tra i vecchi Refused, le “””nuove””” concezioni produttive del metal (cioè far suonare ogni gruppo come se fossero i Protest The Hero) e il bisogno di suonare con qualche tempo dispari per sentirsi innovativi e non allineati. Se fosse uscito identico a nome di un altro è probabile che non sarei arrivato alla traccia 5, e li avrei bollati come un patetico gruppo di mathcore muscolare studiato a tavolino con quindici anni di ritardo sulla tabella di marcia e un incomprensibile bisogno di infilarci qualche passaggio alla Refused. Della maniacale sobrietà vintage-HC che dava quell’equilibrio allucinato a SongsThe Shape ovviamente non c’è traccia, sembra proprio essere scientificamente sostituita dalla ricerca della complessità e del numero ad ogni costo. Un disastro assoluto.

Un mio grosso problema come ascoltatore, credo sia un problema comune a molti, è che mi aspetto che gli artisti abbiano di se stessi un’opinione simile a quella che ho io di loro e che decidano di muoversi in un modo o nell’altro a seconda di quello che io penserei. Sono fermamente convinto che la musica appartenga più agli ascoltatori che agli artisti, e tutto sommato credo sia un modo giusto di viverla, ma mi capita spesso di ascoltare dischi nuovi, vedere concerti, guardare foto promozionali e chiedermi il motivo. In fondo è una cosa molto egoista e non ho il diritto di farlo: i gruppi decidono la musica che vogliono fare e i posti in cui vogliono suonarla, gli ascoltatori decidono se andare a vederli, comprare il CD o continuare imperterriti a scandagliare i buchi tra le dita dei piedi in cerca di residui tossici.

La sovrastruttura politica militante dei Refused era ridicola già negli anni novanta, tutto sommato: a vent’anni leggi quei proclami e quelle teorie nel libretto del CD, durante le interviste il gruppo si sbraccia per sembrare più colto acuto e lungimirante dei propri ascoltatori; tu hai la stessa opinione di quelli che ti vivono attorno, le canzoni sono pazzesche e ti può capitare di andarci sotto. La fama dei Refused è soprattutto postuma, e dovuta solo alla bontà musicale dei pezzi –se quelle canzoni parlassero di figa e motociclette sarebbero piaciute più o meno alle stesse persone. Dennis Lyxzen ha continuato a fare cose, quasi mai rilevanti, quasi sempre con quel piglio da militante anarchico con cui non riesco più a fraternizzare. A trentasette anni posso permettermi l’onestà intellettuale di ammettere che è soprattutto colpa mia; che aspettarmi che gruppi come i Refused non tornino in attività e non incidano altri dischi, e poi arrabbiarmi e sputar sentenze se succede, è una cosa molto egoista. Hanno tutto il diritto di autodeterminarsi, scaricarsi la gente come me dalla coscienza, continuare a fare il loro lavoro ed avere accesso ad ogni soddisfazione emotiva, artistica e monetaria. E abbiamo tutto il diritto di non comprare le loro nuove cose, saltare i loro concerti e alzare il sopracciglio se ci capita di ascoltarli, ma non possiamo continuare a rompere le scatole con questioni morali di bassa lega.

Ciò non toglie, naturalmente, che il loro nuovo disco sia una ciofeca.

7 thoughts on “Refused – Freedom

  1. in questo mondo la coeranza è sempre troppo poca…averne di band anarcoHCpunk che fanno dell’anarcoHCpunkismo una missione, una scelta di vita…
    ma se vai a coachella scade tutto…diventa tutto una farsa…e nenache divertente…
    va beh dai…tutto già visto, tutto già sentito..e qua una volta era tutta campagna

    per fortuna che ci rimane jovanotti che ci “impara” sui clash

  2. Mi ricordano (sgradevolmente) i Muse… Se la Punkroutine è questa, erano meglio le Summerholidays.

  3. la definizione di “maniacale sobrietà vintage-HC” è molto bella, quei dischi restano unici e di questa nuova colossale puttanata non so proprio che farmene

  4. è un po’ pesante, le i sembrano l, sono con chrome su mac… poi è un gusto mio personale, mi piacciono i font poco “cicci” e molto lineari, fosse per me userei roboto light sempre e ovunque, in sé il font è bello, mi sembra solo appesantisca la lettura.

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