dischi stupidi: DEAFHEAVEN – NEW BERMUDA

 

dfhQuando non escono i dischi dei Deafheaven è abbastanza facile dimenticare che i Deafheaven esistano, concentrarsi su quello che esce e lasciare che la nostra copia di Sunbather ammuffisca nelle zone basse degli scaffali dove l’abbiamo sbattuta. Parlo figurativamente, sia chiaro: non credo ci siano davvero esseri umani che abbiano comprato una copia fisica di questo disco, anzi nonostante la copertina rosa che ROMPE GLI SCHEMI de sto cazzo era proprio il disco perfetto da ascoltare con servizi tipo Spotify Free (in cui l’occasionale arrivo della pubblicità dei fermenti lattici conferisce quel briciolo di varietà musicale che il gruppo, così radicale estremo incompromissorio e monolitico, non ha pensato fosse necessario mettere nel disco). Poi improvvisamente arriva la notizia del disco nuovo del gruppo e tutto l’affare Deafheaven torna all’ordine del giorno, compreso qualche matto che chiede espressamente la recensione su Bastonate. Boh.

Il fatto è che non c’è moltissimo da dire su New Bermuda, il nuovo disco dell’ensemble statunitense (qualunque cosa sia un ensemble). Non si può dire che i Deafheaven siano un gruppo che straborda di idee geniali, a meno che non consideriate geniali viaggiare in auto con tre amici chiacchierando di figa e politica, con il guidatore incaponito su questa cosa di suonare il disco dei Darkthrone nell’autoradio e il passeggero che continua a tirar giù il volume perché vuol parlare del flirt con la tipa di Pesaro. Solo che nel disco dei Deafheaven al posto del flirt con la tipa di Pesaro ci sono terribili schitarrate armoniche di estrazione FM-rock (che solo la malafede potrebbe continuare a definire “shoegaze”), e al posto dei Darkthrone c’è un gruppo black metal di quarta o quinta con una blandissima idea del genere e quattromila euro di effetti sul microfono. I pezzi di New Bermuda generalmente vanno avanti alternando le due cose: i blastbeat macinano per sette minuti interminabili e a metà iniziano a venire sovrastati dai giri di chitarra FM-rock e da certe texture di ambient dronata. Poi le batterie smettono di macinare anche nel sottofondo e lasciano il campo libero a terrificanti momenti interlocutori tra postrock e AOR, che daranno pur conto di una mente aperta ma che a conti fatti somigliano a certa roba che si ascolta nei dischi delle ex cover band dei Litfiba che hanno scoperto i Tortoise e virano strumentale. Sul serio, roba che pure i tardivi Explosions in the Sky si sarebbero vergognati di mettere nei dischi. E il punto con i Deafheaven è che questi sono i momenti di gran lunga più gradevoli del disco: ce ne si accorge dopo un po’, quando le chitarre smettono di fare plin plin e il gruppo ricomincia a pestare e urlare con la voce effettata e quei testi intimi e disperati (che prendo in parola leggendo le rece di Pitchfork, dallo stereo escono cose tipo UOHACHERII BORGOHDIEAOOOOAH GHIDEREEEIEHH SOOOOORHG FESDESDEREEEER) e tira avanti così per altri sei minuti abbassando progressivamente il volume per dar modo ai plin plin di fare capolino.

Il tutto ripetuto più o meno uguale per cinque tracce, la cui durata che varia da un minumo di 8.24 a un massimo di 10.15 minuti. Il più grande punto a favore dei Deafheaven è quella suspense che la loro musica è in grado di generare man mano che si va avanti col minutaggio: tipo il quarto pezzo (Come Back) inizia come una specie di clonaggio becero di Isis o Pelican, quel bel riccardonesimo strumentale con le melodie sbagliate, e cresce piano piano iniziando a ventilare l’ipotesi di uno sbrocco che come ascoltatore non mi sento più inclinato a sopportare. E man mano che la traccia va avanti si inizia a percepire l’imminenza dello sbrocco e l’incapacità di sopportare un altro minuto di quel black metal industriale (nel senso di sempre uguale) con la voce effettata, e tutto sommato è una sensazione di sgomento ed inadeguatezza che nei dischi trovo sempre meno stesso. Poi lo sbrocco arriva al terzo minuto –ed è terribile, davvero, il prog metal più becero sul mercato (uso l’espressione “prog metal” come un insulto pur sapendo che dovremmo essere oltre certe categorie da quinta liceo e tenere la mente ben aperta, ma d’altra parte è questa stupidissima convenzione critica ad abbattere le barriere tra decontestualizzazione e far le cose alla cazzo, e di riflesso dare modo a gruppi tipo Deafheaven di passare per interessanti).

Da qui in poi si va incontro ad una fine già scritta, a questo punto è chiaro che il menu non offre piatti più freschi, e in qualche modo senti che quella tensione che si era sviluppata scivola nel disinteresse apatico, il che è comunque stupefacente se si considera che il disco è fatto di gente che urla cose incomprensibili per tre quarti d’ora. C’è sicuramente altra roba geniale in un disco come New Bermuda, ad esempio il fatto che la componente melodica e la componente estrema siano perfettamente separabili l’una dall’altra, e che l’una e l’altra prese singolarmente siano quasi più pallose della somma delle parti. E soprattutto la concezione alla base di un disco come questo, ancor più che del precedente Sunbather (tutto sommato più onesto e vivace). Una cosa che sembra creata in provetta per trollare i critici di settore e farli cuocere nel loro pianeta mentale fatto di metallari che osteggiano IL NUOVO e non apprezzano LA TENSIONE e LA COMPLESSITÀ EMOTIVA del combo di San Francisco (qualunque cosa sia un combo). È ragionevole pensare che in casi come questi un grosso della colpa sia problema sia della critica, e per estensione dell’ascoltatore, ma tutto sommato credo che la poverinaggine di New Bermuda sia anche e soprattutto dovuta alla cattiva fede del gruppo. O magari sono io che ho la mente chiusa e settata su uno standard medievale da metallaro, e alla fine non è molto importante che sia una o l’altra -tanto la copia di New Bermuda è destinata a finire nello scaffale appena sotto a Sunbather.

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6 commenti su “dischi stupidi: DEAFHEAVEN – NEW BERMUDA

  1. Andrea il said:

    Del disco non me ne può fregare di meno, tanto farà sicuramente cagare pellicani imbalsamati esattamente come il primo. Però ci tenevo a dirti che l’immagine in capo all’articolo è la cosa più bella che abbia visto su Internet quest’anno.

  2. asharedapilekur il said:

    A me questo nuovo black metal fa cagare nel senso che mi piace, ma soprattutto nel senso che non lo ho mai davvero ascoltato (due, tre pezzi qua e là, non parlo solo dei Deafheaven ma di tutto il genere che secondo me corrisponde a tutti i dischi metal di cui ha parlato con toni esaltati pitchfork negli ultimi cinque anni, più o meno dodici milioni) ma mi dà al cazzo il fatto che normalmente, chi lo critica, lo fa con l’aria da reduce, da vecchia guardia che era là quando IL VERO BLACK METAL non andava di moda. Il che può anche essere vero, ma non è un argomento se non a sostegno del fatto che siete degli SFIGATI DI MERDA.

    C’è pochissima musica bella che valga la pena ascoltare – pochissima in proporzione, è comunque troppa -, e moltissima merda. Nell’ambito della merda (in cui, con infinitesimali e insignificanti gradi di merito, stanno in realtà sia i Carpathian Forest che gli Emperor che i Gorgoroth che i Liturgy che questi stronzi qui sopra), tanto vale ascoltare la musica alla moda, almeno hai un paio di amici e ti senti un po’ meglio.

    DEATH TO TRUE METAL

  3. in che senso? pennarello su carta da riciclo.

    (l’ho copiata da una foto trovata non so dove)

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