Odio i Primal Scream in generale (ma Chaosmosis è comunque un campionato a parte)

Tutti bauhaus

Tutti bauhaus

La fama dei Primal Scream, il loro prestigio artistico, la ragione stessa della loro esistenza e della loro reputazione, si fonda su un assunto di base condiviso da tutti quelli che ascoltano la musica –nonostante sia sbagliatissimo. L’assunto è che esista una storia del rock ed esista una storia della musica dance, che si sono sviluppate più o meno in parallelo e non sono mai venute a patti l’una con l’altra fino a che qualche visionario inglese non è arrivato, verso la fine degli anni ottanta, a mettere insieme le cose: Stone Roses, Primal Scream ed Happy Mondays tra tutti.

La mia teoria è che questo genere di postulati della storia del pop siano appunto dei postulati, delle cose non dimostrabili che la gente a furia di sentirne parlare dà per scontate. In questo senso, l’idea che non esistesse una dimensione comunitaria tra quello che tra virgolette chiamiamo rock e quella che tra virgolette chiamiamo dance, e che poi ce ne sia stata una, non è molto differente dall’idea che –ad esempio- punk e metallari si siano menati ogni volta che si sono incontrati, per tutti gli anni ottanta. O che, non lo so, l’hip hop sia il punk dei quartieri neri.

È un po’ paradossale perché se guardiamo almeno al primo decennio di grossa esposizione, gli anni sessanta, il cosiddetto “rock” era concepito come musica da ballare e come tale veniva consumato. Suppongo che Satana e la psichedelia siano arrivati dopo, in un momento in cui la dimensione danzereccia iniziava a stagnare un po’ e bisognava inventarsi qualche novità per tenere sveglia la gente. Al contempo, la musica da ballo ha superato il rock e si è posta come un genere indipendente, con caratteristiche sempre più peculiari e sempre meno comunicanti con il rock, come del resto era lecito supporre. E giustamente, entrambi i macrogeneri hanno avuto una miriade di sviluppi assolutamente coerenti con la propria evoluzione e hanno generato musiche sempre più di nicchia e sempre più interessanti. Da questo punto di vista l’operazione fatta da gruppi come Primal Scream e Stone Roses nell’unico periodo in cui –a ragion veduta- sono stati rilevanti per la cultura musicale, è stata un’operazione di sciacallaggio e/o un gesto di cui sarebbe stato lecito fare a meno.

Non sono nemmeno stati gli unici. Dopo decenni di riviste musicali non ho ancora capito, ad esempio, cosa abbia fatto di preciso Bobby Gillespie che altri artisti non esattamente oscuri (che so, i New Order) non abbiano fatto prima e meglio. Saranno pure problemi miei.

La storia la conoscono più o meno tutti: Bobby Gillespie suonava la batteria nei J&MC periodo figo e li lascia per fondare un gruppo di pop psichedelico chiamato Primal Scream. Dopo un paio di dischi di merda media fattura incontrano un dj di nome Andrew Weatherall e, grazie a qualche suo intervento, il disco che fanno uscire nel 1991 diventa un’opera capitale della musica pop di quegli anni, riporta il rock nelle piste da ballo e viceversa, rimette in discussione tutto quanto quel che pensavamo della musica. O anche no, naturalmente: tutto era già successo prima, e Screamadelica è soprattutto un ottimo disco pop se vi piace quel genere di cose (se non vi piace quel genere di cose, non è nemmeno quello). Eppure, in qualche modo, i Primal Scream hanno mantenuto un residuo di credibilità fino ad oggi, pur proponendo una fusione che -oltre ad essere stronza per principio- ha fatto fuori tutti quelli che han provato ad avvicinarcisi: industrial metal, techno-metal, The Music, Kasabian eccetera. E quel periodo assurdo in cui il giradischi doveva diventare la nuova chitarra? Dove l’avete nascosta la vostra copia di Fat of the Land? Brr. Ecco, scientificamente era abbastanza normale capire che sarebbe successo. Che chitarre e campionatori avrebbero seguito le loro naturali evoluzioni senza dare ascolto a quelli che li scomponevano per riportarli a qualche insulso minimo comun denominatore con cui svoltare un paio di singoli che sarebbero stati poi sommersi dalle risate del tempo che passa, come il rap-metal e tutto il resto di quegli incroci che andavano prima che i rockettari scoprissero che potevano comprare i dischi degli Autechre senza sovrapprezzo. Ma forse questa è solo una mia incapacità di vedere quel che succede e dischi tipo Remanufacture sono stati ascoltati anche da non metallari. Sta di fatto, comunque, che a parte sporadici tentativi di riportare questa merda in voga, oggi l’ibridazione rock-dance non esiste più se non in forma di revival.

I Primal Scream, invece, continuano a esistere e a incassare. A tutt’oggi il loro pezzo più conosciuto, almeno qui in giro, è ancora Rocks (un rigurgito jaggeriano, una specie di contrappasso storico). Il disco che la conteneva era talmente brutto che il suo essere così anacronistico e a caso passava quasi per un pregio, Vanishing Point provava a rimettersi in carreggiata con le “sperimentazioni” cercando di mettere insieme uno spettacolino oscuro e quasi-triphop, e se la critica l’avesse ascoltato con un briciolo di cognizione di causa avrebbe preso Bobby Gillespie a calci in culo (e parliamo di quello che tutto sommato è il loro miglior disco). XTRMNTR usciva come disco politico e si risolveva in una cafonata technorock “politica” così dozzinale che al confronto l’avvento dei Rammstein era un bagno di realtà. Tutte le volte che prendevi in mano un loro disco toccava fare lo sforzo di immaginarsi un futuro di sette o otto anni prima, capire che le cose sarebbero potute andare diversamente ed accettarla come una specie di visione a metà tra retro futurismo e negazionismo puro. Che poi non era manco un problema dei Primal Scream, i quali in linea di principio erano soltanto un gruppo di mezzi tossici che si facevano il trip dell’artrock ad ogni costo. Quello che prendeva male era vedere tutti esaltati a bestia con questi dischi che non stavano a dire un cazzo e da cui se andava benissimo potevi tirarci fuori sì e no un singolino (lo dico per quelli che almeno il remix di Some Velvet Morning lo salverebbero: non è colpa vostra, è colpa loro). Seguendo questo filo di pensieri, tutto sommato, un disco come Chaosmosis almeno è un briciolo onesto nel non sfoggiare nemmeno più quell’assurda patina di contemporaneità a cui persino Beautiful Future ci costringeva. Un accrocchio di numeri pop rock da Virgin Radio costruiti stile mostro di Frankenstein con in mezzo tutta la fuffa che serviva a fare il minutaggio e Gillespie mai così in parte a sfoggiare quell’atteggiamento da vorrei essere il più lontano possibile da qui. E a questo punto diventa davvero piacevole sedersi e guardare chi ha ancora il coraggio di mettersi a fare il tifo per un disco come Chaosmosis –se fino a qui era fede, ora siamo davvero dalle parti di un culto millenarista popolato di potenziali kamikaze.

Posted in: boh |

2 thoughts on “Odio i Primal Scream in generale (ma Chaosmosis è comunque un campionato a parte)

  1. L’unica utilità di queste mappazze autoreferenziali è che a volte fanno un po’ ridere.
    Questa no, per cui ci mettiamo un paio di link a tema, in modo da intercettare qualcuno dei vostri indecifrabili lettori:
    25 25 (+1) after 89 – PRIMAL SCREAM – PRIMAL SCREAM (22/25) | Conventional Records
    https://conventionalrecords.wordpress.com/2015/10/13/25-25-1-after-89-primal-scream-primal-scream-2225/

    45 45s at 45: LOADED – PRIMAL SCREAM, 1990 (22/45) | Conventional Records
    https://conventionalrecords.wordpress.com/2012/09/16/45-45s-at-45-loaded-primal-scream-1990-2245/

  2. Già Screamedelica che in teoria è il loro migliore, mette insieme melodie strasentite (oh happy day, riff imprecisati da stiky fingers etc), poi x me è invecchiato malissimo… quelle basi house e tastiere orribili e la vocalist virtuosa, ci manca solo il bondeghideghibon deghibon

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