Due pesi e due misure

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Ci sono diversi indizi a sostegno della tesi secondo cui i Radiohead siano un branco di simpaticissimi cazzari che fanno il disco e poi iniziano a ridersela pensando, ehi, hahaha, a ‘sto giro magari lo mettiamo su bittorent oppure boh lo annunciamo per giovedì e lo iniziamo a vendere mercoledì, LULZ. Ok, allora ieri è successo che i Radiohead hanno azzerato tutti i contenuti del loro sito e delle loro pagine social. Cosa ci dice questa mossa? Secondo i numerosi pareri a commento di cui ho letto ieri sera, soprattutto due cose:

  • sono i soliti geni
  • c’è un disco in arrivo.

Spero che almeno la seconda sia vera, lo dico per i fan. Magari il disco arriverà fra tre anni e nel frattempo nessuno avrà la più pallida idea di cosa stia combinando Jonny Greenwood, ma tutto sommato chi se ne frega di cosa sta combinando Jonny, giusto? L’importante è che Thom Yorke metta il muso fuori di casa di quando in quando. E vabbè. Quello che mi chiedo è: in cosa consiste il genio nel cancellare tutti i propri contenuti online?

Moltissimi anni fa, a metà del marzo di quest’anno, successe che Blu si mise fisicamente a cancellare la propria roba dai muri di Bologna. Lì era uscita fuori una giustificazione, e vabbè. In quel caso le persone ebbero da lamentarsi, qualcuno in modo un po’ comico, qualcuno in maniera assolutamente legittima. L’idea era che l’arte di Blu, una volta prodotta, era diventata di nostra proprietà e c’era un certo grado di arroganza, o di non-considerazione, nel momento in cui l’artista si era deciso a cancellarla. Poi potevano iniziare ad accavallarsi concetti di “proprietà” e “considerazione” ma quella era comunque la portata principale. Ecco, questa cosa non sta succedendo con i Radiohead, e anche qui i motivi sono due:

  • viene dato per scontato che i contenuti di un sito, di una pagina facebook o twitter, non abbiano alcun valore o rilevanza di lungo periodo, ed eliminarli può generare hype immediato senza, di fatto, avere nessun tipo di effetti collaterali o backlash;
  • il pubblico dei Radiohead è composto quasi al cento per cento da gente che non è disposta a trattare sul postulato secondo cui ogni stronzata messa in piedi dai Radiohead abbia un impatto fondamentale ed irrinunciabile sulla cultura contemporanea.

In qualche modo questo ha reso quasi impossibile anche solo pensare di poter fare un discorso sui Radiohead. Ha annullato ogni interesse legato alla loro musica, una cosa che mi dispiace mondo (perché ai tempi di King Of Limbs il gruppo riuscì perfino a trovare miracolosamente una quadra al proprio concetto, che mancava da Kid A in avanti -è un’opinione personale, ovvio), e ha reso il tutto una parossistica buffonata per cultori della comunicazione ad ogni costo. Per cui, come dicevo, speriamo che almeno arrivi un disco e che si possa parlare di quello, magari a ragion veduta. Altro che geni.

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7 thoughts on “Due pesi e due misure

  1. Penso sia difficile da valutare ora: se torneranno a riaprire i canali, si tratta chiaramente di una buffonata e basta.
    Altrimenti, mi sembra un gesto interessante che riporta il web a mezzo di comunicazione, e non a luogo di esistenza. Giustamente qualcuno quindi cita i nostrani che si allontanarono dalla stampa (Battisti su tutti).
    Chiaramente non possono impedire che in internet si parli di loro o che ci girino i loro pezzi eccetera (quindi non condivido il tuo parallelo con Blu e con la proprietà), ma decidere se comunicare o no, beh, liberissimi.

  2. C’è anche la cartolina inquietante inviata ai fan all’indirizzo di casa.
    Una cosa alla Berlusconi.

  3. Mio malgrado, di mestiere sono social media strategist (qualsiasi cosa significhi) e, sempre mio malgrado, sono una fan irriducibile dei Radiohead da che ne ho memoria. Quindi sta roba qui mi tocca molto da vicino. Al di là che il fade to white l’avevo proposto per un mio cliente che doveva uscire sul digital con un nuovo posizionamento, l’unica cosa su cui concordo è che effettivamente speriamo ci sia un disco. Per il resto, l’uso dei social per non dire nulla mi sembra una mossa quanto meno (quanto meno!) geniale. Non hanno cancellato gli account, ma il loro contenuto. Li hanno svuotati, lasciandoci i muri vuoti. Come a dire: per esserci non c’è bisogno di riempire l’Internet di min***ate. Guardate quanto pesa la loro assenza. A me fa impazzire sta cosa, ma io sono socialmediasarcazz quindi ci sta pure che mi faccia prendere. Come dice Matteo, hanno riportato i social a medium e, si sa, il medium è il messaggio.
    Grazie però per essere sempre così a fuoco, ho apprezzato parecchio anche l’articolo indie/birra, anche lì toccata molto da vicino.

    A-

    Ps. sulla cartolina alla Berlusconi, ricordo però a tutti che:
    – non è fatta coi soldi di tutti i contribuenti (compresi quelli che non “votano” Radiohead)
    – probabilmente non c’è dentro niente di agiografico sui Radiohead

  4. Io ho sempre pensato che la maggior parte delle interpretazioni ad opere artistiche di qualsivoglia tipo fossero una gigantesca sega mentale.
    Forse perchè non le ho mai capite, forse perchè non sono una personalità particolarmente artistica o forse perchè credo che tutto ciò che sia interpretabile, in qualsiasi direzione, lo sia a prescindere dall’interpretazione di chi l’ha creato.
    Quindi, per riassumere sto sproloquio, il punto è che il senso di questa mossa lo sanno solo i Radiohead, solo che a differenza di Dante o Leopardi, sono ancora vivi (credo) e quindi potranno permettersi di dare a posteriori la visione corretta di quanto hanno fatto.
    Magari dopo aver letto quella che gli piace di più su internet.

  5. Boh, rimangono uno dei gruppi più sopravvalutati di sempre.
    Bravissimi fabbricatori di cornici, questo va detto.

  6. Non sono d’accordo col link messo qua sopra. Penso il fraintendimento sia proprio sul piano luogo vs medium di cui sopra. Se avessero voluto farsi dimenticare, avrebbero potuto chessò fare appello al diritto all’oblio e iniziare a rimuovere tutti i risultati da Google etc etc. Invece hanno semplicemente deciso di chiudere un canale di comunicazione.

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