Sleep now in the facepalm

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Non credo moltissimo all’invecchiamento della musica come categoria critica. Cioè, sicuramente alcuna musica è “invecchiata” peggio di altra musica, ma dipende dalla cultura fuori, non dalla musica in sè. Ad esempio i Gang Of Four per quanto mi riguarda sono invecchiati malissimo, ma se non fossero stati presi di peso per confezionare ogni singolo disco rock uscito tra il 2003 e il 2008 probabilmente sarebbero ancora roba freschissima; il fatto di aver dovuto ascoltare Damaged Goods un paio di migliaia di volte più di quelle che mi sarebbe piaciuto, probabilmente oggi proverei ancora un qualche piacere nell’ascoltarli. Non c’è niente che faccia male ai gruppi quanto un’imitazione massiccia e diffusa: lo sanno bene i Rage Against The Machine. Finchè il cosiddetto rap-metal era un affare limitato a loro e a un’altra dozzina di gruppi sparsi in giro per gli anni novanta (Downset, Dog Eat Dog, Biohazard e roba così), sembrava roba freschissima e abbastanza basilare/stronza da potercisi innamorare in tempo zero. Poi è arrivata l’epoca in cui tutto doveva essere ibridato e a 360°, e si poteva senz’altro preferire i RATM a tutti i Limp Bizkit del caso, ma per quanto ancora sarebbe stato possibile ascoltarli senza farsi venire l’orchite e/o ritenerli responsabili di tutta la merda che era venuta dopo? Insomma, quando qualche mese fa (fine marzo, più o meno) è uscita l’indiscrezione secondo cui i Rage Against The Machine fossero chiusi in studio per preparare un disco contro Donald Trump, eravamo così vicini a Povia che non era manco necessario mettersi a fare dei distinguo in onore dei vecchi tempi.

 

In ogni caso, anche volendo separare i RATM dall’ingloriosa fine del nu-metal, ci sono parecchie ragioni oggettive per detestarli dal 2000 in poi (ma anche e soprattutto in generale). Forse bisogna partire dalla dichiarazione rilasciata dal cantante, fine 2000, a commento della sua uscita dalla band. A quei tempi le coltellate stanno già volando, si dice da anni: secondo Zack De La Rocha, il livello dello scontro in seno al gruppo è talmente alto da rendere quasi impossibile prendere qualsiasi tipo di decisione. Le voci di scioglimento, del resto, accompagnano il gruppo fin da prima che uscisse Evil Empire. Dopo l’uscita di Zack De La Rocha iniziano a venir fuori cose: il cantante che si mette di traverso su quasi tutto, dipinto dagli altri come una persona umorale e volubile, generalmente poco affidabile, responsabile di aver mandato all’aria un tour già chiuso assieme ai Beastie Boys e altre cose di contorno. Il gruppo si dichiara da subito intenzionato a proseguire con un nuovo cantante, anche se la ricerca di un sostituto durerà anni. Su De La Rocha, al contempo, hanno già iniziato a circolare da mesi/anni alcune voci che lo danno impegnato nella realizzazione del suo primo album solista, che le indiscrezioni sembrano indicare essere una sorta di opera definitiva del rap politicizzato (con collaborazioni di gente tipo ?uestlove, Dj Shadow e non ricordo manco più chi altri). È una delle tante prove a testimonianza di una vox populi che serpeggia da anni: un gruppo totalmente incapace di esplorare territori diversi da quelli con cui è diventato famoso, un cantante innamorato della musica pop che sta uscendo, la frustrazione che ne consegue. Ad ulteriore sostegno di questa teoria, mentre i RATM fanno uscire a strettissimo giro un disco di cover, il DVD di un concerto e un disco live, a un certo punto sembra quasi ufficiale che il nuovo cantante dei RATM sarà B-Real dei Cypress Hill, amici di vecchia data del gruppo. E già qui siamo in pura zona-LOL, nel senso, la scelta meno rischiosa possibile e la seria intenzione di volersi trasformare in una barzelletta vivente. Negli stessi anni del resto i Cypress Hill stessi si stanno spostando scientemente dal quasi-hardcore dei loro dischi fighi al crossover imbruttito di quella cafonata di Skull&Bones. In realtà non è nemmeno il peggiore degli scenari possibili, come la storia avrà cura di dimostrare: l’indiscrezione di B-Real si dimostra infondata, e i RATM si ritrovano nello studio di Rick Rubin assieme a Chris Cornell. È l’inizio degli Audioslave: rock cafone anni novanta sintetizzato in provetta, totalmente insensato in ottica post-RATM ma molto sensato in ottica post-Soundgarden. I dischi degli Audioslave sono antipatici più che brutti, non so, è difficile spiegarlo. Hanno anche del buono dentro, o Michael Mann non sarebbe riuscito ad utilizzarli per alcune delle scene di cinema più belle mai realizzate, ma è roba talmente ipertrofica da far sembrare i Foo Fighters un monumento alla sobrietà. Il disco di Zack De La Rocha, comunque, non riesce ad uscire prima dell’esordio degli Audioslave, lasciando al gruppo la possibilità di colmare il vuoto lasciato nella fanbase dei RATM, vendere un fantastilione di copie. Ne seguono altri due, realizzati in fretta e furia prima di uno scioglimento a rotta di collo, che dà modo a Cornell di ricominciare finalmente a far cacare da solista (e poi con la reunion dei Soundgarden). Tom Morello non accetta il pensionamento e si ripresenta in versione folksinger con il terrificante progetto Nightwatchman. La reunion dei RATM succede da qualche parte nella seconda metà dei duemila, se non mi sbaglio: concertone a Coachella e via col tour, le litigate finiscono in cantina, la comunicazione ancora a zero. L’unica vera notizia è che Zack De La Rocha ha mollato i dreadlock e gira con una testa di riccioloni davvero fighissimi. Al contempo, a sentire le voci, sta continuando a lavorare al suo disco solista, che per tutta una serie di motivi tarda ad uscire -qualche anno prima si è riuscita ad ascoltare una collaborazione con Dj Shadow, niente di eccezionale, roba da sei e mezzo, forse non abbastanza buona da finire nel disco. Poi, completamente a caso, salta fuori un side-project composto da lui alla voce e uno dei Mars Volta alla musica, tali One Day as a Lion. Un disco che non colpisce particolarmente per il respiro innovativo della musica -una sorta di RATM sintetici ed appena meno scolastici, dischetto carino per due ascolti e poco più, in attesa del tanto sospirato disco solista.  

 

Io francamente faccio fatica a riascoltare i RATM. Ho memoria di loro come di uno snodo cardine del mio sviluppo come ascoltatore -ricordo il momento esatto in cui ascoltai il primo disco e di esserci andato fuori di testa, tanto per dire. E ho passato quasi tutti gli anni novanta con i loro dischi nello stereo, ma non so fino a che punto la cosa mi abbia giovato. Degli altri gruppi che ho ascoltato fino allo sfinimento in quegli anni, posso dire che almeno avessero tre o quattro canzoni diverse in repertorio. E i loro messaggi, perlopiù inesistenti, sono riusciti a rimanere nel corso del tempo, con il paradosso che riesco ancora sentire un briciolo di senso di appartenenza ascoltando Phil Anselmo urlare ma non riesco più a rimettere sul piatto il primo disco dei Rage Against The Machine, figurarsi cose tipo The Battle of Los Angeles. Ho anche il privilegio di ricordare un momento preciso in cui ho deciso di smettere con i RATM. La mia fidanzata li aveva scoperti da me, aveva ascoltato un paio di dischi e deciso che erano molto bravi. Così, quando fecero la reunion a Modena, decidemmo il giorno stesso di metterci in macchina e andare giù: un giretto per la città e poi il concerto, così in modo disimpegnato. Era un sabato: partenza la mattina tardi, colazione in pasticceria come tutti i sabati mattina, relax e bombolone alla crema. Mentre ero lì a mangiare il bombolone e il cappuccino pensavo che tutto sommato chi cazzo se ne fregava di andare a vedere la reunion dei RATM, e quel giorno facemmo altro. Credo sia un po’ il modo in cui il capitalismo è riuscito ad avere la meglio su tutti noi: a un certo punto non hai voglia di sbatterti, inizi a mettere in folle, tasti il terreno e vedi cosa ti conviene. Sicuramente una parte della colpa è di quel genere di idealismo sinistrorso a cazzo di cane (e foraggiato dai padroni, che sarà pure una critica strasentita però dio cristo), ma non assumersi qualche responsabilità individuale sarebbe insensato. E questo in prospettiva mi obbliga a riflettere su un sacco di cose più interessanti della musica trattata qui sopra, ma questo forse allontana il problema oggettivo del gruppo?

Secondo me no, anzi tende ad oggettivizzare un po’ il tutto. Intendo, anche stando lontano dalla retorica del “tradimento” a cui non riescono a credere manco più i giornalisti musicali, l’idea che i RATM si ostinino a tornare, nel cazzo di 2016, è semplicemente intollerabile. La credibilità dell’unico membro che ne ha ancora un briciolo si basa solo sul fatto che fino ad oggi nessuno ha ascoltato il suo disco solista (e ok, saltuariamente fa cose fighe tipo il feat. con i Run The Jewels in cui si scopre che persino lui con la vecchiaia è diventato esteticamente figo). Fossimo riusciti ad ascoltarlo, l’avremmo fatto a polpette. Si fosse riunito ai RATM per fare un disco anti-Trump l’avremmo fatto a polpette. Si fosse preso il disturbo di dissare gli ex-compagni per ogni disco di merda a cui hanno messo mano, l’avremmo fatto a polpette. Invece se n’è stato tutto il tempo per i cazzi suoi. Qualche giorno fa s’è temuto il peggio: un misterioso countdown nel sito dei RATM che annunciava l’arrivo di qualche novità. Fortunatamente, è solo l’ennesimo supergruppo chiamato PROPHETS OF RAGE (nel capslock vorrebbe esserci il giudizio morale) e composto dai Rage Against The Machine con Chuck D e B-Real al posto di Zack De La Rocha, che a quanto pare se ne andranno in giro a suonare i loro Grandi Successi. 15 anni dopo la prima voce in tal senso non fa manco più ridere, ma finora almeno non c’è notizia di un nuovo disco da ascoltare.

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6 thoughts on “Sleep now in the facepalm

  1. Scrivo un po’ di getto qua, ma mi sembra un giudizio un po’ affrettato e eccessivamente negativo sui RATM – sui noi stessi – di allora. Credo sia uno di quei casi in cui la prospettiva storica tende un po’ a distorcere, e dire che i RATM non erano poi sto gran che’ se messi in prospettiva ci serve per dire che in fondo noi, mettendo da parte – insieme col resto del mondo – quel modo di combinare musica e messaggio, siamo invecchiati bene. La rivoluzione pret-a-porter proposta da RATM era quel che era se analizzata con senno di poi, ma era una bomba anche – o forse proprio – per il fatto che a 14 anni la potevi vedere su MTV tra le Elastica e i Take That. Poi e’ normale che le cose cosi’ possano invecchiare male, e non si sono evoluti ne insieme ne separati. ma quanti gruppi della loro generazione l’anno fatto?! (A quel livello, mi vengono solo i Radiohead). Ignoriamo anche questa mezza-reunion, come abbiam igorato gli AudioSlave, ma rispetto i RATM di allora e pure per lo Zack di adesso, forse qui hai ragione perche’ non abbiamo sentito il disco solista, ma che comunque nel 2015 si veste come fosse il 1996 e cio’ nonostante rimane un figo

  2. Per me la cartina tornasole e’ il pubblico: ogni gruppo “alternativo”, che fosse rock metal punk o quant’altro, che e’ stato scoperto e apprezzato dagli zarri (e quindi idolatrato, dato che i tamarri sono persone molto emotive) e’ inevitabilmente invecchiato male. Come puoi rimanere affezionato a un gruppo che ti ricorda quel periodo della tua vita in cui ti sei trovato a condividere interessi musicali, e quindi spazi chiusi e file al bar tra le altre cose, con gente che avresti voluto evitare a tutti i costi? Stesso discorso per i System of a Down.

  3. Oddio, rispetto per i RATM (e per i SOAD), ma devo dire che siamo ormai fuori tempo massimo.
    Fanno parte di un periodo della mia vita che son contento di aver passato ma che adesso tengo volentieri chiuso in un cassetto perchè non avrebbe proprio senso ri-aprirlo e risentirlo (al contrario di altri gruppi di cui hai scritto tipo i Pantera).
    “Credo sia un po’ il modo in cui il capitalismo è riuscito ad avere la meglio su tutti noi: a un certo punto non hai voglia di sbatterti, inizi a mettere in folle, tasti il terreno e vedi cosa ti conviene. Sicuramente una parte della colpa è di quel genere di idealismo sinistrorso a cazzo di cane (e foraggiato dai padroni, che sarà pure una critica strasentita però dio cristo)” Amen.

  4. Mmmmm non sono d’accordo, penso anzi che i RATM, assieme agli (hed)p.e., siano invecchiati molto bene; sono forse gli unici 2 di tutta la sbobba crossover/rapcore uscita in quegli anni (forse per il rotto della cuffia potrei inserire i Downset) a cui mi sento in dovere di dirlo.
    Mi spiace sempre leggere opinioni così negative su Cornell (che soprattutto in questi ultimi anni si è ripreso alla grandissima) e sugli Audioslave perchè secondo me tutta sta merda non l’hanno fatta, anzi.
    Fino a qui ho parlato di gusti quindi sticazzi, mi sento però di far notare la mancanza della seconda uscita solista di Zack De La Rocha, un brano proveniente dal suo mai concluso album prodotto da Trent Reznor. Si chiama We Want It All ed è una discreta bomba.

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