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Un pensierino su Rino Gaetano a 35 anni dalla morte


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Rino Gaetano l’ho conosciuto a dodici anni circa perché era obbligatorio avere Gianna nelle cassette miste da festa. Le mettevi e tutti dicevano EVVIVA LA FIGA invece che evviva la vita. Ho scoperto che non era una caratteristica dei miei amici: ancora oggi capita di andare in qualche locale trucido in cui il dj abbassa il volume della canzone per far urlare EVVIVA LA FIGA alle persone in pista. Si sganasciano tutti ogni volta. Poi ho letto un botto di roba su di lui e alla fine ho anche comprato dei dischi, ma non è un granché. Forse in vita era sottovalutato ma sicuramente in morte è sopravvalutato, non ho mai sentito nessuno che dicesse apertamente “mi fa cagare”. Ci sarà pure qualcun altro a cui Rino Gaetano fa cagare, no? Importantissimo romanticissimo e tutto ma mi fa cagare. Oh, e se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa e mi chiedesse di scegliere tra Gianna e qualsiasi altra canzone di Rino Gaetano, credo che sceglierei Gianna. E se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa e mi chiedesse di scegliere tra la vita e la figa, credo che sceglierei la vita.

7 Risposte a “Un pensierino su Rino Gaetano a 35 anni dalla morte”

  1. Io l’ho conosciuto, come tutti a Viareggio, perché durante i rioni del Carnevale ti becchi “Gianna” e quella del cielo sempre più blu almeno tre o quattro volte a serata. Non mi dispiace, ma un disco per intero di mia volontà non lo ascolterei.

  2. ma in verità non è così male, a parte che al tempo era ascoltato anche dai punk però certe cose sono proprio fighe. Anche io fino a pochi anni fa l’ho sempre scagato poi con youtube e le ore in ufficio di noia mortale ho scoperto che oltre gianna e il cielo è sempre più blu c’è molto altro..a provare per credere…

  3. Il coso di morire male e morire giovane gli ha giovato alla fin fine, ha fatto una fine migliore di Zero, De Gregori o Dalla.
    Potevano fare i capitani coraggiosi del cazzo con Toto Cutugno e Povia, e invece fortunatamente è un santino minore rispetto al santino-De andré

  4. mi sembra uno di quei casi in cui ormai non importa se abbia fatto bei pezzi o meno (e ne ha fatto di sicuro per me), importa che sia diventato nazional popolare ma non nel senso cafone sdoganabile ma in quello indie, e questo INDISPETTISCE per cui ogni mezza misura va a farsi benedire. Come De Andrè che per alcuni è il Faber nel senso grande poeta ecc e per altri è il Faber nel senso “guarda quei coglioni veltroni che lo ascoltano, pensano di capirne di musica e in realtà non ne sanno un cazzo”. Insomma il punto di non ritorno dove si giudica il tizio di turno più per la gente che ti ascolta e la mitologia attorno (che magari corrisponde poco alla realtà) che per la musica. Poi probabilmente lo faccio pure io, ma detesto questa cosa visceralmente.

  5. Poi probabilmente lo faccio pure io, ma detesto questa cosa visceralmente.
    Sergio ha ragione. Di Rino ascoltatevi 4000 dc e/o la vecchia che salta con l’asta. Magari cambiate idea

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