Crea sito

“Qualcuno in questa stanza ha pestato una merda”

IMG_7473

Una volta al liceo tornavamo dalla gita, e a un certo punto dentro il pullman s’è iniziata a sentir puzza di merda di cane. Era una situazione di merda, perchè eravamo già in autostrada per il rientro e fermarsi non era cosa naturale, e in effetti non si capiva manco da dove venisse. L’ipotesi, in ogni caso, era che qualcuno avesse pestato una merda fresca e fosse salito senza accorgersene. Insomma, tutti si sono guardati sotto le scarpe e hanno detto “ io non sono”. Una sola persona aveva detto una bugia, o non aveva guardato attentamente: sta di fatto che c’era voluta mezz’ora abbondante per trovare da dove venisse la puzza e costringere il coglionazzo/bugiardo a pulire le scarpe in qualche maniera e metterle in un posto che non puzzasse.

Questi giorni l’avete letto un milione di volte: “quando Carlo Conti fu nominato direttore artistico di Radio Rai, sapevamo tutti che sarebbe arrivato questo momento”. Carlo Pastore parla dell’imminente chiusura di Babylon il 24 luglio, che finisce la stagione qualche giorno dopo. È del 31 il messaggio di ringraziamento su Facebook. Un paio di giorni dopo Dagospia butta fuori un flash secondo cui Carlo Conti ha “silurato” Lillo e Greg, un’istituzione del palinsesto da più di dieci anni, e sta spostando Caterpillar a un orario meno trafficato. L’indiscrezione è confermata da Lillo stesso, che La chiusura di MU, dopo qualche indiscrezione, viene confermata da Matteo Bordone, che è anche il primo a parlare -senza mezzi termini- di incompatibilità tra la sua trasmissione e la rivoluzione promessa da Conti.

Passo indietro: la nomina di Carlo Conti a “direttore artistico” di Radio Rai (una carica creata sostanzialmente ad personam) è annunciata il 9 giugno. L’idea di tutti è che la radio pubblica è destinata a subire la stessa metamorfosi che era toccata al Sanremo di Fabio Fazio una volta subentrato Conti. Le intenzioni di Conti vengono esplicitate da lui stesso in un’intervista ad Avvenire che esce venti giorni dopo: “La vera sfida è ricollocarla un po’ un po’, riconquistare la generazione dei quaranta-cinquantenni abituati ad ascoltare la radio privata e che si sono allontanati dalla Rai. Negli anni le private si sono rafforzate, sono diventate sempre più professionali, i grandi network lavorano benissimo e hanno una fortissima identità”. Meno chiacchiere, più musica, più disimpegno, una politica diversa per le selezioni. I modelli non dichiarati sono le RTL 102,5 del caso, una sorta di spauracchio della FM di qualità. Da questa parte tira un articolo (insolitamente leggibile) scritto da Michele Monina e pubblicato il 14 giugno su Linkiesta, in cui il giornalista legge la nomina del presentatore toscano come l’ennesimo passo verso la creazione di un’oligarchia de facto del pop italiano, manovrata da boss machiavellici come Maria de Filippi, Salzano di Friends&Partners o Lorenzo Suraci di Rtl 102.5 (grandi amici o partner in crime di Conti da tempi lontani). Da una parte sembra un’interpretazione un pelo forzata: è vero che questa gente bosseggia un sacco in giro, fa comunella e tende ad espandersi in maniera aggressiva e saturare i canali major con gli artisti che hanno sotto contratto, ma dall’altra parte, nonostante i numerosi avvistamenti, nessuno crede davvero all’esistenza di Bianca Atzei.

Il giorno successivo, dopo la conferma di Lillo, si scatena un pandemonio sui social e Radio2 smentisce la chiusura di 610 la sera stessa, parlando di “una nuova versione del programma”. La petizione su Change per tenere aperto Babylon, lanciata il giorno prima, sta sui 1500 firmatari, e sono usciti articoli tipo questo che denunciano provincialismo e arretramento culturale dietro la chiusura del programma di Pastore.

(è tutto un po’ paradossale se si pensa che la prima comparsa di Carlo Pastore (a quei tempi ex-vj di MTV e fresca guest-star di X-Factor, in altre parole un volto televisivo giovane e hip) nel palinsesto di Radio2, mentre venivano cancellati programmi come Dispenser, venne accolta da molti commentatori con la stessa sfiducia e lo stesso malumore, e generò una piccola ondata di scandalo e insulti, a cui all’epoca credo di aver partecipato anch’io -insulti che, va detto, Pastore è riuscito a infilare elegantemente su per il culo dei detrattori, realizzando un programma di ottima qualità che s’è permesso di ospitare gente figa, incrociare bene lo spirito del tempo e non fare addormentare la gente)

La chiusura di Mu sembra essere la goccia. Esempio perfetto una nota pubblicata da Christian Raimo su Facebook il 3 agosto: “Il motivo è semplice: erano due trasmissioni molte ben fatte (…) portavano in radio quello che non ti aspetti. Erano, nel senso migliore, servizio pubblico.

Conti, l’ha detto e sostenuto, vuole che la radio assomigli di più a quella specie di sottofondo bimbiominkiesco che sono Rtl e Rds, hit del momento e cazzeggio continuamente interrotto, il grado zero della stimolazione neurale.“ Al di là del tono sprezzante, è un’idea condivisa da molti commentatori, soprattutto a caldo: c’è un’altra Italia, popolata di bimbominkia che ascoltano RTL, che Radio2 era riuscita a tenere miracolosamente lontana dall’airplay -e magari aveva anche portato qualcuno ad un ascolto consapevole. La nomina di Conti ha messo in chiaro che da qui in poi il bacino dei bimbominkia non può più essere ignorato, e anzi deve essere blandito, financo incluso nel processo produttivo. Un articolo di Andrea Coccia (stesso giorno) su Linkiesta sposa la stessa tesi disfattista, in relazione alla chiusura di 610 (che in realtà a giudicare dalle ultime notizie sembra più un reboot in qualche altra fascia, lo stesso che a quanto pare sta accadendo a Caterpillar). L’articolo di Coccia cita un editoriale di Grasso, che può essere considerato la fonte letteraria di maggior rilievo a supporto della tesi secondo cui Carlo Conti è il più fastidioso e incapace presentatore della TV odierna.

Il 3 agosto, insomma, è un tiro al piccione. Sono idee che hanno sempre pascolato per i cervelli della classe intellettuale italiana, in modo abbastanza bipartisan -un po’ Lenin, un po’ Bertrand Russell, un po’ Boris stagione 3. Soprattutto l’ultima è suggestire nel descrivere lo scenario: un network in cui lo spettro de la qualità ha imperversato per anni d’improvviso viene isolato e messo in mano a colui che più di tutti, in questo paese, negli anni recenti ha incarnato LA LOCURA. E poi c’è tutto il discorso sull’isolare le persone capaci per premiare l’incapacità. Il mindset della classe intellettuale contemporanea è particolarmente incline ad accogliere idee del genere: sono le stesse alla base delle tesi che nel 2016 si permettono senza problemi di questionare il suffragio universale: la percezione di una catastrofe politico/sociale imminente ed invisibile alla gente, che richiede necessaria la repentina estromissione del popolino dalla produzione intellettuale e l’affidamento delle sorti del paese ad un’elite di educatori. Ricorda tutto un po’ il monologo di Fabio Fazio all’inizio di Sanremo 2014, che parlava in qualche modo de “la bellezza” come atto politico e forma di eroismo -mentre un paio di operai minacciavano di buttarsi dal tetto dell’Ariston e Ligabue massacrava Creuza De Ma’ (non a caso Fazio a Sanremo venne sostituito da Carlo Conti). Quando il ragionamento è arrivato a questi termini, in ogni caso, tocca iniziare a pensare di aver pisciato fuori dal vaso.

Il giorno 3 inizio a scrivere un articolo che parla più o meno di questa cosa, e di altre che non ho letto in giro. Lo consegno alla redazione di un sito con cui collaboro la sera del 4, dopo essermi accordato sulle direttive. La pubblicazione è fissata per il 5 dopo pranzo.

Passo la mattina a lavorare ed è solo a tarda ora di pranzo che leggo la nota pubblicata su Facebook da Carlo Conti. Nella quale il direttore artistico di Radio 2 si scarica di dosso la responsabilità sui cambi di palinsesto (il compito del direttore artistico di RadioRai non è comandare o imporre o eliminare ma suggerire e coordinare lavorando con i singoli direttori di rete, i soli che hanno la responsabilità editoriale“), si lamenta della scarsa accuratezza delle notizie pubblicate (“basta una telefonata ai diretti interessati per sapere come stanno veramente le cose”) e smentisce categoricamente la cancellazione dei programmi. “Per la cronaca sia Mu che babylon sono regolarmente in palinsesto su radio2“, dice esplicitamente.

Continuo a guardare il post sul telefonino con una faccia da scemo. Sulle prime penso a una gag, ma la pagina è verificata. Scrivo al tizio del sito e gli dico di bloccare l’articolo. Chiedo a qualche amico che ne sa più di me, ma nessuno mi sa dire che cosa stia succedendo. Dopo qualche minuto è chiaro che chiunque a parte i direttissimi interessati (che non conosco personalmente) brancola nel buio più totale. Il mio articolo in ogni caso è morto e sepolto, e per diverse ore non riesco a far altro che aggirarmi bestemmiando all’interno del mio palazzo mentale in cerca da qualcuno da uccidere a colpi di roncola per questa cosa.

Ancora adesso non si sa niente di preciso. Lillo, Pastore e Bordone hanno confermato le epurazioni senza mezzi termini, così come Conti le ha negate. Ora sia Pastore che Bordone hanno confermato il contrordine e la messa in onda dei programmi -implicito lo smarrimento tra le righe di entrambi, sembra nessuno abbia capito bene cosa sia successo. Le ipotesi plausibili sono tante, ma nessuna convince fino in fondo. La prima è che ci sia stato effettivamente un malinteso, tra i direttori di rete e lo staff dei programmi, ma in realtà nel caso sarebbero come minimo tre malintesi uguali (cioè sia lo staff di 610 che quello di Babylon e Mu hanno capito, erroneamente, di essere stati purgati). La seconda è che Carlo Conti, o chi per lui, si sia spaventato a sentire la giungla di insulti e articoli a commento delle chiusure e sia tornato sui suoi passi; ma nel caso avrebbe potuto semplicemente farlo senza dare dei bugiardi ai conduttori dei programmi e costringerli, magari, a sbugiardarlo. La terza ipotesi è che ci sia stata qualche manfrina da parte della rete, e i conduttori dei programmi abbiano denunciato delle chiusure per generare indignazione pubblica e usarla come leverage, ma almeno per Bordone mi sembra altamente improbabile. Dovendo scegliere, direi che si tratta di una cosa a metà tra la 1 e la 2: può esserci stata un’intenzione di chiudere i programmi, può esserci stato un malinteso, il modo in cui tutto è stato ricicciato fa un po’ schifo e qualcuno è destinato a far la figura del coglione.

Come dicevo all’inizio: sei chiuso in un pullman, si sente puzza di merda, è colpa di uno dei presenti. Invece di farsi avanti, continua una polemichetta. Fa molto piacere che Mu e Babylon rimangano aperti, ovviamente: sono bellissimi programmi. Ma in una prospettiva temporale di lungo periodo è probabile che ricorderemo tutta la faccenda come la più ridicola polemica mai messa in piedi in seno a Radio Rai: da qui in poi nessuno guadagna niente a rincarare la dose. E ovviamente, alla fine di tutto, sembra proprio che i più grandi coglioni in tutta questa faccenda siamo noi. Che abbiamo letto/scritto/sottoscritto, che ci siamo indignati e che abbiamo augurato ogni male possibile al primo direttore artistico della storia senza alcun potere decisionale.
(Ovvio, la merda l’avevo pestata io.)

6 Risposte a ““Qualcuno in questa stanza ha pestato una merda””

  1. Da assiduo ascoltatore di radioRai ho sempre pensato una cosa: che la politica – quella volgarotta e di facciata, quella attenta ai physicological needs degli elettori, quella conservatrice rivolta in basso ad emulare il peggio del privato – fosse troppo impelagata nelle faccende della tv per preoccuparsi, con quello stesso stile, anche di radio. E da qui (l’illusione, la speranza, la preghiera) che questa fosse esentata da quelle logiche e che grazie a questo esonero viva di altro, rifletta altri desiderata, ambisca ad altri obiettivi: informare, approfondire, sperimentare. Invece, risvegliandoci, abbiamo avuto contezza che non è proprio così. Ma la speranza e la resistenza a ciò che rappresenta Carlo Conti (almeno a leggere le lesson learned su ciò che ha fatto finora) è un obbligo, un diritto a difendere il livello che si è raggiunto proprio perchè non si è voluto guardare a RTL e RDeejay o altro. E per me, per quel che vale, è anche una supplica: non se ne può più di tutte queste ingombranti scemenze che ci propinano ovunque. Minoranze, oggi meno silenziose, hanno pari dignità ad avere un piccolo, piccolissimo spazio di rappresentanza. Almeno in radio.

    * bel blog, complimenti. La mia prima volta qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.