Una per i Nomeansno

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Quando hai la mia età e una famiglia e un lavoro impegnativo ti tocca iniziare a scremare i concerti. Tutte le volte che ti prendi una serata lo stai facendo ad un prezzo, caricando qualcun altro di un impegno che lo metterà in difficoltà -porti i figli dai nonni, li lasci a casa con la moglie. Così pian piano inizi a detestare l’idea di allontanarti e fare cento chilometri per andare a vedere un concerto e sacrificare le ore di sonno e la lucidità del giorno dopo e il tempo libero della tua fidanzata e la possibilità di passare una serata a lavorare a qualcosa di tuo. La tua fidanzata in generale è più comprensiva di te, capisce di cosa si tratta -la musica in qualche modo ti definisce e ti ha dato persino qualche buon momento assieme a lei, ma le cose da fare sono tante e le persone che le possono fare sono poche. Nel giro di qualche anno diventa una specie di economia della comprensione, lei ha le sue cose e tu hai le tue e il patto informale è quello di riuscire a coltivarle ed incastrarle nella vita senza risentirne o sbilanciarsi troppo. Così la mia soluzione è quella di fare una lista mentale delle mie priorità: c’è una lista di gruppi che devo vedere, a patto che suonino ad un orario umano e in un raggio di chilometri affrontabile. Non so dire se sia un sentimento autentico o una cosa di autoconvinzione, ma se perdo tutto il resto non me ne frega assolutamente un cazzo. Non mi interessa non riuscire a vedere il passaggio italiano di un gruppo chiacchieratissimo, e non mi interessa aver mancato  uno di quei concerti-evento che si tengono ogni sei mesi e a cui sono presenti tutti. Sono cose per i giornalisti musicali e i blogger o i tipi della moda o quelli che vogliono scopare nel giro indie. Però, dicevo, c’è una lista di artisti, e quegli artisti non sono negoziabili. Sono quelli che rappresentano la musica per come la vedo io, che vado a vedere perchè io sono così, a prescindere da quanto giusto o sbagliato o deprimente esserlo a 38 anni. I gruppi in questa lista non mi serve spiegarli alla mia fidanzata: lei sa di cosa si tratta e perchè è importante, a suo tempo ha visto la faccia che faccio sotto al palco, e si organizza. Non è una lista lunghissima, ed è quasi tutta fatta di roba indierock: Shellac, The Ex, Melvins, qualche italiano, pochi altri. Questi gruppi sono riusciti a sopravvivere alla vita: continuo a controllare se vengono o no, e se vengono e non riesco ad andarci per qualche motivo mi viene la depressione. Ieri c’era anche un altro gruppo in lista: si chiamava Nomeansno, veniva da Vancouver e tra poco avrebbe festeggiato i quarant’anni di attività. Tranne che ultimamente giravano un po’ meno spesso e per l’ultimo tour toccava fare una trasferta lunga, e quindi ciccia. Ora i Nomeansno hanno pubblicato una nota sulla loro pagina FB in cui annunciano la cessazione delle attività e invitano ad alzare un bicchiere.

Ho fatto un conto e mi pare di averli visti cinque volte. Non sono moltissimi i gruppi che ho visto cinque volte, ma se siete fan dei Nomeansno è estremamente probabile che li abbiate visti molte più volte di me. La questione è questa: avevano il loro seguito, ed era fatto quasi sempre delle stesse facce. Pochi turisti, poca gente a caccia di roba da fare in serata: tutta gente che era lì per il gruppo, o che sarebbe stata lì per il gruppo la volta successiva. I Nomeansno prima del concerto si aggiravano tranquilli e sorridenti in giro per il posto, fosse un bar o un locale immenso, qualcuno di loro si riposava prima di suonare. Salivano sul palco e anche lì sorridevano e si spaccavano il culo e lo spaccavano a noi e se erano in serata andavano avanti anche per due ore. Vivevano la musica in un modo che si può riconoscere a pochi gruppi: sempre in giro, sempre felici, sempre presi bene, mai infastiditi, mai superiori a chi pagava il biglietto. La prima volta che li ho visti erano già dei vecchietti, e suonavano in un modo che rompeva il culo a chiunque altro avessi la possibilità di vedere.

Con i Nomeansno se ne va un modo di fare la musica che era solo loro, e di pochi altri, e che si avvicinava particolarmente a quello che io, personalmente, ancor oggi intendo quando penso alla musica. La lista dei dischi bellissimi che hanno fatto è lunga quanto la lista dei dischi che hanno fatto in generale: l’ultimo lungo è uscito dieci anni fa. Questo, per quanto mi riguarda, è il loro inno generazionale.


(la foto non è mia, l’ho rubata qui)

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