PAGARE LA MUSICA – l’etica protestante e lo spirito del bagarinaggio spinto

Dissenso Cognitivo

Dissenso Cognitivo

Non compro mai biglietti in prevendita; non è una battaglia ideologica contro il concetto, è che negli ultimi anni le mie abitudini stanno cambiando: ho una famiglia, ho un’età, ho poco tempo libero, ho pochi soldi da spendere, e molto spesso per riuscire a uscire di casa e vedere un concerto in un’altra città devo affidarmi a un colpo di fortuna. Come diceva il mio amico Diego mentre stavamo andando a vedere i Mineral, alla nostra età comprare una prevendita serve più a impedire a se stessi di inventare una scusa dell’ultimo minuto e rimanere a casa. Oltre a questo, chiaramente, mi scoccia pagare la fetta enorme di diritti prevendita che ti chiedono Ticketone e siti simili.

Ad ottobre 2016 c’è Bob Mould a Bologna. Durante i giorni precedenti gira qualche voce di un possibile sold out, ma Bob Mould suona all’Estragon -un posto enorme che ho frequentato abbastanza e non ho mai visto completamente stipato, non da quando s’è trasferito al Parco Nord- e penso che, fotta a parte, le voci sono probabilmente assurde o comunque vale la pena orientarsi per una decisione dell’ultimo minuto: se le condizioni per andare a Bologna ci sono, prendo l’auto. Il concerto, secondo il sito dell’Estragon, sta a 25 euro più prevendita. La sera la bimba si addormenta presto e io posso partire, stanco morto ma con la fotta nel cuore. 25 euro è un biglietto che per Bob Mould reputo troppo alto, ma parliamo comunque del mio gruppo preferito, di un artista che ho visto in passato e che mi ha fatto piangere via il culo dalla gioia, eccetera. La decisione, quindi, è presa. Salgo in macchina e mi dirigo a Bologna.

Una volta arrivato al Parco Nord vengo fermato, c’è un catafalco con due tizi che mi chiedono se vado all’Estragon, rispondo di sì, mi chiedono due euro di parcheggio. Mai pagati in vita mia. Nel capannone a fianco sembra esserci una festa o qualcosa del genere, probabilmente con il parcheggio a pagamento, e immagino che i 2 euro servano a dissuadere quelli che si presentano alla porta e dire “vado all’Estragon”. Trattandosi di due euro non mi pongo il problema, ma è comunque una stecca dell’8% sul prezzo di un biglietto che già mi sembrava troppo salato. Arrivo davanti all’Estragon, do un’occhiata al numero di auto nel parcheggio e mi faccio una risata interiore pensando alle voci di sold out. Mi dirigo alla cassa, ci sono tre o quattro persone che da lontano sembrano incazzate con il tizio come se si fosse sbagliato a dare il resto. Quando arriva il mio turno il cassiere mi chiede 30 euro.

Strabuzzo gli occhi e gli dico che c’era scritto 25. Mi spiega che 25 + prevendita era appunto il prezzo per la prevendita, e che poi alla porta “l’organizzatore” può fare il prezzo che preferisce. Non sono il tipo di persona che monta un casino davanti alla cassa, quindi faccio un rapido calcolo mentale: tornassi a casa senza comprare il biglietto, avrei fatto un viaggio a vuoto che tra autostrada, benza e ore di sonno mi costerà intorno ai 40 euro, senza manco vedermi Bob Mould. All’atto pratico si tratta di “solo 5 euro” e quindi entro scocciato. Concerto bellissimo, lui tira come un treno, la sua band anche più di lui; ma il fatto di essere nel 30% delle persone più giovani dentro al locale,oltre alla storia del biglietto, mi rovina profondamente la serata. Decido che in futuro non succederà più: non sapendo di chi è la colpa (promoter? Manager? Locale? Dipende da come è stato organizzato il concerto, chi gestisce cosa, chi ha investito, etc), ai miei occhi la figuraccia l’ha fatta l’Estragon, un locale in cui d’ora in poi mi guarderò bene dal metter piede se non in situazioni di estremo bisogno (vale a dire quando c’è un concerto che mi interessa, come del resto succedeva prima). Il giorno dopo posto uno sfogo su Facebook e trovo qualcuno che si è trovato alla cassa la stessa sera ed è caduto dal pero come me.

Ora, la questione è: si tratta di 5 euro, non è niente. Più 2 euro di parcheggio che con ogni probabilità non sono andati all’Estragon, vabbè. Suppongo sia una cosa che molte persone lasciano passare in cavalleria, un po’ perchè lo sai come funziona ad andare in giro e un po’ perchè Bob Mould non è che venga giù a suonare tutte le settimane. A onor del vero non c’è nemmeno il problema, cioè il poveraccio che mi ha detto quella cosa alla cassa aveva tutto il diritto di farlo. Il discorso su cui è basata la mia incazzatura (che un mese dopo, sono serio, non m’è ancora passata) è che non l’ho mai sentito prima. Se il prezzo è diverso alla porta o in prevendita, nel sito scrivi qual è il prezzo alla porta e qual è il prezzo in prevendita. Ho saputo di gestori di locali che abbassavano il prezzo del biglietto online per far sì che il biglietto + i diritti fossero uguali a quel che si pagava alla porta. Avessi saputo che Bob Mould costava 30 euro probabilmente sarei rimasto a dormire a casa mia, o mi sarei visto un concerto in città, o magari sarei andato a vedermi Mike Watt al Freakout.

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Tutta questa storia mi rende una sorta di alieno per quanto riguarda il discorso sul secondary ticketing. Voglio dire, uno che rimane incazzato un mese per aver pagato una cresta di 5 euro sul concerto di uno che gli ha cambiato la vita, insomma. Non è che disprezzo il rock da stadio, tutt’altro, e mi è capitato spesso di concedermi qualche concerto in arene sterminate, magari comprando il biglietto in prevendita. Il problema è che sono totalmente allergico a quelle situazioni, e cerco di stare al riparo quanto più possibile. I parcheggi a pagamento improvvisati dieci euro a macchina, i furgoni con la piadina di poliuretano fuori dagli stadi, la puzza di cipolla, i bagarini che ti urlano addosso, la perquisa all’ingresso, 33 cl di birra cattiva a 5 euro dentro al posto: cerco di far sì che non mi riguardi. Quel che mi fa girare le palle di questi eventi è tutto il sottotesto classista che sta alla base dell’evento: l’artista è lontano, sul palco, e voi non siete un cazzo. È un’impostazione narrativa su cui si è settata quasi tutta la stampa rock da quando esiste un concetto di stampa rock, e di questi tempi sta andando in crisi -un po’ perchè era ora, un po’ perchè il rock non è che stia proprio in salute. Alla faccia degli spot della CocaCola. Quella di cui parlo sopra è una brutta esperienza di scalping , probabilmente legalissimo e lecitissimo, di cui sono rimasto vittima perchè sono fanatico degli Husker Du. La scorsa settimana, con il culo che bruciava ancora per via delle elezioni americane, ha iniziato a girare il video di un servizio su Le Iene. Dopo il sold-out ultrasospetto dei Coldplay su Ticketone, la redazione del programma riceve in modalità whistleblowing alcune fatture che testimoniano accordi tra alcuni organizzatori (viene apertamente nominata Live Nation, indiscusso major player del settore) e agenzie di secondary ticketing (per capirci, quelli da cui vai a fare compravendita di biglietti). Il tutto mirato alla ripartizione esplicita di guadagni derivati dalla vendita di biglietti scalpati (anche in modo assurdo, tipo 7/800 euro a biglietto). È scoppiato un polverone grosso, quasi immediato, in seguito a cui gente come Vasco Rossi, Tiziano Ferro e Mengoni si dissociati a vario titolo da Live Nation.

(“A vario titolo” significa che nessuno si è dissociato davvero. Lo staff di Vasco Rossi ha “attualmente sospeso ogni rapporto commerciale”, che non è proprio come dire “non lavoreremo mai più con Live Nation”, è più una cosa in mezzo. Tiziano Ferro ha dichiarato d’essere indignato ma che il tour con Live Nation andrà avanti, dopo aver ricevuto garanzia che nessuno a Live Nation abbia mai scalpato i suoi biglietti.)

Una teoria è che chiunque sia disposto a spendere 700 euro per vedere i Coldplay merita ampiamente di venire truffato. Credo sia un’opinione legittima, anche se credo che ci allontani un briciolo dalla dimensione reale dei fatti. Non è pazzesco che ci sia qualcuno disposto a spendere 700 euro per vedere i Coldplay? Ragazzini di classe mediobassa che hanno consumato il disco, madri di famiglia che arrancano per arrivare alla fine del mese, ventenni ricchi e viziati che non s’accorgono manco dell’esborso. Ma in ogni caso si tratta comunque di persone che hanno una passione e che quel giorno convergono in quel posto lì. Come artista credo che mi sentirei fomentato all’idea di avere un pubblico così ben preso, che cercherei di proteggerlo ad ogni costo e di farmeli amici per tutta la vita. Il primo passo, invece, è rimuovere l’idea di questa gente, tipo, far finta che non esista. Un’altra domanda: 700 euro sono davvero un’assurdità in un mondo nel quale i biglietti stanno tra i 70 e i 100 euro? Far pagare 100 euro un concerto su un prato è folle da ogni punto di vista che non sia quello di sfruttare il fanatismo per la musica. Quante persone andrebbero a vedere XXX a San Siro? Quanto sarebbero disposte a pagare queste persone? Il totale genera i cachet, i cachet generano i prezzi dei biglietti e a un certo punto arrivano i bagarini. Poi qualcuno riesce a fare un ragionamento a mente fredda e pensare che invece di far arricchire le sanguisughe puoi fare il salasso direttamente tu. Non credo sia compito mio o delle Iene (ma diamogli almeno il credito di aver sollevato per una volta un polverone sensato) dire se questa sia o meno una “truffa legalizzata”. Diciamo che se non lo è, è quantomeno un modo efficiente di mungere la mucca fino all’ultima goccia.

Dal punto di vista degli artisti non mi ci so mettere. Non riesco a capire in che modo una persona disposta a spendere 700 euro per vederti suonare dal vivo in un piazzale con un’acustica di merda riesca ad entrare nel normale ordine delle cose. E lo stesso per trentamila persone disposte a spenderne 50 o 100. C’è un sacco di gente che s’incazza per il costo dei concerti, ma non sono quasi mai gli artisti, anzi le storie degli artisti che s’arrabbiano per il costo dei biglietti scarseggiano. Ne ricordo una su James Murphy, quello degli LCD Soundsystem, che in occasione dell’ultima data del gruppo subì un attacco dei bagarini online e aggiunse altre tre o quattro date nello stesso posto per mandare invenduti i biglietti scalpati. C’è la battaglia dei PJ contro Ticketmaster, che aveva quasi fatto sciogliere il gruppo senza cambiare di niente lo stato delle cose. Oppure tocca tornare ai soliti Fugazi che anche alla fine della carriera si guidavano il furgone e tenevano i concerti a prezzo politico, smenandoci col portafoglio in prima persona. Non dico che la Pausini debba mettersi in giro col camioncino tipo Ian MacKaye, ma alla fine di tutto il casino e dei teatrini e delle indagini del Codacons e delle proposte di Franceschini, il sistema attuale sguazza in una situazione nella quale l’artista sta confinato sul palco, il pubblico s’accalca in platea e tra i due c’è un buco transennato di 6 metri, in cui nessuno si avventura e in cui nel tempo s’è infilato di tutto -impurità, parassiti, vermi, pus, bagarini, perquise, venditori ambulanti e birra svanita. Il tutto in dosi talmente enormi da rendere impossibile guardarsi davvero tra pubblico e artisti, e allora vaffanculo. Se 100 euro sono la normalità di un concerto in uno stadio, 700 euro sono un’aberrazione plausibile, e tanto vale iniziare a starsene a casa e fargli fare qualche bel buco finanziario. Chissà che non abbassino la cresta ed evitino di elevare l’allegria a sistema, così magari la prossima volta che scende Bob Mould in italia il biglietto costerà quanto sta scritto sul sito.  

9 thoughts on “PAGARE LA MUSICA – l’etica protestante e lo spirito del bagarinaggio spinto

  1. 50/70/100€??? in inghilterra america non farebbero una piega…

    https://3.bp.blogspot.com/-W1T4t0tNYZo/VysbzRGE2iI/AAAAAAAAWz4/X-whNxnoGMY9zySybs_-wMRd0rW6F_rRgCLcB/s1600/unspecified.jpg

    [cit.]
    Biglietti $399 per tre giorni, i biglietti in platea vanno dai $699 ai $999 ai $1,599. Per l’intero festival si va dai $999 ai $1599.
    Per ogni concerto $199. [/cit.]

    basta non andarci…chissenefrega…il fatto è che 10 anni fa Bob Mould avrebbe suonato probabilmente in un centro sociale…adesso i centri sociali non esistono più e si pagano 30 € all’estragon!!!

    l’estragon, il locale “del partito”, non ne esce bene ma a dire il vero in linea con quello che faceva già 15/20 anni fa quando studiavo a bologna

    per mettere altra carne sul fuoco, a parte qualche “feticista del supporto” o qualche boccalone del i-store la musica non si paga/compra più e i musicisti vivono solo di live ( con internet il supporto è morto ). 15 anni fa avresti speso, 20.000 lire di live e 20.000 lire di CD…adesso paghi solo il live…e il disco di bob te lo ascolti su spotify

  2. questo è un discorso (non si compra più dischi, ti faccio pagare tanto il live) che vale più per il pop..
    Intanto io penso che molti come me se trovano un zen arcade in vinile se lo comprano..
    e comunque non credo che nell’alternative rock, punk etc.. si vendano poi tante copie..

    il punto è che se porti avanti, rappresenti una certa etica (paroloni) .. dai non puoi farti sfruttare da tour promoter e chessoio..

    per fare un confronto gli agent orange qualche anno fa li vidi all’atlantide di bologna
    in 50 x 5e a testa… 🙂

  3. atlantide occupato…ah che bel posto e che concertonionioni…peccato sia stato sgomberato…

    È Vero che quasi tutte le band alternative non hanno mai vissuto di cd…però cioè…o sei “i fugazi” oppure se parti dall’america per suonare qui sarebbe fantascientifico fare tutto un tour a gestione DIY …
    Bob Mould ha quasi 60 anni…deve farsi il tour con il sacco a pelo?
    ma daiù!!!si appoggia ad un’agenzia e bella li!!! la colpa non è sua…è che qui da noi i club sono tutti pseudodiscoteche…da quello che so qui a milano all’alcatraz il concerto finisce a mezzanotte …poi tutti fuori che deve iniziare la seconda serata disco-tamarra…vuoi fare due serate? due biglietti

    ..chissà poi come sono abituati oltreoceano…magari questi ragionamenti da loro non hanno assolutamente senso.
    e chissà in germania come funziona che i gruppi suonano nei centri giovanili del comune…poi guardi le date e un gruppo americano fa…4 sere a londra, 8 sere in spagna, 8 sere in francia, 20 sere in germania e 2 in italia FORSE!!! perchè????

    comunque vorrei sapere quanti cazz di soldi prende l’estragon dal partito…visto che ha in mano (o aveva) tutte le serate della festa dell’unità di bologna…

  4. e zen arcade te lo compri solo se lo trovi ad un qualche mercatino…se non l’ha ristampato bob del tuo acquisto non prende manco un eurocents

  5. beh io ho messo l’antitesi agent orange-atlantide apposta..

    più o meno stessa età e stesso pubblico..
    come la mettiamo? (provocatore mode on 🙂 )
    non penso che i primi girino con il “sacco a pelo” ..
    saranno ricchi di famiglia?
    oppure appunto mike watt al freak out
    oppure ancora quel concerto bomba degli hotsnakes che stato sempre al freakout

    ora non pretendo che devi suonare sempre e solo nei centri sociali o in minuscoli club

    ma neanche disinteressarti completamente di tutti gli aspetti come dire.. logistici e finanziari? che girano attorno al tuo live..
    sarò un sentimentalista ma per quanto poi suoni bene e forte..
    e ci metti tutta la tua passione..
    e per quanto io ami la tua musica..
    quando accadono queste situazioni “spiacevoli” fai perdere una parte della magia del momento …
    oddio cosa ho scritto non lo so.. 🙂

  6. si, sei un sentimentalista…

    a parte che gli HD in quegli anni erano famosi tipo i dinosaur jr…passati su Mtv. ..gli agenti Orange erano tipo i derozer…ma per me gli agenti Orange fanno ancora i tour con il sacco a pelo…ma ci sta, ma sono scelte. ..non condanno o incenso ne l’uno ne l’altro…ma a 60 anni se hai dedicato una viTa al r&r puoi anche permetterti un tour in albergo 3 stelle…

    cioè un po’ di realismo…

    se mi dici il gruppo punk alternativo di 25enni è giusto che facciano il tour con il sacco a pelo…bob forse è più vecchio di ligabue…comunque massimo rispetto

  7. a me francamente non interessa pagare la pensione di bob mould, così come d’altro canto non pretendo che vada in giro col sacco a pelo. nel suo caso è un discorso personale: non voglio spendere 30 euro a concerto, perchè voglio vedere dei concerti. lui può tranquillamente puntare a un pubblico da 3 concerti all’anno e speriamo che riempia il palatrussardi o quel che è, però insomma, io decido per me.

  8. ma infatti…l’ho scritto nel primo post … basta non andarci…sono scelte…
    però se vai all’estragon…locale che ha 20 anni…sai dove vai a parare…è come se uno si lamentasse della birra di merda piccola a 5 euro dell’alcartraz (in 10 anni a Milano mai andato)…

    però siamo onesti…a parte atlantide/scintilla/cox/cs abbestia vari dove io stavo bene…non è che nel momento di massimo splendore dei vari livello link Leoncavallo Pedro o rivolta…fosse tanto meglio…

    e non è che 20 anni fa le 15.000/20.000 lire per i nbt o manorastroman fossero pochi per me …

    comunque se per te andare a vedere bob sia pagarli la pensione…boh…ok…bella li…ci sono tanti gruppi giovani che valgono e costano meno

    ricordo 15 anni fa un concerto di j mascis a mirandola in un centro Arci. ..lui chitarra e voce e 40 persone a 5 euro…10 anno dopo si è fatto super tour con i dinosaur jr all’Alcatraz….va così

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