100 canzoni italiane: NON PAGO AFFITTO (SwaG NeGri)

Stasera era prevista una specie di guest-starring di Bello FiGo al Baccara di Lugo, evento annullato in seguito alle minacce ricevute dal locale. Si tratta solo dell’ultimo di una serie di episodi identici di cui continua ad arrivare notizia da fine anno scorso ad oggi. Un brevissimo excursus: Bello FiGo è una specie di LOLrapper, nel senso, uno di quelli venuti fuori sull’onda dello youtubbismo applicato al rap italiano (un fenomeno che da certe meravigliose concezioni DIY tipo i primi esperimenti Swaiz/Truceklan si è allargato in tempo zero alla base fino a diventare appannaggio di gente con problemi mentali, gente con finti problemi mentali, imprenditori in erba e gente regolare in cerca d’attenzione; un fenomeno di cui praticamente nessun giornalista serio, tra l’altro, si è occupato nei termini in cui avrebbe meritato). La sua roba era relativamente più complessa della media, una specie di Andy Kaufman molesto del LOLrap senza una vera e propria cognizione di causa. Bello FiGo, di origini ghanesi, ha una storia costellata di scaramucce con questo o quell’altro: è uno dei bersagli preferiti di un certo tipo di gentismo fascista alla gricia, poco importa che fosse qualche sparuto cazzaro su Facebook o i diss della Dark Polo Gang. Tutto è uscito di scala nel dicembre del 2016, in ogni caso: ospitato da Belpietro a Dalla vostra parte, Bello FiGo è stato messo in mezzo a uno studio a prendere insulti da alcuni intellettuali italiani (Alessandra Mussolini e gente simile) mentre sotto passavano stralci di Non pago affitto. Ricordo abbastanza bene la sera in cui è successo: stavo facendo disegnini al tavolo della cucina e nel contempo provavo a cimentarmi per la terza o quarta volta nell’impresa di ascoltare tutto Elseq 1-5 dall’inizio alla fine. In effetti stavo andandoci abbastanza vicino, poi qualcuno su Twitter e Facebook ha iniziato a condividere in maniera febbrile questa trollata di Bello FiGo alla Mussolini. Che trollata in senso stretto non è stata: il rapper s’è trovato in studio a fare l’unica cosa possibile, cioè bisbigliare un paio di frasi ogni tanto senza svelare mai, nemmeno per sbaglio, che si tratta di nonsense ironici sugli stereotipi dell’immigrato. È stato così che il personaggio ha fatto il definitivo salto di qualità, in quella modalità contemporanea da social che non ammette la presenza di mezzi toni. Da mentecatto ad intellettuale di riferimento in 48 ore al massimo. Di solito questa merda rientra con la stessa velocità con cui è esplosa, ma Bello FiGo ha qualche potere inspiegabile che manda fuori di testa i neofascio/leghisti. Di lì a poco si è iniziato ad avere notizia di date annullate per minacce ricevute, con la polizia che fa sapere di non aver intenzione di intervenire e garantire la sicurezza nei locali, e i gestori che se ne lavano le mani e chiudono le serrande. Quando succede in posti come Roma o Milano o quel che è mi arrogo il diritto di non pensarne nulla, perché vivere (in) una città di quelle dimensioni presuppone un certo tipo di atteggiamento che non riesco ad avere fino in fondo –in altre parole se un locale di Roma decide di non far suonare Bello Figo penso che non siano cazzi miei o che comunque non posso dare davvero un giudizio. Il Baccara di Lugo è una storia diversa, un posto in cui non sono mai entrato di persona ma che conosco tramite annunci pubblicitari da quando sono bambino –una specie di entità astratta del divertimento in Romagna. Qui da noi del resto ultimamente l’intolleranza viaggia tranquilla e ben supportata dalle popolazioni: dopo Gorino è stato fatto un picchetto a Marina Romea, e se non sbaglio a Borello

(avete notato che questi picchetti anti-accoglienza li fanno tutti in paesi tipo appunto Gorino FE o Borello FC o Marina Romea RA, vale a dire cittadine in cui basta passarci senza scendere dalla macchina per capire che qualunque purezza da salvaguardare se n’è andata affanculo per conto suo da decenni?)

Sto divagando. Il punto è che Bello FiGo è diventato uno sport totalmente diverso, in cui un nuovo livello di idiozia culturale viene vestito con gli abiti vintage del conflitto politico-sociale anni settanta. Incidentalmente, sembra anche uno dei pochi casi in cui la musica entra ancora nella realtà politica e sociale quotidiana. 

Anche se della musica di Bello FiGo non sono disposti a parlare in molti, o almeno non in molti tra quelli che di solito amano parlare di musica. La ragione è che Bello FiGo è fondamentalmente un cazzaro, rappa malissimo e manco si degna di far uscire dischi. Se ne sta lì su Youtube e quella è la sua dimensione. Non è raro leggere commenti sprezzanti che parlano di lui e di certi involontari compagni di scena nei termini di una specie di submusica, una cosa che s’è insinuata nottetempo in un discorso artistico rovinando i teoremi e venendo sopportata/supportata in quota estetica trash. Sono soprattutto i commenti sui social network a settarsi su questi livelli, ma non è impossibile leggere di Bello FiGo in questi termini su riviste e siti più o meno blasonati. Non ha moltissima importanza ai fini dell’analisi che una mina tipo Sono bello come profugo (SwaG Razzismo) –Wesley Willis misto Death Grips ma meglio- bruci di una fotta introvabile se non qui. Poi, certo, è questione di gusti, e si può senza dubbio liquidare tutta la sua roba con un laconico “fa cagare” di cui nessun Bertoncelli verrà mai a chiederci conto, ma nel farlo continuiamo a rendere omaggio a un canone estetico che (a parte essere sbagliato, e sarebbe il meno) sta massacrando qualsiasi tentativo di legare la musica al mondo in cui viviamo, a livello mondiale. 

Un esempio al negativo: domenica sera ci sono stati gli XX a Che tempo che fa.  Dopo che il gruppo ha suonato il suo ultimo singolo, 6.5 a star larghi, Fazio si è avvicinato e ne ha parlato, visibilmente emozionato, usando lo stesso frasario sfoderato da chi li ha recensiti in qualunque sito o rivista musicale musicale. Blablabla l’eleganza blablabla perfetto per le le colonne sonore le sfilate blablabla il suono più giusto dell’oggi. Bellissimo discorso, per carità. Il paradosso è che molta della gente che parla degli XX in questi termini, in Italia, è la stessa che con l’altra mano inchioda da dieci anni Fabio Fazio alla croce del cosiddetto buonismo, in uno di quei loop culturali tipicamente Bello FiGo. Ora non voglio dire che ascoltare Bello FiGo sia più sano che ascoltare gli XX (anche se tutto sommato lo è), ma c’è un motivo per cui 1 la musica degli XX sta bene dovunque tu la metta e 2 tutti gli articoli sugli XX fanno sbadigliare. 

(si parla di loop culturale alla Bello FiGo  quando decidi di metterlo nel culo ai benpensanti e ai buonisti, ti cali le mutande per procedere e tutt’a un tratto inizi a sentire una fitta dietro) 

C’è un bell’articolo di Mattia Salvia, su Vice, in cui si parla della relazione tra Bello FiGo e tutto il sottobosco militante/autonomo, cioè l’unico sottoinsieme della popolazione italiana ancora interessato a menarsi con i militanti di destra. “è sintomatico che di fronte alle intimidazioni che ha subito nelle ultime settimane, non ci sia stata da parte del movimento una presa di posizione netta. “Il fatto che Bello Figo abbia generato questa dinamica di divisione è positivo: a noi interessa che la società sia costretta a scegliere da che parte stare,” ha concluso Ivan. “Come movimento bisognava fare questo, abbiamo perso un’occasione per stare dietro a una cosa che sarebbe stata compresa da tantissime persone.” La mia generazione ha sempre avuto un sacco di minchiate per la testa, ma almeno siamo riusciti a vivere un periodo nel quale era ancora possibile associare per grandi linee un certo senso di rivalsa sociale e un certo tipo di musica che usciva in quegli anni. Nel 2017 ci sono cause molto più calibrate e intelligenti delle nostre, e problemi molto più pressanti, ma vengono sollevati da gente che a quanto ne so ascolta ancora Clandestino di Manu Chao –e quasi tutti coloro che percepiscono l’assurdità di questa cosa consiglierebbero di passare gli XX o i Death Grips. 

Non è che gli altri siano messi meglio, sia chiaro. A parte il relativo svilirsi del concetto di ronda (qualsiasi paese di campagna ha i suoi bravi cittadini che pattugliano le strade in cerca di quelli che entrano a rubare in casa nelle notti d’estate, spesso organizzati in gruppi bipartisan o direttamente apolitici), in passato sembrano aver perso tempo in battaglie più interessanti. Anzi, a conti fatti la sostanziale inesistenza a livello mediatico di Bello FiGo pre-Dalla vostra parte sembra indicare che quelli che vogliano impedire al rapper di esibirsi in pubblico siano gente che prende indirettamente ordini da una classe politica/intellettuale capeggiata da Alessandra Mussolini. Ma forse c’è un processo cognitivo di cui non sono a conoscenza e che rende il tutto molto più fascinoso di quanto io pensi. Di mio faccio fatica a ricordare le pochissime volte in cui ho rischiato personalmente un paio di schiaffoni, men che meno a un concerto. Le cose allora funzionavano in una maniera abbastanza lineare: qualcuno voleva che il concerto si svolgesse, qualcuno voleva che non. Gli sbirri stranamente andavano sempre a dare una mano a quelli del no, e dopo un po’ uno si fa pure l’idea di esser dentro a un gioco leggermente truccato, ma al di là delle questioni ideologiche va detto che quantomeno da una parte e dall’altra c’era gente con un interesse. Le ragioni degli uni e degli altri nel lungo periodo decadono con lo stesso ritmo impietoso, ok, ma in tempo reale entrambi gli schieramenti stanno difendendo un loro diritto percepito. La differenza con l’oggi, e il motivo per cui questa vicenda ha almeno una dimensione di grottesco che va oltre al testo di Non pago affitto, è che oggi non sembra esserci qualcuno davvero disposto a fare a botte per vedere un concerto di Bello FiGo. E a dire il vero non c’è stato nemmeno un raid di Forza Nuova (o Casa Pound o chi per loro) ad un suo concerto che abbia fatto dei feriti; è tutto gestito sulla base di una sorta di conflitto intrinseco alla nostra idea di cultura, da cui peraltro passiamo almeno due ore a settimana a dissociarci usando la parola “italiano” in senso vagamente dispregiativo. 

Per certi versi tra l’altro questo risponde ad una domanda che alcuni di noi si portano dietro dalla prima volta che abbiamo letto Gibson: è possibile mettere in essere un conflitto sociale violento che investa nient’altro che la sfera psichica e il cyberspazio, e magari su qualcosa di cui se a nessuna delle parti in causa frega davvero? 

(giusta osservazione, qualsiasi causa sociale di successo ha coinvolto, nelle fasi di massimo hype, un notevole gruppo di imbucati generici e gente che ci stava dentro per scopare. Ma non credo che si possa davvero scopare ai concerti di Bello FiGo)

È indicativo che tutto questo stia succedendo intorno ad un personaggio che non dà l’idea di essere particolarmente intelligente, o particolarmente capace di leggere la propria realtà. Di Vasco Rossi si diceva che “cantava un malessere serpeggiante”, o stronzate del genere. Se lo chiamate SwaG per me non c’è differenza, e forse in questo Bello FiGo è solo uno che non ha la sfortuna di possedere gli strumenti cognitivi che ci sono toccati in sorte per decodificare la realtà. L’altro ieri mia nipote ci ha mandato il video della festa di carnevale delle medie, e un suo compagno sfilava vestito da Bello FiGo. Questa cosa può non voler dire niente, o può voler dire che qualcuno sotto i diciott’anni riesce a percepire come “figo” un ragazzino poco più grande di lui che parla di scroccare l’ospitalità a Matteo Renzi. Alcuni di loro potrebbero perfino provare ad informarsi, ma non è questo il punto. Musicalmente il punto potrebbe voler essere che se avessi un figlio di 13 anni sarei più felice di darlo in pasto a roba brutale e senza senso come questa, piuttosto che imporgli chissà quale surrogato di cultura pop alta che lo salvi dalla perdizione. Politicamente il punto potrebbe essere che nemmeno io faccio opraio, e allora di che cazzo sto parlando. 

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