Il pezzo introspettivo

I Linkin Park erano un gruppo del cazzo. Le circostanze storiche li hanno inchiodati ad un periodo nel quale il crossover stava cercando una band che simboleggiasse il salto dello squalo, e il loro disco d’esordio arrivò semplicemente al momento più giusto, o al momento più sbagliato. Vendettero troppo e troppo in fretta e furono spremuti dall’etichetta come si conviene alle sensazioni del pop rock con la scadenza scritta davanti a caratteri cubitali. La loro carriera è continuata fino ad oggi, e se me lo chiedete non saprei davvero dire perchè. Hybrid Theory era talmente sputtanato e melodico che quando uscì il primo singolo dell’album successivo s’era tutti pronti a cacargli sopra; non c’era già quasi più gusto a farlo. E in effetti il primo singolo di Meteora, Somewhere I Belong, era davvero una merda improponibile

o no. Mi ritrovai ad ascoltarla in condizioni al limite dell’umano: sei o sette pasaggi uno in fila all’altro, presa bene sull’ultimo break con Bennington che si scortica le corde vocali, e tutto questo impianto fragile nel testo che s’accompagnava ai chitarroni. Era un pezzo introspettivo. “Introspettivo” è proprio l’aggettivo che usai, durante una telefonata con Matteo, non so chi dei due fosse più stupito che l’ultima canzoncina di un gruppo del cazzo come i Linkin Park ci prendesse così bene. “Introspettivo” è una parola improbabile, una po’ da critico musicale: in prospettiva mi sono vergognato talmente tanto di averla usata che ancora oggi se mi capita sotto gli occhi ripenso alla canzone dei Linkin Park.

La buona notizia è che il resto di Meteora non era un granché. La critica ci pisciò sopra senza fare una piega, i Linkin Park si accontentarono di venderlo ai ragazzetti, portarono a casa un altro record di vendita e dissero addio al sogno umido di un’immortalità artistica che a scapito del singolo  introspettivo non avevano il cervello manco per immaginare.

Da lì in poi non ci ho più voluto avere a che fare. Per quanto possibile, almeno: i Linkin Park, come tutti i gruppi del cazzo di straordinario successo commerciale, erano talmente pimpati e pompati che la loro musica s’è trovata a far da colonna sonora nelle situazioni più disparate. Uno non può scegliere il modo in cui entra nella storia, e di solito si consola pensando che la maggior parte degli altri nella storia non ci finisce proprio. Ma i Linkin Park se li prese in carico un visionario. Nel 2006 usò una loro canzone, Numb/Encore, per musicare la scena di apertura del remake di una serie TV che lo aveva reso famoso negli anni ottanta. In maniera probabilmente accidentale si tratta di una delle più belle scene mai viste al cinema, e del film più bello degli anni duemila. Io tendo a sopravvalutare tutto quel che dice Michael Mann, così negli ultimi dieci anni ho ripreso in mano i Linkin Park e di tanto in tanto mi riascolto qualcosa. La mia canzone preferita dei Linkin Park è Somewhere I Belong, il pezzo introspettivo. La seconda che preferisco è Numb/Encore, che è sempre  introspettiva, e riascoltando i Linkin Park te ne accorgi subito che di introspettivi come loro ce n’erano pochi, e che lo erano quasi sempre e almeno avevano il coraggio di esserlo senza enfatizzare troppo. È ragionevole pensare che il suicidio di Chester Bennington non farà un granché per ridimensionarli artisticamente: erano un gruppo del cazzo. Se solo tutti i gruppi del cazzo fossero come loro. 

11 thoughts on “Il pezzo introspettivo

  1. A circa 20 giorni dall’I-Days, nel disperato tentativo di trovare ragioni fittizie per giustificare il fatto che ci sarei cmq andato, mi sono riascoltato Hybrid Theory.
    Ricordo di essere rimasto impressionato da come non fosse invecchiato di un secondo, tanto sorpreso che twittai (oddio che merda di verbo) definendolo una bomba.
    Hybrid Theory è una bomba, pochi cazzi.

    Poi al concerto ci sono andato, mi sono preso male, ho odiato esserci e me ne sono andato prima che salissero sul palco. Ho sentito dei pezzi mentre percorrevo i 20km che mi separavano dall’auto.
    Il giorno dopo ho trovato sul tubo tutto il set, riprese professionali. L’ho visto. Piuttosto sgonfi per una performance vista su schermo, ma la scaletta era dignitosissima. Ho sentito un amico che era con me a monza e ci siamo pentiti di non essere rimasti.
    Pensa come la vediamo oggi.

  2. Conclusione perfetta. La verità è che mi facevano cagare e mi divertivo pure a sfotterli, ma che se esce una petizione per far sì che i Linkin Park siano la cosa peggiore in cui si possano mai imbattere le tue orecchie io torno indietro nel tempo e la firmo nel ’55.

  3. @David Bowie – non ho capito
    @Manq – ho fatto più o meno la stessa cosa al sonisphere di qualche anno fa, quello a imola. erano il secondo giorno, avevo perfino elemosinato un accredito ma poi mi sono preso male e sono andato solo il giorno prima. oggi me ne pento.
    @Valido – mi ricordo con un certo amore una conversazione tra me e te sul fatto che Chester avrebbe interpretato un cinese nel secondo Crank.
    “ma dici Mike Shinoda?”
    “No, proprio Chester Bennington.”
    “WTF”
    “Esatto”

  4. Che odio profondamente i pezzi finto-commemorativi in cui chi scrive usa il defunto per mostrare al mondo quanto ce l’ha lungo.

  5. @David Bowie – Ok, capito. Mi giustifico rispondendo che in questo blop parlo di musica, uso le cose che succedono per scrivere -non so fino a che punto questa roba rispecchi la taglia del mio pisello, peraltro decisamente indegno di nota. Però effettivamente è una cosa su cui non mi sento pulitissimo e se ti va mi piacerebbe parlarne in privato -la mia mail è disappunto@gmail.com. Se ti va.

  6. @David Bowie: invece a me il pezzo sembra molto chiaro: i LP fanno cagare ma visto l’amore che Disappunto ha per Michael Mann riesce a mandar giù in qualche modo anche alcuni pezzi di quel gruppo del cazzo. Ergo: l’amore (per Mann) vince sempre sull’odio (per i LP).

  7. @FF mi sembra un’inutile perdita di tempo. Tu fai come credi, io mi sento libero di esprimere il mio – ehm – disappunto.
    @Felson mi sembra abbastanza una stronzata. Quanto meno un volo pindarico, una forzatura.

  8. @David Bowie: io non ci vedo nessun volo pindarico. Se ti piace il cinema, nel senso che vedere un film va oltre impegnare due ore del tuo tempo (cosa che non è automatico debba succedere a tutti) è tranquillamente possibile rivalutare della musica in virtù dell’uso che se ne è fatto in un film.
    Per dire, per me “where is my mind?” senza Fight Club varrebbe un decimo.

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