è televisivo, è nazionalpopolare, fa discutere.

“La verità è che ci rode non aver più 15/20 anni ed essere lì, a strafottersene, a guardare il concertone dal vivo, ancora lontani dai veri problemi e invece a gridarli come se fossero già nostri, a sventolare bandiere ma anche no, a pensare domani di far buca a scuola, a cantare, ballare, bere e pomiciare. E invece siamo qua sui nostri computer a commentare la festa un po’ incattiviti, a fare la pulce ai cantanti, perché noi dentro quella festa non ci siamo più.” Lo dice un mio contatto Facebook, spiazzandomi sensibilmente: non so quanti di voi hanno mai considerato –anche alla lontana, anche per fare un favore alla morosa o non so manco io che altro- di prendere un treno e andarsi a vedere il concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni. A me non è mai capitato. Sono quegli impulsi legati al rock di massa a cui non sono mai riuscito ad accordarmi nonostante io sballi per il rock di massa dal giorno uno –tipo quelli che vanno a vedere Arezzo Wave, presente? Non so, mi fa proprio schifo l’idea. Questo per dire che forse sull’argomento in essere sono un po’ insensibile, e magari indegno d’aprir bocca, non so. 

Sono rimasto inchiodato al muro da quella cosa che scrisse Luca Frazzi vent’anni fa: “a chi servono, se non a se stessi, i CSI primi in classifica?”. Mi torna in mente una volta a settimana, e anche di più quando le contingenze lo richiedono. Ad esempio oggi è il 2 maggio e ancora infuria il dibattito in merito al Concertone. Il Concertone (nomignolo del tradizionale Concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma) è una sorta di Sanremo per indierockers all’amatriciana: è televisivo, è nazionalpopolare, fa discutere. Il fatto di non essere Sanremo e non avere quel tipo di selezione all’ingresso (a Sanremo si preferiscono gli anzianotti e i giovani che potrebbero passare per tali) ha reso inevitabile che il bill di ogni edizione si costruisca sulla base dello scontro ideologico tra la volontà di essere cutting edge, di rappresentare in un contesto televisivo/nazionalpopolare la musica di oggi, e l’incapacità strutturale di essere cutting edge in un contesto televisivo/nazionalpopolare. Il fatto è che questo scontro ideologico è talmente alla luce del sole da far sì che il Concertone sia impossibile da amare davvero e impossibile da criticare fino in fondo. Al di là delle questioni politiche, in effetti, le discussioni in merito al Concertone sui social seguono tutte una manciata di direttrici. E vado ad elencare: 1 com’è possibile che in questo paese esista ancora un pubblico che riesce a sentirsi rappresentato politicamente o musicalmente da Teresa De Sio e dai Modena City Ramblers? 2 Come si può permettere a gente come Galeffi di calcare indisturbata un palco che fino a 10/15 anni fa competeva agli Afterhours? 3 Chi cazzo è Galeffi?

Fine. Poi naturalmente ci sono le contropolemiche: perché siete infastiditi (il generico voi che chiama in causa una fantomatica maggioranza silenziosa di hater e mezzeseghe) dall’esistenza di Teresa De Sio? Perché non date una possibilità a Galeffi? Perché fate così orgogliosamente sfoggio della vostra ignoranza? Poi ci sono le contro-contropolemiche e i vari gradi di giudizio, tutte cose che moltiplicano i livelli di astrazione legati allo scrivere di musica in quel modo che ti mette in imbarazzo quando ti rileggi a due o tre giorni di distanza; poi arriva qualcuno che chiude i conti sentenziando “e comunque il concerto di Willie Peyote era tutto esaurito”, ché noi si parla male degli artisti per ridurgli il flusso di cassa. Però tutto questo chiacchiericcio è così grosso e pervasivo da far nascere interrogativi più interessanti in merito al Concertone, e alla situazione di quella musica lì in Italia. Metto i primi tre che mi vengono in mente.

1 Perché Sfera Ebbasta e Cosmo sono cutting edge e la Bandabardò no? Voglio dire, è vero che la patchanka ha sfrangiato i coglioni, ma almeno ci si è attaccata addosso come un brutto male e ha generato un senso identitario e geografico forte, il quale per giunta non mi sembra abbia più grandissima rappresentanza al di fuori della Puglia. Ecco: a che cazzo serve uscire dalla patchanka se l’unica alternativa percorribile sembra esser figlia di trent’anni di puttanate imperialiste senza identità?

2 Visto e considerato che a gente come Agnelli e Brunori vengono affidati programmi televisivi su base regolare, che entrambi vanno a ramazzare nello stesso bacino del Concertone senza fare una piega, che la stampa di settore tende a sbrodolarsi le mani sui risultati artistici di tali programmi e tutto il resto, chi cazzo se ne frega di chi suona al Concertone?

3 Altra domanda: avete mai conosciuto un gruppo per via del fatto che ha suonato al Concertone? Questa in realtà è una domanda seria: a me non ne viene in mente nessuno a parte i i Bud Spencer Blues Explosion, una cosa di cui non mi sento particolarmente grato alla CGIL.

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2 commenti su “è televisivo, è nazionalpopolare, fa discutere.

  1. io ho conosciuto i radiohead, cioè li vidi sul palco e il giorno dopo andai a comprare “the bends”. magari molti (soprattutto voi) penseranno che è da sfigati (soprattutto ascoltare i radiohead oggi, e infatti quasi non li ascolto più), eppure considerate le cose che ho letto in questi giorni (il concertone non l’ho visto, perché ero occupato a fare lo sfigato nostalgico al comicon) magari questa è una di quelle occasioni in cui essere così “vecchi” non è poi così male. salute a voi, bastonatori.

  2. kiko il said:

    io ho conosciuto i tiro mancino via il concerto del primo maggio. ero in italia e accesi la tv e c’era il concerto del primo maggio vidi questo gruppo che cantava una canzone sui 40 anni. poi su wikipedia li ho cercati e ho visto che il cantante e’ nato 12 giorni prima di me. e ho comprato il disco. vabbe solo quella canzone mi piace. ma prima non sapevo chi fossero.
    poi non mi e’ piu; capitato di vedere il concerto del primo maggio. pero’ leggo tante polemiche al riguardo e non ne capisco il motivo.

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