(fine)

Questo è l’ultimo post che scriviamo su Bastonate.

Esistiamo dal maggio 2009 e abbiamo scritto 2113 articoli. L’archivio rimane tutto online e abbiamo ripristinato una colonna di navigazione per aiutare a muovervi dentro al sito. Continueremo a fare uscire, in maniera molto sporadica, la newsletter Bastonate Per Posta. Se volete iscrivervi, o anche solo sapere di che si tratta, cliccate qui.

Per tutto il resto ci si becca in giro. Matteo ha scritto una cosa, sta qui sotto. La lista delle persone da ringraziare per questi nove anni è talmente lunga che anche solo pensare di provare a stilarne una ci fa paura. Però davvero, grazie. 

Francesco

_________________

 

È stato naturale, mi è stato chiesto e ho detto di sì. All’inizio eravamo in quattro, uno dei quali non ha mai scritto una riga; lo vedevo nella lista dei collaboratori, poi non l’ho visto più. Non c’era una linea, la sola vaga idea era parlare di musica ad alto volume di cui fregasse zero al 99.9 periodico e moltissimo allo zero virgola, dissociati ossessionati che probabilmente non esistevano da nessuna parte se non nelle nostre teste. L’ho presa alla lettera, iniziando a parlare di cose di cui non avevo letto da nessuna parte in nessuna lingua o quasi; a volte era roba che mi era capitata tra le mani quando scambiavo cassette per posta, altre volte roba di cui ricordavo di avere letto su qualche fanzine che da allora trattenevo in memoria, altre invece roba che avevo scaricato a caso da mikeattacks tra il 2002 e il 2003 di cui nessuno ancora aveva parlato – per chi non c’era, mikeattacks è stato il vero regolatore del gusto da quando esiste Soulseek; dalle sue cartelle si sono abbeverati, direttamente o indirettamente, quasi tutti quelli che scrivono da qualche parte oggi, di più: la ragione per cui certi gruppi e certe scene hanno trovato spazio in Italia. Non la stampa specializzata, non i blog, non i social network (che allora nemmeno esistevano): le cartelle di mikeattacks su Soulseek.
Poi sticazzi anche di quel proposito; chi c’era buttava su la qualunque, in qualche modo il quadro globale aveva un senso per qualcuno oltre a noi. Io ho cominciato a scrivere delle cose che avevo visto o volevo vedere, una via di mezzo tra appunti sparsi alle sei del mattino di ritorno da una serata chissà dove e qualcosa nelle intenzioni ispirato alla rubrica di Red Vynile su Frigidaire: sentivo qualche cazzata detta da qualche estraneo sull’autobus, in un negozio di dischi, a un concerto, la riproponevo alzando ulteriormente l’asticella dell’ignoranza. Non rileggevo, mai riletto una riga, nemmeno per correggere la punteggiatura; buttavo su e basta. Certo il 99.9 della mia merda oggi mi farebbe scappare via urlando, l’altro zero virgola mi farebbe ponderare la mia mortalità, ragione per cui ho sempre evitato.
Vivevo abbastanza disconnesso, sempre in bilico tra il pezzo della Rollins Band ma reale e il pezzo dei Face To Face senza la poesia; mettere in fila una parola dietro l’altra per molto tempo è stata la mia zattera, il relitto a cui da naufrago mi aggrappavo per restare a galla. Poi tutto tornava a essere il terrificante casino che stare al mondo comporta, ma intanto per qualche quarto d’ora ne ero fuori e tanto bastava. Non era niente, ma per me era importante.
Per quel che mi riguarda il primo stop è stato forzato, otto-dieci giorni che diventano settimane, poi mesi, al ritorno solo macerie. Poi un altro stop forzato, dopo il quale è diventata una necessità, la parte con un senso della giornata.
Poi è semplicemente diventata pesante. Immagino che la conclusione sia comune, altrimenti non leggereste questo ma altra roba, con altri toni, a scadenza più o meno regolare. Mai avrei pensato di chiuderla così: consunzione, lasciare andare senza la parola fine scritta da qualche parte, questi sono gli scenari che conosco meglio. E invece; c’è sempre una prima volta. Diceva bene Lindo quando diceva che la prima fa sempre male; intanto, nel caso, mi metto avanti passando direttamente alla quarta.
Non riscrivo la prima delle mie rime semplicemente perché non ho mai scritto una rima; come se lo stessi facendo in questo preciso istante.
Bella

Matteo

Precedente è televisivo, è nazionalpopolare, fa discutere.

25 commenti su “(fine)

  1. AnnaM il said:

    nel giro di 2 anni sta chiudendo tutto il meglio di Internet e ora anche voi…non va bene. è davvero questa la vecchiaia?arriva così? eppure…

  2. Busonazzo Ciano il said:

    Voglio aggiungermi anch’io ringraziandovi con una sana bastonata in perfetto stile.
    Su Bastonate ho letto, tra le altre, la miglior descrizione dei Melvins in assoluto. MC miglior recensore di musica in Italia, altro che Tixi e quell’altra manica di ritardati.
    La ripropongo perché ognuno di voi deve incidersela sulla fronte:
    “Brutti come la fame, pesanti come un macigno da dieci tonnellate rivestito di cemento armato, lenti e implacabili come la morte in un ospizio, i Melvins hanno attraversato indenni oltre un quarto di secolo di storia della musica pesante, creando scene, lambendone di striscio altre, comunque tracciando un segno indelebile in discipline tra le più diverse e disparate tra cui (almeno) metal, noise, doom, ambient, stoner, sludge e ovviamente “grunge”. Continuano a incidere dischi di cui non frega un cazzo a nessuno (a parte il solito nugolo di irriducibili più dissociati di loro) e a portare i loro grugni inguardabili e i loro temibili ventri da birra a spasso per il mondo a una media di un disco-tour all’anno, inarrestabili come un carrarmato pilotato da un mongoloide. Probabilmente soltanto la morte li fermerà. Quella di stasera è soltanto l’ennesima tappa del viaggio. Sul palco iniziano in due; sembra di vedere (e sentire) due spastici al saggio di fine anno. King Buzzo è bruttissimo. Voglio dire, più del solito. Chiunque ha accostato fino alla nausea la sua improponibile zazzera a due modelli: Robert Smith e Telespalla Bob, ma la verità è che lui somiglia piuttosto a una gattara totalmente andata di cervello, una di quelle vecchie svalvolate senza denti che vedi aggirarsi nei rioni blaterando cazzate a caso.”

  3. Giorgio il said:

    Dispiace un botto ma vi capisco. Ci penso da tempo pure io. Bella conclusione che mi ha pure toccato: neanche io ho mai riletto, certi refusi li ho sistemati dopo anni su segnalazione di qualche impavido che mi legge. Se ci ripensate ovviamente non ci fa che piacere. PS: Ora al MEI premieranno solo merda e Guglielmi che si sbrodola addosso? Che ridere che fa!

  4. Mah…
    Scrivevate cose interessanti a volte, spunti intelligenti e fantasiosi,
    però tanto per rompervi il cazzo vi dico che chiudete perchè il Blog non va più di moda, in più siete vecchi.

  5. Lupo il said:

    Eh dispiace cacchio. Grazie per tutte le belle cose.

    Ma quindi ora dove si legge di bella musica?

    Se qualcuno scrive e legge ancora di musica sull’Internet…

  6. Stefano il said:

    AH!

    era da un po’ che non leggevo un blog musicale, avevo riniziato dopo anni grazie a voi, trovando tanti spunti interessanti

    grazie per ciò che avete scritto e l’impegno!

    cmq è vero, soulseek e alcuni suoi utenti in particolare erano una manna dal cielo (e lo sono tuttora)

  7. Allospiedo il said:

    Doro mi devi una Mehari Orrico 1.4 dalla primavera del 2010 almeno
    (o forse era Helenio Herrera, comunque sempre fronte bassa rettangolare)

  8. stupazzu il said:

    🙁

    spero di rivedervi per la reunion+tour+disco pronosticabile circa per il 2023…

Lascia un commento

*