Katy Perry è una strega?

 

Instagram: @katyperry

Negli anni Cinquanta e Sessanta il Satanasso usava infiltrarsi tra le facce gentili dei girl group rappresentando quella sottile oscurità che si imbrunisce al contatto col pallore, un diavoletto scherzoso che trasformava in tragedia le voluttà della musica adolescenziale e che amava vestirsi da sera e partecipare alle danze. Seguendo una traduzione del ballo come ritualità, che deriva in qualche modo dalle tematiche superstiziose del delta folk, questa pratica maligna (puramente americana, in opposizione all’occultismo fin troppo svelato della cultura europea), senza rispondere ad alcun perché se non quello di trovare casa nei piaceri della plastica, ha continuato a dare mostra di sé nell’attualità del pop post-adolescenziale e del mondo “bubblegum”. Ovviamente rispetto alle silhouette sciancate della figura diabolica di primo Novecento il tutto si è riciclato in un’estetica oltre il confine del visibile, in linea con le raffigurazioni merceologiche del capitalismo cognitivo, trovando terreno fertile in produzioni multimilionarie. Se nel 2007 Britney si rasava a zero e Lady Gaga iniziava a giocare con riferimenti androgini, massonici e Illuminati-friendly, la carriera di Katy Perry ha ugualmente dimostrato affinità con l’altro lato.

Mentre il Washinghton Post si affretta a descrivere la nuova scena americana come un concentrato di alprazolam e tensioni portate al deliquio, la Perry risponde con un vitalismo superomistico così scintillante che viene il dubbio nasconda un motore magico o quantomeno misteriosofico. D’altra parte, come scrive Culianu, la magia nel mondo moderno, prima di una ricaduta nelle costrizioni scientiste, altro non è che «un metodo di controllo dell’individuo e delle masse basato su una profonda conoscenza delle pulsioni erotiche individuali e collettive». Una meta-scienza incentrata sul potere dell’immaginazione che lavora su quei fondamentali di psicosociologia che così bene sembrano funzionare in coppia con l’attivazione delle pulsioni sessuali: una “strategia di ritorno” che attraverso pupille dilatate e labbra rosse parla un linguaggio archetipico, di quei “sigilli siderali” a cui accennava già Ficino. Irreggimentato nel mondo ipersociale e tecnologico dell’oggi il mago-psicologo di Giordano Bruno torna, sfiorando da una parte il mondo dell’industria culturale, dall’altra le tentazioni del post-umano, come prototipo dei «sistemi impersonali dei mass media, della censura indiretta, della manipolazione globale e dei brain-trusts che esercitano il loro controllo occulto sulle masse occidentali». Ovviamente a noi non interessa nessun complottismo, nessuna chiacchiera rettiliana e neanche quelle pratiche di bassa lega che accorpano l’indagine dei videoclip alle congiure di palazzo, quanto piuttosto una valutazione della forza del simbolo come strumento di controllo del magico. Eppure niente di troppo complesso, in fondo è certamente più interessante da notare un nuovo taglio di capelli come indizio di un’affiliazione iniziatica che sviscerare ogni dettaglio sperando di scovare le ragioni di un successo commerciale; nella ricostruzione ideale di un fittizio clima di caccia alle streghe, è importante dirlo, è bene tifare per le streghe, portatrici di una matrice vitalistica in opposizione al grigiore socio-finanziario a cui il mondo del pop ci ha spesso abituato sciacallando di volta in volta rappresentazioni sessiste o razziali, il tutto ovviamente sospendendo un giudizio di qualità sulle produzioni musicali a cui eventualmente queste pratiche hanno portato.

I video della Perry si prestano da sempre al simbolo. Dark Horse (2013) ad esempio fa bella mostra dell’occhio di Horus in quasi ogni inquadratura, mentre la diva si impersona di volta in volta in Apep, la deificazione serpentiforme del caos, o in Isis alata, la dea che in ogni società occulta rappresenta la porta per la verità. Di questo brano l’esibizione più clamorosa rimane quella ai Grammy del 2014 dove la Perry rompe gli indugi e si fa introdurre da una voce fuori campo che recita: «She casts spells from crystal balls / Invoking spirits / She put me in a trance», saldando, un attimo dopo, attraverso la messa in scena il rapporto con la stregoneria. Sfere di cristallo, figure longilinee dalle corna piegate a capro, l’evocazione di un cavallo nero che rimanda all’equino apocalittico cavalcato dalla Carestia e di cui si accenna nell’Apocalisse di Giovanni, un vestito che tra le trasparenze sfoggia una templaresca croce rossa e poi la più tristemente nota delle rappresentazioni della strega: il rogo. La Perry in mezzo alle fiamme, aggrappata ad una scopa come fosse un palo da lapdancer, appaiando l’aspetto erotico a quello magico-iconografico.

Pure la recente Chained To The Rhythm – che è di per sé uno di quei grandi midtempo della Perry a cui viene naturale augurargli un bel remix polvere-di-stelle – ha qualcosa da dire in merito all’utilizzo di un linguaggio magico come controllo. Il messaggio è certamente più politico del solito: «Are we crazy? / Living our lives through a lens / Trapped in our white-picket fence / Like ornaments / So comfortable, we live in a bubble, a bubble / So comfortable, we cannot see the trouble, the trouble» canta riferendosi ad un’umanità addomesticata in un innocuo parco giochi (Oblivia/Oblivion), il cui logo è un criceto che corre dentro la tipica ruota. Oltre ad una critica semplicistica della contemporaneità Vigilant Citizen suggerisce una lettura “double think” in cui la chiamata alle armi della Perry ad un’umanità docile ed assonnata nasconde una volontà yes-global di rivoluzione permanente, che, ammettiamolo, fa bene il paio con la pubblicità ritirata della Pepsi in cui Kendall Jenner stigmatizza la rivolta di strada ed affida il marchio come strumento del potere biopolitico: «By creating specific “issues” and emphasizing solutions fixing these issues, the global elite has been hard at work creating a fully integrated world system where social and economic policies transcend national borders to be decided on a global level». La caccia all’indizio lungo il video si spreca, dalle citazioni orwelliane fino ad Essi vivono di Carpenter, dallo zucchero filato a forma di fungo atomico all’indottrinamento via occhialetti 3D come in un richiamo distopico della descrizione del futuro pilotata dalla General Motors alla New York World’s Fair del ’39. Ovviamente l’immagine plastificata di una leziosa rivoluzione del ceto medio americano può anche essere letta al contrario, e forse in ogni direzione, senza dover per forza sorreggere la lettura di Vigilant Citizen, c’è però un momento in cui la stregoneria torna a disturbare la scena che nel caso si risolverebbe come una semplice invettiva alla vanità del sogno americano; il white-picked fence, lo steccato bianco che delimita tipicamente le proprietà private, prende fuoco nell’esibizione ai Grammy Awards, corroborando con fiamme infernali la volontà di distruzione dei simboli stanziali. Predizione di un futuro di dolore? Ai Brit Awards le case prendono addirittura vita, tutoreggiate da due scheletri in odore di negromanzia. Qualcuno ha visto nelle due figure Trump e la May per cui vale l’endorsement alla Clinton, ma come spiegare la scelta di presentare un corpo di ballo formato appunto da case, non certo la struttura più sinuosa o il simbolo più seduttivo da proporre ad un pubblico di adolescenti? Venti nomadici e tribalità dei “nuovi deserti”?

Dark Horse, Grammy Awards 2014

C’è però chi è andato oltre la supposizione e ha accusato direttamente la Perry di fare affari col diavolo: un gruppo di suore ha tacciato la nostra di stregoneria e, senza giri di parole, di aver venduto l’anima al demonio. La vicenda è curiosa: due anni fa Katy ha offerto circa quindici milioni di dollari per comprarsi un intero convento a San Feliz in California, le suore si sono così opposte con ogni mezzo alla transazione sicure che la cantante potesse desecrare il luogo. La questione è finita davanti al giudice, che ha poi dato ragione alla Perry, previa autorizzazione del Vaticano; questo non ha fermato però le suore da utilizzare termini come witchcraft davanti alle autorità. Il convento, tanto per non farsi mancare collegamenti col maligno ed oltre ad essere stato teatro di suicidi, si trova accanto ad una villa in cui nel 1969 seguaci di Charles Manson assassinarono i coniugi Leno e Rosemary LaBianca, ovviamente seguendo il conosciuto e tremendo procedimento d’esecuzione rituale. Sorella Rita, nel corso del processo, ha inoltre incalzato la cantante su un’altra questione a cui ci preme accennare: cioè cosa ci facesse nel 2014 a Salem, località del Massachusetts diventata il celeberrimo simbolo della stregoneria mondiale a partire dalle terribili persecuzioni del 1692. Infatti, nello stesso anno dell’esibizione sabbatica ai Grammy, la Perry pensò bene di partecipare alla Salem Witch Walk, per molti nient’altro che un’attrazione turistica, per altri, come le suore in questione, un indizio in più, in cui le cronache ci raccontano di una Perry in visita al più antico witch store di Salem intenta a compiere “un incantesimo d’amore”. Le fotografie della scampagnata sono poi spuntate sui social, tra statue di draghi, cani vestiti da umani, sfere di cristallo e sedicenti streghe, senza farsi mancare una visita culturale al Witch Museum. In effetti nessuno sa cosa abbia portato alla Perry questa visita né dettagli su eventuali incantesimi, c’è però da dire che le ultime sortite pubbliche ce la mostrano in forma smagliante, finalmente a suo agio nello sfoggiare abiti perfettamente stregoneschi, bilanciando l’haute couture con una rivisitazione dell’abbigliamento da fattucchiera del nuovo millennio: al MET Gala di New York, tenutosi lo scorso primo Maggio, la Perry si è presentata con un Maison Margela disegnato da John Galliano di estremo impatto e dai probabilissimi sottotesti simbolici. Un décortiqué rosso in lana ricamata, stratificato su tulle e nastri di raso in “100% bright red witch”. È però il velo che copre il volto e si fa strascico a colpire di più, presentando due “torrette” di figure di geometriche a mo’ di corna posizionate ai lati della testa e la scritta in nero witness (“testimone”) sugli occhi. Testimone di cosa? Del fuoco? Inoltre la simbologia della sposa richiama senza dubbio uno dei più celebri dipinti di area misteriosofica del Novecento: La vestizione della sposa di Max Ernst, sul quale molto è stato scritto anche in chiave occultista. «Un mantello splendido e convulsivo, fatto dall’infinita ripetizione di piume rosse, senza eguali, di un uccello raro, indossato dai capitribù hawaiani» lo descriveva André Breton, senza fare menzione ad altri riferimenti come la sovrapposizione con la dea Minerva come parte del matrimonio esoterico o la testa di gufo che richiama la pratica del “volo notturno”, principale abilità attribuita storicamente alle streghe.

A questo punto, per chiudere il cerchio, non ci resta che sperare che Katy spunti pure nei report sugli spirit cooking, i rituali thelemici di Marina Abramović a base di sangue mestruale, latte materno, urina e sperma a cui, secondo i dossier di Wikileaks, hanno partecipato alcuni esponenti della campagna elettorale della Clinton, della quale la Perry in qualche modo ha fatto parte attivamente. Al contrario dei soliti bacchettoni che hanno visto come un indicibile oltraggio queste pratiche, a noi pare invece un’ottima strategia commerciale e politica, e che ci porti ancora tormentoni estivi strutturati sul nostro bisogno di superstizione.

2015: Crystal Universe (Classifica annuale dei rimasugli di Internet)

1) ♡ cosette ♡ (@neatdadparty)
hotel rwanda is stressing me out i think i need 2 watch hotel for dogs now

2) LUHA Q.D.
VEBBE HO KOMPRATO 10 EURO DI ASCII DA UN MIO AMIKO GANGSTA SKUALLO LEBBRO JAMES DI KASABLANKA E CI HA TENUTO MOLTISSIMO A SOTTOLINEARE KE KUEL BATCH DI ASCII E’ PREMIUM E SI KIAMA ROLEX
IO GLI HORISPOSTO GRAZIEKUESTOE’ILMIOMONDO

3) Life Of Doro
un giorno devo raccogliere tutte le belle canzoni che mi rendono quel che sono: francamente 1 grande
potrebbe essere il titolo di una raccolta di massimo ranieri, invece sarà la storia della mia vita

4) 胡子歌 su repubblica.it
si ma è sto fenomeno per cui il branding del giornale è rimasto solo come cornice estetico-estatica di un totalitarismo disinformativo-commeerciale
tipo in realtà l’italia non esiste più, appena berlusconi se n’è andato è crollato tutto ed è rimasta solo la cornice
[…]
quindi boh Repubblica Roma PD Forza Italia Milano Cultura Informazione Rai ecc ormai sono solo cornici che tu ci guardi dentro e vedi sempre la stessa gente cioe’ il salumiere e l’idraulico che parlano di scie chimiche complotti e illuminati
la COMICITA’ è stata data in gestione a CROZZA che è tipo un golem, ormai l’idea è che creando dei simulacri di figure pubbliche fai automaticamente ridere perché ‘ste figure non esistono quindi la simulazione e’ paradossalmente più reale
e ormai la cosa più politica approvata all’unanimità è dare il potere a figure non politiche
tipo sto tizio a roma EH IMPARZIALE FINALMENTE FUORI DALLA POLITICA NE DESTRA NE SINISTRA
[…]
che stimolanti prendi?

5) Commento ad Alessandro Siani a Sanremo, che rivela i tipici processi retrolinguistici degli anni ’10:
“l’amore non è la cosa più bella del mondo, piuttosto deve essere il mondo la cosa più bella dell’amore”
è ancora lui, il berlusconi magic reality reprezent trick

6) Lo Stato Sociale: ritorno alla narrazione
abs
vi chiedo una cosa, siete mai stati sulla pagina fb dello stato sociale
e notavo
Members: Albi, Bebo, Lodo, Carrots, Checco, Fiò, Johnny, Porky, Markoski, George Nashy, RobertoRobertoh, Hyppo Genre: Elettronica, Punk, Luigi Techno, Giorgio Gabber
perchè fare i simpatici con luigi tecno e giorgio gabber
che sono già due act IMMORTALI di aliens in roma 2.001
scott
sai sta storia qua sfuggì di mano e ora luigi tecno e giorgio gabber si dicono così come se fosse una battuta di twitter qualsiasi, quasi nessuno lo dice in riferimento a aliens in roma (rippata lo ricordiamo da arf and omega in wma a 129kbps, proprio 129)
mentre dovrebbero essere due nomi da pronunciare con timore e rispetto
abs
infatti
scott
comunque mi sono appena scaricato l’album IL DELITTO MATTEOTTI di egisto macchi

7) D. Luzi (https://www.youtube.com/watch?v=mcddDuKv0fw)
Mi drogheria in the shop fur dimenticar che mi hanno preso per il culo (the bottom, ass), e prima di me i miei avoli e trisavoli::: libera- mente, sveglia i put the spell on you, e la mia testa; lasciamo perdere…

8) wonderboy:
oh che tragedia chronic illusion che uno finisce il gioco e poi deve ricominciarlo perchè è un’illusione

9) DUHA L.H.O.O.Q.
frutta e cereali AGGROMERATI li amo
più di ogni altra kosa!!!
io mangio tutto cio ke si manifesta nel mio mondo

10) Su “sanremo_user112271398” (http://i.imgur.com/53yEBx0.jpg):
siccome ti giuro è stata la persona piu anonima che abbia mai conosciuto in 30 anni di vedere la televisione l’hai visto e non te lo ricordi
anche se sono passati 89 secondi
incredibile tipo Cantante001
senza nome
un ammasso di pixel
che cazzata di persona
no guarda pazzesco
sono sconvolto
ma che cazzo ne so amici
si è stampato la faccia egli stesso con una stampante 3d
tra l’altro aveva un nome tipo johnny johnson palesemente inventato per confondersi tra gli stranieri

11) WHAT IF
al tg c’era un vecchio, forse il giudice intervistato, uno razza rodotà che ha detto solo queste parole tremende: schettino è un tipo strano.

12) Anonimo
Fortunatamente negli ultimi anni sempre più persone si stano accorgendo che c’è qualcosa che non va e il cappello di alluminio ha iniziato ad essere riconsiderato, tanto che un’azienda islandese ne ha prodotti alcuni quasi identici a dei normali cappelli. Personalmente all’inizio ero abbastanza scettico ma facendo alcune prove, indossandolo prevalentemente in casa o in giro sotto ad un cappello (per non sembrare pazzo agli occhi della popolazione di zombie), ho notato delle differenze in me. La tipica sensazione di spossatezza che spesso si ha fin dal mattino è attenuata o assente dopo un paio di ore col cappello

13) The C-Experience

oggi mi sono fidanzato e mi sono lasciato si chiamava cristina gran brava ragazza non le sono piaciuto esteticamente sicuramente per la ciccia prossimo giro prossima giostra il pino silvestre il vestito elegante e la rosa non hanno funzionato come avevo previsto ma sticazzi la prossima nella lista degli appuntamenti è una una ragazza tunnisina al limite ci sposiamo in comune sempre con beni separati dopo 2 anni di fidanzamento obbligatori come prescritto dalla tradizione è solo questione di tempo e mi sistemerò dio lo vuole mia madre lo vuole mio padre dall’aldilà lo vuole mi devo maritare non c’è un cazzo da fare devo continuare la stirpe dei Calafato una stirpe di guerrieri discendenti di santa esmeralda eustochia calafato, cavalieri, baroni e supercazzole

ogni paese ogni cosa la calcola per i cazzi suoi a modo suo nel mondo ma l’italia veramente và avanti a chiacchiere e minchiate lo sanno in tutto il mondo e la gente vota matteo renzi invece del cavaliere silvio berlusconi che è amico di tutti pure i presidenti russi tutti stimano tifano il cavaliere silvio berlusconi e se la russia taglia il gas al nord italia morite tutti congelati le stufe elettriche appena vi arriva la bollletta vi andate a dare fuoco davanti al parlamento anche voi che vi sentite tranquilli e chiuso il gas anche macchien a gas a schifio centrali elettriche alimentate a gas a schifio e tutto a schifio

ASSURDO CHE HANNO PROIBITO fallito Bruciato E CHIUSO TUTTE LE VECCHIE RIVISTE COME HACKER MAGAZINE IN ITALIA non c’è più un cazzo ci dobbiamo ribellare

Pure riviste come psm per i videogiochi hanno chiuso bottega allucinante

http://hiphopstyle.forumcommunity.net/ buttatate ogni tanto un occhio sul mio sito per aggiornamenti della rivista appena inizio a lavorarci

14) Anonimo
Questo sarà il mio ultimo anno di superiori e sto pensando al futuro. Io sono bresciano e sto pensando di fare l università. Non perché mi interessi particolarmente studiare, anzi non mene frega un *****, ma non ho ancora voglia di lavorare e dopo l università potrei guadagnare più soldi. Penso comunque di avere le capacità per ottenere una laurea e mi ispira la vita universitaria. Mi piacerebbe andarmene da Brescia e sarei interessato a ingegneria informatica. Dove pensate che ci siano più opportunità di divertimento? In Italia o all estero? Raccontatemi anche le vostre esperienze

15) Marchetta per Adrenaline City (https://twitter.com/betrayal/status/454570932237910016)
btryl
dimmi sento sudare freddo
strofinaccio
eh praticamente la BMW ha fatto un film sulla storia delle sue auto gran turismo / sui suoi piloti storici e l’ha chiamato ADRENALIN
scippando per sempre il tuo capolavoro ADRENALIN CITY
btryl
ma vaffanculo uno scippo organico poi
strofinaccio
fedeli alla linea
pikkio
HAHAHA TI HANNO BELLAMENTE INCULATO!
Bella mental
btryl
il mio film migliore poi! amatissimo dalla critica
strofinaccio
colonna sonora paul van dyk scena iniziale biagi fottuto ribelle ecc
un capolavoro di pubblico e critica
btryl
https://twitter.com/betrayal/status/454559576407678976
strofinaccio
ahahahaha
un sogno infranto frown emoticon
strofinaccio
ero anche tra i protagonisti https://twitter.com/betrayal/status/454582025572589568
btryl
eh sto fattaccio colpisce pure te e la tua carriera
strofinaccio
ma mi ricordo pure un discorso su io che sfrecciavo nel veneto con la decappottabile ascoltando paul van dyk e pensando a quanto fossi un fottuto ribelle
comunque sì, vengo ampiamente penalizzato, come sempre vittima dei plutocrati come paperino
btryl
si era la scena iniziale
strofinaccio
ecco
btryl
effettivamente ora che ci penso questa adrenaline city poteva pure essere una città del veneto
tipo bussolengo
strofinaccio
la rotonda di martinelli come non luogo dove avvengono le contratture spazio temporali
btryl
una cosa tipo video di dj mehdi
mezzo nella zona industriale
e poi te che ti ingarelli in macchina col tuo rivale di sempre: ADRENALINUS
strofinaccio
ahahahahaa
disc jockey rivale
btryl
poi giriamo la scena del vostro scontro in qualche discoteca commerciale di bussolengo
strofinaccio
in caso ci spostiamo all’alter ego per le riprese in interna
btryl
perfetto

16) Edoardo
Che pistola mi consigliate per iniziare a fare la guardia giurata?

17) Anonimo
Mi accingo a propinquare ( traduco subito =avvicinare, mettere insieme, concetto congiunto) al mio vecchio post ciò che vado ora a verbalizzare. L.immagine giovanile della Belen lasciava con chiarezza trasparire un motto femminile di spirito indomito di pura natura argentina . Ai primordi dei suoi esordi giocava spensierata a suo favore quella deliberata incoscenza che ne marcava favela e movenza.Ora spuria di quella naturalezza si trova gioco forza a mantenerne intatto lo spirito e limitare l.azione implacabile che il tempo esercita non sulla psiche,ormai matura e consolidata, ma sul fisico nel suo lento inevitabile declino assì che debba rinvangare nei ricordi la sua immagine più solare.

18) PikkioMania
argomento: l’ultimo singolo di jovanotti
svolgimento: è la messa in musica dell’italicum
risultato: 4 minuti di panico in spogliatoio piscina

prossimo disco potrebbe chiamarlo direttamente HAMMURABI HEIL HEIL!

19) In retrospettiva su Sulla linea del limite (https://www.youtube.com/watch?v=abvre9qGdh0)
tanto non si avvicineranno mai più neanche di striscio alla grazia di linea di limite
che seriamente secondo me è stato un miracolo italiano
un pò come se due neonati di cosenza vincessero il nobel per l’invenzione e il brevetto della mamma tascabile usb 32 giga
però ancora oggi non capisco com’è che non divenne famosa nel biz

20) Anonimo
ramazzotti ucciso dalla piovra

 

Si ringrazia HDBOYZ e Collettivo Carmine per il data mining.

Dance casuale, rock riccardone, vecchiume critico, Holly Herndon, azionismo, ASMR, pop

alb

FF L’hai sentito il disco di Trickfinger? Mi sono ascoltato quello e poi quello nuovo di Baldelli che prende voti allucinanti su roba tipo Wire, e me li sono pure io goduti entrambi un botto, ma così a naso se fossero stati dischi di chitarra rock li avrebbero sfottuti a morte o ne avrebbe parlato in termini entusiasti solo stefano isidoro bianchi, sbagliando. Mettici anche questo articolo che parla di quanto è sfigato Guetta a parlare di “old skool” riferendosi a quando gli tocca scrollare i file dalla chiavetta invece che usare i preregistrati, per me siamo al giro completo.

Ikke Frusciante non mi interessa perchè come tutti i musicisti rock che si riciclano nell’elettronicume hanno per natura poco da dire, perché vivono la transizione come un esterno che costruisce l’interno (l’integrità dell’essere rock) e invece, come insegna la techno detroitiana, dev’essere l’esatto contrario, cioè la sovrastruttura organica che esce all’esterno modellandolo, come un’archeologia al negativo; è di per sè un’ammissione di colpa ritardataria quella di questi musicisti, è come farsi l’undercut nel 2016.

Fare parte della milizia è una scelta politica, chi viene dal rock degli ultimi vent’anni ha un modo di pensare la musica e comporre antitetico alla techno che invece è quasi una forma astratta, jazzistica, depurata dall’adrenalina e che corre forte essenzialmente perchè ha l’ambizione di depurare oltre l’istinto pure l’umano. Internal Empire di Robert Hood è uno dei più grandi dischi di sempre ma insegna ancora troppo poco. C’è anche da ammettere però che produttori che si riciclano nei circuiti-chitarra generalmente fanno pure di peggio e senza nessun ritegno.

Baldelli lo rispetto da morire perchè è tutta quell’epica Baia degli Angeli, quella polvere di stelle lì, bellissima italiana nordest patriottico, house da guerra libica al caleidoscopio ma ormai anche lui si ricicla con questi tool per dj, sempre belli per carità, non cambia nulla della sua storia ma non so cosa ci possa scrivere più di tanto The Wire.

Guetta non piace a nessuno ed è pacifico ma fargli le pulci perchè utilizza le penne usb mi pare fin troppo, e non ha niente a che vedere con questa old school di cui si continua a parlare così, in maniera falsamente coscienziosa, da social. Mi pare che si voglia recuperare per la propria parte critica e per la propria cultura (la musica ballabile sta ormai vivendo una fase tipo il rock indipendente negli anni ‘90) quella materialità da concerto che dev’essere sempre un’esperienza, l’ossessione per il rapporto tattile, per me sono prese di posizioni che lasciano il tempo che trovano: è tutta retromania in sofferenza d’aggiornamento (nel senso di quando la barra now loading si blocca), da fase in cui non si sa se esporsi al transumanismo nazi o continuare ad appartenere alle consuetudini naif della critica musicale. La sacralità dei concerti (o dell’esperienza in generale) io la trovo detestabile sempre, figuriamoci per dei dj che a maggior ragione, e quasi per contratto, hanno il diritto di rubare soldi alla gente.

FF Il paradosso che mi viene in mente è che molti di questi meccanismi cognitivi nel rock (comunemente indicato come retroguardia) sono stati purgati da decenni. Cioè se succedesse che, non so, a un concerto metal salta il trigger della batteria e il batterista si mette a improvvisare la cassa coi piedi, e magari poi il gruppo lo racconta su Kerrang di quella volta che il batterista s’è dovuto inventare le parti sul momento, non è che arriva il powermetallaro tr00 a dire che quello è un gruppo finto e usa gli effetti. Succedeva forse nel 2001, ma solo in certe sacche trascurabili della fanbase. Invece nella dance, non dico sottogeneri, dico proprio come concetto critico di roba da ballare in generale, che è così scolastica nel senso di old skool, a vederla da fuori mi sembra si ponga ancora spesso il problema del retroterra e della preparazione tecnica eccetera, discorsi che se provi a intavolarli un’altra volta nell’indie ti becchi come minimo accuse di stitichezza. Il rock oggi lo puoi fare strutturato o destrutturato quanto ti pare, forse perché sei sempre anacronistico a prescindere e puoi scegliere al limite se essere anacronistico figo tipo boh, i Neptune, o anacronistico sfigo come quelli che rifanno la roba cosmica anni settanta come se non l’avesse mai recuperata nessuno e trovano comunque una critica e un pubblico che gli reggono il gioco. Invece la dance o ancora peggio il rap (avevamo parlato se non sbaglio di quanto mi fa vomitare il disco nuovo di Kendrick Lamar) sono roba considerata tipo contemporanea, e il fatto che siano considerati tali per me vuol dire che lo sono -se non c’è una legittimazione sociale o culturale non c’è il concetto di contemporaneità proprio- e boh, la fanno franca per via di certi canoni di giudizio che nel rock avevano rotto il cazzo intorno al ’76, lo skill, la politicità dei testi, il fatto di venire da una storia, anche il bisogno di suonare importanti. Forse anche prima del ’76 avevano rotto il cazzo. Per cui tutto sommato la techno rimane contemporanea nel momento in cui non ci si prende il disturbo di raccontarla o storicizzarla, ci si limita a farla o a subirla? Ok forse specificamente la techno ha un dovere morale futuristico ma le altre cose magari sì, boh.

Penso anche a cose tipo qiamdp i gruppi harsh, dopo qualche anno di dischi a cazzo, infilano la cassa nel disco nuovo e sembra tutto una rivoluzione e un comunicare col mondo. Sto pensando un po’ di cose che c’entrano per fare un pezzo ma forse ho bisogno di una mano perchè non ho cultura nè legittimità su questo.

 

Ikke Ho pensato che forse questa questione della tecnica high-end serve a legittimare il fatto di spendere soldi per andare ad ascoltare la musica-fatta-coi-bottoni, visto che siamo ancora, almeno culturalmente (la realtà speculativa è molto più avanti), in una fase di mezzo, di lenta accettazione. Va bene, è musica finta ma che almeno ‘sti computer funzionino e che siano MacBook belli costosi! È una legittimazione a metà ma creata a partire da un vago tribalismo capitalista, non so come dire, annulla i canoni del rock inteso come lo si intendeva nei ‘90, e se da una parte lo si scimmiotta (i grandi eventi i dj superstar, lo sdoganamento critico e sessuale) dall’altro lo si avversa sul piano proprio della filosofia economica e della rappresentazione di sè (esempio pratico: gli sfigati del pubblico rock sono molto diversi dagli sfigati del pubblico dance). Boh certo sì, i ragazzini hanno impiantato nei loro metodi di corteggiamento il rock danzereccio ma è stato fatto non senza sanguinare, soffrendo un tracollo generazionale.

Comunque alla fine si parla di musica popolare, non di Milan Knizak che spacca i dischi e poi li suona, o di azionismo viennese. Quindi il senso della distruzione è accettato così, alla buona, all’interno di codici sempre un po’ politici, estetizzanti nel senso di sabato sera, perché la dance è ancora considerata, in un gioco di orgoglio-legittimazione, una sorta di ambientazione scenografica. E quindi appena salta una usb o Traktor c’è subito l’indispettimento (sentimento sempre molto popolaresco), ma è lo stesso se salta la luce o un cavo ad un concerto, è che la gente ha comunque sempre bisogno dell’immagine in cui potersi riconoscere, in cui poter brillare nella luce riflessa dell’autoidentificazione, e così quando si infrange la quinta teatrale lo stesso accade alle vanità e tutti ci rimangono male.

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FF Per quanto riguarda la questione della leggitimazione tribal-capitalista, qualche giorno fa ero fomentato da un discorso che avevamo fatto con qualcuno tipo philipstick e mi sono riletto l’intervista a Holly Herndon su Wire (probabilmente lo stesso numero che parla bene di Baldelli), in cui fondamentalmente lei ranta per ventimila battute intorno a questa post-ideologia subnazionale dell’economia attaccata alla musica e/o dell’atto politico (ancora) e/o del sentire territoriale, che alla fine se vogliamo mi rovina pure il disco nuovo di holly herndon, che è stupido e carino e maranza (a te immagino non faccia un baffo ma a me queste cose ultimate-pop piacciono molto). Cioè Holly si lamenta del fatto che si trova a suonare in un botto di festival i cui bill sono tutti uguali e dovrebbero essere bill più definiti culturalmente, geograficamente. Ovviamente non salta mai fuori che se i festival non fossero tutti uguali col cazzo che qualcuno penserebbe di mettere in cartellone Holly Herndon, o è una cosa che rimane un sacco sullo sfondo o comunque si lega alle tendenze millenariste che ha lei. È un po’ un effetto The Knife, se capisci quello che intendo (anche e soprattutto dal punto di vista della percezione del gesto in sé da parte del pubblico, ti spacchi, non ti spacchi, riempi l’evento e alla peggio ti lamenti il giorno dopo sui social).

Però nell’intervista c’è un bello spunto: lei dice una cosa sull’atto del vendersi, è una cosa legata ad Apple. In pratica ti dice che è accettabile ed eticamente corretto vendersi, di per sè, ma devi dichiarare da dove vengono i soldi. In sostanza questa cosa mette il mondo in mano agli influencer ultima generazione, quelli a cui le fabbriche tipo Algida mandano a casa una cassa di ghiaccioli assortiti, e loro la fotografano su Instagram e l’interscambio non è più certificare la bontà dei ghiaccioli ma la mutua accettazione di status –l’influencer certifica di essere abbastanza influente da finire sul libro paga di Algida, Algida certifica la sua possibilità di venire a romperti il cazzo su twitter e potersi fare un’indiecred a fisarmonica e quindi tanto vale mangiare il cornetto nei festival estivi, che almeno ci guadagni in cambio i Metallica. Ci saranno sicuramente progetti molto organici dietro, ma da un punto di vista più accademico e anni novanta (quindi forse più attinente al nostro ambito) il risultato finale è comunque una brandizzazione così a cazzo, l’espansione del marchio tipo pastura. Non so, quest’estate c’è un festival che si chiama Postepay Summer Fest, è come se facesse le veci del curriculum, cursus honorum e via così. Ha ricevuto soldi da tonno nostromo invece che insignito del prestigioso Godzilla music award. Sempre su Wire tempo addietro c’era un articolo formidabile su quanto fa vomitare la Red Bull Music Academy, sempre incentrato su queste tematiche localiste e tribaliste, ma non in modo stronzo e politico alla Holly Herndon. Ho scritto un po’ in fretta quindi forse ho perso di vista il punto.

Ikke Mi si diceva di questa intervista molto teorica sul Wire, ma ho evitato. Il punto sai cos’è? è che la Herndon viene dal mondo delle gallerie, ha una formazione accademica e ha fatto robe con Negarestani che tipo il passepartout per tutto quel mondo lì, quindi poi dici beh se il pop è nel mondo consumistico e delle architetture mediatiche l’unico materiale d’avanguardia possibile, allora ha tutte le carte in regola e tendi a fidarti. Però io ho da dire due cose:

 

**********

Onestamente, mi sembra più hysterical journo frenzy che altro – per essere IL disco di 2015 è assai 2006! Credo che la cosa più 2015 sia il modo in cui lei presente se stessa e il lavoro suo nelle interviste, che forse sono il vero prodotto.

 

[dai commenti fb al pezzo di Mattioli: concordo specialmente sull’ultima parte, non che sia un disco molto 2006, quello è eccessivo, semmai è un disco molto 2012]

 

e poi

 

Pikkio Ti piace?

Hai sentito il pezzo dei rumori sexy?

Ikke sto sentendo ora

quello è grande

perchè è la parodia degli ASMR

tra l’altro funziona, il relaxo funziona

te sai che io ho sta teoria che in futuro la musica sarà solo razionalista-funzionale

e si ascolterà musica solo perché funzionalmente serva a qualcosa

tipo relaxo, o idoser o audiobook o suoni per attivare sequenze domotiche o per descrivere flussi finanziari o per incentivare le performance del lavoro cognitivo e così via

Però non vorrei sminuirne la resa; lo stesso Pikkio dice che il disco funziona bene perché è il disco di aristocrazia pop HD che mancava in questo momento, ha in parte ragione ma io continuo a sentirci in profondità una certa cantautorabilità che non digerisco del tutto, mi ricorda quasi Solex, per dire.

FF A me il disco sta piacendo sinceramente. mi disturba l’impianto teoretico e il retroterra auto indulgente, cioè forse aveva il suo senso pre-99 (blasto tutto, microscene, anticapitalismo dall’interno, vaffanculo) ma siamo ancora al discorso di prima, dei criteri di giudizio anni settanta-ottanta, questa cosa dell’estetica tra virgolette punk che viene usata per decodificare tutto. Poi per me è una fase di depressione e quindi il gesto politico, la provocazione (peggio ancora in quel senso attivista, di scatenare il pensiero, tipo fluxus ma in fondo c’è anche un legame con gli ASMR anche se forse non coinvolge la percezione) e tutte quelle minchiate lì non mi piacciono più, mi danno il voltastomaco. È quasi come se ci fosse bisogno di tornare al minuscolo, soprattutto al minuscolo cognitivo, l’iper-specializzazione o la micro-scena che non dialoga con il fuori e si sente infastidita quando il fuori arriva comunque con la scusa dei leak su internet, e poi scatta tutto il paradosso del pop universale microscenico. Invece il disco di Holly Herndon in sé mi sta crescendo tantissimo, in giro ha la fama di disco “difficile” ma boh mi sembra una gran maranza con lo spleen più 4 riempitivi finto-avant per mischiare le carte a cazzo (voglio dire, parliamo di un disco il cui singolo è una cosa sessuale sull’agente NSA a cui è assegnato il tuo caso, il che probabilmente fa pensare ad uno scenario strapieno di caizzipop per altri 5 anni). L’altro giorno ero tentato di prendere il vinile per nessun motivo, tipo solo “disco giusto, facciamolo ascoltare alla bimba” (la stessa ragione per cui ho speso 30 euro per comprare Arca l’anno scorso, la mia morosa vuole ammazzarmi perchè ho scordato di togliere il prezzo). Boh, adesso prendo dei pezzi dalle email e provo a smontarli e rimontarli, se ne esce fuori una cosa qualsiasi la pubblico, che dici?

LE 33 MIGLIORI COSE DETTE SU INTERNET NEL 2014

paurina

1) A me il tempo si ferma per un centinaio di giorni qui dentro di me (BabelBot)

2) GNEE gnuu gnu gnii gnuu ESEY [gnu] PLIN [oo] PRSHEE ahhHh piripiripiri ah AH ah A-AA A”A A AA–aaaa fuò fuò fuò

3) BISOGNA ESSERE SE STESSI X AVERE CIò CHE SI VUOLE SCRIVI DELLE COSE CHE X CONTO MIO NN ANNO SENSO A QUESTA VITA COME DICE VASCO ROSSI MA BISOGNA DARGLI UN SENSO VIVI AL MEGLIO SULLA LINEA DEL POPOLO MA NN FARTI MAI CALPESTARE COME LA GRANDE JUVENTUS (Rosario da Modica)

4) comprato ieri. L’ho buttato nel dimenticatoio. Microsoft non mi permette con la scusa della privacy del cazzo di creare una mail (alias) del figlio che non ho mai avuto. Ho 48 anni e il windows 8 non mi permette di scaricare le app più comuni per via di quel cazzo di filtro famiglia che non riesco a togliere. NON acquisterò mai più un Nokia, anzi un nokia !!! (Davide D’amore)

5) intanto voglio esporti una mia operazione
cambierò il mio nome MARCO in PALAZZO ARMATO

6) cmq budapest per me sarà un bel film me lo vedo sabato

a me solo il trailer mi ha fatto ridere in simperia

a me ricorda grande hotel excelsior
di castellano e pipolo
e già questo è un bel punto a suo favore
biagi secondo me in questo momento sta sfrecciando sulle statali venete con la sua cabrio e chioma al vento, ascoltando for an angel di paul van dyk e pensando a quanto è un fottuto ribelle
che poi è la scena iniziale del mio film di prossima produzione: adrenaline city

7) Viviamo in un mondo in cui il Bruno Banani delle mutande paga un atleta del regno di TONGA per fargli cambiare nome e chiamarsi BRUNO BANANI

8) if I eat myself would I become twice as big or disappear completely?

9) ma poi anche questo fanboyismo di ritorno tipo onedirectioners però più adulti e quindi ce lo si può permettere perché sappiamo quello che facciamo, e via a colpi di E COMUNQUE PHIL ANSELMO HA DETTO CHE GLI PIACCIONO I MOCASSINI DI HELLO KITTY CHE GRANDE IN EFFETTI SONO SPLENDIDI

10) tipo hoobastank + xiu xiu + trail of dead + al di meola (Definizione univoca degli Have A Nice Life)

11) lo skrillex dell’ambient (Definizione univoca di Ben Frost)

12) https://vine.co/v/M1JD1HPLHpK

Quella puttana che ti ha creato

è entrato un infermiere mi ha chiesto ma chi è

gli ho detto mio padre su skype

13) grazie a renzi scopriremo di essere in un the sims da 6000 anni

14) l’ambientazione era troppo abstract boh ai tempi mi piacevano più le cose iperrealiste

tipo ieri pensavo che qualcuno dovrebbe scrivere sta tesi di laurea: l’immagine della città e la riflessione sul degrado delle periferie negli albi di cattivik

vi ricordate tipo i dettagli delle strade sporche anni 90 post-burghy

15) porcamadonna ho messo lo zucchero nel pollo

mi sono distratto con Fabio Il Nano

16) Sono storie su: AMORE DELFINI, COMPUTER, RELIGIONE, PESTILENZE, EXTRATERRESTRI, DROGA, TRACCE DI TEMPO PARALLELE, ELISIR DI LUNGA VITA

17) io di zampaglione non mi posso lamentare mi ha offerto un panino da 4 euro

18) sì è vero è na poraccia però mi crea turbamento non so come sbrigliare sta cosa

così:
GRATIS per te il Libro dei fatti in E-Book. Clicca qui per scaricarlo

sto cliccando come un pazzo

19) che bello vedere l’ufficio del re della cina e del bogon perennemente connessi al mio pc (Effetti collaterali di PeerBlock)

20) Seguitemi e diverremo AMICI (@MassimoBoldi)

21) come quest’estate

mi sveglio assonnato la mattina presto per andare a lavoro

mi bruciano gli occhi

prendo il collirio pensando sia collirio mentre in realtà era acido salicilico

me lo metto nell’occhio in grande quantità perchè io non so darmi il collirio e ogni volta ce ne strizzo mezza boccia

A FIRE INSIDE / IN FLAMES

pronto soccorso

mi prendo del coglione da chiunque

22) RISPETTO PER TUTTI PAURA DI NESSUNO (Andrea Cogo su Lottomatica TV, testo di A. Campo)

23) oggi berlusconi ha detto ancora una delle sue frasi polifoniche, invece che cercheremo nuovi giocatori ha detto CERCHEREMO NUOVI ATLETI

HAHAHHA
è proprio un korg polysix

sisi si è sentito proprio un suono flautato sintetico

24) “dimmi i buoni motivi per campare” / “il mio motivo è semplice, Avere un caro cucchiaio nel cuore, Cucchiaio per raccogliere amore”

25) Un consiglio per Balotelli, non ascolti solo Emis Killa ma anche Jovanotti (Marino Bartoletti: dentro la notizia)

26) – guarda anche che grande aldo cazzullo che suona una carota

– ALDO CAZZULLO EVRYWHERE E VABE’ GRAZIE AR CAZZO CE METTE L’ANCIA DI UN CLARINETTO VERO sai quanto costa? tipo 120 euro

– cosa la carota

– l’ancia

– ah 120 euro

– eh tipo forse 123

27) io credo che dentro gli lcd ci sia la segatura

28) MI SONO APPENA MANGIATO UN PEZZO DI TORTA FICCANDOCI TRE CIOCCOLATINI 100% CACAO IN MEZZO E UN CANE SOTTO

29) vorrei organizzare un homeless party coi barboni con solo musica hd mr mitch in un salone ottocentesco

30) BIAGIAVAMO COME VOI BIAGERETE COME ME
queste parole rimasero incise all’entrata del bentegodi

31) stasera ti trovo molto turbo

si sono pronto per morire stanotte

cmq ascolta che ti dico: qui nel sud non ho mai visto uno che vende su annunci con paypal perché è da pavidi
il consiglio è: se sono cifre sopra i cinquecento mettiti in macchina e vattelo a prendere
in ogni caso cerca di ottenere qianti più contatti del venditore
cosi eventualmente lo puoi ARRESTARE
perché in questa società allo sfacelo l’unica forma di tutela è L’ARRESTO

come insegna mosca
arrestare tanto arrestare tutti


Io attualmente sto vendendo un’iPhone 5 e poche ore fa sono stato contattato da una certa “Rebecca Creppy” che era interessata ma che viveva in costa d’Avorio.

32) oggi a lavoro c’era un cliente che fischiettava tutte le canzoni che piacciono a noi: ha fischiettato IL CICLONE.MP3

33) Marco Caizzi scrive:
pazzesco
ooh oh ragààà
aspè no
boh non mi ricordo più

 

Si ringrazia Collettivo Carmine, HD Boyz e Al Damerini per il data mining.

Aphex Twin emerge a Glastonbury: punto della situazione, possibili scenari futuri.

L’altro venerdì Aphex Twin è spuntato dalla nottata di fanghiglia a Glastonbury con un set che seppure annebbiato dall’orario e dalle condizioni del mondo intero ha dato a diversi l’impressione di rappresentare strane simbologie, snodi brutali per chi segue le tracce di Richard James e della sua assenza. Ci aveva abituati fino a poco tempo fa ad alcune botte mentali sul concetto di techno millenarista, uno stile di nuovo percussivo di nuovo immaginato sul filo che lega il Classics su R&S ad una decongestione del concetto di hardcore come unica musica veramente umana, veramente pedagogica e autenticamente mentale, la cosa più pura e vicina all’anima “negativamente architettonica” del ballo e della vita. Chi segue AFX sa che questo suo aspetto live ha continuato ad esistere negli anni e che in fondo è la radice di ogni sua cifra stilistica (Windowlicker ha fatto giusto le fortune di MTV, storicamente rimane solo il prototipo di un’epoca mai sbocciata), come esempio su tutti qualcuno si ricorderà il modo con cui descrisse il clima nella serata al Link di Bologna nell’inverno del 2002, un tempo piuttosto tetro, anni in cui potevi morire ogni volta che oltrepassavi l’autostrada. Io non ero nemmeno maggiorenne, le discoteche si raggiungevano al buio e al freddo, forse in macchina ma era come andarci a piedi.

Ad ogni modo la techno percussiva ha avuto modo di sputtanarsi pure lei e probabilmente nel peggiore dei modi, eppure sembrava incorruttibile, proprio perché appariva costruita sui nervi cranici di ognuno di noi senza ulteriori sovrastrutture, senza retorica, eppure eppure.. Alcuni invincibili della provincia toscana, ricordo, passarono direttamente dalla dance generalista a Detroit dopo aver sentito Jeff Mills in Fortezza Medicea, anni dopo l’orizzontalità wikipedica dei blog musicali e dell’indiesnobismo si sarebbe divorata anche le carcasse, dando vita a corpiciattoli monchi che citavano come ispirazione la new wave o i Throbbing Gristle – mentre la techno, per sopravvivere, avrebbe dovuto cibarsi solo di se stessa. Ogni tanto spuntava ancora qualche santone a ricordare a tutti come si teneva l’elmetto in testa, citiamo Surgeon o il Luke Slater a nome Planetary Assault System, ma parallelamente al Berghain già si usavano gli stessi suoni come carrozzone meccanicamente riproducibile, tornando così sul luogo del delitto della minimal. Intanto Aphex era già oltre, nel 2004 aveva inaugurato la stagione analogica, cercando di retrocedere ancora la nascita dell’hardcore, tuttavia la serie degli Analord indubitabilmente soffriva di un certo sapore d’archivio, disattendendo ancora una volta l’ormai largamente mitologizzato “nuovo livello”. Ora va anche detto che Aphex con questa storia dell’archivio ci ha sempre giocato e bisogna prenderla con le molle; quando uscì Druqks disse che erano pezzi vecchi e ci facemmo convincere (ascoltato oggi, specialmente nelle parti di piano preparato, non sembra proprio), con Analord quasi lo sottintese, in una delle sue ultimae interviste ha addirittura dichiarato di avere pronti una decina di nuovi album, tutti creati in serie dal modello di un album mai uscito (Melodies From Mars).

Torniamo ad oggi, a Glasto la sua apparizione a nome DJ AFX (moniker granguignolescamente normcore, chissà se si è ispirato a lui) è avvenuta in un clima di completo sfascio, nell’umido del nulla tra una bombardata in Palestina e altre notti insonni, davanti a gente devastata e sorda come dopo una granata scoppiata vicino. Il tutto – almeno concettualmente – a seguito del disastro della Rephlex, sprofondata nell’indifferenza dello stesso Richard James, passata dall’essere la luce delle technoheads a specie di net-label senza neanche un sito ufficiale (per far capire l’andazzo: rephlex.com redirecta alla pagina Discogs) costretta a vendere pezzi pregiati su eBay per permettere a Grant Wilson-Claridge di pagarsi almeno le bollette della corrente. In realtà non escludo neanche che questa via carbonara ed esentasse sia solo il côté di una scelta estetica e di autonarrazione storica dentro ai famosi “tempi che corrono” ma, come per il resto delle cose, è sempre meglio iniziare a valutare le cose in termini economici.

Inoltre al di là dell’impalcatura molto ibizenica da dove l’altra sera il nostro metteva i dischi c’è questa foto scattata successivamente al Glade Stage che descrive bene il vago lo-fi di questo Richard James che nel frattempo ha deciso pure di farsi riallungare ai capelli come in gioventù; un sottobosco di piccoli segni, trasandatezza mal calcolata, il tendone d’incerato, lui dietro al mixer in disparte, quasi nascosto dal pubblico, seduto su una sedia da campeggio con il giacchetto appoggiato sullo schienale come quando alle elementari eravamo troppo timidi per permetterci l’attaccapanni all’entrata. La foto è quasi una versione IDM di quella di Bersani al bar con la birra.

glastfx

Non solo sensazioni comunque, c’è anche molta ciccia. Il set restituisce ancora AFX come l’unico artista contemporaneo in grado di sconvolgere, sconvolgere tanto e sempre, anche a questi livelli, l’unico che riesce veramente a dare forma al non-immaginato, a pescare nel mare dei suoni non-sentiti e delle forme del non-visto, tutto può ogni volta succedere e ancora i suoi set brillano di quello spirito bambino ma molto consapevole tra onoreficenze ai padri putativi e un suono che rimanda sempre a se stesso come in un riallineamento continuo tra la morte di sè e la morte della musica. Che poi è la descrizione dei suoi pezzi e dei suoi dischi migliori: appunto quella lucidità raggelante che non sembra rimandare a nient’altro se non ad un vago concetto di hardcore continuum ma condiviso con nessun’altro, ghiacciato da un sentimentalismo inconcepibile. Nella pessima qualità audio della registrazione (qui una versione scaricabile leggermente migliore) e fermo restando che di un dj set sempre si tratta (ma su Aphex si può ragionare solo così, attraverso le briciole) a noi pare di scorgere qualcosa che somiglia alla presa in forma di un nuovo livello, forse il preannuncio di qualcosa che sta mutando, di nuovo il racconto più perfetto dei pallori della vita contemporanea, con quella precisione narrativa che gli mancava da un po’. Innanzitutto si presenta molto più ricettivo, anche verso cose che non ti aspetteresti, cose che ballano i giovani, parlo di Jam City, L-Vis, addirittura Blawan, tutto comunque miscelato in una sagoma psichedelica che gli artisti in questione non riuscirebbero comunque a permettersi.

Capitano alcune cose nei primi minuti del set, quella più rilevante sono forse le sirene trasformate in urla infernali che appaiono e scompaiono dal mix, sotto si picchia duro ma non durissimo, gli echi vocali assumono fattezze robotiche di dimensioni greenvelvetiane per poi tornare in zona The Courts. Vale la pena notare questa strana verve robotizzante perchè è il presagio allo shock della mezz’ora circa, il momento in assoluto più sconvolgente attribuibile all’Aphex miscelatore che possa ricordare: tiro basso, cani che abbaiano come se Who Let The Dogs Out l’avesse composta Kevin Martin e da qui in poi sono almeno venti minuti di puro terrore industriale, battiti bassi e paludosi, le facce cadono e non solo le maschere, si scorgono rimandi all’industrial tipico dei primi anni Novanta, diciamo Techno Animal ma con un senso di oppressione diverso, con quella spietatezza che Aphex sembrava aver sepolto da qualche tempo, suoni che si geometrizzano in scala ma senza diventare nuda forza numerica, di tanto in tanto sparisce addirittura la cassa, su tutto una colata nera di epopea cyberpunk, cyberpunk in quella maniera mortifera come solo poteva essere immaginata la definizione nel 1991. Si continua oltre per quasi una mezz’ora prima che l’onda lunga di questo corpo possente ma malaticcio, traforato da tubi, lasci il passo ad un set più classicamente aphexiano.

L’azzardo è alto, forse ipervalutiamo scelte di miscelazione che sono estemporanee e naturali per uno che ha dalla sua parte una cultura musicale enciclopedica, o forse l’anno prossimo finisce davvero che esce una sua versione illbient di Loco dei God. L’abbozzo di pochi minuti ci riporta di nuovo alla narrazione di sè (intesa come narrazione di ogni io presente nel pubblico nell’improbo tentativo di immaginarsi dentro Richard) perfettamente calata in un mondo post-capitalista da declino dell’Occidente, esattamente come nei set di dieci o quindici anni fa metteva in musica la pericolosità lisergica dei giorni troppo luminosi da annerire la retina. Comunque ci pare almeno di intravedere sensazioni generali, configurate dentro e oltre un periodo storico ed artistico che non riesce a produrre musica se non in un gioco di continui rimandi; sembra ieri che ci dicevano che nei parcheggi posteriori degli Walmart si potesse ascoltare solo witch house o oggi pomeriggio che non può esistere altra musica veicolata attraverso internet che non sia vaporwave, spacciata come unico modello sonoro dell’accelerazione del capitale astratto. Invece ora se nuovi suoni, una specie di novello grunge della techno, venisse aperto da Aphex Twin, anche solo per quanto vale il suo nome in moneta, la questione sarebbe molto diversa. Anche perchè sintomi di qualcosa che sta accadendo ce ne sono, anche a livello di movimentazione globale; mentre Aphex suonava a Glastonbury usciva la notizia di Oneohtrix Point Never in tour per l’America più sciabbiona con Soundgarden e Nine Inch Nails, intanto Lopatin cambiava pure il logo scimmiottando i Korn e dichiarando di preparare per gli show un live di “customized hard rock cyberdrone”, parole sue. Ora Lopatin non fa altro che sostituire i Death Grips in un tour già da tempo definito ma l’accostamento di Soundgarden e OPN ci rimanda quasi a quelle fascinazioni d’altri tempi tipo Springsteen coi Suicide o i Napalm Death con qualcun altro, oltretutto per chi segue Lopatin sa quanto sia attento all’evolversi delle questioni di gusto nel villaggio globale e soprattutto quanto sia restìo ad utilizzare appigli anche solo vagamente collusi col mondo della musica rock. E’ tutto da vedere ma comunque non categoricamente escluso che questo 2014 possa scollinare in delay infiniti di In Utero moltiplicati in accelerazione geometrica fino alla completa perdita di sè, automatizzata, robotizzata in onde di suono stretchate coi più banali VST freeware; tanto che pure la goffa ed infantile definizione di “cyberdrone” o la registrazione rubata da un telefonino qualche brividino ce lo rendono, tanto che qualche immagine di una techno più tattile eppure purgata dall’esaltazione muscolare e inconcludentemente libidinale del rock comunque ci appare.

(nelle puntate precedenti)

LE 50 MIGLIORI FRASI DETTE SU INTERNET NEL 2013

feel

 

1) SO’ DIECI ANNI CHE SCOPO [@SanNuvola]

2) c’è una frase di berlusconi / a cui penso spesso / e ogni volta che ci penso mi fa viaggiare nei mari polifonici / quando telefona a gad lerner e dice: “ho visto una rappresentazione della realtà all’incontrario del vero” [ikke]

3) oggi mi sento molto ralf, infatti entro stasera ho deciso di dire a mia mamma questa frase: “levati dalle palle, coglione” [Ragazzo dell’Italia]

4) “AJAJUJUAUAU AP<!DOCTYPE html PUBLIC “”>” [@Pikkio che ride dopo aver installato 35 app in una sera, maggio 2013]

5) “cercare internet nell’interstizio creato da due schede di chrome adiacenti” [Experience]

6) – biagi dammi qualche idea: su cosa posso indirizzare la mia discussione social del giovedì

– i muletti dei supermercati, la vita personale di kanye west, gli ugonotti protestanti in francia e il quadro “il naufragio della speranza” di friedrich

– biagi la tua lista dei temi è la sintesi perfetta della mia vita

[Smart Living Trio]

7) “mamma mia!! mi viene un nodo alla gola…. troppi ricordi … rimpiango quel periodo rimpiango me stesso com’ero … che nostalgia, ero pieno di sogni” [Gino A.]

8) poi che bello che la mattina mi sveglio con actress, che mi fa i suoni strambi post-legrottaglie [Prestanome Gino Peruzzi]

9) EVVIVA MI HA SCRITTO SALVATORE PAROLISI [@betrayal]

10) vorrei chattare gratis [Max Payne]

11) http://i.imgur.com/zaFs1kx.jpg [Angel.. a proprosito di Twitter]

12) Twitter un macchinario che rinforza la solitudine [Massimo ceccherini @cecchegrappa a proposito di Twitter]

13) cmq io me ne vado in campagna, ma vi lascio con questa riflessione: ma voi ci pensate ogni tanto, ci avete pensato mai, all’uccello di eros ramazzotti? si/no/come [Prestanome Bruno Banani]

14) MY OTHER COMPUTER IS A SUNSET [Anonimo via Tumblr]

15) voglio un cane per vedere cosa vede il mio cane su twitter tramite una telecamera che non rispecchia la sua visione delle cose [Ucchio Parale]

16) è così: 30 punti di vivere e morire in cina nel 2024, 30 punti di sutura sulle mie mani, 20 punti di quella volta quando mi sono buttato da uno scoglio alto 10 metri e ho visto in volo uno squalo che poi in realtà era un materassino, 19 punti di ikke che cammina a piedi, 1 punto di spaced che la sente per sbaglio e dice “eh, ma renato soru” [Dario P. a proposito di Tomorrow’s Harvest]

17) “ciao scusa sei bellissima, sembri varenne” [Il Superbo]

18) OGGI GIORNATA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE, IO E IL MIO STAFF PARTECIPIAMO COSI. AMEDEO [Amedeo Minghi]

19) ti chiamerò sexystar come il gatto di valeria marini [Anonimo via e-mail]

20) it is true that enzo biagi was the first man on earth to do one squilletto with cellulose to communicate affection, in 92? [Google Inc.]

21) don gallo morto e millions preti now living will never die [Proto-CJM]

22) Freud nelle “Lettere al figlio” ci parla di una Confartigianato interiore. [Alessandro Gori]

23) “un Rolex che ti perseguita nella notte, una Ferrari che non ti appartiene” [L’Incantato]

24) allora ikke non solo è things that exist, non solo è bronchite, ma è pure un finto giardiniere dell’assurdo e last but not least il direttore artistico della dreamworks Mr. Ikkeston [Il Ministro]

25) http://i.imgur.com/WfMV2fx.png [Elena Orsoni]

26) io sedurrò la tua segretaria offrendole sornione un mazzolin di fiori di zucca, ti ipnotizzeremo con un disco di colpapesce suonato al contrario a 78 giri e ti sottrarremo tutto il maltolto, fuggendo poi in polinesia o a forlimpopoli strafatti di etere e ubriachi di propoli [Smargy]

27) @motivatore10 domani ho un esame importantissimo all’università, me lo faresti un tweet motivazionale x caricarmi?

@imax_dj Se l’esame è importantissimo tu sei sotto l’esame quindi andra’ nn bene… TU SEI IMPORTANTISSIMO, L’ESAME E’ IMPORTANTE = SFONDALO

[The motivatore10 Experience]

28) se non torna il 1993 mi ammazzo [Anonimo Giardiniere]

29) i tuoi capelli / vaporosi / RI-CON-CI-LIANOOOOOOO [Fabio Mancini]

30) Non sopporto gli inferiori, i disabili, i disadattati sociali, coloro che provano e falliscono, i depressi, i suicidi, i vinti, gli ignoranti, i deboli, gli anglosassoni, i samoani me stesso e le vostre becere facce da culo. [Anonimo]

31) “ma veramente a casa mia le sottilette le usiamo come tovaglioli” [Il Disonesto]

32) Capire che il vero lusso è non secernere mai il seme (l’ho capito davvero a Milano) [Tyler Brûlé]

33) E bellissimo / Moolto carino ho sterminato l umanita i n un giorno(reale)merita un 5 stelle [Federico Mellone via Google Play]

34) dormire mi piace tanto quanto vivere [Marina]

35) – ZOMBY ® ‏@ZombyMusic: Make sure ur on the level to appreciate this shit no point walking into givenchy if u really want Adidas

– ma che cazzo vordì? ahahaha ma poi perché è fissato con Givenchy? che c’ha ?

– so fisse hd, generazione logoquiz

[Vari]

36) sì alesi gira voce era anfibio, prima delle gara nel gp malesia lo tenevano in uno stagno [Prestanome Alviero Martini]

37) – doro sei un opel kadett? dimmi ti senti forse un opel kadett alata?

– biagi sono tante cose tra le quali un opel kadett alata, thereau del chievo, un satellite, un portamine, una cintura di sicurezza sfilacciata per l’usura, tante cose. [Deleuze & Guattari, Capitalismo e schizofrenia]

38) A me piace molto quando sono al semaforo con la mia Impreza Sb 3000 e vinco le gare di chi parte per primo in sgommata e arriva a Cinisello da viale Zara. very pride [Anonimo del nord]

39) Ci spostiamo da Gubbio poiché la popolazione si è estinta. Andremo a Spoleto in cerca di nuovi morti 🙂 [Don Matteo via Facebook]

40) as i grow older, i become less amazon [Anonimo]

41) c’è un telefono triste nel mio cuore [Paolo B.]

42) il mio amore ha cacciato un politico stronzo dal litorale di lignano sabbiadoro [Una di quelle zone]

43) Emma Marrone ha detto che scambierebbe volentieri un giorno della sua vita con un giorno della vostra. [Emma Marrone, entourage]

44) stay loopish / stay ten [Marco C., filosofia di vita]

45) http://i.imgur.com/I77UcFx.jpg [Treno Space, lezione di storia contemporanea]

46) 2014: serietà aerodinamica alla luca castellazzi [@strofinaccio]

47) ok ora per dormire / che devo fare / quale pulsante per dormire [Sdraio]

48) mi sa che prendo un aereo per palermo e ti inculo [Prestanome Enrico Coveri]

49) ora berlusconi apre la giacca e sotto c’ha una maglietta con scritto: “perfetto come tu mi vuoi” [@betrayal]

50) Ma non sarà il caso di crescere e passare alla cocaina? [Anonimo]

 

 

Si ringrazia HDBOYZ e Collettivo Carmine per il data mining

DISCHI 2013 (Lista)

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Dopo il turno del boss, tocca a noi umili e modesti scribacchini sottoposti piegati su briciole di miseria. Come scriveva nell’articolo, dato per assodato che del bruttissimo Rover ce ne siamo fortunatamente scordati e che pure l’onnipresenza fastidiosa sui social network di Deafheaven e Civati ne avrà per poco più, passiamo al listozzo (ottimizzato per il massimo disagio):

1) Dean Blunt – The Redemeer (Hippos In Tanks)
2) Oneohtrix Point Never – R Plus Seven (Warp)
3) DJ Sprinkles – Queerifications & Ruins (Mule Musiq)
4) Mika Vainio & Joachim Nordwall – Monstrance (Touch)
5) James Ferraro – NYC, Hell 3:00 AM (Hippos In Tanks)
6) Orlando Voorn – Divine Intervention (Subwax Excursions)
7) Call Back The Giants – The Marianne (Kye)
8) Autechre – Exai / L-Event (Warp)
9) Mazzy Star – Seasons Of Your Day (Rhymes Of An Hour)
10) William Basinski – Nocturnes (2062)

Ora io capisco benissimo che la Hippos In Tanks ormai è un simulacro per noi provinciali e che a NY è già una cosa antica da sfigati, che laggiù, dove le cose contano, pure sta cosa che il lo-fi è l’aldilà del HD 1080p si è già consumata, oltretutto sto disco di Dean Blunt ha fatto schifo un po’ a tutti, ma se è vero che nel nostro tempo le ombre valgono più degli oggetti che le riflettono non si può far finta di nulla davanti a Blunt che fa una cosa tipo gli Half Japanese dell’iperrealismo e della pupilla dilatata, o i Tindersticks che sostituiscono l’eleganza col Walmart. Di Ferraro si lamentano tutti da dopo prese quel primo posto su Wire con Far Side Virtual, ha fatto poi un disco carino ma imperfetto come Sushi, una cacata come Cold e quell’altra pure peggio a nome Bodyguard, ora ne fa una simile ma per un qualche motivo bellissima, un grande field recording su tutte le cose che (non) accadono in città, tra spettri di soul magestito e decadenza termoidraulica. Su tinymixtapes.com lo descrivono così: “1) Vaguely misanthropic reflections autotune’d over slo-mo campus-trap elegies; 2) Droning Juno treatments backdropping the distorted groans of an errant sampler processing jazz melodies; 3) Non-sequitur‎ streetlife collage, i.e., found sounds (anxious/aggressive animals; traffic noise; feet, props, and cloth), surveillance audio, 9/11 news reports, cinematic dialogue, soul snippets; 4) Mellow smooth industrial ambient, i.e., the ambient strategy of meshing environment and mood, animated by the industrial insight that scrambled thought patterns, limit states, and broken syntax hold the keys to what Throbbing Gristle once called post-psychedelic trash”. Ok.
Vainio fa forse il suo disco più ROCK di sempre ma che in realtà, fortunatamente, di rock non ha nulla, almeno esteticamente, a parte un feedback psichico lungo una vita. Un disco sanguinoso che pare uscito dal 2002, commovente come poche altre cose in questi anni a patto di sopportare di Vainio la tentazione alla danger music. Sprinkles raccoglie roba, come al solito stanze vuote che si accendono a larghe intermittenze e lacrime lacrime lacrime (3 volte). Call Back The Giants è il progetto di Goss degli Shadow Ring, Marianna più compatta e normcore in senso strettamente droning rispetto alle stranezze neo-kosmische di Rising del 2011. Su Autechre e gli altri è stato detto praticamente tutto, L-Event compensa di giustezza alcune divagazioni un filo troppo narrative di Exai, facendo quadrare tutto alla perfezione con un calcio nello stinco. Mazzy Star disco TUTTO FA PIANGERE dell’anno e Basinski citato per il rispetto massimo, Nocturnes non è ovviamente i Disintegration Loops ma è come leggersi tutto Differenza e ripetizione mentre si dorme accasciati sulla tastiera. Grazie e scusate dell’uso privatistico della pagina.

Compila dell’anno: I Am The Center: Private Issue New Age In America, 1950-1990. Singolo dell’anno: King Of Everything di Boy George. EP dell’anno: Silver Cloud di Actress, sia in versione reale che in quella velocizzata che si trova sui p2p, bello uguale e Voodoo Posse Chronic Illusion manifesto generazionale a partire dal titolo. Fuori di poco: Kanye West che fa il disco CHIAMARSI BOMBER della situazione, grande allucinazione smartphone-mania pure il video di Bound 2 che si prende pure il premio di video dell’anno, davanti ad OPN + Jon Rafman. Dischi semi-moda che non ascolterò mai in vita mia e di cui parlerò male a prescindere: Tim Hecker, Haxan Cloak e Jon Hopkins.

tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

A parte tutto il mio primo concerto sospetto sia stato Enrico Ruggeri alla Casa del Popolo nei primi anni Novanta, ero un bambino, si stava seduti e mia madre mi ci portò credo solo per vestirmi da principino, in quella maniera tipica, palesamente edipica, col cappottino (probabilmente addirittura in shearling!) e i pantaloni color anziano a coste ma che sui bambini fanno immediatamente effetto principino. Era uno di quei clash caratteristici della piccola borghesia tra post-partito comunista e post-brat pack all’italiana che si abbatteva sistematicamente sui figli, credo che in molti possano capire il periodo storico da questi dettagli moda Pitti Bambino, non ricordo esattamente l’anno. Tra l’altro venivo pure da una prima infanzia dove la sofferenza estetica era all’ordine del giorno, tra sandalini con gli occhielli e giubbini ecopelle che mi segavano il collo durante la messa domenicale, mentre già ti sentivi scomodo, piangendo alluminio, solo a stare vicino a tutto quel marmo bianco. E comunque si stava seduti, Ruggeri faceva il piacione tra le file, era il suo periodo chansonnier penso, quindi non ho potuto avere nemmeno la botta di culo di partire con un concerto post-punk, tuttavia ad essere sinceri nemmeno volevo parlare di Ruggeri è più per dire che dovevo ammoscarmela subito di questa vicenda dei concerti scomodi. Ho finto per tutta l’adolescenza e tutta la giovinezza che mi piacesse andare ai concerti, l’ho finto anche a me stesso, in quella maniera non-vera come credo lo sia per chiunque.

All’inizio mi sembrava quasi un obbligo interno ai rituali della controcultura, almeno in quella (breve) fetta di tempo pre-internet e pre-Napster che m’è toccato vivere, un tempo grigio in cui ci si sciroppava qualsiasi cosa avesse “chitarre di sinistra” per la sola colpa di essere nati in questa precisa declinazione geo-culturale. Ma sono sempre stato riservato e andare in prima fila mi sembrava un’usanza un po’ cafona e un po’ bestiale, anche quel coinvolgimento emotivo delle prime file nel muoversi a onda sgolandosi sui testi e abbracciandosi mi pareva una cosa animalesca e primordiale non adatta alla mia crescita, sudaticcia in quella maniera schifosa che è tipica degli urbanizzati, non che ci sia nulla di male nel primordio, per carità, ma mi è sempre sembrato tutto palesemente recitato e finto, una retrofinzione, mi pareva, per fingere una scioltezza sociale che non ti potevi permettere di avere in famiglia o con gli amici o con le donne. D’altronde anche portarcele ai concerti, le donne, non è mai stata una grande idea, uno finisce per ansiarsi e guardarle di sottecchi e starci in piedi accanto senza poter parlare rivolti entrambi nella stessa direzione, ridicoli come due carabinieri, ti chiedi se si annoia (sì, si annoia, ti annoi pure tu figurati lei), tra quanto finisce, forse era meglio stare seduti, andare agli autoscontri, a fine concerto devi pure fare quelle domande del tipo “ti è piaciuto?”, “non male eh?”, è una tortura terribile. Io ad esempio fingo di essere snob e alla fine dei concerti non commento mai nè in positivo nè in negativo, ma lo faccio sostanzialmente solo per pudore verso me stesso.

Quando mi sono accorto ad un certo punto della mia vita, all’incirca sui venticinque, che stare a guardare un concerto è solo una rottura di palle o una perdita di tempo mi sono sentito sollevato, mi sono autoconvinto essere una di quelle cose che tutti pensano in fondo al cuore e nessuno ha mai il coraggio di dirla, ne ho fatto una scelta politica e mi sono abbracciato, diventando lo zio di me stesso: “Ma ti pagano per andarci?”, “Pienone di drogati, eh”. La musica-vista in sé poi è sempre una delusione – appena velata dal rammarico d’aver speso soldi per il biglietto o aver buttato una serata – non è mai come su disco o più solitamente è troppo uguale al disco diventando ridondante (e sprecando quindi tempo sociale sostituendolo con una doppio del “tempo cameretta”); viviamo d’altra parte nell’era post-spaziale dei supporti audio e delle recensioni e delle liste, e non è per forza un male, ma in questa prospettiva di immobilismo percettivo, lontani dal valore “pre-war” e tradizionale delle rappresentazioni musicali gli unici momenti di cui puoi godere ai concerti sono velleità puerili derivate dal culto della personalità, dal boybandismo applicato e cose del genere, cose che esistono solo nelle menti innumerevoli di innumerevoli persone ordinarie.

Anche questi luoghi in cui dovrebbero avvenire queste repliche notarili dello “spirito del rock” partecipano ad un crollo psicogeografico di tutto rispetto, siamo passati da ascoltare negri attorno al fuoco agli stadi, recinzioni, palchi nel nulla, retrobottega e altri nonluoghi di pura razza augeiana, massificandoci e spaurandoci sospinti da deliri architetturali e scenici, luoghi dove nessuno entra realmente in relazione con nulla (se non attraverso l’esaltazione di simbologie intime, comunque concluse – qualcuno su questo blog scrisse una report dal concerto romano dei Death In June per caso?) e dove la contemplazione è pura masturbazione, e viceversa. Il desiderio di “esserci” ho come l’impressione che crei nel reparto cognitivo del pubblico un’assenza quasi totale di attività, chissà cosa si chiede la gente che guarda un concerto in mezzo ad altra gente a parte battere il piede a ritmo? Aspetta l’ultima canzone? Guarda gli altri cercando di indovinare i loro pensieri? Pensa ad altri concerti? E poi la prova del nove: quelli (tutti) che si lamentano della mancata “presenza scenica” del gruppo, come se lo spettacolo dovesse essere un varietà in salsa virile, e non il tentativo di una riproduzione del disco – a volumi più alti e con più scomodità: questo svela il marchingegno che sta dietro, questo bisogno circense che ha il pubblico e che dimostra come la musica rock sia un affare ancora troppo giovane per giovani e incapace di uscire dai perimetri imposti dei discorsi su se stesso (i concerti restano sempre un buon argomento di conversazione e un buon modo di vantarsi con gente che non si conosce); per questo, dico, facciamoci il favore di far evolvere questa cosa dei concerti nel solo modo possibile, cioè annullandoli. Essendo il concerto una baracconata di natura plastico-scultorea, è giusto che abbia la stessa evoluzione della scultura plastica che ad un certo punto della sua storia novecentesca si è fatta così concettuale da sparire, sostituendo i menhir con righe tracciate per terra. Sogno per il concerto rock (specialmente per quello di natura heinekeniana) lo stesso orizzonte millenarista: una depurazione, scolorire nel negativo di se stesso, smetterla con questa ansia rappresentativa di sé, intraprendendo la decostruzione delle proprie genealogie, semplicemente perchè non più necessarie, stantìe e ormai pure cafone, tornando alla pura materia del suono tattile o della sofferenza sintetica.

Un’ultima postilla per farvi sapere quanto pure sul cazzo mi stanno quelli che tentano di rompere questo patto con l’assurdo cercando di identificarsi, mettersi in mostra come singolarità del pubblico; esistono davvero i frequentatori specializzati dei concerti, quelli che tentano di trasformarlo in un rituale futuribile, che tentano di goderselo dall’esterno con qualche appiglio sociale (fare botte in prima fila, provarci con le biondine in Superga e altro), svincolando dalla sottomissione fascistoide della rappresentazione, è un affronto inammissibile a certe regole – che infatti pagano con la non-presenza all’interno del flusso. In questo per esempio preferisco molto più i raver o gli avventori delle discoteche-capannonificio, almeno lì l’annullamento è sistematico e nessuno (giustamente) si azzarda ad uscire dai confini del totalitarismo, in quella maniera fluida e serena che niente ha a che vedere col culto della personalità, sostituendo il totem del rock col Gatorade, la fica con l’hardcore continuum.

Che bello se per il prossimo anno i concerti si autosospendessero tutti, finendo tutti solo ed esclusivamente su YouReporter.it, ripresi da telecamere fisse in mezzo busto o meglio in primissimi piani come quei primissimi piani nella Giovanna D’Arco di Dreyer, tutti belli abbronzati ai nostri monitor oppure fatti suonare in gran segreto a porte chiuse e poi filodiffusi lungo le nostre città, come succede per la messa in alcuni paeselli siciliani la domenica mattina (la Chiesa sta sempre avanti, specie artisticamente), immaginandoci, col brividino, chissà quali avventure esotiche.

Mos Maiorum: Random Access Memories

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Finalmente i Daft Punk hanno fatto un disco per padri di famiglia che tornano a casa dopo una settimana di lavoro nelle Marche e non sapendo che comprare per il figlio piccolo prendono un balocchino all’edicola sotto casa, poi salgono su e c’è ancora il tavolo in formica. L’antigiovanilismo di questo “corso live” dei DP mi pare essere un sorrisino + coppino a quanti per anni hanno visto in loro l’estro dell’edonismo automatizzato, oppure a quanti non hanno digerito l’ingerenza della cultura rock in tutte quelle case che sembravano solo nostre, entrata così, senza nemmeno conoscere Underground Resistance o DJ Pierre – un processo di democratizzazione organica, che ultimamente ha segnato addirittura un genere intoccabile come la techno militante, ma che la gente dell’epoca dei negozi-di-dischi continua a digerire male (forse per rispetto dei soldi spesi, chissà). La cosa divertente è che i DP incarnando da anni questo movimento di apertura alle masse, nella loro forma architettonico-molare, hanno, per il rovescio della medaglia, incarnato anche la disillusione dei più credenti, traghettandoli nella blog-generation e mettendoli davanti al fatto compiuto che pur sempre di musica-per-ragazzi si tratta. D’altra parte la maniera produttiva dei DP ha sempre stigmatizzato la parte più rozza degli ascoltatori (di ogni genere e competenza) fino ad astrarlo meccanicamente, i titoli quasi monosillabici dei loro pezzi, la semplicità dei gesti delle mani e delle teste, una chiarezza quasi da capogiro. E’ come guardare la normalità così da vicino fino a renderla metafisica: guardi dentro al microscopio, vedi una mollica di pane o una caccola – il massimo pensabile di realtà plastica – e ti paiono invece corridoi geometrici, forme astratte dei sogni che fai la mattina quando sei stato troppo alle luci blu dei monitor la notte prima. Alla fine, ossessionato dalla ripetizione, vedi te stesso. E si capisce benissimo che possa far tremare le gambe un complesso di così grande richiamo internazionale che cambia prospettiva e fa lo stesso disco di sempre invertendo però il microscopio per fare della visione dell’iperreale un monumento alla quella normalità mandata a memoria da anni e anni, attraverso la televisione o i dischi odiati dei nostri padri – qualcuno forse aveva anche Flash Gordon dei Queen o un best of di Stephen Schlaks nelle edizioni omaggio allegate a Class. Ovviamente nello scarto percettivo che passa dal vecchio cono d’ombra fantasmatico del “troppo reale” al suo contrario, cioè fondamentalmente ridicolizzare la sega mentale di tutti quelli che vedevano nei DP l’astronave kubrickiana (disillusione stavolta in “presa diretta” che Random Access Memories rappresenta con grande puntualità, va detto), si doveva evitare la concessione ad un certo immaginario che qualcuno potesse additare come “retrofuturibile” o ancora peggio “nostalgia del futuro”, “disco-melò eighties” o qualsiasi altra cretina definizione tumblerissima, tutto ovviamente perennemente di modissima in un campo da gioco che fa del riciclo delle tendenze, della tensione sessuale traslata nell’identificazione con immagini e cantanti preferiti il motore di tutto. RAM, vittima e carnefice, riesce abbastanza in tutto questo, e d’altra parte come potrebbe fallire se l’idea fatata è quella di fare un disco di pop-rock FM fitto di guest star ingaggiate con la stessa spudoratezza degli Unkle dieci anni fa, unendo il tutto alla non-musica (intesa come musica “di passaggio”, senza nessuna identificazione territoriale) delle colonne sonore imparate con Tron. Personalmente mi pare che manchi il bersaglio solo dove effettivamente qualcosa si concede al pubblico dei figli (Lose Yourself To Dance, docile motivetto Zapp e l’insopportabile sculettìo indie del pezzo con Panda Bear), il resto è più o meno tutto tesissimo. Particolare menzione per questo nuovo senso narrativo, il gusto per lo sberleffo, per il pezzo mutante con colpo di testa incluso che ti fa sbottare e divertire in compagnia, minando alla radice le convinzioni di tutti quelli che nei pezzi dei DP vedevano una compattezza ieratica da tramandare attraverso i simboli. In questo senso RAM ricorda un po’ il bellissimo Album dei PIL con Steve Vai dentro, che dopo una carriera che sembrava fatta apposta per guadagnare la stima critica degli intellettuali alla fine hanno invece guadagnato solo la mia. L’attacco di Give Life Back To Music è quanto di più paternalista si possa immaginare, con la batteria settata su Sì viaggiare di Battisti a fare il paio con la successiva The Game Of Love che sfebbra un corpo dalle labbra ormai blu per i troppi Dalla-Morandi mandati giù senza masticare e il vocoder che segue forse la linea vocale di un Vittorio Salvetti in ritorno dall’oltretomba. Giorgio By Moroder si presenta come un profumo di marca e occhei la parte bloody tagadà piacerà a tutti ma è nella seconda metà che setta la paranoia per il tecnicismo in un gavettone ironico che durerà fino alla fine del disco. Pharrell è così fuori di moda che Get Lucky rischia di far star bene proprio per questo, sfocia nel loop-prototipo già sentito nel teaser di SNL e potrebbe andare avanti per sempre. Ad un certo punto ci pare di sentire il jingle di Riccardo Corredi da qualche parte, poi ci sanguinano le gengive, una fitta, Within ci fa piangere pasta di Fissan, alla fine arriva Touch che parte a metà tra Pavarotti & Friends e Kate Bush senza Kate Bush poi è d’un tratto capodanno con Demo Morselli che smascella peso in bad trip, inaffrontabile per chiunque abbia avuto a cuore Human After All, noi piangiamo ancora di gioia fino a scollarci la cartilagine dalle adenoidi mentre il pathos batte sempre più duro e sempre più finto fino a metterci a novanta come usava fare Winner Takes It All degli Abba, ma con ancora più tramezzini smangiucchiati e pizzette fredde a stringerci il cuore. Pezzo di grande vitellonismo, compresi i momenti di down, col corrispettivo umorale che prosegue in Beyond, pulisce subito il campo dai giovinetti con un intro alla Ben Hur da far allegare i denti e dopo smazzuola duro al fegato con ravensburger dreams puri come il cristallo. Il bambino vede il padre, forse manco lo riconosce, accetta il giocattolo pure se gli fa cacare, si dinamizza l’aspetto narrativo e la lezione disney-drama di Tron si fa spessa fino alle scope e secchi d’acqua di Fantasia in Motherboard, tra bellissima bigiotteria world e Libro Cuore. Supercollege Fragments Of Life con Todd Edwards, sigla telefilm, diarismo di provincia e paura di vivere ascoltando per una vita solo i This Heat mentre rischi di perderti i balli di fine anno. Nulla da dire sul finale di Contact vissuto pericolosamente sopra ad una marmitta artigianale, si ironizza retroattivamente l’intero disco in un tour de force esilarante di violenza fumettosa e di limiti superati nell’estetica del suono come bisogno di ritualità rocky – non differentemente da come la seconda traccia di Human After All prendeva per il culo il Moby di Thousand.

il listone del martedì: LE TRENTA MIGLIORI FRASI DETTE SU INTERNET NEL 2012

scanology

1) What if Costa Concordia che infrange lo scoglio del tempo e affonda misteriosamente a Ibiza (Mac_Phisto)

2) tutto quanto changed my life (@Pikkio)

3) uz buys the city of Monaco (@JoeShabadu)

4) l’esperienza è un mito burino (anonimo via e-mail)

5) Adesso mi toccherà mica andare a cagare da Prada quando sono in Duomo? (Biolab)

6) Existentialism is long (@ZombyMusic)

7) Hoping i can finally finish the internet tonight so i can move on to these books i got for christmas (@Lukid)

8) ve lo giuro su youtube (U. Parale)

9) ma non vi ho detto che cosa BADASS HD COJO2015 ho fatto ieri! (U. Parale)

10) al tg5 con la maglietta di camillo benso conte di cavour (Stefano D’Orazio)

11) PRONTO LETIZIA (Simonerdj)

12) forse stasera mi ispirerò a lui anche se nn ho accessori eccentrici a parte la nausea (anonimo #1 dal Collettivo)

13) cmq a febbraio forse avrò tutta una mia casa / condivisa col mio amico metallaro! / cioè avrò / pagherò la stanza / E POTRO’ CACARE NEI CORRIDOI / come ho sempre sognato (anonimo #2 dal Collettivo)

14) @ctress_a balotelli is green velvet-ing me out (@gavinweale)

15) NON VE INCAZZATE SE NON SIETE D’ACCORDO. (Marco Passarani)

16) stella di provincia (C. M. Rogito)

17) ENRICO GHEZZI PETTORALI POTENTI (anonimo via e-mail)

18) grazie dell’invito, ma questa sera sono impegnato nel birding di rapaci notturni. Cordialità AL Marra (@luigialf_marra)

19) QUELLI CHE LAVORANO DEVONO SMETTERLA DI PRETENDERE CHE ANCHE NOI LAVORIAMO E PER QUESTO LI RASSICURO: SIAMO INFELICI ESATTAMENTE COME LORO. (sgargabonzi)

20) mi sbaglierò, ma secondo me oizo nel tempo libero costruisce infradito di gomma per tirarle ai cani (Doro)

21) FAMOSI PER LA CONTROVOGLIA (anonimo magliabechiano)

22) “per me non affidabile anche perchè ,è ancora oggi visibile il braccialetto nella sezione nautica ,mentre viene pubblicizzato il vinile di lisa stansfield..” (Michele B.)

23) YOLO (Autori vari)

24) @giorgio_gori x che non twitty messaggi + comprensibili x noi gente comune.grazie!!! (@BriatoreFlavio)

25) Piero Angela ha iniziato la sua crociata personale contro Rol e il paranormale perchè suo figlio Alberto era totalmente affascinato da Gustavo e lo voleva frequentare contro il suo volere…non posso aggiungere altro. (azzodifiori)

26) “sgasing the unsgasable” (f1bizarre)

27) sì la teoria del giacchetto funziona così (detta anche “giacchetto di schroedinger”); esci di casa col giacchetto, poi lo lasci in macchina prima di entrare nel locale, e lui con la sola forza della convinzione di aver adempiuto alle corrette funzioni sociali continua a scaldarti a distanza, creando un bridge tra il tuo sistema neurovegetativo e la sua lanosa natura archetipica di indumento per proteggere dal freddo. (anonimo #3 dal Collettivo)

28) Ho scritto t’amo / sulla sabbia / e Franco Freda / a poco a poco / se l’e’ portato via (paolozzi)

29) “mi ricordo all’età di sei anni in una casa del viale della Blancharde a Marsiglia di essermi chiesto all’ora della merenda, pane e cioccolata che una certa donna chiamata madre mi dava, di essermi chiesto cosa fosse, essere e vivere, che cosa fosse vedersi respirare, e di aver voluto respirarmi allo scopo di provare il fatto di vivere e di vedere se mi convenisse, e in cosa mi convenisse” (Antonin Artaud 2012 Rebuild)

30) UPIM MUSIC (@betrayal)

Si ringrazia Al Damerini e Collettivo Carmine per il data mining