Postumi

GUARDA ANCHE TU IL VIDEO CON BESTEMMIE SUL SUONARE CHE HA COMMOSSO STEVE ALBINI

No niente, è che l’altro giorno leggevo la sgasata di infotainment protogeek sulla volontà di Sony di buttare fuori un reboot del Walkman che non c’entra un cazzo con nessuna filosofia di portabilità e pop del fratello morto. E’ un coso (costoso) con cui ci si può ascoltare ADDIRITTURA la versione flac di Analphabetapolothology, cioè il nonsenso più assoluto e non sto nemmeno a sottolineare il concetto con la metafora dello scopare col cazzo di un altro. Probabilmente mettendo il dito in bocca per sentire dove tira il vento del pay-to-listen finirà per essere un qualcosa su cui scaricare i dischi di rappertatuatoacaso con i codici trovati nei pacchetti di ringo, due aggiornamenti firmware all’anno, tre anni di vita con un paio di dimezzamenti del prezzo.
Nella scatola non ci sono nemmeno le cuffie, giusto così.
Sarebbe però un buon motivo per rompere i coglioni a Montagano di V4V Records per fare uscire i RECUPERONI DEI GRUPPI PUNK solo in digital download FLAC per trollare meglio la baracca.
Mi pare infatti una bella storia scrivere il mio primo pezzo dell’anno nuovo parlando di cose nuove che in realtà sono nella testa e nello stomaco datate al carbonio alla fine ’90 inizio ’00
Sta per uscire il disco nuovo degli Auden , orbita emo-core chitarra aperta che ha giocato di sponda con i primi FBYC e una delle più cose italiane di quegli anni là che era la Holiday Records.

Cover
Some Reckonings sono sostanzialmente otto pezzi di vecchia scuola, tanto cuore, brutto inglese e LA-LA-LALA-LA-LALALA tutti belloni, con tanta maniera e tanto tiro. Personalmente non sto ascoltando altro da un paio di settimane ed è tantissimo per un disco che si assimila in tre ascolti: cresce un sacco. Esce in vinile e in download non so quando, di preciso, entro Gennaio comunque. Seguirli da vicino.

L’altra miglior notizia del 2015 della categoria POSTUMI è questa qua
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Reunion dei Samsara, prima data al Renfe di Ferrara vuol dire ruspare via almeno 10 anni di feste lesbo fatte là dentro e riattaccarsi i dread col dentifricio.

MEGAPIEGA

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“TOR-TEL-LINIII E BOC-CHI-NI, TOR-TEL-LINI E BOC-CHI-NIII”
Pierobon ne aveva appena parato un altro da distanza ravvicinata a EMILIO BENITO DOCENTE del Rimini e intanto Meggiorini aveva da poco iniziato a travestirsi da giocatore di calcio e metteva lì un gol fantasma per il Cittadella e poi quello della condanna a metà secondo tempo. E via ancora il coro sui tortellini e sui bocchini, io mica capivo dove fosse l’offesa per i romagnoli in quel coro lì, che alla fine son due cose belle e tu non litighi con la morosa impugnandoti la patta dei jeans e gridando “Downton Abbey e piscio da seduto” ma il senso è che quel Rimini lì era più forte di quel Cittadella là, perchè c’aveva Ricchiuti e da scemi avevano perso Vantaggiato. Però s’è goduto e si è andati tutti al Pepenero a festeggiare.
Perchè è così: la riviera è fatta un sacco dalla GENTE e DAI POSTI. E insieme si uniscono e fanno una polis greca avanti di duemilacinquecento anni con sei mesi di attitudine ultraestiva di figa, settore alberghiero di cemento condonato, aperitizi e bamba. L’Italia che ispira e che va in vacanza, praticamente.
Hemingway aveva Key West, il punk italiano ha l’Emilia Romagna e se i Distanti ci mancano un sacco la botta di culo è che la loro influenza è lì nelle robe nuove che escono. Non è questione di eredità, è proprio un solco di tradizione tracciato e c’è solo da seguirlo: è uscito il disco nuovo dei Riviera e si chiama Riviera, c’è ancora la tromba che tira su la pacca e il magone da vecchie foto di scuola.

Capolavoro da testa bassa e abbracciarsi forte, punk di sussistenza e autarchia sentimentale coi testi TUTTIVERI TUTTOMALE TUTTOBENE a la Giorgio che arrivano sempre lì dove devono arrivare, all’organo della malinconia derivativa con cui abbiamo imparato a galleggiare col sorriso e la sabbia in mezzo al culo, a tenerci lì dove dobbiamo essere e cioè ad ascoltare un disco che è talmente punk romagnolo che per capirne tutti i riferimenti e i risvolti bisogna avere poco più o poco meno di trentanni almeno. Quasi come per andare al Pepenero.

Facciamo che siamo tutti belli e bravi abbastanza da fare il pre-order da fallodischi, dai che “Risata” è il pezzo della vita.

Una per Nebo, GQ e quella storia lì

C’è che insomma era un po’ che non leggevo Nebo -o meglio Proeliator– e non sapevo avesse iniziato questa subcollaborazione con sta zona underground di GQ (una roba che si propone di essere le forbici con le punte arrotondate per il figlio di Vice e Cronaca Vera) e riscoprirlo al centro di un palese caso di “sciacquamento di palle editoriale” mi fa sentire come quando non senti un amico dalle medie e poi lo ritrovi al telegiornale dopo aver ammazzato qualcuno o essersi ammazzato con i canoni bizzarri del trend giornalistico del momento.
Ho iniziato a leggere Nebo lurkando i meandri del 63, che è stata e credo sia ancora la miglior maniera per studiare, capire e coltivare e acquisire cultura su internet. E’ un posto dove nell’internet del ’99 e degli anni 2000 ci hanno postato talenti veri, blogger senza sapere di esserlo, mille storie messe giù con una scrittura che se raccolti, ancora ad oggi, avrebbero fatto fare dei soldi veri a chi frequentava.
Nebo è uno di spessore uscito da lì, dal 63, ma che lì ci è arrivato con lo spolvero del rapper del nord-est da Mestre a Monfalcone, coi Genoma insieme a Nasdaq (DJ col manico vero) e quel pezzo lì sopra vale quanto una premonizione di mille dissing ed è roba di dieci anni fa.
Ritrovarmi ad ascoltare questo pezzo, i video di una Barbie Xanax invecchiata come una trentenne di Bristol che parla di un sindacato di categoria per la gente che scrive su internet in caso di licenziamento, la redazione di GQ che gestisce in modo a dir poco amatoriale la vicenda, non so, sento il rumore del livello che si abbassa, mi sento fisicamente più stupido, vedo scene in cui GQ ha l’ottima idea di prendere una penna come Nebo, di volere lo stile di Nebo, le parole di Nebo, l’incoerenza artefatta di Nebo, il pacchetto completo, con la mente veloce a scrivere figure di un certo tipo partendo da fatti di un certo tipo e poi qualcuno che gli campiona su “You want the truth? YOU CAN’T HANDLE THE TRUTH” infine l’inquadratura si allarga su una stanza grande quanto l’internet dove nessuno di quelli che ci lavorano sa più cosa vuole, nessuno sa più leggere oltre le prime quattro righe. Nemmeno GQ.

Nebo è stato cacciato per aver scritto a modo suo sul pestaggio domestico di Christy Mack, poi una videoblogger che campa di hater ci ha fatto un video di lamentela cercando di assomigliare a Selvaggia Lucarelli pur non riuscendoci da almeno dieci anni, GQ non ha voluto dire/sapere.
La morale è che se sei una testata importante, con un bacino importante, ed assumi un blogger ex rapper, assicurati che quel rapper sia quello che cerchi, o di pagarlo abbastanza per farlo diventare meno di quello che cerchi. O che sia Emis Killa, come ha fatto Sky.