Gli amici di Aphex pt. 2 – MIKE PARADINAS

Ad un anno di distanza dell’attesissimo e hypato SYRO, a fronte della marea di tracce che Afux ha fikkato nel suo soundcloud (ascoltatevele è pieno di gemme e lasciate perdere le malelingue) approfittiamone per tuffarci nella musica degli amici di Richard D. James, questa volta andiamo ad analizzare la carriera del capo della Planet-Mu etichetta fondamentale che in questi giorni compie ben 20 anni. Disclaimer: per un’opera magna come questa Franci Farabegoli avrebbe dovuto pagarmi 10kmila euri, ma ho preferito fargli aspettare un anno di tempo creandola con lentezza spettacolare.

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Mike Paradinas (aka Mu-Ziq, Kid Spatula, Jake Slazenger, Gary Moscheles, Tusken Raiders, Frost Jockey, boss della Planet-Mu etc. etc.)

Mu-Ziq plugga il cavetto nella recchia di Afux! La nascita dei così detti "plug-in" !!!
Mu-Ziq plugga il cavetto nella recchia di Afux! La nascita dei così detti “plug-in” !!!

Mi piace pensare al grande Mike Paradinas, meglio conosciuto come μ-Ziq (da pronunciare music/musique), come all’amico turbomelodico e giocoso di Aphex. Il suo punto forte sono le melodie a cascata ricchissime che, anche quando cupe e malinconiche, mostrano sempre un lato bimbosmatto. Melodie che μ-Ziq costruisce spesso attorno a ritmi abrasivi, spezzati, ma che tirano dritti tipo treno, gli stessi che Aphex usa nei pezzi veloci di I Care Because You Do. Vai a capire chi ha influenzato chi e quando. Unica certezza è che Mike era già fan di AFX prima di conoscerlo, e forse certi ritmi acidissimi e certe inquietudini sono figlie dell’ammirazione verso cose come gli Analogue Bubblebath, scoperte ovviamente passando per la techno di detroit e i primi rave. Suoni e modalità produttive che, come accadde anche per Vibert, portarono Mike a mettersi in solo staccandosi dal suonare in band “canoniche”. Curioso però osservare i Blue Innocence band “madchesteriana” dove Paradinas suonava le tastiere verso la fine degli anni ’80, musica prescindibilissima, ma guardatelo mentre gli da giù di pianohouse perché servirà a capire la sua origine tastieristica cheesy:

La carriera discografica di Mike inizia nel ’92 (quella musicale invece molto prima, come testimoniato nel suo soundcloud) nella sua Londra quando conobbe Richard (studiavano entrambi all’università di Kingston) che poi lo volle per un disco su Rephlex. Curiosità: prima di farsi avanti la Rephlex, Paradinas mancò di poco un contratto con l’etichetta dei Global Communication ovvero Tom Middleton e Mark Pritchard, anch’essi amici di Aphex (Tom addirittura collaboratore di uno dei primi pezzi di Richard). Nel novembre del ’93 esce il debutto a nome μ-Ziq (che inizialmente doveva essere duo con Francis Naughton il bassista della band dove suonava Mike): Tango N’ Vectif (che titolo!), che fa sviaggiare tutti in un trip acido di Sega Megadrive che vola e si gode un rave su un pianeta alieno. Bello soffermarsi sugli strumenti elencati nel libretto della riedizione (doppio cd): due synth relativamente cheapo (YamahaDX11 e RolandD50 per i più nerdoni di voi), una drum machine normcore, ma superfunzionale (alesis hr16), un 4piste cassetta scrauso lo-fi, un delay della Boss, un rack riverbero entry-level (di cui lui abusa e abuserà a rotella forevah n evah) e un misterioso SONY BETAMAX VCR (drugapulco/haunting prima di tutti?). Insomma uno si aspetta dei suoni canonici “piccoli”, invece lui ci tira fuori una roba super goduriosa e straricca tipo questa:

Si ok è supersgrakkio (che manco è un male, anzi lo sgrakkio sarà caratteristica fondamentale del suono Paradinas), ma quanti strati su cui planare tenuti in volo da melodie zuccherose che alla fine si magnano pure i bassoni minacciosi di inizio pezzo !!! Massimalista con pochi mezzi μ-Ziq ci insegna nuovi modi di FISCHIETTARE ! E in questo rivelatorio listone di suoi dischi preferiti fatti per Quietus non sorprende il fatto che ci metta i Beatles, così come gli Human League, o un disco di sigle tv ‘70/’80 per bambini che fu anche grande influenza per i Boards of Canada (e qui potremmo tornare alla library music e Vibert). Però attenzione le melodie sono quelle fischiettabili da un pikkio pazzo, non certo dal primo che capita. Così Mike parte col botto e pure i lati b di quel periodo ‘93/’94 (usciti fra l’altro per la gloriosa R&S) erano cose assurde tipo Xolbe 2: un monofischio areoso che si evolve in avvolgente colonna sonora ambient di una gita nella verdissima ed ecosostenibile metropoli del Pianeta Mu. Pianeta Mu che qui invece osserviamo durante uno spensierato mattino lavorativo:

Torniamo sulla Terra, anno 1994, dove Mike Paradinas realizza Bluff Limbo (che titolo! Paradinas miglior titolista di sempre) dando a Rephlex un più che pregevole seguito al debutto, peccato che l’etichetta scelse di pubblicarlo per davvero solo tre anni più tardi, nel 1996 come rivelato in questa bell’intervista dell’epoca. Per questi motivi il secondo album (doppio cd per giunta) di μ-Ziq passa in sordina, peccato perché fosse anche per le sue particolari atmosfere oscure e oniriche merita tanto quanto Tango’n’Vectif. Nel frattempo Mike si ritrova vincitore di un concorso di remix indetto da una Virgin in pieno techno trip/videogame wave (all’epoca era pure publisher di videogiochi). Ne esce fuori The Auteurs vs μ-Ziq dove Mike remixa con risultati sorprendenti gli Auteurs, band inglese ’90 molto kinksiana più che giovine-britpop. In questo bizzarro scontro (che a distanza di anni pare ancora più assurdo) Mike ricava brevi loop fumosi per farli girare su acida jungle dentro un circo di lucine intermittenti nella nebbia, oppure ne estrae solo le melodie risuonandole su pianole aliene senza manco l’ausilio di un beat. Il resto dell’ep è meno incisivo, ma in quest’operazione viene rimarcata la forza melodica di Mike e le sue affinità con la musica pop d’autore (the auteurs… ehehe) resa stortissima e personale come pochi altri, filtrandola in maniera liquida attraverso quella cultura sonora di videogiochi/sigle/rave di cui faceva parte. Non stupisce che, a causa di questi remix, la Virgin metta sotto contratto Mike per le sue produzioni a nome μ-Ziq, e gli lasci sia la libertà di fondare una sussidiaria tutta sua, la Planet Mu (per le uscite in vinile), sia di pubblicare dischi ad altri nomi con chi preferisce.

Così nel 1995 esce In Pine Effect (che titolo! E che copertina legnoso mondo skrokkio!) che al classico sound acido/distorto, ai gran turbobeats, e alla solita ricchezza melodica affianca un bizzarro gusto jazzy/kitsch da spot televisivo andato a male. Lo potete notare nelle trombette dell’iniziale Roy Castle (sopra linkata), nel ritmo sincopato city hunter/spy story’80 di Funky Pipecleaner, nell’effetto pino della title track (che suona per davvero come una sigla per bambini) e nella chiusura ragtime che è Green Crumble. Aggiungeteci l’apparizione di sghembe strings volte a ricreare orchestrazioni sul grottesco/misterioso spinto, la supesatura melodia in shields effect della meravigliosa Within a Sound e lo spensierato numero bucolico di Phiesope (con tanto di chitarra acustica) e avrete un album che amplia in mille direzioni le intuizioni del debutto.

Tante sono le tracce e gli stili accumulati da Mike che nello stesso anno pubblica un’album di “scarti” a nome Kid Spatula (Spatula Freak, di cui vi lascio dance3), un ep di prescindibili mini-sfoghi rave a nome Tusken Raiders (a tema Tatooine/Star Wars, che nerdone!!) e il primo album di Jake SlazengerMakesaracket (su Clear), monicker con cui raccoglie il lato jazzy/funk introdotto da In Pine Effect. La musica di Jake Slazenger è una roba bislacca tra la downtempo drogata (ma ancora più acida) dell’amico Luke Vibert, l’electro anni ’80 e siglette tossiche, che nel debutto ha ancora infiltrazioni da rave spaziale mu-ziqiano. Questa particolare visione sgrakkiante dell’easy listening non è una fissa passeggera del nostro e occuperà tutto l’anno successivo.

Nel 1996 si ha la prima e unica uscita su Warp che avviene proprio con il secondo Jake Slazenger –Das Ist Ein Groovy Beat, Ja- che mette da parte l’electro in favori di funkoni belli saturi, con Mike a fare super assoli “camp” da bizzarra festa lunare producendosi pure nel suo primo pezzo dichiaratamente drum’n’bass. Ancora più soul/jazz è l’album che Mike fa uscire a nome Gary MoschelesShaped to Make Your Life Easier (per SSR). Meno sbroccato della tossica merendina pomeridiana di Slazenger, il suono di Gary Moscheles è il più pulito escogitato finora da Paradinas: tutto costruito attorno a campioni da acid jazz, fanno capolino ritmi disco, mentre echi rave appaiono solo in tre numeri puntellati di 303. Condito da massiccia dose di fumi ed ironia, in Shaped… sembra davvero di ascoltare Mu-Ziq intento a rifare un disco di Wagon Christ. E nel ’96 infatti si ha anche l’unica collaborazione tra Mike e Vibert che prende il nome di Smooth Elmet. Purtroppo produce un solo pezzo, un gran numero drum’n’bass dove i groove di Plug si scontrano perfettamente con distorsioni e melodie mu-ziqiane. Peccato non abbiano mai dato seguito alla collaborazione, con Vibert che si allontanò dal complicato mondo drill’n’bass e Mike troppo incasinato a far girare la sua etichetta:

Per avere un Mike al top dello sfascio casalingo dobbiamo invece andarci ad ascoltare un’altra collaborazione illustre: quella sottovalutata, sopraffina scorreggia di Mike & Rich Expert Knob Twiddlers. Uscito sempre nel ’96 (su Rephlex) il disco pesca da una jam del ’94 fatta dai due amici Richard D James e Mike Paradinas, il risultato è un’album che dire skrotale è dir poco. Tutt’ora i meno savi (quelli che “ma non è IDM”) sbroccano al pensiero che due esperti delle manopole si chiusero in un appartamento per produrre una roba del genere, con pure il campionamento del rutto e sceme beatbox umane:

Il fatto è che Aphex aveva sentito le prime robe di Jake Slazenger e preso bene da quel megaphonk fece sentire a Mike robe dal tuttora inedito Melodies From Mars (sorta di concept aphexiano su chiptune e melodie per bambini, uno dei migliori bootleg mai esistiti nella storia della musica). Preso atto di questo terreno comune sul giocoso spinto, ai due è bastato chiudersi in casa con strumentazioni varie (non solo elettroniche) e poi annegare in un fiume di vodka, fumo e lsd (come dichiarato da aphex, questo è il suo unico disco fatto sotto effetto di droghe, non si ricorda nulla/era un casino). I due ne riemergono con quella che trovo sia giusto definire SKROTO MUZAK 500%. La muzak quella tipo sala d’aspetto, tv, latte e cereali, sale bingo (caldo pelouche), cartoon, buste, cron-o-binetti, etc; muzak andata a male che riesce magicamente ad unire con successo il lato più infantile dei due, un’ascolto che stordisce come solo un pomeriggio dopo scuola passato a giocare ad un gioco da tavolo, con tubo catodico sullo sfondo e merendine di contorno. A tal proposito l’artwork del disco è perfetto, con i due Mike&Rich a scimmiotare i giochi MB. Il 1996 di Mike si chiude così, con una ninna nanna che archivia definitivamente la sua prima, fischiettante, parte di carriera:

Nel 1997 alla domanda Che cosa ne pensi della scena techno oggi? Mike Paradinas risponde una cosa tipo: “ci sono un po’ di artisti bravi e molti mediocri, sta andando in tante nuove direzioni eh? con gli inglesi che smanettano i break-beat jungle, i minimalisti tedeschi, la roba danza minimalista drittona di jeff mills, che mi piace un botto. Io mi sa che farò ancora più roba stile Squarepusher, sto veramente in fissa.”

Ben due anni separano Lunatic Harness (che titoloooo!) dal precedente album a nome μ-Ziq, tempo in cui il nostro, oltre a pubblicare tutta la varia phunk muzak, si è dedicato a rinnovare strumentazione e metodo compositivo. Se non l’avevate già capito (dall‘intervista di prima) ora Mike è totalmente influenzato dai pattern jungle maciullati di Squarepusher e dalle trapanate melodiche che AFX inizia in Hangable Auto Bulb e sviluppa sul Richard D. James Album. Il risultato è qualcosa che libera ed esalta le magiche melodie di Paradinas e le proietta al di la dello sgrakkio lo-fi e delle ritmiche treno rave:

Ascoltando Mushroom Compost qui sopra (con il suo andamento a fionda è uno dei suoi capolavori) capiamo che μ-Ziq è ora libero di fluttuare temporalmente (oltre che spazialmente) nel suo universo sonoro. Ritrovandosi in questo TESSERATTO MUSICALE potrebbe correre il rischio di arzigogolare troppo, perdendo il gusto per il fischiettamento, ma Mike nella prima parte fa il capolavoro e piazza con successo pezzoni hypermelodiosi uno dopo l’altro: a partire dall’apertura xylophono, chiptune+moog spaziale, di Brace Yourself Jason, fino alla jazzata soave dilaniata da megabreakbeats di My Little Beautiful. Le esilaranti Blainvilletitle track aggiornano a dovere le atmosfere skrot-siglette a lui care, e non manca nemmeno la sgoticata inquieta tipo darkcore drillatissima. Purtroppo invece di mollare la presa nella seconda parte del disco Paradinas si perde nelle infinite nuove possibilità: le due sinfoniche Secret Stairs (dove continua il discorso orchestrale iniziato su In Pine Effect) vanno di drilletti e lungaggini su due melodie/mood altresì vincenti; la paurosa sgrakkiante e stonatissima Wannabe dura troppo, idem la più mysteryo London. Non che Paradinas sia sempre stato parsimonioso, ma, ora che può accelerare il tempo come gli pare, certe ripetizioni si fanno paradossalmente più faticose. Così non ci si gode il turbinio (un gustoso multistrato quasi alla FlyLo) di Catkin and Teasel, ma il finalino orchestrale campanellino di Midwinter Log anticipa quello storto ziq-natale ciò che nessuno si aspetterà nel ’99. Lunatic Harness nonostante le sue altissime qualità fa equivocare a molti il vero talento melodico di μ-Ziq e i più si fissano suoi nuovi virtuosismi drill. Ma se di una bside allucinatoria come Hanky Pockery vi fissaste solo sulla ritmica sareste un po’ fessi.

GIRELLE
GIRELLE

Intanto Mike approfitta del buon andamento di μ-Ziq per far diventare Planet Mu un’etichetta tutta sua e ci fa uscire una compilation di drilloni di nome Mealtime, con tanto di copertina bambino/merendina/tv (quasi da booklet dei BoC): la sua passione attuale sarà pure il drillone, ma l’amata psichedelia da “crostatina mulino bianco” rimane intatta. Nella compila ci sono Jega e altri che fanno casino quasi breackcore (ascoltato oggi scassa un po’ le palle), c’è un remix el merendero dei Plaid su Red Snapper, ma sopratutto c’è Bummy di AFX che pare veramente la versione hyper-sghemba (la ritmica che morpha in quel modo credo abbia distrutto la mente e le speranze di molti nerdoni dell’epoca) delle robe Mike&Rich. E non è un caso che l’altro vero Mealtime lo offra il padrone di casa con un remix TURBOBLASTO JAPPOFESTOSO di Brace Yourself Jason, non solo il miglior Mu-Ziq drillone che possiamo immaginare, ma uno dei migliori di sempre:

Per chi volesse esplorare questo lato allucinato/jungloso di μ-Ziq consiglio anche la raccolta Urmur Bile Trax Vol. 1 e 2 sempre del ’97 e che contiene roba vicinissima a Plug tipo Let Let, o le divertite e dubbose turbo corse sottomarine di Sonic di The Hydrozone. E’ questa la mia uscita “biliosa” preferita di Paradinas prima che gli prendesse la (per me) deleteria fissa breakcore 2000. L’anno dopo, 1998, invece fa uscire sulla sua Planet Mu il progetto a due insieme a Speedy J: Slag Boom Van Loon. Invece di essere un album vicino alla sensibilità hardcore che si poteva aspettare dai due, si rivela essere il disco più classicamente IDM mai fatto da Mike. A prevalere da parte di Speedy J è infatti il lato ambient e da parte di μ-Ziq quello melodico. Ci sono addirittura pezzi per solo pad o pianoforte ambient alla Brian Eno e forse sono quelli invecchiati peggio. Le cose migliori avvengono quando affiora dell’acido rave come in Poppy Seed, o quando si sta nella dimensione Plaid di meccanismi ad orologeria in stanzine misteriose. Buffo come ad esser ricordato di Slag Boom Van Loon più che il disco originale sia quello di remix, che uscì nel 2001, ben tre anni dopo. Tutto a causa dei due remix stellari dei Boards Of Canada (mai sbagliato un remix in vita loro), ma anche dei nomi scelti da Mike: tra i vari ci troverete pure Matmos, Four Tet (ancora semisconosciuto), e sopratutto i Coil. Scelte da cui si capisce il fiuto e l’ottima organizzazione di Mike a livello di compilazione e capire le scene, il suo talento nel gestire con successo la Planet-Mu negli anni a seguire fino ad oggi. Ma prima di chiudersi a gestire la sua etichetta (attività che prediligerà nel nuovo millennio), il nostro da alle stampe nel ’99 la sua prima (e unica) opera dichiaratamente “pop” a nome μ-Ziq: Royal Astronomy.

Ovviamente, come potete capire dallo stonatissimo autunno acido, non ci troviamo di fronte ad un canonico album pop, ma di fronte ad una sua visione weird del concetto di “canzone” e memore sia del momento merendina andata a male con afux, che delle sigle phunk di Jake Slazenger. Tanto che Autumn Acid è vicinissima al capolavoro weird-pop del ’99 Windowlicker del solito Aphex, ma priva di quei virtuosismi ritmici e di mutazioni eccessive, pur nella sua stortura e frattura, Autumn Acid rimane molto più dritta del pezzo di afux. Mike in Royal Astronomy sterza contro la sofisticazione ritmica che esaltava i suoi fans e addirittura tenta di tenersi quasi sempre entro i 4 minuti evitando le sue tipiche lungaggini da jam. La dove sbrodola (la drum n bass prossima al breackcore di Motorbike Track e della sua reprise Burst Your Arm) sembra giusto una ben fatta, ma fuori contesto, dimostrazione di forza di Mike. Quasi come a pararsi il culo dal fatto che il resto del disco è molto più vicino al capolavoro cielo invernale super melò che è il singolo (cantato da una donna giappo di nome Kazumi) The Fear, a detta di Paradinas ispirato completamente alla musica di Bjork. Ne ascoltiamo qui la versione alternativa:

Sicuro i vari idmmari avranno reagito con ancora più sconcerto ascoltando Scaling, l’apertura di Royal Astronomy che –orrore!!!- non presenta proprio nessuna ritmica! ma solo campioni di orchestra d’archi storti e barocchi, pieni di campane, per una specie di natale sgoth allucinatorio. Seguito per giunta da Hwicci Song: ritmica hiphop (genere scandagliato un po’ in tutto il disco) e piglio da giullare alla Luke Vibert e sempre gli archi. E i drill? e le discese ardite? e le risalite? Ci sono, ma sono presenti solo nelle melodie esagerate super emozionali tipo orchestra natalizia stellare oltre il pomposo, nelle timbriche tornate legnose lo-fi e subdolamente saturate al limite dello sbagliato. Non c’è quel gusto dell’elettronica futuristica che sicuro tutti volevano nel ’99, presente solo nell’eleganza incredibile della commovente 56 e della snazzikante Carpet Muncher. All’epoca Royal Astronomy sarà suonato veramente troppo sbagliato: no drillo/no breakkoro, si orchestra barokketta, si ritorno al suono effetto pino. Anche su forum di maniaci come watmm tutt’ora c’è un rapporto di amore e odio verso quest’album. Un mio amico, che ascolta robe a casaccio strambe, fuori da un locale l’inverno scorso al solo nominare sto disco esclamò “ammazza che merda royal astronomy! poi non c’era the fear remix l’unica bellissima, faceva piagne!”. Chissà se riascoltandolo ora cambierà idea, perché io sono fermamente convinto che Royal Astronomy (titolo ispirato ad un saggio di Kurt Vonnegut) sia l’album migliore che Mike Paradinas abbia mai fatto, l’unico con una vera poetica (una specie di malinconico natale/sguardo verso il cielo notturno invernale), coeso al punto giusto (non fosse per quei due pezzi d’n’b di cui ho già detto) e che presenta senza nasconderli tutti i veri punti di forza di u-Ziq: melodie stellari, atmosfere grottesche bambinesche tra giocosità e inquietudine; senza virtuosismi ritmici particolari, ma con ottimi groove e con delle timbriche personalissime e particolari che giusto l’aphex bozzetto tra melodies from mars (mfm) e richard d james album. Un gusto insomma quello merendina andato a male a stecca che è quello più borderline di tutta la faccenda braindance/idm e che solo adesso raccoglie tanti fan (che stanno li a gasarsi al pensiero di un MFM ristampato) ed è ciò che rende in realtà tutto Royal Astronomy l’album più personale e underground di Mike Paradinas. Paradossale per il suo album più pop, ma anche giusto, perché così può chiudere in bellezza gli anni ’90 e il contratto con la “major”.

Come potete immaginare avendo sfogato tutta la sua anima pop e melodica, ormai libero da ogni contratto e solo al comando della sua Planet Mu, Mike Paradinas si sfoga subito pubblicando due dischi acidoni a nome Frost Jockey nel 2000. Brugundy Trax vol. 1 e 2 sono una raccolta di trax fatte di acidume techno tagliente, melodie tenute dietro e attitudine hardcore mental come negli esordi, ma dai suoni più avanzati e puliti. Non male, per niente: una specie di back to basics veramente gustoso per chi le ama atmosfere rave del primo Ziq. Un approccio allo sgrakkio che è di gran lunga migliore rispetto a quello di Bilious Paths album con cui torna sulle scene μ-Ziq. E’ il 2003 e Planet Mu è famosa per album di robe breakcore hyperdrillona a buffo un esempio su tutti: Venetian Snares. E allora Mike si mette a fare casino totale pure lui (non vedeva l’ora), ma il risultato è l’album più noioso del nostro: quello che dovrebbe essere “il più matto/il più estremo” risulta il suo unico disco in cui i turboblasti ritmici del nostro non si incastreranno mai bene con le melodie che a sto giro appaiono un po’ troppo buttate li. Tiè:

L’inizio millennio è pure quello delle manie di prendere canzoni pop e buttarle dentro plugin che la smaciullino a cazzo. La cosa entusiasma Mike sin dal 2000 tanto che insieme ai più noiser di planet mu ci fa pure una compilation a tema di nome Criminal in cui lui smaciulla can’t touch this di MC Hammer (pro tip: messa a tradimento in una festa fa sempre tajà). Tutta roba che live era spesso divertentissima (e secondo me un live di Mike di quel periodo lo era eccome), ma che su disco esclusi due tre virtuosismi divertenti ed implicazioni meta, rompe li cojoni, e ascoltata nel 2015 è una delle robe invecchiate più male in assoluto. Insomma Bilious Paths è figlio di tutta sta fissa di Mike verso il noise e il drillo e il cazzeggio dsp/plugin, ma purtroppo come già detto non fa mai veramente colla con la sua sensibilità melodica e alla sua inventiva bizzarra; c’è chi considera i percorsi biliari l’album migliore di Paradinas e di solito sono quelli che vomitano sopra a Pine Effect e Royal Astronomy. Io penso invece che sia solo un divertissment ritmico e che lo skrotare i breakcorri sia un mestiere meglio espresso da altri. Per esempio, invece di un’altro μ-Ziq, vi linko questo simpatico amen follia di Shitmat (ovviamente planet mu).

Molto più belli a mio parere i due album che Mike fece uscire a nome Kid Spatula prima e dopo Bilious Paths. Si tratta di roba di scarti da vendere per finanziare Planet Mu (così dice Paradinas, fossero tutti così gli scarti!) che lui raccoglie prima in Full Sunken Breaks (2000), praticamente outtakes del periodo di Royal Astronomy in cui ci trovate però anche bombardoni skroto-gabber, e poi nell’addirittura doppio Meast del 2004. Entrambi hanno tracklist da compilation, ma fidatevi ci trovate tutta la creatività (anche drillona) del nostro in maniera molto più varia, senza sta fissa mortifera di fare il violento cattivone noizu come in Bilious Paths. Sarà che c’ho 32 anni, e che so’ vecchio, ma a me piace vivere bene magnando i Broccoli e scurreggiando in faccia alle avversità!!!

E con questa allegra colonna sonora immaginatevi pure la carrellata di direzioni giuste imbroccata da Planet Mu. Partita come etichetta idm/breakcore creando quasi la carriera ad uno come Venetian Snares (come già detto), si espande verso il noise, ma pure verso le robe indie/folk/elettroniche, è la prima fuori dal giro tempa/step a guardare a grime e dubstep, si accaparra gli album a nome Luke Vibert, che sono tra le migliori cose mai fatte da Vibert, ed è sempre a Mike che si deve scoperta e diffusione seria della footwork di chicago (se non c’era lui, forse niente Dj Rashad) e l’influenza fondamentale (si pensi solo ad Hyperdub) che questa ha poi avuto nella scena uk e non solo. Insomma la musica di Mike dopo il 2003 quasi sparisce preso com’è dalla sua etichetta, ma questo lo tiene sempre sul pezzo nel seguire una scena elettronica espansa, figlia del pensiero post-rave idm anni ’90, ma per niente ortodossa o modaiola. Sempre sul filo del rasoio della qualità a tutti i costi. E mi fermo qui che sull’etichetta di Paradinas bisognerebbe aprire un capitolo a parte, in più in giro su internet troverete di tutto come questa interessantissima intervista a Mike sulla sua label, e la stessa Planet Mu ha pensato di fare una antologia in triplo cd per riassumere la sua storia.

MENTAL ITA'
MENTAL ITA’

A sorpresa nel 2007 torna μ-Ziq con l’enigmatico album Duntisbourne Abbots Soulmate Devastation Technique (che ansia de titolo!). Enigmatico perché è palesemente un album triste, veramente preso a male, cupo e tormentato: ancora non ho capito se fosse il risultato di una presa a male generica o una risposta alla morte o fine rapporto di un/una soulmate (anima gemella). Fatto sta che siamo lontani anni luce dai casini scemi del disco precedente, qui le strutture ritmiche sono tornate semplici e raffinate, mentre le melodie la fanno da padrone anche se non sono mai gioiose; le timbriche sono sommesse e gommose a volte graffiate chirurgicamente per rendere l’atmosfera più disturbata, le armonie non sono più giocosamente grottesche, ma ragionatamente dissonanti e scomode. La natura sommessa e trista di Duntisbourne me lo fece accantonare al tempo, non riuscivo proprio ad afferrarlo. Riascoltato oggi devo dire che Duntisbourne è in assoluto l’album più strano e personale se non tra i migliori di quelli a sigla μ-Ziq, come fosse la dark side di Royal Astronomy. Ne possiede infatti la stessa coesione, anzi è il l’album di Mike più coeso e coerente. Tanto che sembra di ascoltare una serie di urgenti variazioni su tema (la stonata presa a male) ideate nello stesso lasso di tempo. Duntisbourne ha l’unico difetto di essere monotematico e un accollo emotivo non da tutti i giorni, ma se non si è capito è il vero seguito che Mike avrebbe dovuto dare a Royal Astronomy. Ecco l’unico sprazzo di luce concesso da Duntisbourne:

Dopo il 2007 Paradinas sparisce per davvero dalle sue attività musicali preso ancora di più dalla sua Planet Mu. Tocca quindi saltare subito ai giorni nostri, a quando nel 2013 riappare u-Ziq armato di amore (sposato o in procinto di farlo vai a ricordare: anche gli elettroniconi fan famiglia!) di 808 e di tanta voglia di una spiaggia relaxo mentale che mai era apparsa così nella sua musica:

La piano-house disco di Ritm (frutto di anni e anni di Houzz) sta nel meraviglioso XTEP una gemma imperdibile (da poco disponibile affiancata ad altre tracce recenti in XTLP) che contiene il commovente e soave giro del pianeta mu in 6 minuti di XT, ma anche il volo fluffyfootwork di Monj2 che in 10 secondi netti fa quasi il culo a quel Kuedo il cui disco su planet mu fu sicura ispirazione di sta bomba. Nel frattempo Mike si celebra con una raccolta di outtakes del suo primo periodo (quello classico da tango’n’vectif a effetto pino) Somerset Avenue Tracks (1992-1995)  che sarà anche roba per fan, ma sorprende come il Paradinas tenesse ancora classiconi come questo nel cassetto.

Sempre nello stesso anno (poco dopo l’estate) esce Chewed Corners, l’album dell’attuale nuovo corso di peace and love and 808 phuturo intrapreso da Paradinas. Forse meno potente e ficcante rispetto all’ep, contiene ugualmente tipici trip muziqqiani da preservare come Weakling Paradinas (titolo epico per una traccia epica) o una delle sue migliori Houzz. Nell’insieme è veramente bello perdersi in questi nuovi angoli smagnati dalla maturità e felicità di Mike. Il 2013 ci offre anche la prima vera produzione pop di Mu-Ziq (che ha avuto nel 2014 un seguito ancora migliore) ovvero Heterotic: collaborazione tra Lara Rix-Martin (sua attuale moglie) Mike e (nel primo disco) Gravenhrust (rip 🙁 ) che gli presta la voce. Titolo del disco Love & Devotion (che pare un titolo dei Depeche Mode), timbriche gommose di Chewed Corners, ma canzoni tipo wave fine ’80 di cui Paradinas è quasi più curatore e supervisore che autore, e così si chiude perfettamente il cerchio con l’inizio di Mike tastierista in una band:

Ora se vi siete un minimo fomentati con muziqqo e il pianeta mu dovete venire pefffforza a Milano a sballoarvi di stramaledetto in sta megafesta planet mu che ci sarà il 23 ottobre!! Ivi ci saranno Vibert e Paradinas a darsi il cambio continuo in consolle, roba che pare congegnata apposta da me (che avevo già scritto di Vibert un anno fa) e che invece accade così a buffo, perché a volte la vita è giusta!!

Ne approfitto anche per lasciarvi il mixcloud di Mike Paradinas pieno di suoi mix bellissimi (manca quello stupendo sull’eurotrance footwork purtroppo) tanto per sottolineare come sia anche ottimo dj !

CIAO A TUTTI E ALLA PROSSIMA PUNTATA !!!

The Long Road to SYRO: gli amici di Aphex pt. 1 – LUKE VIBERT

Disclaimer: quest’articolo fatto per bene, ponderato e limato per mesi in ogni suo angolo andrebbe pagato almeno, e sottolineo almeno, 100 euro. Che poi questo non si realizzi nella realtà di oggi non è affar mio e non cambia la realtà dei fatti: almeno 100 euro e pubblicazione su LIMES nella rubrica LiMaTuRe. Invece ve lo beccate spezzettato su Bastonate sotto forma di sovraccarico (overload overlord) di informazioni, sperando che conquisti ugualmente il vostro cervello invadendolo col mondo musicale creato dai personaggi che vi andrò a descrivere.

Come si è arrivati all’attesissimo e hypato SYRO? Approfittiamone per tuffarci nella musica degli amici di Richard D. James, per sfondare il muro dei soliti Selected Ambient Works/Come To Daddy e goderci un po’ di trappole mentali lontani da ogni chiacchiericcio e moda.

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Luke Vibert (aka Wagon Christ, Plug, Amen Andrews, Kerrier District etc.)

LIVIN LA VIDA PIGRA
LIVIN LA VIDA RELAXO

(tl;dr ovvero troppo lungo, non leggo: salta subito alla musica!!!)

Trovo giusto iniziare questa serie di articoli con Luke Vibert: il compagnone groovoso e ironico, sottovalutato da molti perché è quello che ha il profilo meno avant e meno serioso. Di tutti gli amici musici di Aphex, Luke me lo immagino li tranquillo e cazzone, ma sereno risoluto, che se vuole ne sa a pacchi pure più di te. Guardateli qui nel ’99 insieme nella loro Cornovaglia intervistati da John Peel dentro un cazzo di antico luogo okkvlt erbomuschioso che predice casualmente una delle correnti di questi PazZi anni 2k ovvero NATURALISMO.

I due si conobbero nel 1990 in quel di Redruth (luogo tributato più volte da Aphex: Redruth School; Girl/Boy Song (Redruth Mix)) con Luke già in fissa per le produzioni casalinghe di un Aphex lontano qualche chilometro, produzioni che incoraggiarono Vibert ad abbandonare velleità da band e mettersi a smanettare con atari, synth e samplers. Luke di contro insegnò a Richard armonie e melodie più complesse e jazz, almeno stando ad una delle tante interviste pazzesche/rivelatorie fatte a Vibert. Vero o no, non riesco a non pensare a Luke Vibert come a colui che ha sempre spinto per il lato concreto, di classe e ironico di tutta la faccenda dell’elettronica da cameretta anni ’90 inglese (no, non userò l’etichetta IDM!). Lui è quello che non vuole avere troppi synth, plug-in e macchine attorno a distrarlo con le loro troppe possibilità, che smanetta sui preset e non se ne crea mai uno nuovo da zero, che per praticità dettata da pigrizia ora si campiona tutto (synth drum machine etc.) per poi editare e comporre in tranquillità su un laptop scrauso (e con cose semplicissime tipo Reason). Eppure da amante dell’hiphop, e quindi del collage, e quindi della library music (di cui ha curato ben tre volumi chiamati Nuggets per la Lo-Recordings), Luke ha una sapienza funk ritmica unica che ho sempre immaginato come influenza principale per l’Aphex Twin più shuffloso, che potete ritrovare nel ritmo ciondolante di Alberto Balsam, o in quello sghembo3skazzo2 che sta alla base di ogni destrutturazione operata nella famigerata Windowlicker.

La carriera discografica di Luke iniza nel 1993 sulla Rephlex del compare Richard con Weirs, lp bleep’n’acid pregevole, ma canonico, che mi preme citare solo perché fatto insieme all’amico Jeremy Simmonds aka Voafose, uno che riapparirà nel 2006 con un album omonimo che fosse uscito ora e senza le inutili tracce di cazzeggio per nastro sarebbe osannato da tutti quelli che si riempiono la bocca con parole tipo “synth modulari/sequencer analogici/field recordings/la techno”. Così giusto per dire che anche i minori hanno una loro dignità sonora in questa storia di amicizie rave in cornovaglia. Carino il fatto che la coppia Vibert/Simmonds sia riapparsa nel 2008 con un album di scarti dalle sessioni di Weirs di nome Rodulate. Più strano e meno dritto dell’album madre ci troviamo sopra l’unica traccia RAP di Luke Vibert:

Il vero debutto solista di Luke Vibert avviene nel ’93 con Phat Lab Nightmare a nome Wagon Christ, un album ambient fatto su commissione per Rising High (che l’ambient tirava, inizio ’90, Orb, AFX stesso etc.) e in cui i beat -quando ci sono- servono a puntellare un’atmosfera sinistra da film onirico e misterioso non lontana dalle intuizioni horror-ambient/retrò di certa hauntology uk (ghost box e dintorni). Un Vibert da recuperare, l’unica sua testimonianza “avant” mai più replicata. E’ solo nel 1995, con quel gioiello di nome Throbbing Pouch, che inizia la vera esplorazione del groove dell’epopea Wagon Christ –che dura ancora oggi!– in quella maniera che nel ’90 piaceva chiamare downtempo (e infatti lo troveremo anche su Mo Wax), ma Luke ci metteva molto di più: ci metteva la psichedelia, l’electro, l’acidume, lo scherzo, le soluzioni inattese, evitando sia il salottino easyjazz che la paranoia oscura di bristol.

A un Luke in fissa coi beats non poteva non piacere la drum’n’bass e tra 95/96 si vendicò dei technoni (soliti rompicojoni) che gli dicevano (parole sue) “è stupida hardcore! perché perdi tempo con la drum’n’bass?” creando a nome Plug la vera nUovità nuOva: innestare il suo concetto di sinfonia sampledelica sui turboritmi della jungle per spargerli attorno all’ascoltatore in maniera libera. La musica di Plug sfrutta lo spazio sonoro, è perfetta per l’ascolto casalingo, e forse è primissimo esempio di breaks jungle non più al servizio del rave ma del trip mental, con suoni da spy-movie spaziale più che urbani e futuristici: un ascolto che disorienta anche oggi. Dopo quel capolavoro di Drum’n’Bass For Papa il nome Plug sparisce (tornerà solo recentemente in una raccolta di scarti inediti): troppa fissa da parte di tutti (in primis i suoi amici musici) per l’aspetto ritmi pazzi e complicati del disco, una competizione assurda sull’arzigogolo ritmico da cui Vibert si tira fuori in quanto non si ritiene all’altezza o non gli va. Anche qui, lo scazzo e la praticità al potere a favorire chiarezza e risolutezza del linguaggio, niente spazio per la frustrazione monomaniacale di perder tempo a spezzettare all’infinito un breakbeat. Luke Un-Plugga Plug (ehehEhehH) proprio prima che diventi un affare troppo sperimentale, Luke vuole ritmo e classe phunkona. EKKEKKAZZU !!

Dopo l’esperimento fusion cocktail in collaborazione con il musicista pedal steel BJ Cole (che se non altro ci ha permesso di sentire come suona Vibert in jam con Tom Jenkinson aka Squarepusher al basso: suona troppo prevedibile e manierista) negli anni 2000 abbiamo potuto godere di un Luke Vibert padrone del suo nome senza nickname dietro cui nascondersi. Ora più libero di acidonare e spaziare sui generi senza certe restrizioni imposte da Ninja Tune: “bello, ma non è troppo ninja tune” gli dissero varie volte per robe scartate da Wagon Christ con Luke che giustamente si chiedeva cosa cazzo volesse dire. Ci ha pensato prima la Warp che nel 2003 sciolse menti e culi con lo spettacolare singolo I Love Acid e un album, Yoseph, che mostra un Vibert a tutto tondo tra sperimentazioni a base di acidi-303 su funk, disco, electro e house, con tanto di pezzo astratto ambient. Poi è arrivata la Planet Mu (dell’amico Mike Paradinas a cui dedicheremo il prossimo capitolo di questa serie) che dopo il simpatico (e minore) Lover’s Acid ci ha donato forse il lavoro più classico, ma vario, di Luke: Chicago, Detroit, Redruth. Un riassunto di elettronica/rave che passa dalla drum’n’bass all’acid-house in 7 tracce mantenendo un sound immortale. Cioè per mettervela stile 2k14-clubberini dell’oggi inizia con un gioco drumnsteppo che potrebbe colorare un set Uk Bass e giunge ad un acidume techno che avremmo potuto godere nel ’91 così come in un odierno dj set di un PsYcOdeLico tipo Morphosis:

Se vi piace solo l’acidume lo troverete tutto raccolto in The Ace of Clubs, stesso anno (2007) dell’album su Planet Mu. Non contento di ciò il nostro se ne uscì pure con due album disco-funk a nome Kerrier District, su Rephlex. Raccolte che non sfigurano di fronte a certi coevi revival di metà 2000. Vi consiglio il secondo volume perché è DiVerTenTe, contiene Robotuss che anticipa il nome The Tuss usato dal solito Aphex, ma sopratutto si conclude con l’incredibile Ceephax Mix di Sho-U Rite. Ceephax è il fratellino sciroccato di Squarepusher (sempre giro amici afx) e batte tutti con sette minuti di giostra multicolore che vi porta avanti e indietro dentro rave immaginari mai esistiti:

Sempre a Rephlex dobbiamo la saga junglona drittona (quasi una versione basic-rave di Plug) di singoli 12″ Amen Andrews che su album divenne Amen Andrews vs Spac Hand Luke (la personalità qualcosa-step di Luke) roba che ha anticipato l’unione dubstep/hiphop/jungle, cara a Machinedrum e Om Unit, di almeno 5 anni. Nel frattempo Luke si è pure tolto la soddisfazione di una collaborazione da sogno con Jean-Jaques Perrey concretizzatosi nell’album Moog Acid. Perrey è stato una star della library/cocktail music, ma sopratutto uno dei pionieri dell’elettronica pop e del moog, di cui dovreste tutti guardare questo filmato per capire la portata del personaggio e capire così anche parte dello spirito di Vibert:

E’ al Luke Vibert anni duemila che dobbiamo il nome Analord, apparso per la prima volta sull’ep 95/99 per Planet Mu (nel 2000 proprio) utilizzato da Aphex Twin per la sua famigerata serie di 12″. E forse è sempre un’influenza vibertiana quella per cui Richard si spogliò degli editing digitali forsennati di Druqks dedicandosi solo al caro vecchio analogico della serie Analord dando spazio a semplicità e toni belli limpidi come nel fenomenale tributo a Mr Fingers (Larry Heard) che è Analord 02, in particolare ovviamente nella traccia di nome Laricheard. Quel tono gommoso, chiaro e lussoso (che ovviamente Richard rende fumoso e umorale) è proprio la caratteristica del nostro Vibert. Suono Lush che Luke porta avanti tutt’oggi nel 2014 in pezzi di una straordinaria presa a bene come questo (singolo dell’album Ridmik):

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tldr
State in fissa con quell’assurdo breakbeat iniziale di Minipops67 ?
Eccovi qui un bell’ascolto retrospettivo di Luke Vibert per godervi il lato funk della faccenda. D’altronde è proprio Richard a nominare Luke in un’intervista per SYRO riguardo ad un 500gb di musica nuova che gli deve passare, dicendo che si sono sempre influenzati e ispirati a vicenda.