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Bastonate pro loco: SUNDAY MORNING

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Andrea Cola l’ho conosciuto in biblioteca, cioè io facevo il servizio civile in biblioteca e lui era amico di amici e per tipo sette minuti c’eravamo messi assieme ad altre cinque o sei persone che tentarono di organizzare un festivalino a Cesena con soldi altrui, una cosa che a quanto ne so non quagliò oltre la seconda riunione. Poi alcuni di loro si misero d’impegno e il festivalino lo fecero davvero e fu davvero bello, segno che in generale le cose funzionano meglio se io non sto in mezzo alle palle. I Sunday Morning mi davano l’idea di un gruppo emocore che faceva pop o di un gruppo pop che faceva emocore, o magari era una percezione drogata mia, comunque un gruppo di Cesena che faceva roba che almeno in parte mi interessava. Andrea suonava la chitarra e cantava e francamente come autore di canzoncine pop era uno dei migliori in città, o poco ci mancava. A un certo punto i Sunday Morning stavano quasi per fare uscire il disco: ci fu una sera in cui suonarono al Loco Squad (quegli anni il Loco Squad faceva una data a settimana e anche più, anche roba molto figa)

Ho perso il filo perché mi è venuta in mente una storia e la devo raccontare (scusate e grazie per la pazienza). Nei primi anni duemila i concerti in Italia li si seguiva tramite un sito che si chiamava Chi Suona Stassa. Era tenuto insieme da un tizio di cui negli anni ’90 leggevi anche cose in giro per le riviste musicali, e nel corso del tempo era diventato un punto di riferimento preziosissimo e ovviamente copiato a man bassa (spesso nel senso letterale di copy-paste) dalle webzine e dai sitarelli sfigati. Passano i Dianogah dall’Italia? Escono le date su Chi Suona Stassa, e due giorni dopo su indiequalcosa.it. A un certo punto il tizio che lo gestiva s’era preso male perché lui si sbatteva e altri no, così aveva iniziato a mettere qualche errorino qui e là: qualche misspelling, qualche data sbagliata, qualche cosina casuale, per riconoscere i tizi che gli copiavano le date e le mettevano nel loro sito.

Questa cosa la so per due motivi. Il primo è che scrivevo per un sito che, appunto, copiava/incollava le date pubblicate da Chi Suona Stassa e ricevette un’email dal tizio. Nell’email c’erano accuse velate, e riferimenti a piccoli errori che venivano seminati apposta per sgamare chi faceva copia-incolla. Oltre ovviamente a una filippica di una ventina di righe sul fatto che lui si sbatteva contattando i locali e le agenzie di booking e che nessuno lo ringraziava per il servizio che faceva e noi vivevamo a traino. Ora non so se il webmaster di quel sito copiasse effettivamente le date da lì o da qualche altro sito, ma il copia-incolla c’era; un po’ meno chiaro era capire a che titolo un tizio che pubblicava date di concerti volesse tenersi l’esclusiva sui suoi contenuti, e che tipo di persona sia disposta a sabotare il proprio sito per sapere chi è che sta copiando le date da lui invece che dalla newsletter di Hellfire.

La seconda ragione per cui so questa cosa (ovviamente) è che uno degli errori messi apposta dal tizio fu la data di un gruppo (forse El Guapo, ma non son sicuro) a Milano Marittima. Tipo, scrisse il 25 ottobre invece che il 25 novembre. E io, coglione come pochi altri, mi presentai con un amico a bere birre a 35 km da casa mia, per vedere un gruppo che avrebbe suonato il mese successivo.

Chi Suona Stassa chiuse nel 2008 per questioni legate all’impoverimento della scena, trasformatasi nella triste barzelletta di se stessa. Lo scrisse proprio nel messaggio d’addio, una bella pagina statica sul sito. Forse la morte delle webzine gli aveva tolto il motivo di lamentarsi dei copypasters, o magari aveva trovato qualcosa di più nobile da fare nel suo tempo libero. Qualcuno provò a mettere insieme servizi più o meno simili, quasi sempre tentativi malriusciti ed aggiornati all’epoca dei google calendar. Oggi bucare la data di un gruppo è quasi impossibile, mi riesce solo con posti tipo il Clandestino di Faenza e robaccia paragonabile. Non so se rimpiango i gloriosi tempi di Chi Suona Stassa, ma quando ci penso la prima parola che mi viene in mente è “babbeo”. Poverino.

Fine dell’inciso, dicevo, una sera i Sunday Morning suonarono al Loco Squad e alla fine del concerto distribuirono un CDR confezionato a mano con due canzoni registrate forse al Suono degli Spazi (un posto a Bagnile che aveva un piccolo studio di registrazione). Le due canzoni le ascoltai parecchio anche se erano molto diverse dai Sunday Morning che conoscevo io, e aspettai il disco per un bel pezzo, e il disco uscì davvero ma tipo due anni dopo che avevo smesso di aspettarlo. Le storie dei tuoi eroi locali sono spesso storie di questo tipo, di uno che se il disco fosse uscito avrebbero spaccato i culi e invece no. E insomma nel frattempo mi ero un po’ raffreddato in merito a Cesena e a quelle storie, avevo smesso di frequentare i posti e la gente e non prestai la dovuta attenzione al disco, il quale comunque era roba indiepop che anche cinque anni prima non mi avrebbe fatto nessun effetto o magari l’avrei apertamente osteggiato per puro pregiudizio. Poi i Sunday Morning iniziarono a sparire un po’: il bassista suonò per qualche tempo la batteria nei bolognesi Tiger Tiger!, da non confondere dai quasi-omonimi umbri Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, e poi se ne andò a Berlino. Gli altri membri continuarono gli altri progetti musicali che avevano o ne iniziarono nuovi: Andrea Cola provò anche una parentesi solista con un disco di cantautorato pop intitolato Blu. Mi sembrava bellissimo, tranquillamente sopra quasi tutte le cose di quel genere che mi capitasse di sentire -ma io che ne so di pop e cantautori. Lo vidi dal vivo a Cesena, suonava da solo sul palco assieme a Glauco Salvo, fu bellissimo.

L’altra sera ero alla festa di paese nel posto dove abito ora e c’era una cover band, rock da macelleria, i musicisti dei cinquantenni in salute con probabile formazione classica. Chiunque si sia sputtanato centinaia di stipendi in dischi e concerti odia totalmente e definitivamente le cover band, ma in quel palco improvvisato li vedevi sorridere e crederci ed essere felici d’esser lì a suonare, e questa cosa nei gruppi fighi che arrivano al locale dopo un tour di tre settimane non la vedi così spesso. Partono con un urlo e suonano una versione di Are You Gonna Go My Way che non mi offende più dell’originale. La gente sotto al palco non capisce, ma ottiene comunque del ROCK in cambio.

Avevo sentito che i Sunday Morning si erano rimessi insieme e facevano qualcosa, qua e là. L’anno scorso Cola ha registrato il disco a Io&La Tigre (un botto di tigri in questo capoverso), il giorno della befana ho visto i Sunday Morning dal vivo e quando un gruppo sta su un palco e suona forte non ha molta importanza se suona indiepop o che altro. Si dice che suonare forte serva soprattutto a coprire le pecche. Non saprei dirlo. Adesso è uscito il disco nuovo dei Sunday Morning, che suona molto powerpop-spleen-estivo coi pezzi e io non ho più problemi con nessun genere musicale. Il disco si chiama Instant Lovers. La formazione è un po’ diversa, ma dicono che ogni tanto Francesco scenda ancora da Berlino per una cena o un concerto, sale sul palco, suona un pezzo. E se questo non è un lieto fine allora boh.

C’è sempre il giorno che i quotidiani hanno da ridire sul grind

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Colonna sonora di quanto state per leggere, nel nome de LA RESISTENZA (non so a cosa né perché), è un pezzo implementato dal collettivo Attività di Bomberaggio, che in realtà è composto dal solo Alberto Guidetti, e consiste di qualche secondo preso dall’ultimo disco di Dente, looppato e velocizzato per i sedici minuti e 45 secondi che vi serviranno a leggere il pezzo. Pronti? Via:

La storia di oggi è che mi sono piazzato una playlist di spotify con il nuovo disco dei Be Forest e l’ho recensito traccia per traccia. Arrivato alla fine ho pubblicato il pezzo sul sito, e mentre lo facevo ho scoperto che il disco usciva sull’etichetta di un mio amico. Così ho scritto al mio amico dicendogli “senti, ho scritto un pezzo che stronca un po’ un tuo disco, mi sento un po’ in colpa, leggi qua”. E lui mi dice che sì ok il senso di colpa ma che avevo ascoltato il disco VECCHIO dei Be Forest. Questo per dire che anche un sito come Bastonate non è esente da vergogna e sto passando il resto della giornata chiedendomi se è il caso di chiudere bottega.

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Per evitare di chiudere due settimane dopo aver aperto il dominio cerco di pensare che comunque in giro c’è di peggio, come quando da dodicenne venivo pestato dai miei coetanei e dopo un’ora andavo in cerca di bambini di undici anni da pestare. Della diatriba Mucchio/Rumore naturalmente è meglio non parlare, ma se posso permettermi COMPRATE RUMORE, chè io scrivo su Rumore e non sul Mucchio e Rossano Lo Mele non batte ciglio se gli consegno recensioni con voti tipo 2/10 al disco di Natale dei Bad Religion (presa a male istantanea, veramente, il nescafè della presa a male). Sulla copertina in sé invece non ho un granché da dire, è un bell’effetto mesmerico vederle una accanto all’altra in edicola, un posto che frequentate ancora meno del negozio di dischi a cui almeno vi degnate di passare un giorno l’anno per vedere che INIZIATIVE e/o SCONTI hanno deciso di mettere insieme per il Record Store Day. Non voi, dico gli altri. Dicevo, non potendola prendere né col Mucchio né con Rumore, decido di prendermela con il Resto del Carlino.

Bologna Violenta ha messo insieme un disco che si chiama Uno Bianca, non l’ho ancora sentito ma lo immagino (Bologna Violenta non è un finto, lo ascolti e lo vai a vedere per stare male, ottieni lo stare male, torni a casa, ti spari due grappe, il giorno dopo vai al lavoro -grande metafora della cultura occidentale contemporanea). Del disco ha parlato il Pecora in precedenti occasioni, cercate “bologna violenta” nel motore di ricerca che mi sono AMMAZZATO per mettervi qui di fianco o se siete pigri cliccate qui. Dicevo, il disco dev’essere una cosa bella pesa ed ha allegato un borderò che riassume atti processuali a cui si riferiscono i pezzi. Il Resto del Carlino si scandalizza. Suppongo Manzan non abbia troppi problemi con lo scandalizzarsi del Carlino, ma c’è comunque un pezzo (firmato Beppe Boni) in cui il disco non viene stroncato ma –sostanzialmente- purgato ex-ante. Va benissimo, naturalmente, ma per farmi passare la scaglia se non vi dispiace metto stralci del pezzo del Carlino, con alcuni commenti a favore della tesi “se non andavate in stampa non è che mi offendevo”. Di solito non faccio l’analisi logica agli articoli altrui, ma la Uno Bianca me la sento addosso per questioni anagrafiche e geografiche (sono nato a Cesena nel ’77). Le parti del testo originale sono in corsivo grassetto, i commenti in stampatello non grassetto.

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SI DICE che l’arte è libera come l’aria, vola alta sulla politica e sulla società e dalla vita che scorre trae spunti e ispirazione. Fortunatamente non l’ho mai sentito prima di adesso.

Ora il romanzo criminale della Uno Bianca, storia di morte e di ferite morali e umane ancora aperte, finisce in musica. Inciso: io sono contrario all’uso di espressioni precotte tipo “romanzo criminale”, e capisco che possa essere una paturnia mia, ma se lo usi riferendoti ai fatti della Uno Bianca in un pezzo che parla di purgare certe opere perchè non se ne , ecco, alla seconda riga hai già un bell’autogol peso.

Giusto? Sbagliato? Dipende dalla chiarezza del messaggio e dal contesto che ne escono. Questa è una teoria secondo cui –tipo- la prof di italiano ti dà un tema su Piazza Fontana e se dopo averlo letto non ha colto IL MESSAGGIO brucia il tema e ti conta come assente il giorno del compito in classe.

Non è la prima volta che uno dei capitoli neri d’Italia finisce sul palcoscenico. È successo anche con la strage di Ustica, una vicenda diventata spettacolo teatrale, scarno, evocativo, altamente efficace, nato sotto l’egida dell’associazione parenti delle vittime. Già, beh, De Gregori ha fatto una canzone sull’amico di Girardengo che rapinava banche in bici.

(…) I parenti delle vittime per loro ammissione sapevano e non sapevano di quest’opera in musica E QUESTO CHE CAZZO SIGNIFICA? I parenti delle vittime ammettono di sapere e non sapere? Alcuni parenti sapevano e alcuni no? Sapevano che sarebbe uscito il disco ma era stato loro assicurato che sarebbe stato un disco lounge?

Il titolo (Uno Bianca tour), esce tragicamente dal buon gusto dato che sulla scena, quella vera, ci sono 24 morti e 102 feriti, OK, questo è verissimo. Peraltro a Manzan dispiacerà molto di sapere che i dischi di Bologna Violenta non sono considerati musica di buon gusto, e se vi dispiace vorrei non essere io a dirglielo. Però il disco si chiama Uno bianca, non Uno bianca tour. Il secondo titolo ha una dimensione sarcastica che nel titolo originale non c’è. Probabilmente Uno bianca tour è il nome del tour che accompagna l’uscita del disco.

i brani sono solo strumentali. A un certo punto doveva arrivare anche la critica artistica.

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L’arte è libera, certo (contrariamente a quanto sembra, questa non è un’autocritica dell’autore del pezzo)

e le opinionin si scontrano sul web, arena permanente dove ormai tutti si confrontano. Figurarci se a un certo punto non saltavano fuori internet e l’opinionite.

La sensazione amara è che ci troviamo di fronte ad una buona intenzione deragliata in una operazione maldestra che accenna e non spiega, che cavalca più l’onda dello show che la passione civile. Parlare della Uno bianca e dei misteri che ancora in parte circondano quella stagione di sangue e di morte non è cosa semplice. E non è cosa per tutti. Ora io non ho idea se fosse la passione civile o cavalcare l’onda dello show a spingere il Carlino a stampare tutte quelle pagine il giorno coi dettagli delle morti il giorno dopo le sparatorie, ma le pagine un po’ me le ricordo perché la Uno Bianca a Cesena ha sparato.     

E’ un argomento che va maneggiato con cura e perizia e soprattutto con la capacità di saper trasferire la conoscenza dei fatti e il messaggio giusto comodo spararla così e poi non dire QUAL È il messaggio giusto. A proposito: qual è il messaggio giusto? “Uccidere persone non è carino”? “Non si parla della Uno Bianca se non sei parente di una vittima”? “Roberto Savi era una brutta persona”? Massima solidarietà ai parenti delle vittime, ma non mi serve un disco per capirlo.

soprattutto a chi non ha l’età per ricordare e per capire quegli anni di piombo. E vai di espressioni precotte. Diocristo GLI ANNI DI PIOMBO erano prima della Uno Bianca. ROMANZO CRIMINALE era la banda della Magliana.

Altrimenti è tempo speso male (scusa)

e la memoria si macchia inutilmente. di cosa? Niente, passiamo alla morale:

Non tutto può diventare un concerto rock.

Dispiace dire all’autore Beppe Boni che purtroppo il rock –come l’arte in generale, e come le opinioni a caso su internet e le chiacchiere al bar- nasce dall’interesse per le cose, e certe cose interessano la gente più di altre, e bene o male la Uno Bianca è un argomento che ha segnato l’opinione pubblica e non è infrequente nel rock. Avessi scritto “è solo rumore a cazzo” sarebbe stato ugualmente sbagliato ma almeno più onesto. Non fosse stato per le pagine di cronaca nera dei quotidiani e l’overload di dettagli, probabilmente un episodio di cronaca come la Uno Bianca non starebbe dentro l’immaginario popolare e Manzan non si sentirebbe spinto a crearne una immaginaria versione in musica. STACCE.

Bastonate Pro-loco: VALDARNO (perché in Toscana un ci garba la musica)

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È risaputo: noi toscani siamo una razzaccia. Siamo sempre a piagnucolare, ci garba lamentarci d’ogni cosa: del caldo, del freddo, della fiha, del dio, della madonna, della Fiorentina, del sindaco che «se non si decide a rimettere le buche ni’mezzo di’corso la prossima volta i’voto un glielo ridò, anche se l’è di sinistra!». Sì sì, ci si crede tutti, va’ tranquillo.

Fatto sta che della musica un ci si rammarica mai abbastanza, mi vien da dire. E mai che mi fosse capitato una volta d’uscire di casa e d’origliare una cosa così: «Oh, ma l’hai sentito che disco di merda quello novo degli Archei Fair?»; oppure: «Dio bonino, ma che lo senti come sona male l’ultimo de’ Pergèm? Ma le chitarre chi gliel’ha missate, Gigi Maifredi?».

Invece nulla, a noi giovini toscani ci garba tirare la merda addosso a tutti, ma della musica pare un gliene freghi nulla a nessuno, nemmeno a chi la fa.

I’ discorso sarebbe lungo, ma parecchio lungo; talmente incasinato che mi ci vorrebbero paginate intere di BASTONATE pe’ vedere di levarmi un ditino di hulo sull’argomento. Dunque principierei col dire che la quistione musicale delle mi’ parti, come quasi in tutto lo Stivale, l’è più che altro un problema di pubblico, ma non solo: i’ fatto è che siamo proprio in pochi ad avere ancora in noi i’ vero senso dell’indignazione, di’ teorema della bestemmia libera applicato alla musica.

Vi fo un esempio, così ci si chiappa al volo.

Se io sorto di casa il venerdì sera e vedo che in un lohale d’una città a caso sona un gruppo qualunque di gente ganza, brava, che fa della musica bona pe’ davvero, pe’ giunta in italiano, la prima cosa che mi garberebbe fare è andare a sentirli.

Ora, pe’ comodità chiamerò la città AREZZO e i’complesso lo rinominerò, pe’ i’ piacere della semplicità, GAZEBO PENGUINS.

Dov’ero rimasto? Ah sì: ci sono i GAZEBO PENGUINS ad AREZZO. Ragazzi, che si fa, si va a sentirli o no? Ci si va di corsa, altro che seghe! Insomma, uno arriva lì e s’immagina che un pochina di gente ci sia, ad ascoltare questi ragazzi. No, macché: tu arrivi presto, diciamo poco prima dell’inizio della serata e semo du’ gatti. Un’arriva nessuno nemmeno a piangere in albanese; però uno normale, in cor suo, pensa che almeno un’ottantina di cristi prima o poi arriveranno. Magari ci sta che qualcuno si sia perso pe’ la strada. Invece, nulla, comincia i’concerto e a sentire pare ci siano sempre i soliti visi già visti in quell’altre date etrusche di’gruppo. E allora lì tu ti metti a sentire la musica e sei contento, perché l’bella, perché ti garba: il concerto spacca i’culo come ai’solito, loro ti gasano abbestia come sempre.

Ma alla fine, quando vedi che al bachino de’ dischi e delle magline siamo in una decina, ti piglia così male che t’avresti la voglia di prendere in ostaggio un’intera cover band di De André e poi portalli in Curva Fiesole vestiti da Juventini. Perché se una sera ci son cinque bischeri che fanno le cover di De André allora l’è pieno di gente, accidenti a quel cristo che l’ha voluto morto. Perché se una sera c’è uno che mette dei dischi che fanno cacare anche a chi l’ha fatti, tipo l’ultimo degli Stokes, pare facciano i mugoloni a ufo, da quanta folla tu ci trovi. Perché se capita che ci sia un gruppo che fa piangere merda anche ai’signore benedetto e santo da quanto un si può sentire, ma il cantate l’è bellino e allora raccatta più fihe d’un ginecologo, allora c’è da fare la fila per andare a sentilli sonare. E di solito questi sono i peggio di tutti, le peggiori braccia sottratte alla vendemmia, strumenti levati alla musica decente, non dico i FUGAZI ma roba decente. No, loro no: certi testi che se li metti accanto al tema d’un bambino dell’elementari, ti vien da preferire il cittino; musica inutile, perché una cosa va ricordata a tutti: la musica inutile l’è di morto, ma di morto peggio di quella brutta. Peggio anche di quella musica a cui garberebbe essere politicizzata: qui’folk riempito di slogan che nemmeno i’mi nonno nella lotta partigiana, ideologicamente ferma in una sezione del PSIUP di Lamporecchio nel ’63; che canta BELLA CIAO ma in realtà vorrebbe solo dire BELLA TOPA.

Ma i gruppi che a un certo punto ti tirano fori «chi non salta Berlusconi è»? Ragazzi, si sa che dalle nostre parti semo più o meno tutti più rossi di’foho, ma queste cose non me le fate, accidenti alle maiale delle vostre mamme; non me le fate perché la prossima volta vengo a sentirvi con addosso la maglina di Casa Pound con la tartaruga, un sto ruzzando.

Perché, dio meraviglioso e serpente, se vo alla FLOG a Firenze e ci sono i DIAFRAMMA (i DIAFRAMMA, capito brutti strulli?), mezza gente arriva per sentire un Dj – Set dove passano lo Ska più merdoso e trito mai concepito?

Gliel’ho detto a Kekko: posso andare avanti per ore con queste cose. Tipo: perché se vo a vedere BILLY BRAGG o i MASSIMO VOLUME ci trovo solo capi bianchi? Perché se vo a vedere i MUDHONEY a Firenze ci son tre donne ma ai VERDENA l’è talmente pieno che c’ho la necessità di chiamare l’autombulanza?

Io so’ consapevole che i’problema un sia solo nostro, della Toscana; che i problemi ce li hanno tutti e che se i’casino fosse solo questo allora sì che si starebbe tutti come dei Papi emeriti e tanti saluti ai’ Nuovo democristo che avanza. Però io vivo qui, i concerti provo a vederli tutti qui, e se metti caso una volta mi capita di tornare a risentire i’solito complesso – che richiamerò, per analogia, GAZEBO PENGUINS – in una città non toscana a caso – che pe’ brevità chiamerò BOLOGNA -, perché il locale l’è tutto pieno che pare ci sia il Derby dell’Appennino?

Come mai in Toscana un si capisce un cazzo? Come mai se si chiamano i MARLENE KUNTZ a suonare a uno stadio comunale ci vengono in cinquanta e i MODENA CITY RAMBLERS fanno la piazza piena? Come mai le donne che vanno a vedere gruppi come quest’urtimo c’hanno i capelli unti e di sicuro gli puzza anche la passera?

Ma questa l’è un’altra storia, ragazzi, e ne sentirete ragionare presto, molto presto.

Intanto, lo sapete in do’ vo? Vo a fare i biglietti pe’ i MASSIMO VOLUME: dice ci verrà parecchia gente, dice.

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Marco Renzi (Pallino)

Bastonate Pro-Loco #1: FERRARA

inauguriamo l’ennesima estemporanea rubrica di bastonate, che descrive la SCENA delle varie città (locali, gruppi che suonano, gente stronza all’interno dei posti, mafiosi che impediscono il quieto vivere eccetera) con la lingua e l’esperienza di un local. Primo episodio, l’amico e fiancheggiatore Marco Pecorari -il nostro uomo in Ferrara, essendo Accento Svedese un cittadino del mondo. 

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Alòra, prima ad tacàr a dev dir un quel impurtant: mi son ad Cupar e brisa ad Frarà. Cupar, asiem a Cmach, Arzenta, Bunden e i pais più grand dla pruvincia (Zent l’è Bulogna e a nal cont gnianc) con Fràra al gà sempar avù al solit quel “spinta centrifuga-spinta centripeta”, cal quel lì insoma. A nò mai zirà a Frara e da Cupar a son andà a Bulogna e ades a stag in tun paes cl’è più vsin a Bulogna che a Frara (al paes l’è al Pog Renatic, iè mità blugnes e i ciama i caplaz ad zuca con n’altar nom).

Stal ragiunament als colega a quel cal m’ha dmandà Kekko, che tra l’altar l’è un rumagnol e zà al part svantagià. Ah, Frara l’è in Emilia ah. Sa eria de dir? Ah sì, che ala fin la miè l’è na lista fata da un cupares cal zira a Bulagna e l’è nat a Cupar e, sa vlen anc dirla tuta l’è sempar arià prima in ti quèi. Al miè l’è al paes d’ Alfio Finetti, al nostar Claudio Villa:

Ala fin pò a Frarà i quei i riva tardi o i vanza sempar quei. Al metal quel propria da aldamar e al metal-core i và ancora ala grand, quasi come in Polonia. Tut al rest o quasi l’è a macia ad leopard.

Al più famos frares ades l’è sicurament al miè amig Vasco Brondi cal sa fà ciamar Le Luci Della Centrale Elettrica: a sarev quasi inutil zcòrar ad Vasco ma la question l’è più cumplicada: ades uàlatar a pudì dir e pensar quel ca vliv (cal gà di testi da Smemoranda, cal fa sol chi tri quèi cola chitara e tuti sti quei chi) ma al ragazèt al sè fat la so bela gavetta e l’è un personag. Zà sol par al fat cal gà un bar (al ghea?) coi sò du fradiè chi’s ciama Rocco e Oscar l’è un quel da film. Al Bar as ciama Korova e l’è in via Sacca, pò ag turnem parchè l’è na via d’un zert pes in tl’economia dal nostar ragiunament. Insoma, al Bar ag truè i zuan e quei chi sona, purasà grup an nin tgnos gnianc un ma stal bar chi l’è un hot spot a pudresan dir. Ah, Vasco l’è sempar andà a tuti i AntiMTV days, da prima che tì tag fusi andà anc sol na volta par guadagnarat di punti scena. Ah, i stori cal raconta al li pol racuntar sol un barista ah. N’altar quel: la prima volta ca l’ho vist l’è stà al Renfe (na volta stal zircul Arci al fasea di bei quei e anca mi a gò fat sunàr dla zent, ades al fà schiv ingosa e rabia e a nag met un piè dentar gnianc si’m paga) cal suonava con gli Ardecore. L’era imbariag, pin come na mina. La miè ragazeta la’n ghera brisa e la m’ha dmandà: “cum eral al barista dal Korova?” E mi “imbariag”. Al sabato dòp al m’ha dà al sò demo, mì a lò ascultà un mes dop e al rest l’è storia.

Qualdun pò al pensa che Giorgio Canali al sia ad Frara: nò, l’è un rumagnol come Kekko, l’è nat in tal paes dal ducie e quindi lù a sal sèn bela strigà.

Pò a ghè Sara Ardizzoni che ades l’as fà ciamar Dagger Moth : la sà sunàr parech ben la chitara (la sunava in tna marea d’altar grup: Pazi Mine, Sorelle Kraus e an marcord più) e ades la spipula anch con l’eletronica. Mi an nag capis brisa tant però l’am pias e l’am pias anc parchè l’è na party girl clas la putreb tirar invenzi l’è n’toc ad pan,  gliè e al sò raghezet Edo Tagliavini c’lè un cl’è sta campion ad skate in tal nuanta e ades al fa al regista.

N’altar grup tecnic gen acsì iè i Penelope Sulla Luna pudresan dir chi i fà dal post rock senza cantar, iè anc un pò tamar (al tastieristà l’è un redneck mità canades e al gà al canadian mullet) e par quel is salva, i nas ciapa brisa acsì sul seri.

Pò a ghè i Silver Rocket che anc si gà un nom ciapà da na canzon di Sonic Youth che sa ta ni gnosi brisa ta nti cagaresti gnianc e po gnianc. Iè in trì e un l’è un venezian (a ghè purasà venezian chi i sa sposta a Fràra e i fa dla mulinaza) e specialment al baterista l’è intripà col revival neo-psyc di BJM e i Dead Skeletons. I fà garage un pò marz e un pò fighet parchè l’è marz e ala fin im pias abastanza par la media.

Se pò a vlen parlar ad Cmach, clè al paes più stran d’Italia (i zcor un dialèt cas pol capir sol sa tiè dal post, lì Pupi Avati al gà ambientà al sò capolaor La Casa Dalle Finestre Che Ridono, siv nat ieri dio maial?) a ghè i Modotti, tuti e tri ad Cmach (du iè zemiè). I Modotti i par un grup dla Dischord nat e carsù a Valle Bertuzzi du caghè sol anguil, zanzal, canapa e disagio a 1000. Iè sota l’ala protettiva dal zir Fooltribe/Upupa (Bob Corn, Three in A Gentlemen Suite) che ala fin iè mez fraris vist chi sta poc dop Bunden.

Pò a ghè un par ad grup chi part tuti dai Impact in un mod o in cl’altar. Sugli Impact nient da dir no? Praticament un di zinc grup punk-hc più impurtant d’Italia e forse anc d’Europa quindi. Sol chiè fraris e iè sempar stà trop a la man. A gò anch scrit un libar asiem, al pudì dmandar a Janz (al chitarista), zarchel in zir no? Ultimament a sè sintì zcorar ad lor parchè ia fat dla polemica sui fest dal PD e sul andar a sunar lì. La line up l’è quasi quela storica, con Diego e Gigo: ag manca sol al fradel ad Janz, Gigo. I sona ogni tant, par star asiem. Janz al gà n’altar grup anc, asiem a di altar un pò più zoan ad lù e i fà dal grind dla vecia scola chi tira zò tut: i sc’ama Death On/Off https://soundcloud.com/deathonoff e in zir a pudì truar i disc ch’ja fat. Ala fin i fa grindcore e i gà di titul quasi alla Anal Cunt e tuti chi quei lì ch’jè di classic dal zenar. Ig pista verament purasà, sav pias al zenar a vi r’cmand. Pudresan anc sol sol numinar gli Strike (al bas a ghè Diego), che in ti nuanta ierà purà gros pò ia pers al tren. Ogni tant i fà na reunion par quel di impurant, tipo sunar con Manu Chao o par al quel ad Federico Aldrovandi.

Pò a ghè tut un sotbosc garag scason dna ghenga un pò strana, anc par mi che ala fin a son un cal magna tut. I grup jè i For Food che n’à olta is ciamava Capitan Nemoa ghè dentar dla zent chi par di roadies di Butthole Surfers, dal white trash al zent par zent ma jè nat in tla pruincia. Pò a so ac ghè i The Ribs, i Not The Pilot. Iè tuti brav ma a fag fadiga a starg adrè. Si i fus nad in tun post men sfigà forse in sarev brisa acsì, l’è al sol bel. A pudresan dir chi jè na scena a part. Pò a ghè i Mirrorism, che ala fin i sta a Frarà ma iè mez venet e mez ad Mantua am mpar a mì. Sgonda mì forse un di mei grup, un pò new wave un pò punk psychedelic ma fat in tal 2014. Al lor 7 polas al là butà fora n’etichetta americana. Pò ala fin, ultimament am son de ciapar ben con la musica brisa fata con il chidar, la bateria e al bas, insomma alla musica elettronica. A Frara a ghè alora Marco Gallerani, mei tgnusù come Peedoo o Playground clè un deejay e un produtòr e al gà n’eticheta, la Hell Yeah clà butà fora di quei gros, i Crimea X du cag sona Jukka al chitarista dei Giardini Di Mirò con quel cal fasea al deejay al Maffia a Reggio, pò ià fat i Templehof, al Confusional Quartet…insoma, par chig pias al zenar di quei chin scherza brisa

 

Posti in du chi sòna o posti in doa a ghè dla mosa

En bela dit che al Renfe ades al fà schif, i ghea sunà i El Guapo par dir un nom. A ghè Zuni, propria in tal zentar storic che specialment alla dmenga al fà sempar di quei, pò a ghè dil mostar…oramai l’è una istituzion, in tal ben e in tal mal un punt feram par la musica. Ogni tant i ciapa dil mult parchè i vsin i s’lamenta dla baldunara. Pò a ghè l’Arci Bolognesi, che dop un pò ad temp chi i fasea sol reggae da un pò ad temp i s’è mis a far di bei quei sgonda mi, tipo al venar ca ghè l’experimental clu du chi gà sunà i Zeus!, Al Doum, Ovo…

Pò a ghè la Resistenza, clè na specie ad centro sociale (anzi l’è un centro sociale ma con la teseraAncescao)  ma senza la marzumara e cla tuleranza par qualsiasi aldamar cla fat sì che i zentar suciai “storici” (Dazdramir a Frara) ian des a faras dar in tal cul. Più in periferia a ghè al Patchanka, ogni tant i fà dla bela roba (ala fin l’è un bar con na sala du chi fa i concerti ogni tant). D’ Istà a Cupar a fag al Summer Days con i miè amigh dla squadra ad basket: conflitto di interessi. Sempar d’istà un skater ad Portmagior, Monta, con la sò BDC skaters al sà sbat par far un festival (al What is rock?) e di concerti e l’ha purtà i 7 seconds, gli Adolescent, i Lag Wagon…

 

Direv c’à sen apost, av salud. San son zmangà quel ag sarà pur un mudiv o anch du o tri.