NEITHER MILANO NOR ROMA – GUIDA PSICO-GEOGRAPHICA PER RICONOSCERE IL TUO OWN PRIVATE CALCUTTA

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Senza voler togliere o aggiungere nulla a tutto quello che verrà scritto e detto (in positivo, in negativo o in qualsiasi altra sfumatura delle 50 disponibili) su Mainstream, il disco di Calcutta in uscita il 30 novembre prossimo venturo, se provate questa volta ad ascoltare (citazione degli Articolo 31 del primo album di cui ho il demo), aldilà dello strìmming esclusivo sull’asse Fratelli D’Italia Milano-Roma (inteso come il film dove Massimo Boldi si finge un ultrà della Maggica invece è un tifoso del Milan) questa guida può darvi, proprio come dicevano gli Articolo 31, mille ragioni per sforzarvi di capire (resto del testo cercatelo tipo su raptxt.it, la canzone è TI STO PARLANDO).

Aldilà dei Massimo Boldi e dei Neri Parenti del caso (e della loro inevitabile rivalutazione etc etc) bisognerebbe nongià scrivere delle recensioni che lasciamo ben volentieri scrivere ai The Giornalisti del caso (o per caso, dove per caso non si intende Caso il cantante) lasciare parlare o la musica o chi conosce bene il soggetto di cui si sta parlando/scrivendo.

In questa direzione, avendo assolutamente 0 fiducia in strumenti che non siano quelli citati sopra, (quindi le recensioni, gli striming in esclusiva e le prese di posizioni aprioristiche sono escluse a priori) l’unica via praticabile che mi rimane per provare a scrivere qualcosa di significativo su Calcutta e su Mainstream (titolo assolutamente geniale se avete studiato scienze politiche come me) è provare a fornire delle chiavi di lettura per leggere, dopo aver ascoltato il disco, la genesi di Mainstream passando, per forza di cose, attraverso i due precedenti lavori di Edoardo.

Senza passare da lui, che tanto lui ce lo spiega con le sue canzoni, ma parlare con chi conosce bene il soggetto di cui si sta parlando/scrivendo.

Ecco perché ho chiesto di Edoardo a tre personaggi che in un modo o nell’altro c’entrano con quello che Edoardo è “diventato” musicalmente a fine 2015: Stefano Di Trapani aka Demented Burrocacao, che lo ha prodotto nel lavoro “di passaggio” fra il primo e il secondo album ma non solo; Christian Briziobelloche ha voce in capitolo sia come ufficio stampa che come discografico (Bomba Dischi), Antonio Giannantonio/Grip Casino di Geograph records che ha prodotto e fatto uscire il suo primo disco.

L’intento iniziale era quello di coinvolgere in una sorta di royal rumble i tre personaggi in questione e il diretto interessato, bella idea in teoria ma irrealizzabile per molti motivi nella pratica.

(Per il resto lo stimolo a scrivere di musica su un blog italiano per un pubblico italiano ultimamente è molto basso, ma ho scritto al boss Farabegoli che solo io potevo scrivere del ragazzo su Bastonate, interrompendo un silenzio bloggistico di un anno e due mesi. Ho molta poca fiducia nella comunicazione ultimamente, sia dal punto di vista dell’emittente, del messaggio, del medium e del ricevente).

In ogni modo, qualche spunto di partenza per conoscere meglio quello che sta dietro alla musica come prodotto finale: importante è da dove arriva Calcutta, Latina. Non Roma, Latina. Importante è chi bazzica e chi ha bazzicato, il giro Borgata Boredom/Dal Verme/RomaEst/Pigneto.

Fateci caso: la musica “interessante” arriva spesso e volentieri dalla “periferia” della città. Latina, non Roma (in questo senso potrebbero essere assolutamente azzeccate recensioni tipo “Dopo un album del 2012 con cui il suo nome era iniziato a circolare, fermandosi però poco fuori Roma Calcutta è riuscito a dare una forma compiuta al suo modo di fare canzoni, prendendo dai concittadini I Cani l’attitudine sfasciona e lo-fi -oltre alla passione per gli intermezzi inutili- e dai Thegiornalisti l’ossessione per i brani da singalong immediato). Leggete i testi e troverete riferimenti positivi verso la provincia e negativi verso la grande città. Che cantati da uno che si fa chiamare come una Metropoli assumono un significato ancora più significativo (Pesaro è una donna intelligente d’altronde).

Rilevante poi è il fatto che nel primo album tre titoli di canzoni erano tre nomi di donna, esattamente quante ne ha citate esplicitamente Battisti in totale nella sua carriera (Nicole, Isabella, Stella vs. Linda, Francesca e una caso tra Luisa Rossi e Anna. Ovviamente non ho verificato se Battisti abbia effettivamente citato solo 3 donne) e in una canzone Calcutta bestemmiava. Importante è Pomezia, come Latina. Non Roma. Come altrettanto importante è che dopo Milano in Mainstream viene Frosinone (leggo il giornale e c’è papa francesco e il Frosinone in serie A). Questi sono i particolari, come dice molto acutamente qualcuno sotto, che fanno la differenza nelle canzoni di Edoardo (assieme naturalmente a versi come Vestiti da Sandra/che io faccio il tuo Raimondo).

Cosa fa Calcutta in Mainstream? Pop, nella tradizione italiana nu-tradionalista (termine mutuato ovviamente dai Devo, cantautorato che non si prende sul serio che si miscela all’elettronica finto povera: come in un eterno 1981): nel nuovo album dentro c’è tutta l’elettrica salsa (citazione di Sven Vath quando si faceva chiamare Off, come in un eterno 1988) da italian folgorato (per saperne di più cercate la rubrica ITALIAN FOLGORATI su Noisey, l’autore è il personaggio in neretto sotto) del Luca Carboni “isolazionista” (1988 circa) che incontra le colonne sonore mai scritte dei film di Verdone, con quelle atmosfere malinconiche che incontrano gli Stadio che incontrano tipo Lucio Dalla (e non è un caso che in Gaetano Calcutta canti HO FATTO UNA SVASTICA IN CENTRO A BOLOGNA MA ERA SOLO PER LITIGARE: Dalla, gli Stadio e Carboni sono di Bologna, non di Roma o Milano. I Matia Bazar erano di Genova, non di Roma o Milano. Mainstream è stato poi missato e masterizzato dove? A Bologna. Lo scrivo solo per litigare) che incontra AlexanderPlatz (e infatti Milva è di Goro, provincia di Ferrara) che incontra Giuni Russo (che infatti ha fatto una canzone che si chiamava Limonata Cha Cha e Calcutta ha scritto Limonata senza il cha cha. E Giuni Russo era siciliana come Battiato infatti. E Calcutta sostituisce ad Alghero Peschiera Del Garda).

Tutto questo Calcutta lo fa nel 2015. Potrebbe essere il 1981 o il 1988 e nulla cambierebbe: sarebbero comunque delle canzoni de Cristo come dice qualcuno sotto.

Potrei proseguire per ore a supportare le mie tesi in una profezia che si auto-avvera. Ma mi fermo qui e lascio la parola ai nostri tre interlocutori chiave per capire Calcutta.

STEFANO DI TRAPANI / DEMENTED BURROCACAO

Non mi ricordo precisamente l’anno in cui ho incontrato Edoardo per la prima volta: credo sia stato il 2009. Ero a latina a fare il “roadie” delle Catering, che era il gruppo all female di Eva Won (Wow) che all’epoca era la mia ragazza. Quella sera ero particolarmente irritato per una battuta che aveva fatto uno sul loro conto, che avevo incassato male e in pratica mi ha condizionato la serata. Ad ogni modo mi ubriacai e a una certa arrivò questo pischello coi baffetti, guarda Eva e dice ( mentre stava suonando) “ ma suona la batteria?” e io “sì, che non lo vedi? Che domanda è?” e lui fa : “ si ma dico la sa suonare veramente ?” Al che io mi incazzo e da quel momento è quasi sfiorata la rissa, con me che me ne andavo insultandolo: insomma un battibecco in cui Edoardo lo avrei picchiato in due secondi netti se me lo avessero lasciato fare. Premetto che io sono gemellato con Latina perché i miei nonni vivevano a Sabaudia e a Latina avevo la mia band storica, gli Shokogaz. Dopo questo episodio in cui tutti cercavano di calmarmi e di farmi rivedere da altri punti di vista il giudizio sul ragazzo, ci fu in effetti un armistizio, probabilmente dovuto a una sua chattata su facebook. Alla fine, come nelle migliori e prevedibili favole, diventammo grandi amici. Ci vedevamo al bar tucano in zona Termini parlando di musica ( Edo ci scriverà anche una canzone su) e scoprimmo molti punti di contatto. Mi vendette un sinth per pagarsi il viaggio in America e poi mi disse che aveva questo gruppo, i Comunione, che erano abbastanza strani, c’erano due violinist e facevano pop. Li ingaggiai a scatola chiusa per il BABA, il festival weird che ogni anno porto avanti a Roma: all’ epoca insieme a me organizzava anche Grip Casino. Insomma i comunione però si sfaldarono tipo una settimana prima di performare, e quindi Edoardo mi propose questo altro progetto, i Calcutta. All’inizio erano in due, c’era alla batteria un ragazzo che ora milita in un gruppo punk hardcore molto ok, i No Fu. Insomma vengono, fanno questi pezzi folgoranti e Grip Casino decide di produrli per la Geograph, l’etichetta che aveva appena aperto. Era il 2010 e da quel momento Edo è diventato mio figlio, in senso artistico.

In un certo senso abbiamo lo stesso background, ci piace il pop che non ti aspetteresti, il noise, il punk hardcore, la roba italo disco squagliata. Lui ha anche lontane parentele con il cantante dei Bloody Riot, il che non guasta. Però nel frattempo si perse per strada il batterista, così rimase solo lui come Calcutta. Che non è il suo vero cognome, per chi non lo sapesse.

La gestazione del primo disco di Calcutta, uscito nel 2012, è stata delirante. All’ inizio la produzione era stata affidata al solo Cascao ( che milita nei Nastro e in Cascao e Lady Maru) ma Edo non si sentiva soddisfatto, le sessioni non decollavano, aveva a malapena registrato due brani. Soprattutto Edoardo aveva un problema nell’avere in testa arrangiamenti chiari, nel dove andare a parare. I suoi pezzi funzionavano benissimo chitarra e voce, ma nel momento di farli in maniera diversa si arenava. Cambiando idea ogni dieci minuti era impossibile andare avanti, e tra l’altro pensava che le session fossero troppo pulite. Quindi proposi di fare una chiusa nella mia casa di famiglia a Sabaudia e impostare il lavoro diversamente, registrando tutto su un registratorino a cassette degli anni 80 che faceva un suono stranissimo. Decidemmo di registrare tutto in una pineta, a notte fonda, solo lui voce chitarra e i grilli come percussione. Ogni i tanto qualche inserto elettronico via programmi per telefonino. Venne una cosa totalmente lo fi che pensavamo potesse piacere a Grip, invece lui ce lo boccio’ perché “troppo poco pop”. A quel punto dissi “ok, adesso fissiamo le session da Cascao ( che viveva a Bassiano in una casetta prefabbricata che pareva quella degli gnomi, con intorno un suggestivo uliveto) portando questi provini come base e la facciamo finita”. E funziono’, perché in pochi giorni unendo le nostre tre capocce e recuperando le vecchie session con Cascao riuscimmo a dare vita a “Forse…”, che è in effetti un ottimo compromesso fra pop e weird pop. L’ultima parola ovviamente fu di Grip, il quale entrò a gamba tesa su molti brani, ne scartò altri, fece impazzire un po’ tutti. Edo voleva tipo suicidarsi, io mi rifiutai di presenziare alle session di chiusura per non litigare e mandare tutto in merda, e alla fine fu una buona scelta perché chiudemmo il lavoro. Il titolo, mi sembra, glielo diedi io dopo che feci una serie di botta e risposta con Edo via chat, lui rispose con un “Forse…” e da li era fatta.

Il disco è andato molto bene, grazie a questa release Edo è riuscito a farsi conoscere, ma anche prima aveva un fan club di un certo piglio, tant’è che prima che uscisse Forse… venne pubblicato un disco tributo con gruppi che facevano le cover di Calcutta prima ancora che registrasse una sola nota. Fatto curioso che non capita a tutti. E poi è andato avanti senza promozione: solo per passaparola e per la forza dei suoi pezzi, cosa che boh…forse sarà capitata l’ultima volta in Italia col primo Ligabue (naturalmente ci fa cacare a entrambi, ma puo’ essere che se sta alla canna del gas e chiama Edo uno scarto glielo regala..)

The Sabaudian Tapes

Pero’ il fatto che il disco fosse “pulito” in qualche modo non andava giu’ a Edo, a me ancora meno. Siccome pensavo che molto del materiale scartato per Forsefosse in realtà una bomba in quanto sembravano piccoli quadri naif, incompiuti ma pieni di sentimento, proposi di pubblicare per la mia netlabel Selvaelettrica le registrazioni che Grip aveva scartato usando solo ed esclusivamente gli inediti , con solo pochi overdub di voce. Ad esempio “il tempo che resta”, che è un pezzone, venne escluso da Forse…, sostituito con la sua versione “singalong”, solo strumentale. Per me quello e “Fari” erano due grandi pezzi che meritavano di vedere la luce. Ma anche gli altri, oltre a far venir fuori il work in progress dietro a Forse… e quindi il modo in cui compone Edo, tiravano fuori la sua parte weird, psichedelica, punk, lo fi applicata al pop. Infatti ascoltavamo molto Magical Mistery Tour in quel periodo, ma anche molta roba di Baglioni periodo Assolo che è veramente il top del marcio. La ciliegina sulla torta è stato “mi piace andare al mare”, che era un grande pezzo estivo ed è stato spesso coverizzato tipo che ne so, dai Camillas, ed infatti pubblicammo tutto per l’estate. La cassetta fu richiestissima tanto che ancora adesso fatico a stare dietro agli ordini, non pensavamo assolutamente che qualcuno la richiedesse essendoci il freedownload. Ricordo quelle session come dei momenti molto intensi, in cui finivamo proverbialmente ubriachi lerci a dire cazzate. ci siamo divertiti assai: anche se all’inizio Edo non era convinto dei pezzi però alla fine ha fatto di suo pugno anche la copertina che lo ritrae (giustamente) come un ritardato mentale.

Dopo questo disco abbiamo messo su una serie di progetti paralleli insieme: i Magici, in cui sperimentiamo una vapor wave “fantasy” diciamo, e le Suore Adoratrici Del Sangue Di Cristo in cui facciamo performance pura a sfondo cristologico di mortificazione a se stessi. Insomma cose abbastanza lontane dal pop, anzi.

Invece rispetto all’ ultimo album il discorso è che edo voleva una cosa mezza elettronica mezza no. Grip voleva che si staccasse dalla Geograph e trovasse un’etichetta piu’ consona al suo lato pop, all’ inizio voleva produrlo lui e farlo pubblicare ad altri ma poi il modus operandi non era chiaro penso a nessuno. Io avevo delle idee riguardo agli arrangiamenti che richiedevano una certa tempistica dilatata, Edo era abbastanza impaziente: diciamo che girava a casaccio di palo in frasca ma all’ improvviso trovò la Bomba dischi interessata a farlo uscire. Li’ alla fine sono entrate in gioco altre cose, c’era una deadline, Edo anche in questo caso ha sofferto a mettere a fuoco gli arrangiamenti, ha cambiato diversi produttori, voleva comunque cambiare team e provare altre strade. Addirittura molti progetti di 7” sono saltati perché non riusciva a finire un cazzo. Abbiamo discusso molto rispetto alla linea che voleva seguire, ho sentito molti provini alcuni dei quali ho aspramente criticato, ancora adesso ne discutiamo ( ci ho litigato proprio ieri, evidentemente è ancora un po’ come quando ci siamo conosciuti). Ma alla fine penso che sia sacrosanto che faccia il suo percorso in una materia che ancora deve esplorare appieno. Ed è riuscito a chiudere il disco prima di quello che prevedevo: ha anche trovato un concept che è quello di “fare il mainstream” e quindi di mettere in luce la parte “pulita”, se vogliamo anche “artefatta” della sua musica, insomma smascherare il teatrino del pop dall’interno. Tutto il contrario della zozzeria delle sabaudian tapes e del compromesso di Forse. Diciamo che questo è l’altra faccia della medaglia. Ovviamente secondo me si perde tutto il discorso psichedelico, quella sua parte niente affatto rassicurante che secondo me è la sua vera forza… ma rispetto alle Sabaudian probabilmente un fanatico di pop italiano potrebbe obiettare che, appunto, si perde il discorso “da classifica”, “a presa rapida”. Ad ogni modo i pezzi in quanto tali rimangono, e se c’è uno che in Italia sa scrivere pezzi pop che funzionano sia weird, sia con la chitarrina, sia iperprodotti, sia voce solo o fischiettio per la strada, o che li canta un cane abbaiando, quello è Edoardo. Perché quello che dice nelle canzoni è vero, anche quando sono una serie di cazzate dietro l’altra. Tant’è che purtroppo a volte non ha filtri , riesce a esse stronzo e se dovrebbe mozzicà la lingua…ma questo fa parte del carattere, è un ariete e ha la testa dura. Ed e’ sempre mi fijo.

BRIZIO/BOMBA DISCHI

Non ricordo bene come ho conosciuto le canzoni di Edoardo, il primo ricordo su di lui che ho è che sono andato a vederlo una sera d’inverno a Dal Verme con un po’ di amici (uno dei quali dopo mezza canzone è uscito per non rientrare mai più perché “ma che è sta merda”, ma che poi ha imparato ad amarlo) che avevo convinto ad accompagnarmi. Che poi mi è successo tante altre volte che gente a cui l’ho fatto ascoltare pieno di entusiasmo mi abbia detto “ma che è sta merda”, è una classica reazione prodotta da lui, no vie di mezzo, o bianco o nero. Tornando a noi, era la stessa serata di cui ci sono vari documenti video su Youtube, in cui lui suona sul divano di sopra e tutti (parlo di venti persone, massimo trenta) cantano le canzoni di “Forse” tipo singalong, da prima fila di concerto hc, braccia alzate e dita che puntano il cielo. Ecco, “Forse” l’avrò regalato ad almeno sei persone, per me è stata una folgorazione, finalmente anche io avevo il mio cantautore italiano di riferimento. Edoardo ha una capacità impressionante di scrivere canzoni pop, gli riescono naturalmente cose che invece altri musicisti devono lavorarci mesi, anni, per ottenere (spesso nemmeno riuscendoci o non risultando credibili), credo sia chiami talento naturale. Ecco, l’altra chiave è questa urgenza, una cosa che cerco spesso nelle robe artistiche di cui sono fruitore, o meglio, che mi colpisce nelle cose quanto la trovo, nel bene e nel male Edoardo è quello che vedi, le canzoni che scrive non sono “paracule” perché dietro c’è una strategia lucida, programmatica, di voler piacere, sono “paracule” perché gli vengono così, perché non potrebbe scrivere diversamente. Questa sua urgenza è una roba importante e delicata che dovremo cercare di proteggere e mantenere in futuro, spero ci riusciremo o noi o chi per noi. Poi mi piaceva all’epoca questo suo mescolare il lofi con musichette e testi che anche mia madre avrebbe potuto apprezzare, quindi cose apparentemente innocue che invece affondano in una tradizione musicale precisa, quella sfumatura anche attitudinale, che magari nemmeno la noti, ma che invece fa la differenza rispetto che ne so a Cesare Cremonini (uso lui come esempio di archetipo pop italiano). Sono assimilabili, per dire, ma sono esattamente l’opposto uno dell’altro, perché pure se il risultato è simile, è il percorso che è diverso, l’approccio, mi sono spiegato? Ecco, sì, poi mi piace questo suo camminare su questa linea invisibile che divide demenza e disperazione, soprattutto nei testi, quella linea di confine che te lo fa o amare o considerare un coglione, una macchietta, come quando sul palco stoppa le canzoni, dice stronzate, una cosa che di base a me non piace, trovo dei pagliacci quelli che lo fanno, tipo quello dei Nobraino, invece con lui mi piace molto, perché gli viene bene, è credibile, tornando al discorso poi del talento naturale. È un po’ come il Truceklan, per fare un altro esempio, se li ascolti superficialmente puoi pensare che siano solo dei mongoloidi, per me invece sono stata a suo tempo la cosa più rivoluzionaria nel rap italiano degli ultimi quindici anni, hanno sempre avuto tutto un sottotesto incredibile legato alla cultura pop, tipo i libri di Zizek. Quindi credo che più di tante altre esperienze musicali, sia Calcutta che Truceklan siano nelle orecchie di chi ascolta, come sei tu, il tuo background e tutte ste cose qua. Comunque ad un certo punto (in realtà da subito) ho pensato che era un peccato che Edoardo arrivasse a così poche persone, trovavo la cosa sprecata, e io di solito odio gli sprechi e volevo valorizzarlo. Quindi ho cominciato a rompere il cazzo agli amici con cui condivido questa piccola etichetta che si chiama Bomba Dischi per fargli un disco, all’inizio nessuno mi dava credito, quindi mollavo la presa, poi ogni tanto gli ridicevo del disco, insomma la faccio corta, alla fine si sono convinti e il disco è stato tipo un cesareo, a ‘na certa sembrava non sarebbe mai stato finito, e invece siamo qui a parlarne come di una cosa potente e in prospettiva chi lo sa, a conferma che il famoso adagio no pain no gain dei porno giapponesi probabilmente ha il suo perché. Comunque il succo è che lofi o non lofi, synth o non synth, prodotto o non prodotto, tolte tutte le impalcature rimangono le sue canzoni, che so de Cristo.

GRIP CASINO/ANTONIO GIANNANTONIO

Mi capita a volte, qualche mio amico mi dice: tu hai scoperto Calcutta, eh ma tu l’hai scoperto. Io gli rispondo: No, si è scoperto da solo. Io non n ho fatto niente. Semplicemente non ha mai avuto bisogno di qualcuno che lo scoprisse.

Sin dalle prime volte che è venuto a cantare a Roma, ho sempre visto in lui grande impegno. È sempre stato addosso alle sue canzoni. A lavorarci assiduamente. Una continua e lenta coltivazione. E da quando lo conosco parliamo quasi sempre del suo lavoro. È molto sveglio, dotato di un gran gusto e per farsi conoscere sa far affidamento benissimo su tutte le sue qualità.

Il nostro rapporto è sempre stato molto giocoso dove entrambi abbiamo un ruolo prestabilito da portare avanti. Io mi fingo un manager musicale navigato e lui, impersonandolo davvero però, è il ragazzo prodigio dal braccio d’oro – è il ritratto del giovane artista da cucciolo. È lo spirito inquieto che cerca le strade nascoste dell’empireo.

Spirito di conquista, voce calda, chitarra di corde vere.

In Italia oggi se c’è qualcuno che dovrebbe prendere soldi per scrivere e cantare è di certo lui. In un sistema comunemente denominato music business dove un musicista viene pagato per lavorare, stare lì a produrre cose per l etere, è sempre di lui che stiamo parlando.

Detto questo non saprei cos’altro aggiungere. Quello che fa lo possiamo ascoltare non penso ci sia bisogno di dover raccontate la sua poetica e le sue mosse.

La gente lo segue e s’appassiona.

Questo è quanto

Senza voler togliere o aggiungere nulla a tutto quello che verrà scritto e detto (in positivo, in negativo o in qualsiasi altra sfumatura delle 50 disponibili) su Mainstream, il disco di Calcutta in uscita il 30 novembre prossimo venturo, se provate questa volta ad ascoltare (citazione degli Articolo 31 del primo album di cui ho il demo), aldilà dello strìmming esclusivo sull’asse Fratelli D’Italia Milano-Roma (inteso come il film dove Massimo Boldi si finge un ultrà della Maggica invece è un tifoso del Milan) questa guida può darvi, proprio come dicevano gli Articolo 31, mille ragioni per sforzarvi di capire (resto del testo cercatelo tipo su raptxt.it, la canzone è TI STO PARLANDO).

Road to Sanremo 2015 #1 – Amare Satana Amare il Festival Apprezzare Povia Odiare Pasolini di merda

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Sanremo senza una polemica è  come cagare senza una rivista in mano: perciò dovremmo accogliere con favore l’articolo proto-polemico del Fatto Quotidiano, che manco trenta secondi dopo l’annuncio della lista dei partecipanti a 2015 già spargeva il veleno dell’indignazione e della stanchezza di un’Italia migliore, sempre solo potenziale, di fronte all’ennesima, pessima prova della solita Italia, di cui questa selezione fa parte.

Con uno spentissimo stile che cerca di essere brillante senza riuscirci, tipo noi ma pagato, tale Molina ci angoscia facendo la lista dei partecipanti, sottolineando con ironia che lui è ormai vecchio, che però ha l’ipad, poi – nel caso non avessimo colto o avessimo colto ma volessimo ridivertirci – ribadisce che lui è vecchio (ha tipo 45 anni e quindi è detto con ironia moscia e fregnona, non con la cazzutaggine di, metti, un Messner che vecchio in culo com’è scrive un’autobiografia-bomba parlando di spiriti dei monti e nonni altoatesini che davano le sleppe ai ragazzini: ma ne riparleremo nella prossima puntata di LIRBI) e ci rimanda a un suo pezzo credo contro X Factor per sottolineare le distanze che prende da quest’Italia che si inginocchia ai talent show, quest’Italia di Carlo Conti – di Berlusconi, in pratica. Berlusconi, a proposito, arriva qualche riga più tardi, poco dopo l’odiato Vaticano (quello di qualche tempo fa, perché Papa Francesco ha rimesso gli ultimi al centro, ridato la speranza), pretestuosamente citato prima dell’elenco dei partecipanti – tra i quali Manina non salva quasi nessuno, tranne, mi pare, Malika Ayane – che pare un uomo e fa cacare i porci, sia detto questo con l’oggettività dei migliori critici musicali, e che è stata scelta come Musica di Qualità e forse persino De Sinistra per l’unica ragione che Rompe Li Coioni – e Raf. Ma perché?, ma per cosa?, ma stiamo – cioè state – ancora davvero lì col culo in bocca a invocare la Qualità – questo sogno di Qualità del cazzo che, come la febbre gialla, spinge la gente altrettanto di Qualità a formulare deliri e incubi del sonno della ragione, tipo “Un Sanremo con gli Afterhours, un Sanremo coi Marlene” (successe entrambe le cose, a proposito, questo sia detto a loro discapito), oggi potremmo forse spingerci oltre, un Sanremo con Brondi, Dente e Truppi  – ma ci arriveremo, state tranquilli, succederà allo scoccare del Decimo Anno dell’Andata Fuori Moda di questa gente. Io l’ho capito che la televisione è il male, io l’ho capito che loro c’hanno l’angosciosa ed esattissima visione di PPP (anche definita “mania depressiva” dalla scienza moderna), ma per favore BASTA lavorare ai fianchi mamma Rai finché non ceda e non ci consegni un Festival finalmente, totalmente di qualità – un festival, nei loro sogni, dominato dallo spettro del plagiaro Faber. Ma il festival non è quello, il festival non è la farneticazione di chi non s’è mai mosso dallo sparo di Tenco, leggendoci non il grandioso atto festivaliero che era di per sé, ma chi sa quale macchinazione appunto pasoliniana (cioè un omicidio fascista, credo – i fascisti erano i Berlusconi di quando c’erano le ideologie). La verità vera è che il Festival è la consolazione di filosofia, la carezza di febbraio per gli stanchi corpi degli italiani che lavorano, e che la sera non chiedono altro di essere trasportati nella terra delle emozioni sulle note di qualche romanza. Il Festival non è la complessa e cervellotica hipster-music per le masse (non so, Brunori SAS, che aspettiamo però sul palco tra 5 o 6 anni quando sarà passatello a dovere), non è il cantautorato idiota dei piccoli folksinger da Circolo degli Artisti, non è nemmeno, in ultima istanza, il rock scatenato di gentaccia tipo Teatro degli Orrori. Il festival sono i Renga, le Giusy, i Povia e le loro polemiche – sono i pop heroes del momento, e quindi un grande grasso ok ai talent show -, sono i nuovi classici come la Tatangelo (grande Matrona della Canzona con qualche concessione – che le perdoniamo – a un R&B ciociaro, e futura Sora Sposa d’Italia), sono le vecchie scorregge tipo Raf che poi a un certo punto emergono dal regno dei morti e riappaiono sul palco dell’Ariston vecchissimi e con un’aria da Vecchio Saggio ingiustificabile altrove, eppure così esatta lì. Un’edizione del festival, quella 2015, che si preannuncia insomma perfetta. E che l’anno che venga possa portarci tanta serenità e la fine della carta stampata.

La rubrica pop di Bastonate si tinge di bianco e cerca di analizzare Suor Cristina senza aver visto il talent nè avere ascoltato il disco.

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AS Sister Cristina è la suora vincitrice dell’ultima edizione di The Voice Of Italy che ad un certo punto del mese di novembre se ne è uscita con un disco di cover con due inediti. Sarebbe doveroso chiudere qui, ma torna in ballo il discorso fatto dal mio riferimento culturale Alberto Tomba (“quanti dei partecipanti ad X Factor sono in grado di scriversi da soli un pezzo o al limite il testo di una canzone? Quanto conta una bella voce se poi la usi per cantare robaccia che ha deciso per te la produzione?“), che anche se era riferito ad X Factor e non a Voice Of Italy va bene uguale, tanto son cantanti che esistono solo in quei talent show e nella testa di chi li segue e non nella vita reale. Sister Cristina ora è nota ma in fondo non è nessuno, sarà diventata davvero famosa il giorno in cui nessuno si ricorderà più di lei ed in un freddo venerdì di novembre Cirilli farà Sister Cristina al Tale e Quale Show.

FF Parlando in linea di principio, hai ragione e torto. Dicono che il Blasco, mentre stava presentando il suo disco al Medimex, sia stato interrogato su una questione di rilievo, tipo “perché dopo il Blasco non c’è più nulla?” e abbia risposto che “i cantanti di oggi sono tutti già conosciuti, nessuno ha fatto la gavetta”. Che concetto assurdo è la gavetta? Chi cazzo se ne frega della gavetta? Jovanotti è andato in hit parade a vent’anni facendo il coglione e ora si circonda di gente tipo Bombino e fa dischi per Luaka Bop, non che sia un merito in sé, ma è stato imitato da Amadeus al Tale e Quale Show e questo è un merito in sè. Suor Cristina trollata da Madonna su instagram, la cosa più normcore dai tempi del governo Monti, tutto fuori asse, tutto già esistente. J-Ax che la benedice e si fa benedire in tempo per venir ripescato come massimo esponente del pop contemporaneo, hardcore (parrebbe) scritto da Bucknasty e ripensato come caposcuola di una scena rap di artisti che hanno scientemente svilito il concetto di rispettabile fino a poter essere definiti –giustappunto- rispettabili. La messinscena è il punto. Suor Cristina in realtà si sta trollando da sola, di base. Una sera di queste la vedremo benedire Marilyn Manson in maniera bonaria come quando la Carrà disse di aver parlato con Eminem prima dell’apparizione a Sanremo ed avere appurato in privata sede che in fondo Em era un bravo ragazzo, mentre Pasolini continua a morire in maniera equa e solidale e a venire quotato da anonime frasi su FB che commentano la situazione politica italiana di questi mesi (non ce n’è una). Comunque Nathalie Giannitrapani, per dire, era una sontuosa autrice di canzoni-ripoff di gentaglia tipo Tori Amos, e ha fatto la carriera che doveva. Mi preoccupa di più, parlando di gavetta e credibilità generale, apprendere che nel nuovo disco di Marina Rei c’è un guest-starring di Zona MC. Non me lo sto inventando. Nel nuovo disco di Marina Rei c’è un guest-starring di Zona MC.

AS SPOILER: tanto per cambiare sto per andare fuori tema. Parliamo di Fedez, che ad X Factor se ne vien fuori con battute preparatissime/aforismi telefonatissimi proprio come faceva J-Ax a Voice Of Italy, una cosa talmente spontanea che vien da pensare che non appena X Factor sarà finito uscirà il libro degli aforismi di Fedez. Non è che c’è Bucknasty dietro anche a lui? Per me è un sì. Sto solo rosicando, anche perché Fedez ha fatto pochissima gavetta (e non ha fatto la gavetta per fare la gavetta, quindi un gavettone – tanto per citare una delle simpatiche e spontanee battute che Fedez ha sfoderato ad X Factor) ed è talmente famoso da aver vinto il disco d’oro – che comunque ad oggi in Italia te lo danno se vendi almeno 25000 copie, della serie può vincerlo anche Sister Cristina se il suo disco viene acquistato da almeno un 30% delle persone che l’hanno votata a Voice Of Italy. Se non fosse stata una suora, Sister Cristina non avrebbe nemmeno passato le selezioni (e magari avrebbe fatto una figura come la tizia dei Jalisse, che ha tentato di entrare a Voice Of Italy e non è stata riconosciuta da nessuno), invece dato che è una suora ed in Italia oggi il fatto di essere suora è visto come strano ed esotico è stata selezionata, ha avuto successo puntata dopo puntata ed ha trionfato. Fuori dalla trasmissione comunque non esiste, esiste solo nella testa di chi la seguiva/di chi l’ha votata e dunque vincerà il disco d’oro. Ed in tutto questo non ho ancora avuto il coraggio di ascoltare Like a Virgin coverizzata da Suor Cristina, figurati se riuscirò ad ascoltare un intero suo album.

FF Ecco, i gavettoni sono molto più utili della gavetta. Fedez che scrive l’inno dei 5 stelle schierandosi come già Jova vent’anni fa e come del resto Fibra quattro o cinque anni fa andando a suonare a woodstock 5 stelle a Cesena, tutti a sostegno di una certa non sinistra straconvintadi essere una certa sinistra, quindi COLLUSI, ma non solo in questo quanto soprattutto COLLUSI tra loro perché tutti e tre hanno un pezzo feat. Gianna Nannini, Gianna Nannini che mi piace sempre ricordare per la leggenda metropolitana secondo cui sia andata a farsi produrre un disco da Steve Albini e lui abbia rifiutato, cosa che per dire non ha fatto con gente tipo i 24 Grana (ma ho trovato or ora la versione della storia di Gianna Nannini). Da questo punto di vista almeno J-Ax è un rapper molto migliore, ha il coraggio di stringere la mano a Satana e a Gesù nello stesso momento -che almeno si torna ai gloriosi tempi del compromesso storico e alla speranza che arrivi un Berlinguer del rap a fare piazza pulita. Ecco.

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AS Il Berlinguer del rap potrebbe essere Dargen D’Amico – se solo volesse, se solo si decidesse a fare cassa davvero. Ma torniamo a bomba sull’argomento principe (anzi, a Bomba – nel senso di Matteo Renzi detto “il Bomba”, tanto per rimanere in tema-Berlinguer del Trap), ossia Suor Cristina: si trova già il suo disco in streaming? Noisey ha mai pensato di farcelo ascoltare in anteprima esclusiva? Son cose importanti, queste, e bisognerebbe dar loro il giusto rilievo che meritano. Voglio una recensione del disco di Suor Cristina/Sister Morphine sulla falsariga dei report settimanali sulle puntate di X Factor che vengono fatti da Noisey ora, ADESSO! – sono un rabdomante, io, apprezzo molto certe cose anche se a volte mentre le leggo penso “ma chi glielo fa fare ogni giovedì di mettersi davanti alla tv a scattare foto e a scrivere di X Factor? Non potrebbe guardarlo seduta comoda come fanno tutti? E io? Chi me lo fa fare ogni giovedì di guardare X Factor live quando su Sky lo replicano almeno tre volte al giorno? Sono forse io uno di quelli quelli che su Twitter seguono determinati programmi non perché sono davvero interessati ma solo per farne la tweet-cronaca in chiave umoristico-divertentona? NO!”. Mi sono perso, non capisco più da dove sono venuto e dove voglio arrivare però sono un rabdomante ed alla fine di tutto ritrovo sempre il filo del discorso.
Sister Cristina, dicevo. Sister Cristina Scabbia, ma non è quella dei Lacuna Coil? Ah no, è la suora che ha vinto Voice Of Italy e che – ad occhio e croce – tra un paio di anni abbandonerà la tonaca per abbracciare il Gin Tonic (questa me l’ha scritta il ghost-writer di Fedez, purtroppo non è mia). Comincio quasi a pensare che sul discorso della gavetta c’abbia ragione il Blasco, poi penso al testo di Delusa e a come era trombone già nel 1993 quando se la prendeva con Non è la Rai e finisco per dargli torto a prescindere perché in fondo il Blasco non è in grado di capire come cambia la società.

FF Infatti in questo non saper cogliere i tempi il Blasco diventa il vero artista PD e non a caso ossessione di PJ Bersani, unico KOMANDANTE del PD con un briciolo di street cred per quanto mi riguarda. Personalmente ho un debole anche per Rosalbo Pippo Civati, che non solo ha endorsato pubblicamente lo Stato Sociale ma ha con il nomignolo CIV ha cantato nei Gorilla Biscuits e in un progetto solista uguale identico ai Gorilla Biscuits. Gli altri partecipanti a questo gioco purtroppo non influiscono, un po’ perché quelli dei talent non hanno fatto la gavetta (ma Suor Cristina ad occhio ha detto molti più avemaria di Schubert e Jovanotti, anche se il babbo di Jova faceva il gendarme in vaticano quando ancora il segretario del PD era Giovanni XXIII, e probabilmente di avemaria ai tempi in casa Cherubini ne stracciavano sei o sette al giorno) un po’ perché ho perso il treno dei pensieri. Devo ammettere comunque che alla fine della fiera lo sport di telecommentare x-factor su Twitter mi lascia freddo, intendo, non so se lo farei manco se avessi Sky o anche solo una TV o anche solo un giovedì sera libero -e se lo facessi sarei comunque fuori dal giro se non mi metto a commentare anche gli EMA, Pechino Express, Storie maledette, Chi l’ha visto, Report, Gazebo, il Grande fratello, Ballando con le stelle, Masterchef, Masterpiece e via di questo passo, cosa che mi impone di fissare due concetti di base: uno, commentare i reality/talent su twitter is the new spoilerare le serie TV su twitter (cioè stando a una percezione di massa i talent italiani hanno lo stesso valore artistico delle serie TV statunitensi, cosa tutto sommato verissima); due, la cosa costa tanto tempo e tanta fatica che tanto vale fare la figura dello scorreggione e boicottare tutto a prescindere). Però un giorno voglio provare una cosa di performance art in cui mi ascolterò The X-Factor degli Iron Maiden (quello con Blaze Bayley alla voce, la suor Cristina Scuccia del metal osservante) e farò la twitcronaca durante X-factor 8. Virginia di Noisey comunque è intoccabile, la Marco de Dominicis della sua generazione, se la tocchi ti do fuoco.

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AS Ti dico solo che se a suo tempo mi fossi giocato meglio le mie carte ora ci sarei io a scrivere gli aforismi di Fedez. Detto questo – ed appurato che Vasco Rossi è il PJ Bersani della musica italiana e chi vuol capire capisca – andiamo avanti dicendo che ho letto su Noisey che Gel (ex Truceklan ed un sacco di altre cose) si è recentemente ritirato dalle scene e ci sono rimasto parecchio male. Gel era (anzi, è – perché è ancora vivo e dunque è) un genio per il solo fatto di aver osato sfidare una certa sinistra benpensante con la rima sul piccolo Tommaso al 2 The Beat 2006 (gli è andata bene che non l’hanno preso a sberle) e più in generale per il fatto che scriveva rime semplici che parevano roba da terza media ma che in realtà funzionavano alla grande (vedi quando entra a gamba tesa bestemmiando sulla traccia In The Panchina). Se solo avesse voluto anche lui avrebbe potuto essere il Berlinguer del rap italiano, ma conto sempre in una reunion di Gel prossima ventura in grado di regolare i conti col passato, col presente e col futuro. Ed in tutto questo sto continuando a chiedermi come ho fatto ad arrivare a parlare di Gel partendo da Suor Cristina, forse perché Morgan ad X Factor voleva assegnare a due concorrenti un pezzo di Gel ma alla fine ha optato per la più prudenziale Come Undone dei Duran Duran.

FF Comunque io lo disprezzo, Morgan. Mi sta sul cazzo la sua musica e questo dagli anni novanta, mi stavano sul cazzo le sue opinioni quando potevano essere definite tali, mi stanno sul cazzo le sue wannabe-opinioni attuali, mi sta sul cazzo la diffusa convinzione di una certa sinistra culturale che ascoltare Tenco ci salverà, nonostante non abbia salvato manco Tenco. Che poi la mia paura è più che Morgan in realtà abbia gli strumenti culturali per capire il truceklan nel senso di capire battiato, Shock in my Town nonostante a me tutto sommato Roma stia sulle palle e su Ravenna non farmi neanche cominciare. Suor Cristina in quest’ottica è un outsider, non gliene frega un cazzo, canta i pezzi che le vengono dati da personaggi sadici che mirano come dicevo a trollarla e/o farla trollare dalla madre di Cristo su Instagram. Davvero, non ha nessun senso, e non ha neanche quella tristissima voglia di senso alla Morgan Bluvertigo: GLI ARTISTI, ecco chi è il crumiro qua dentro. Gli imbucati vogliono solo imbucarsi, succhiare il cazzo di Satana, essere riconosciuti per strada e scopare, tutte cose che voglio fare anche io tutto sommato. Gli ARTISTI vogliono essere riconosciuti come tali e/o vanno ancora in giro per i network a raccontare la stronzata di sovvertire il sistema entrandoci dentro, come Hitler (coprofago, ricordiamolo); e quando va bene riescono a venire amati dal pubblico tipo Morandi che fa il nonnino giramondo su Facebook.

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AS La cosa più triste (e se vogliamo più illuminante / o comunque la gag) di Morgan è che oramai nessuno si ricorda più di Morgan cantante perché per tutti lui è quello di X Factor. Il giudice che sa tutto e pontifica su tutto ma non fa un disco di inediti dal 2004 e va avanti a colpi di cover, rielaborazioni e raccolte. Io con Morgan ho un rapporto strano: mai cagato i Bluvertigo all’epoca perché mi stava sul cazzo lui, li ho rivalutati molto dopo (tre/quattro anni fa) non so nemmeno per quale motivo. Sono invecchiati bene a parte Acidi e Basi e li ascolto sempre volentieri, anche se a questo punto non so quale senso abbia ascoltare i Bluvertigo nel 2014 quando si sono sputtanati con dei live in cui Morgan non ce la fa più (e sentirlo giudicare cantanti ultimamente mi fa lo stesso effetto che mi faceva Noemi che si giudicava Danny Losito e pretendeva di dargli consigli) (Danny Losito per la cronaca era il cantante dei Double Dee, ossia venti e passa anni di carriera ed un inno immortale come Found Love, storia della house music)(roba che Noemi andava all’asilo e Losito era primo in classifica nel Regno Unito). Tanto vale buttarsi su Battiato-Pinaxa senza capirli oppure virare come rapaci sull’ultimo Vasco, che in futuro molto probabilmente recensiró come un falco a metadone.

FF Non lo so, Acc. Davvero. Per me la rivalutazione di quelle cazzate adolescenziali straconvinte di essere cazzate post-adolescenziali, quelle di Bluvertigo e simili, ma pure la valutazione in tempo reale, ha a che fare con un senso storico che s’è perso o non c’è mai stato, superato peraltro dallo stesso Morgan che appena guadagnata la fama di Grande Autore presso un pubblico generalista è scappato a gambe levate e ha fatto un disco di cover del FABER. Il pubblico di appassionati, non so se solo italiani, sta sbracciandosi da anni nel disperato tentativo di far vedere che non si prende troppo sul serio nel momento in cui ascolta LA MUSICA, provando disperatamente a ibridarsi con la dance e il rap tranquillo, e dieci anni dopo stanno tutti lì ad apprezzare tanto la buona fattura di certo wave-pop di destra tipo Caribou/Disclosure, tanto quel fascismo sorridente pasoliniano delle Suor Cristina, tanto gli occasionali rigurgiti riot-wave di cantautorato muffoso ancora lontano discendente dei Tenco del caso. La Targa Tenco 2014, per dire, l’ha vinta il side-project di area infotainment dell’ex-MikyMix. Nella mia testa è tutto collegato e discende tutto dalla volontà di togliere il guilt ai guilty pleasures dei tardoni della cultura musicale (dopo i 24 anni dovrebbe essere proibito alle persone di voler dare un’idea di sè basata sui loro ascolti e sul loro modo di vestire), invece di fare qualcosa di sano e onesto per la nostra società e togliere il pleasure. In questo scenario di scavi oltre l’infimo basso è difficilissimo trovare roba che abbia un briciolo di cuore, è tutto finto noioso e decadente e allineato, lo sono per contrasto anche i gruppi di arcòr apocalittico, se spulci le liste degli utenti soulseek con la banda veloce trovi sempre i Keelhaul subito prima di Ke$ha.

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AS Andrea Pezzi. Andrea Pezzi che tra l’altro è di Ravenna e, risalendo ai tempi in cui lavorava ad Mtv (diciamo 97-98-99), è il vero colpevole riguardo all’affaire-Morgan. Andrea Pezzi che nei suoi anni d’oro spacciava Morgan come una specie di profeta generazionale, icona di una generazione che tra l’altro nemmeno esisteva davvero. Andrea Pezzi volto intellettuale di Mtv, se la menava un casino. Andrea Pezzi partito da Mtv, arrivato al Grande Pubblico e finito a lavorare con Dell’Utri ad una videoenciclopedia che si proponeva di riscrivere la storia. Andrea Pezzi che per questa cosa è finito in bancarotta ma ora è risorto e ci riprova. Andrea Pezzi che sta con Cristiana Capotondi ma non la scopa perché il sesso complica. La Capotondi candidata con Rutelli ai tempi in cui si è ripresentato candidato sindaco a Roma ed ha vinto Gianni Alemanno. I Sottotono presi a sassate all’Mtv Day ’99 perchè troppo in anticipo con i tempi (io c’ero ma non ho tirato sassi). Piotta che lo stesso giorno spaccò e ci rido ancora. Max Gazzé e poi il diluvio (non nel senso del rapper Diluvio che ha partecipato ad X Factor, ma nel senso di pioggia torrenziale). Un mio amico che quel giorno si era perso e l’abbiamo trovato mezz’ora dopo che si aggirava bestemmiando sotto il diluvio senza nemmeno una cerata a protegerlo, pareva impazzito ma forse era anch’egli troppo in anticipo sui tempi. Forse aveva già capito la deriva che avrebbero preso Pezzi, Morgan e tutto il resto della musica, passata da Cosa Duratura a mero oggetto che dura lo spazio di un singolo scritto da altri e poi sparito.

FF è difficile per me accettare questa cosa, soprattutto nelle sue inflessioni ravennati. Deserto Rosso, come Antonioni e Adriano Zanni che ha pubblicato un libro fotografico con lo stesso titolo. Comunque è vero, alla fine quello è uno snodo chiave, anche prima che MTV arrivasse in Italia e si decidesse once and for all che la cultura giovanilistica di quel periodo sarebbe stata la cultura giovanilistica e basta. Già di per sé fa schifo il concetto, figurarsi i casi concreti; uno dei casi concreti, tanto per dire, è che la Targa Tenco di quest’anno l’ha vinta un ex-vj (o almeno uno che conduceva Segnali di Fumo su Videomusic assieme alla Maugeri). Groundbreaking.

AS Aggiungerei solo che Mtv ormai fa tutto fuorché musica, che su Sky c’è Mtv e c’è Mtv Music – due cose ben distinte, dove manca la musica ma ci sono gli Mtv European Music Awards con l’Italia rappresentata da Alessandra Amoroso a non vincere nemmeno lì. Sarebbe bellissimo se l’anno prossimo agli Mtv EMA che si terranno a Milano per l’Italia ci fosse pure Suor Cristina Scuccia, magari senza la tonaca ma con la maglia della nazionale in onore dell’Expo di Milano. Rivoglio Videomusic con la Maugeri con i capelli blu e Caparezza-non-ancora-Caparezza a far la parte dello sfigato pigliato per i fondelli dalla Maugeri, pretendo troppo ed allora mi accontento di parlare del nuovo disco di Suor Cristina senza nemmeno averlo ascoltato.

CE LO CHIEDE L’EUROPA: il nuovo disco di Ariel Pink, che è il suo primo disco solista ma suona esattamente come tutti gli altri incisi con gli Haunted Graffiti – ti saresti aspettato qualcosa di diverso? feat. Madonna, Suor Cristina, i Prophilax ed un mio amico che nell’estate 2000..

Anna Magni
Anna Magni

Ho letto su La Settimana Enigmistica che Ariel Pink ha millantato una collaborazione con Madonna per il nuovo album di quest’ultima e Madonna l’ha sbugiardato. Si potrebbe anche chiudere qui ed ora, ma andiamo avanti puntualizzando:
– che Ariel Pink è ufficialmente il nuovo Manuel Fantoni;
– che Madonna è alla frutta dal 1998 (solito discorso, ormai trito e ritrito: ha fatto la storia del pop, è più anni ottanta ora che allora, una volta inventava mentre oggi insegue disperatamente, ripropone/ruba a suon di milioni idee/cose/trend che hanno già avuto altri almeno un paio di anni prima, un paio di anni alla velocità della rete sono almeno decenni, troppo botox) e se avesse davvero collaborato con Ariel Pink avrebbe fatto ridere tantissimo;
– che Madonna scende in campo a sostegno di Suor Cristina, oggetto di critiche in ambienti cattolici per la scelta di interpretare “Like a Virgin”, una delle hit della star di origini italiane (copiaincollo a caso da La Stampa, tanto su Twitter io seguo Jacopo Iacoboni e dunque posso – anche se Jacopo Iacoboni non risponde alle mie mention manco per errore);
– che recensirò il disco di Suor Cristina non appena uscirà (anche a costo di aprire un blog apposito qualora Bastonate decidesse di non ospitarmi) ma non è questo il luogo, non è questo il tempo.

Parlando di Ariel Pink, mi è venuto in mente un aneddoto personale che non c’entra un cazzo o forse sì: un mio amico (tra l’altro non lo vedo da parecchi anni, chissà che fine ha fatto) che nell’estate del 2000 introduce un cd dei Prophilax in appartamento da noi al mare spacciandolo come il disco di alcuni “ragazzi di Roma miei amici che hanno registrato un disco” (ovviamente non li conosceva ed il disco l’aveva reperito chissà dove e chissà come, Manuel Fantoni anche lui). Una roba rippata da cassetta su cd, si sentiva davvero malissimo però faceva troppo ridere – basi di pezzi famosi e cantato-delirio, a volte ai limiti della blasfemia come in Wojtyla oppure oltre i limiti del trash-food come in Viaggio con Cagatone Joe (Beach Boys meets la coprofagia), il cattivo gusto che regna sempre sovrano e vince perché, come ci ha detto più volte il miglior Berlusconi di sempre, il cattivo gusto vince sempre sull’invidia e sull’odio. Ecco, pom pom di ArielPink suona proprio così – lo-fi ed in-your-face, solo che al posto della merda e delle bestemmie ci sono i Beach Boys sotto anfetamine (e dunque i Ramones), Tubbs e Crockett di Miami Vice che si sparano tutta la droga che sequestrano ai narcos, gli SparksBernie Lomax di Weekend con il morto portato in giro da Larry e Richard come fosse il cadavere del pop da classifica settanta/ottanta, Paul McCartney quando giocava con i synth e la casa discografica gli rifiutava i dischi perché troppo deliranti, Elton John che canta Saturday Night’s Alright For Fighting ed I’m Still Standing sotto tranquillanti, Renato Pozzetto che in Da grande si trasforma nel giro di una notte da bambino ad adulto e poi viene rifatto da Tom Hanks in Big e tutti si ricordano di Tom Hanks e non di Renato Pozzetto (anzi, Big è un presunto remake di Da grande – proprio come Ariel Pink che scioglie gli Ariel Pink’s Haunted Graffiti per fare il primo da solista).pom pom è bello bello anche se si fatica ad arrivare al termine, è uguale a quasi tutto il resto della discografia di ArielPink ma lo si ascolta sempre volentieri – magari in pillole ed in determinati momenti, anche se ammetto che son cinque/sei giorni che non faccio altro – perché pochi oggi hanno la visione pop di pezzi come Picture Me Gone e Put Your Number In My Phone, con arrangiamenti che paiono messi lì assolutamente a caso ma che in realtà sono parecchio complessi ed hanno dentro un intero mondo. Vale più un’opera come pom pom che Prince che nel 2014 esce con due dischi in contemporanea che nel loro disperato tentativo di dire qualcosa al passo con i tempi paiono scarto dello scarto di quello che il genio di Minneapolis faceva – boh – venticinque/trenta anni fa, al costo attuale di quasi 50 euro se vuoi comprare sia Plectrumelectrum che Art Official Age in un qualunque negozio di dischi di regime (è scandaloso, bisognerebbe pagare in lire come fossimo venticinque/trenta anni fa).

Sto provando ad immaginare Madonna che un bel giorno se ne esce un disco del genere (come pom pom di Ariel Pinkdico – non come i due dischi della salma di Prince Lomax portata in giro da Larry e Richard di Weekend con il morto) ma proprio non riesco a restare serio, meglio passare ad altro altrimenti finisco per immaginare Suor Cristina che un bel giorno se ne esce con un disco lo-fi ed in-your-face come il cd dei Prophilax che ci aveva passato quel mio amico nell’estate 2000, solo che al posto della merda e delle bestemmie ci sono i Beach Boys sotto anfetamine (e dunque i Ramones) e non riesco più a far nulla per tutto il resto del giorno.

pom pom esce ufficialmente il 17 novembre, quindi potrei anche essermelo immaginato.

ROVIGO SONGS – Spadrillas in da Mist performing La Rubrica Pop di Bastonate Will Eat Itself in its entirety

AWESOME TAPE FROM ROVIGO(Accento Svedese varca il confine Ferrara/Rovigo pronunciando frasi storiche in autotune stile Pedro VS Amadeus e calcia da centrocampo)
“ohh… cè ancora chi si perde con le canzoni sui rovigotti?
mah , saranno i fumi della montedison che producono certi
effetti in via del cremlino o in viale Ceausescu a ferrara…
non fatevi tante paranoie per noi , di la si sta bene e sicuramente
non abbiamo bisogno di voi”

Dunque, questa cosa della audiocassetta su Rovigo che girava quando facevo le scuole medie è vera o è una leggenda metropolitana? Dico, è vero che i tizi che l’hanno ideata/incisa e che cantavano – ad esempio – Rovigo Song sono poi diventati tossici pesi e/o morti? Oppure sono gli stessi che hanno svoltato doppiando film famosi in dialetto ferrarese (mai visto uno di quei film, tra l’altro)(non è vero, ne ho visti diversi ma non lo ammetterò mai in pubblico)? O magari oggi sono impiegati di banca o comunque hanno un lavoro che garantisce loro un tenore di vita medio-alto? Non lo sapremo mai.

 

Importa forse qualcosa sapere cosa sta dietro a quella cassetta e cosa è venuto dopo? No. L’unica cosa che importa è che la musica in essa contenuta è una delle cose più geniali che io abbia mai sentito, davvero. Iniziamo a sparare definizioni a caso, tanto per etichettare e fare bella figura nell’alta società: drugapulco, Ariel Pink in botta di cappellacci di zucca & laccio emostatico, la registrazione su Vhs di una puntata di Colpo Grosso condotto da Umberto Smaila, il senso di Umberto Smaila per la neve (cit. o forse autocit.), il prossimo disco dei Justice suonerà così solo che sarà cantato in inglese e venderà un sacco, se i Klaxons o i dARI osassero fare un disco con questi suoni sarei l’uomo più felice sulla terra, le super-repliche di Carletto il principe dei mostri che andavano in onda ad orari random su Telestense e suonavano così. Ed oltretutto io non sento quella cassetta da almeno ventun anni e sto andando a memoria (anzi, sto andando a naso come Gel al 2TheBeat nel 2006) perché effettivamente non ce l’ho più. Facevo la seconda media, la Spal era in serie B ed io ho fatto l’errore di non fare una copia quando ho avuto per le mani quel prodigio, e questa è forse l’unico vero rimpianto che ho riguardo alla mia vita (scherzo, l’altro grande rimpianto è non aver mai acquistato la cassetta con i cori della Curva Ovest remixati su basi da autoscontro tipo quella di Gam Gam che a Ferrara vendevano un po’ ovunque quando la Spal era in serie B). Sono costretto dagli eventi a scavare nel passato, nel mio vissuto.
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(Ill Bill Laimbeer prende l’average rovigotto Ciao PX con la Proma oro e si schianta sulla riva destra del Po)

Lasciando alla casta radical chic (ricordiamolo: casta radical chic is the new comunisti!) le Awesome tapes from Africa noi ci occupiamo di quelle della bassissima Padana, delle Awesome tapes perse e ritrovate dopo anni di ricerche. Roba che il southern discomfort dei gruppi sludge alla Eyehategod di diverso ha solo i risultati musicali, che a noi interessano fino a un certo punto: è la portata culturale di un fenomeno come quello della cassetta Rovigo Songs (nome preso dalla canzone più nota, che è l’unica di cui si trova traccia in rete, assieme alla canzone Al Ristutant ad miè ziè Vittoria).

Cerchiamo di contestualizzare la storia di questo ritrovamento: attorno al 1985 un gruppo tutt’ora ignoto di tipi decide di registrare su cassetta (le prime copie girano nelle copie delle cassette pirata dei commodore 64!), con attitudine che per tirare fuori dei nomi noti a tutti sono un mix fra i Residents e gli Squallor miscelati al pop folk della bassa padana (provincia di Rovigo e Ferrara) degli anni ’80. Non quelle cagate mistiche millenaristiche messianiche bla bla bla alla Giovanni Lindo Ferretti, niente ketamina e cavalli ma eroina e maiali (il discorso del maiale meriterebbe un discorso a parte: ricordiamo che Renato Pozzetto nella locandina del Ragazzo di Campagna è in sella ad un maiale, e chi dice che è un leghista poi continua a tollerare Giovanni Lindo Ferretti merita la s’haria). Niente storie di falso industrialismo in salsa parmiggiano reggiano ma storie di un paese reale e rurale, che il 1985 sembra il 2014, alla faccia dell’eterno presente che capire non sai. Il Crystal meth di Breaking Bad? Gli Scenari della corn belt che incontra la bible belt di True Detective? Come se PIZZOLATO non fosse un cognome di Comacchio prima che di New York. Come se noi non avessimo avuto le micropunte alla Baia degli Angeli o al Cosmic. Il clima pre-aids della new york dei biopic di Basquiat o quel film là su bus del 2006, Shortbus. O lo studio 54, quelle cose lì. Negli anni del riflusso la centrifuga urbanorurale e la fine dei grandi sogni di emancipazione di un paese che è rimasto, sotto tutti i punti di vista dello sviluppo (industriale, culturale, post industriale, etc) a fine anni ’70 sta tutto nei 60 minuti di ROVIGO SONGS. Continua a leggere