Il metal estremo ci ha fatto diventare impiegati di basso livello

hanneman_prismo

La cosa più eroica che feci nei miei anni da cattolico fu quella volta che venni scelto per farmi fare la lavanda dei piedi dal prete il giovedì santo. Mia mamma mi aveva raccomandato di lavare bene i piedi prima di andare sull’altare a farmeli lavare, ma mi sembrava che come cosa avesse poco senso e così mi impuntai sull’andar su con i calzini vecchi e le scarpe da tennis. Il prete fece questo viso schifato e credo che qualcuno nelle alte sfere della comunità cattolica abbia sentito il bisogno di dissociarsi dal mio gesto. Mi avevano scelto come rappresentante di quelli che dovevano passare la cresima, il che colloca lo svolgersi dei fatti intorno al 1989 -dodici anni ancora da compiere. Non sono mai stato molestato da un prete ma credo di ricordarne uno in abiti civili che ci spiegava il vangelo e la fede con un’erezione in corso, non tanto per dire che a volte le cose ti succedono sotto gli occhi e non lo sai, quanto per fornire una specie di sottotesto all’idea che anche la purezza e la fede sono -in qualche misura- molto molto eccitanti. Gli Slayer invece li ho conosciuti durante l’adolescenza ed è sempre una questione di scambi con tizi improbabili, o almeno a Cesena succede così: qualcuno ha un disco in casa che gli ha passato un vicino o uno con cui andavano a rugby. Il rugby è una specie di storia a sè, comunque -a quanto ricordo- in quegli anni il Cesena Rugby fosse abbastanza quotato, e cercavano nuove reclute. Uno dei miei compagni di classe ci giocava da titolare, credo che a un certo punto abbia fatto le selezioni per la nazionale o cose così, e a un certo punto provò a mettere quasi tutti i compagni maschi dentro la squadra. Quando dico “quasi tutti” intendo sostanzialmente tutti tranne me -io ero il più piccolo e gracile e malnutrito (dio che tempi), e la sola idea di mettermi in un campo a fare cose con gente flippata con il fango e gli scontri fisici sarebbe stata vista -credo- come una forma manifesta di sadismo o la tacita ammissione che il Cesena Rugby Team era alla canna del gas. Un paio di miei compagni però si esaltarono all’idea e si presentarono a qualche allenamento. Nei pochi racconti me la figuro come la cosa più vicina all’idea di bullismo tipico dei teen movie americani: a quanto pare il rugby, diversamente dal calcio, non si fonda sull’idea di permettere a chiunque abbia un blando interesse di praticare lo sport, e poi magari continuare a fornirgli occasioni in forma di associazioni sportive; il rugby seleziona i puri, i superumani, e fa fuori tutti gli altri nel giro di una settimana. La settimana successiva i ragazzi avevano fatto un conto di massima delle contusioni e s’erano ritirati. Non li biasimo: l’anno precedente avevo iniziato ad interessarmi allo skateboard, e ho abbandonato non appena ho visto qualche goccia di sangue. Immagino che il metal e il punk trovino terreno fertile presso i passivo-aggressivi: al di là della letteratura di genere (quasi tutta falsa e offensiva, oltre che -mediamente- di pessima qualità) l’idea di alzare il volume e sfogare la tensione in cameretta non riguarda quasi mai le persone disposte a prendersi a ceffoni nella vita vera. Non è per niente un caso che i luna park, gli autoscontri e le fiere di paese (cioè i posti in cui era più probabile finire in una rissa tra cinquanta adolescenti maschi) siano posti in cui la musica faceva sempre e solo cagare. Un altro dato interessante? Nessuno dei più rissosi tra i miei conoscenti è mai stato coinvolto con il metal o la techno militante, erano quasi tutti tipi apparentemente tranquilli a cui mia madre avrebbe dato in sposa la sua figlia primogenita, fortunatamente mai esistita. C’è qualche sovrapposizione tra metallari e tossici, ma perlopiù riguardava le declinazioni più passive della tossicodipendenza (in breve: più eroina e droghe sintetiche a poco, meno coca). Ai concerti e nei locali col pogo, invece, era ammesso prendersi a spinte durante la canzone ma poi si stava tutti tranquilli e rilassati. Quelli sbronzi che rompevano il cazzo venivano trattati coi guanti e tenuti a distanza. Molti di noi smettono in fretta il cattolicesimo, ma quasi nessuno si approccia a satanismo paganesimo o altre religioni. Così, una delle teorie è che il metal estremo abbia contribuito in maniera determinante a creare una generazione di mansueti, di gente passiva, di impiegati con la camicia da venticinque euro comprata all’oviesse che magari sbattuti in una giungla a cinque anni avrebbero potuto diventare cannibali ma già al primo anno di università sarebbe stato impossibile redimere. In questo senso, se siete appassionati di musica pesante, forse potete ceimentarvi in un esercizio di psicanalisi a rovescio e ripercorrere la vostra vita a ritroso, alla ricerca di tutti gli episodi in cui avrebbe dovuto esserci un sano trauma formativo e invece c’è stato un disco metal. Così finisce che ti trovi a pensare ad atti di eroismo come quella volta che ti sei fatto la lavanda dei piedi puzzolenti, e tutto il resto della roba che c’è qua dentro. A un certo punto per quanto mi riguarda sono arrivati gli Slayer e quando arrivano gli Slayer è sempre un po’ un colpo di teatro -quello che c’era prima tende a sfumare, quello che arriva dopo deve avere certe caratteristiche. Gli Slayer erano violenti e malvagi e mi hanno tenuto buono e tranquillo, ma tutto sommato nella vita poteva andarmi peggio, e quindi grazie.

Tutto questo pippone per dire che ho scritto un articolo molto lungo in cui ripercorro tutta la storia di Reign In Blood, che qualche giorno fa ha compiuto trent’anni. Lo trovate su Prismo e credo che valga la pena di leggerlo.

L’illustrazione è un santino commemorativo di Jeff Hanneman realizzato da Marcello Crescenzi/Rise Above per il SoloMacello Fest del 2013.

Posted in: boh |

Limitante

IMG_8579

(Any Other, 10 agosto 2016, Hana-Bi. La foto è scattata prima che cominciassero ed è sfocata ma giuro che erano loro)

La settimana scorsa, su un sito di cinema nel quale scrivo sotto pseudonimo, abbiamo parlato di una serie TV. Mi è scappato detto che è “una delle mie serie preferite di sempre”: una persona, nei commenti, ha obiettato che questo genere di frasi roboanti tolgono molto piacere alla lettura -poi magari la serie te la vai a guardare e scopri che è una cosetta da sei e mezzo che è piaciuta solo a me. A mia parziale discolpa, quando lo scrivo lo penso davvero. Non riesco a pensare ad altro e lo devo scrivere, in qualche modo: in questo particolare momento, nella mia vita, questa cosa ha tutta l’importanza del mondo. Domattina dovrò comunque alzarmi e comprare il pane, prenotare delle analisi o occuparmi di qualche altro problema di questo tipo. Di concerti come quello che ho visto stasera ne avrò visti mille: gruppi basso-chitarra-batteria che suonano da fermi e fanno solo le loro canzoni. Durante il concerto non è successo niente di speciale, non si è menato nessuno, la gente non faceva i cori, il bassista non ha collassato a terra ubriaco. Hanno suonato una mezz’oretta le canzoni del loro disco, non si muovevano, non c’erano i video, lei non ha spiaccicato parola. Di piccole magie come quella che è successa stasera, anche quelle, ne ho viste capitare a centinaia. Il gruppo parte un po’ timido e ingrana subito e suona da dio e le persone davanti, che prima erano cinque, adesso sono venti -e tra due pezzi saranno cinquanta, e in tanti smettono di chiacchierare anche se sono venuti a vedere L’Orso che suona dopo, e alla fine delle canzoni applaudono tutti e qualcuno urla e la gente sta bene. Il gruppo non ha fatto niente di particolare perchè succeda, ha tenuto la testa bassa, ha continuato a suonare le sue canzoni, niente di clamoroso. Certo, sono belle canzoni e le hanno suonate bene. Adele sembra fatta per star lì a morire d’imbarazzo con la sua chitarra, e quel filo di voce che in realtà è potentissima e perfetta e ogni tanto urla come una pazza e poi deve cantare una parte sussurrata ma le prime note vanno un po’ a puttane perchè ha spinto troppo sulla voce. Forse posso trovare un dato statistico che riesca a differenziare questo concerto da tutti gli altri che ho visto, e lo riesca ad inserire ragionevolmente nel mio percorso di crescita personale -magari è la prima volta nella vita che rimango stregato da un gruppo di persone che hanno la metà dei miei anni, che letteralmente sono troppo giovani anche per essere i miei fratelli minori. Ma le iperboli funzionano bene solo se hai un briciolo di coscienza di cosa stai dicendo, e di chi sono le persone a cui parli. Quelli che vanno a vedere questi concerti hanno smesso da tempo di cercare l’insolito o il soprannaturale.

Un’altra cosa che ho letto questa settimana era sul fatto che oggigiorno esce troppa musica, che è quasi tutta mediocre e i giornalisti musicali non riescono più a starci dietro. L’ho trovato odioso, quando l’ho letto così, e non ho molti controargomenti -è odioso e basta. Poi magari anch’io cerco di non farmi coinvolgere nelle dinamiche promozionali della rece e dell’intervista e dello streaming, e anche qui posso giustificarmi solo dicendo che, insomma, non è il mio lavoro e ci ho messo fatica e impegno per far sì che non lo sia. Quello che ci ho guadagnato in cambio è il privilegio di poter ancora assistere a un concerto piccolo piccolo che mi faccia venire la pelle d’oca, e sentire il bisogno di tornare a casa a scriverci sopra che ancora il concerto non è finito. È successo centinaia di volte ed è sempre bellissimo, è una cosa che mi tiene in pace con me stesso e credo sia il motivo per cui continuo a farlo. Come faccio a dire di cosa si tratta di preciso? È musica. A volte va male, a volte va bene, a volte viene voglia di partire con le iperboli e chi ti legge deve avere la malizia di fare la tara. Concerto della vita.

Posted in: boh |

PITCHFORKIANA metà 2016 (7.3 politico a tutti i dischi)

dags

DAGS! – SNOWED IN/STORMED OUT di loro dicemmo già ai tempi del primo disco, uscito un paio d’anni fa circa, un’epoca storica in cui eravamo ancora tutti felici di essere tristi, almeno dal punto di vista musicale. Dei Dags inizi a goderti i dischi già solo a leggere i titoli delle canzoni, e questo disco loro mi sembra più bello e compatto di quello prima, quindi BELLA PER LORO. 7.3

LEUTE – 9 SONGS stando alle parole di quelli di Legno, quello dei Leute è il primo disco da loro pubblicato “in cui non suoniamo noi o amici strettissimi” (il giro FBYC, insomma). È sicuramente un disco emocore, più o meno di scuola Crash of Rhinos, quindi di scuola Settlefish, quindi di scuola Braid/Cap’n’Jazz. A questa cosa vanno aggiunti svariati momenti di cantato senza cori in cui compare un po’ a buffo un vocione baritonale stile Tindersticks o The National. A raccontarla così sembra una gran minchiata, ma in realtà è davvero molto molto bello. 7.3

BIG CREAM – CREAMY TALES l’altro giorno ho letto un articolo su qualche rivista, forse un femminile o boh, per cui gli Any Other sono il miglior gruppo italiano in attività, ed è davvero fichissimo che escano articoli del genere -magari qualcuno può accorgersi che esistono altri gruppi tipo gli Any Other (bravissimi, eh, sia chiaro).  Ad esempio ci sono i Big Cream, giovincelli che vengono (credo) da Bologna e suonano canzoni rumorose tra Silkworm e Sebadoh. Molto molto aspri, melodie appena appena prendibili, pochi fronzoli, un sacco di fischi e di casino, disco di 80 minuti circa (nel senso che dura 20 minuti e lo si ascolta 4 volte a fila). 7.3

CRTVTR – STREAMO non trovo la conversazione ma sono convinto che sia successa questa cosa: un tizio dei CRTVTR mi aveva mandato un disco via email, io l’ascoltai e gli dissi, sì è carino ma a me queste cose con le chitarrine così sottili non è che mi esaltino particolarmente. E lui mi disse, ok, sì, ma a me la chitarra mi piace così tagliente, e quindi la suono così, io gli dissi va bene, no problema. Mica lo trovi tutti i giorni un tizio che ti viene a cagare il cazzo per come suona la chitarra nel tuo gruppo. Però insomma quando ho ascoltato STREAMO ho pensato che le chitarre sono molto più grosse di come me le ricordavo, e non credo che abbiano ingrossato le chitarre per fare un piacere a me anche perchè se devo essere sincero non sono convinto al 100% che questa conversazione sia stata davvero con un tizio dei CRTVTR. Però il disco è molto bello, sobrio in culo ma bello fluido, un po’ tipo TIOGS ma più dritto. 7.3

BUE – KIND OF BUE Esiste un disco con questo titolo. 7.3

AUTECHRE – ELSEQ 1-5 Pitchfork, che si prende il disturbo di recensire i cinque dischi separatamente, dice che ELSEQ: “is an equivalent of a Netflix series binge”, ecco, vaffanculo. Disco dell’estate definitivo. 7.3

CAR SEAT HEADREST – TEENS OF DENIAL Conosciuta anche come sindrome di Devendra Banhart, un morbo piuttosto comune per cui un cantante scalcagnato viene raccattato sotto un ponte da un’etichetta figa e nel giro di un disco diventa Win Butler. Gli effetti sugli artisti della sindrome di Devendra Banhart sono principalmente tre: 1 fanno il disco dell’anno in corso, 2 non ci mettono molto a sparire dalla circolazione, 3 dopo cinque anni ti riascolti il loro disco dell’anno e provi un vistoso imbarazzo per averlo anche solo preso in considerazione. Non so se Car Seat Headrest sia affetto da sindrome di Devendra Banhart ma il disco mi sta piaciucchiando e questo non può davvero essere un buon segnale. 7.3

WRONG – S/T Copertina con foto bruttissima in bianco e nero, il nome del gruppo in stampatello grandissimo, la tracklist con tutte le canzoni con titoli di una parola-massimo due. Non serve manco di mettere su il disco per capire che musica contiene. Quello che non ci si aspetta, invece, è che una roba così violenta e incazzosa venga fuori da un gruppo composto di ex membri di gruppacci tipo Torche e Kylesa. Comunque siamo dalle parti degli Helmet, quelli dei primi singoli che al confronto già Strap It On sembrava roba sputtanata, mischiati con un po’ di rock’n’roll aggro alla Entombed. Calci nei denti, totalmente pretestuoso e inutile, possibile disco dell’anno. 7.3

Posted in: boh |

Un pensierino su Rino Gaetano a 35 anni dalla morte


image

Rino Gaetano l’ho conosciuto a dodici anni circa perché era obbligatorio avere Gianna nelle cassette miste da festa. Le mettevi e tutti dicevano EVVIVA LA FIGA invece che evviva la vita. Ho scoperto che non era una caratteristica dei miei amici: ancora oggi capita di andare in qualche locale trucido in cui il dj abbassa il volume della canzone per far urlare EVVIVA LA FIGA alle persone in pista. Si sganasciano tutti ogni volta. Poi ho letto un botto di roba su di lui e alla fine ho anche comprato dei dischi, ma non è un granché. Forse in vita era sottovalutato ma sicuramente in morte è sopravvalutato, non ho mai sentito nessuno che dicesse apertamente “mi fa cagare”. Ci sarà pure qualcun altro a cui Rino Gaetano fa cagare, no? Importantissimo romanticissimo e tutto ma mi fa cagare. Oh, e se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa e mi chiedesse di scegliere tra Gianna e qualsiasi altra canzone di Rino Gaetano, credo che sceglierei Gianna. E se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa e mi chiedesse di scegliere tra la vita e la figa, credo che sceglierei la vita.

Posted in: boh |