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This thing called progress

io e la mia ballotta fumiamo porra in quantità-ta-ta-tanto quanto basta.
io e la mia ballotta fumiamo porra in quantità-ta-ta-tanto quanto basta.

Pensavo ad una cosa: la tizia che canta il ritornello di Drinking in L.A. dei Bran Van 3000 sono quattordici anni (anzi, quasi quindici perché siamo ormai nel 2013 – il brano in questione è estate 1998 circa) che dice “what the hell am I doing drinking in L.A. at 26?” ed ormai avrà quarant’anni (anzi, quasi quarantuno perché siamo ormai nel 2013) ma son quattordici anni (anzi, quasi quindici perché siamo ormai nel 2013) che è congelata a ventisei anni. Avrà ventisei anni e sarà giovane per sempre – almeno fino a quando qualcuno si ricorderà di quel fantastico manifesto tardo-adolescenziale che risponde al nome di Drinking in L.A. (peraltro tra i manifesti tardo-adolescenziali includerei pure

  • If I Ever Feel Better dei Phoenix,
  • It Takes A Fool To Remain Sane degli Ark,
  • Clint Eastwood dei Gorillaz,
  • Crazy degli Gnarls Barkley,
  • One More Time dei Daft Punk,
  • Blue degli Eiffel 65,
  • Souvenir di Pier Cortese,
  • i primi due/tre dischi degli 883,
  • Punk in Drublic dei Nofx,
  • Something To Write Home About dei Get Up Kids,
  • tutta la discografia dei No Use For A Name su Fat Wreck,
  • tutta la discografia dei Baseball Annie su Lost & Found Records,
  • Crying At The Discoteque degli Alcazar,
  • il porno di Pamela Anderson e Tommy Lee,
  • il porno con Rocco Siffredi ed Elio e le storie tese,
  • il porno con Rocco Siffredi pugile che deve abbandonare il ring per i danni riportati ed allora diventa allenatore di un giovane pugile – con tutto ciò che ne consegue,
  • votare Bertinotti alle Primarie dell’Unione 2005,
  • la Juve che perde un campionato sotto la pioggia a Perugia,
  • Nakata con la maglia della Roma,
  • i Mondiali di Giappone e Corea 2002,
  • farsi cacciare dall’appartamento affittato al mare proprio durante i Mondiali di Giappone e Corea 2002,
  • ascoltare in loop La Fabbrica di Plastica di Gianluca Grignani,
  • la Fortitudo Bologna campione d’Italia di basket,
  • Groovejet di Spiller feat. Sophie Ellis Bextor,
  • Lady dei Modjo,
  • George Michael arrestato per aver tentato di adescare un poliziotto in un bagno pubblico,
  • comprare abbigliamento improbabile in Montagnola a Bologna cercando disperatamente di bloccare il tempo che scorre,
  • vendere il proprio scooter ad un incauto quattordicenne facendo pagare lui un prezzo da furto in nome di un passaggio lira-euro particolarmente vantaggioso per questo genere di affari,
  • Dancing In The Moonlight nella versione dei Toploader,
  • la Redbull bevuta in Autogrill prima di andare a ballare a Riccione,
  • i Meganoidi ed il loro percussionista che ha anche lavorato a Videomusic,
  • millantare su un canale #irc punk di essere stato a Genova 2001 e di aver preso un bel po’ di legnate,
  • un mio amico che si atteggiava a punk e dall’alto dei suoi capelli dal colore fluo votava Abberlusconi, dicendo tra l’altro che a Genova la Polizia aveva fatto bene a menare perché “punk non significa distruggere tutto”,
  • Pavlov di Massimo Coppola su Mtv – soprattutto quando Coppola sta giocando a Subbuteo e fa colpire Bobo Vieri da un meteorite,
  • Bobo Vieri per un paio di anni almeno miglior attaccante del mondo,
  • Bobo Vieri che quando giocava nell’Atletico Madrid appendeva alla parete le mutande di tutte le sue conquiste femminili,
  • Gabriel Batistuta che mima il gesto del mitra dopo ogni gol,
  • quel brano degli allora sconosciuti Coldplay contenuto in una di quelle compilation che regalavano ogni mese con Rocksound,

ma non vorrei dilungarmi troppo e tronco qui l’elenco)

Dicevo, la tecnologia negli ultimi anni sta facendo passi da gigante. Anche solo dieci/dodici anni fa sarebbe stato impensabile andarsene in giro con una macchina digitale e scattare compulsivamente foto da scaricare sul computer (foto che tra l’altro poi nessuno stampa su carta fotografica, ma tant’é) o ancor meglio andarsene in giro con un telefonino chiamato smartphone con cui tra le altre cose puoi navigare in rete, telefonare occasionalmente e scattare compulsivamente foto, eppure attualmente siamo oltre – siamo alla gente che le foto le scatta col tablet, oscurando la visuale ai concerti e/o privandoti della piena visuale di monumenti ed altro quando stai visitando una città. Dove arriveremo? Ma soprattutto, da dove siamo partiti – anche considerando il fatto che nel 2007 non esisteva di certo Instagram ed in Italia la novità che pareva dover cambiare il mondo era il videofonino della Tre (con annessa pubblicità televisiva con protagonisti Claudio Amendola, il botox di Valeria Marini e la salma di Giulio Andreotti) e solo quattro anni fa i netbook parevano una rivoluzione copernicana (oggi stanno addirittura cessando di produrli perché uccisi dai tablet)? E parlando delle città che visiti per fare le foto ai monumenti col telefonino e/o col tablet, come lo prenoti il viaggio? Da solo facendo ricerche in rete e servendoti della carta di credito ricaricabile per pagare oppure ti rechi in agenzia come si faceva un tempo pagando un bel po’ di commissioni? Ha ancora senso che esistano le agenzie di viaggio o è troppo illiberale dire che probabilmente tra qualche anno le agenzie di viaggio saranno quasi tutte chiuse? Quando chiude Alitalia? Strano che abbia i conti in rosso, non era stata salvata cinque anni fa da Silvio Berlusconi? Che fine ha fatto Romano Prodi? Avrebbe ancora senso oggi una pubblicità televisiva con protagonisti Claudio Amendola, il botox di Valeria Marini e la salma di Giulio Andreotti? Esiste ancora qualcuno che masterizza su cd tutti i dischi che scarica illegalmente, stampando tra l’altro le copertine come si faceva intorno al 2001/2002 – anni in cui si consumavano almeno tre toner della stampante al mese per cose che solo successivamente si sono rivelate inutili? Non lo so, passo oltre.

Pensavo ad una cosa: la moda dell’aperitivo. Perché fino a dieci/dodici anni fa nessuno considerava l’aperitivo come fattore di interazione sociale (o meglio, nessuno lo considerava come viene considerato adesso) ed oggi sì? Perché improvvisamente è diventato obbligatorio esserci a tutti i costi, e per qualsiasi bar è diventato obbligatorio servire stuzzichini e manicaretti che rimangono per ore sul bancone alla mercé di qualunque fungo o batterio, con conseguente rischio di intossicazioni alimentari varie ed eventuali per i poveri avventori? Perché pagare un sacco di euro per un aperitivo che puoi comprare anche al supermercato spendendo meno (fantastico ed überconcettuale il simil-Campari della Coop chiamato Aperitivo Rosso – sull’etichetta c’è scritto proprio così, “Aperitivo Rosso”) e per stuzzichini e manicaretti che puoi comodamente cucinare da solo – e meglio, ed in più sicure condizioni igieniche, ed in miglior compagnia – a casa tua? Perché a casa tua la musica la scegli tu mentre se vai in un bar devi abbassarti ad ascoltare l’inascoltabile? Perché i video-jukebox nei bar sono stati in voga appena per qualche mese a metà anni novanta poi sono scomparsi repentinamente anche se non esisteva ancora YouTube ed le persone che avevano una connessione internet si contavano sulle dita di una mano (tanto per dire, io conosco una sola persona che aveva internet già in quegli anni – tra l’altro, gli stessi anni in cui io al video-jukebox mettevo la stessa canzone dieci volte di fila per infastidire la gente)? Non sarebbe meglio riesumare i video-jukebox, tanto il popolo degli aperitivi si beve tutto ed io potrei finalmente scegliere la musica che voglio? Non sarebbe meglio stare tutti in casa, perché come diceva con grande sprezzo del pericolo Daniele Luttazzi “stare in casa is the new uscire” (tra l’altro l’Editto Bulgaro di Berlusconi è nato proprio a causa di questa affermazione di Luttazzi, non me lo ricordavo)? Non sarebbe meglio pensare che negli anni la gente comune è letteramente impazzita per cose come:

  • il porno di Brigitta Bulgari con il tronista Diego Conte,
  • il fantomatico porno con Loredana Lecciso che tutti avevano trovato su Emule ma che nessuno aveva visto sul serio,
  • qual tizio che non faccio nemmeno la fatica di cercare su Wikipedia e che cantava La Camisa Negra,
  • le Las Ketchup,
  • Fuck You di Eamon,
  • Vincenzo Iaquinta,
  • Costantino Vitagliano e (in misura minore) Daniele Interrante,
  • la tizia albanese che vinse Amici di Maria De Filippi una decina di anni fa,
  • i loghi e le suonerie di Jamba,
  • Crazy Frog,
  • The Club su Allmusic ed il fatto che hanno citato parte di un mio post su un libro dedicato al programma (me ne hanno inviato pure una copia gratuita a mo’ di compenso/ringraziamento/risarcimento),
  • Ciccio Valenti quando commentava il Wrestling su Italia 1,
  • gli Aventura,
  • i Blue,
  • i Blue che duettano con Elton John (probabilmente suonando la tromba a pelo)(mi dissocio dall’ultima mia affermazione che potrebbe essere tacciata di omofobia)(non sono omofobo, ho solo un umorismo da terza media – ultima fila vicino alla finestra),
  • Windows Vista,
  • i portali internet tipo Clarence, Virgilio, Ciaoweb, Jumpy et similia,
  • la possibilità di inviare sms gratis dagli stessi portali e – diretta conseguenza di questo – la possibilità di inviare una tonnellata di sms ad una propria ipotetica rubrica mediante il programma SmsSplitter,
  • il boom di Tiscali,
  • Ezio Greggio nella pubblicità di Tiscali,
  • John Kerry ed il manifesto che esce con una leggendaria copertina che celebra la vittoria di John Kerry alle Presidenziali Usa 2004,
  • The Blair Witch Project,
  • American Pie,
  • Ronaldo al Milan,
  • Marcio Amoroso al Milan,
  • il fatto che per un paio di anni almeno mi sono pagato le vacanze estive vincendo al Fantacalcio del mio bar,

cose che tra l’altro sono cadute immediatamente nel dimenticatoio l’anno dopo – se non il mese dopo o una settimana dopo. Giusto così, fine della trasmissione.

Mancarone

I’m not sure exactly where exactly to start but I guess it’s best to get the hard part out of the way. To put it simply, what was mentioned recently on Ted Leo’s website (and reported in by a number of other outlets online) is true. Lookout Records will be closing its doors over the next few months. Most people that are reading this know that the label stopped releasing material towards the end of 2005. It was then that Lookout ended its long relationships with Green Day, Operation Ivy and a few other artists. That development meant significantly scaling down the business, which included letting the staff go and moving from the label’s Berkeley headquarters and warehouse into a small office. It was a challenging time for everyone involved – bands, staff, and business partners. For myself and the other two owners at the time, Cathy and Molly, we resolved to put our limited resources into rectifying some of the issues and problems that had been Lookout’s undoing, return to a modest operation, with the hopes of first, getting things back on track, and hopefully doing more in the future.

(Leggi il resto)

 
Come tanti ho scoperto la Lookout quando Dookie macinava milioni di copie come fossero bruscolini. Era il momento giusto: erano gli anni novanta e io ero un ragazzino. Perfetto. Come tanti non ricordo qual è stato l’ultimo disco Lookout che ho comprato, né quando; sicuramente l’ho pagato in lire. Non è roba che ascolti da adulto questa. O meglio, è roba che quando la ascolti da adulto serve a ricordarti che c’è stato un tempo in cui sei stato giovane e arrogante e felice, e se hai avuto la fortuna di trovare la colonna sonora giusta ad accompagnare giornate che erano ricche e scintillanti e piene di colori quasi sicuramente alcuni degli autori portavano i nomi di Avail, Queers, Operation Ivy, Mr. T Experience, Screeching Weasel. Se invece questi nomi non vi dicono niente, e siete stati giovani negli anni novanta, ci sono buone probabilità che la vostra sia stata un’adolescenza triste. Comunque non vorrei fare a cambio.

Dischi stupidi: Is This Hyperreal?

Alec Empire sembra un cialtrone decerebrato, e gli si vuol bene anche per questo. In realtà la sua visione ha marchiato a fuoco gli anni novanta (e tutto quel che ne è derivato) come pochissimo altro; più prolifico di Scerbanenco, diecimila pesudonimi, sempre in moto, sempre pronto a collaborare con questo e quello, occhi e orecchie spalancati come voragini e ricettivi come paraboliche verso il mondo intorno, una curiosità inesauribile, pari soltanto al narcisismo tossico e a una volontà di ridefinire i confini della musica elettronica di qualsiasi tipo, forma e foggia (dalla techno alla musica concreta, dal rumore bianco all’ambient), l’uomo nato Alexander Wilke ha saputo essere produttore, imprenditore, DJ, squatter, ideologo, icona punk e uomo-copertina (per i dissociati), ha creato con il solo ausilio di macchine old skool e schede audio estrapolate da videogiochi scassati un genere (la breakcore o digital hardcore che dir si voglia) su cui legioni di nullità stanno ancora costruendo carriere, soprattutto, ha saputo fermare lo spirito del tempo in un’incarnazione tra le più vitali, irreplicabili e fieramente ignoranti di sempre. Gli Atari Teenage Riot (oltre a Empire un negro schizzato e una tipa che sembrava un travestito brutto) erano tutto questo: Berlino, la caduta del Muro, i rave. Puro spirito punk all’ennesima potenza declinato in salsa gabber, ribellismo a cazzo di cane in dosi da far cagare addosso Zack de la Rocha, testi sullo sloganistico spinto che al confronto i Discharge erano filosofi greci, riff campionati alla vecchia da dischi metal e non (dai Pantera ai Dinosaur Jr, tutto comunque sgamabile anche da un sordo), gran bailamme di 808 e 909 prese a pugni, un apparato iconografico che sapeva unire le fulminanti visioni cyberpunk dei Ministry degli anni belli a un modernariato pauperistico figlio di Tetsuo quanto di Jeff Minter quanto di Mimmo Rotella se fosse stato giovane ed eroinomane negli anni ottanta: se nel 1995 avevi tredici anni e una gran voglia di ascoltare musica che facesse incazzare gli insegnanti, questa era una vera e propria benedizione. L’apice lo raggiungono nel 1997 con No Remorse (I Wanna Die) assieme agli Slayer per la colonna sonora di Spawn (probabilmente il più brutto film su un supereroe mai realizzato; la colonna sonora non è molto meglio, ma il pezzo degli ATR spacca), nel frattempo era entrata in pianta stabile la giappo-ariano-texana Nic Endo, urla effettate, casino digitale e bella presenza; due anni più tardi 60 Second Wipe Out, stessa sbobba ma stavolta piace anche ai metallari, loro suonano al Dynamo e il video di Too Dead for Me gira nelle trasmissioni metal. Il merzbowiano Live At Brixton Academy 1999 (un solo pezzo di venticinque minuti di rumore fastidiosissimo) l’ultimo atto: pochi giorni prima dell’11 settembre Carl Crack muore, forse suicida. Il gruppo si scioglie, Alec Empire continua a fare uscire cose. Nel 2002 Intelligence & Sacrifice folgora simultaneamente sulla via di Damasco quel che è rimasto della stampa musicale italiana; il mega-marchettone collettivo non sortisce gli effetti sperati, l’interesse gradualmente scema e per i dischi successivi Empire torna a venire snobbato alla grande. Nel 2010 la reunion degli Atari Teenage Riot, oggi il nuovo CD. Al posto di Carl Crack c’è un altro negro, Hanin Elias non è della partita, dice che non ce la fa più a cantare; Alec Empire ha ancora il mascellone volitivo e sembra ancora la versione giovane di Lux Interior, e Nic Endo è sempre una gran figa – con o senza ideogrammi in faccia. Is This Hyperreal?, meraviglioso l’omaggio ai Wipers nel titolo, manco a dirlo è la stessa sbobba di sempre, riff metal rubati, slogan urlati e tutto il resto, e il fatto che esca a ridosso dei casini a Londra è una pura casualità; il valore aggiunto per noialtri vecchiacci è l’effetto-nostalgia, il ricordarci dolorosamente di un tempo in cui eravamo giovani e idealistici e animati da Giuste Cause a caso (Fuck the commercials! Burn down the system!!!, come recitava un biglietto da visita degli ATR del 1992, e crederci davvero). Però il disco è proprio brutto.