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il listone del martedì: I DIECI MIGLIORI DISCHI AMPHETAMINE REPTILE

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Penso che viste in prospettiva e da altre persone le cose possano acquistare molti più significati di quello che potevo attribuire ad esse mentre le facevo. Insomma, dieci anni fa c’’era più libertà di fare cose meno commerciali in 7″”, fare CD o LP era semplicemente una spesa troppo grande da mettere a budget per tutti. Mi mettevo a pensare ad un CD o ad un LP solo se si trattava di gruppi molto attivi, che avessero intenzione di andare in tour e continuare a registrare nel futuro.”

(Tom Hazelmyer intervistato da Francesco Farabegoli, Nero Magazine, una vita fa)

A fine mese esce il disco degli Whores, che è un gruppo NOISE vero e vecchio che si rifà in tutto e per tutto ad un’estetica del rock che andava abbastanza di moda negli anni novanta ed oggi è caduta in disuso. L’estetica è quella del NOISE, appunto. Era una specie di religione portata avanti da una manciata di zappaterra che a livello di abbigliamento stavano un passo dietro Tad Doyle: rock’n’roll dozzinale con un senso melodico limitatissimo e chitarroni aspri in culo. Ecco. L’estetica del NOISE è stata portata avanti in semi-esclusiva da Amphetamine Reptile, e questa cosa degli Whores è l’occasione per spiattellare la top ten dei dischi più belli mai usciti per AmRep. In altre parole, sono i dieci dischi che preferisco della mia etichetta preferita di sempre.

Alcune info di base: Amphetamine Reptile è l’etichetta di Tom Hazelmyer, messa in piedi per pubblicare i sette pollici del disco di cui suonava la chitarra, a metà degli anni ottanta. A quei tempi lo facevi e ci tiravi fuori due soldi, non dico comprarti il SUV ma quasi quasi guadagnartici da vivere sì. L’etichetta è funzionata senza intoppi fino alla fine degli anni novanta, inanellando successi e insuccessi e spargendo il verbo del NOISE in giro per il mondo della musica. I gruppi AmRep suonano sporco e senza compromessi. Senza compromessi include anche le regole di genere di punk e heavy metal: vestiti, suoni di chitarra, strutture ritmiche. I musicisti in forza ai gruppi AmRep erano perlopiù personaggi inguardabili con i pantaloncini e un brutto berretto da baseball che attaccavano le chitarre e vedevano cosa poteva succedere, il suono più reale che si sia ascoltato negli anni novanta. Le copertine dei dischi, opera dello stesso Hazelmyer, erano la cosa più bella della storia.

Regole per la compilazione:

1) sono considerati solo gli LP o gli EP lunghi. Questo esclude le compilation, che sono un casino, e i singoli che sono più o meno il pane quotidiano dell’etichetta. È limitante (per dire, vengono sacrificati gli Halo of Flies), ma semplifica di molto il lavoro di compilazione.

2) Un disco al massimo per ogni gruppo. Questa cosa ci costringe a rendere la cosa più fluida e a non concentrarci sull’intera discografia dei Cows anche se magari ne avremmo voglia. Andiamo con i titoli, due righe di spiegone per ognuno. I dischi vanno in ordine alfabetico di gruppo: è già difficile sceglierne dieci, figuriamoci metterli in ordine di gradimento.

3) prenotatevi il disco degli Whores.

CHOKEBORE – MOTIONLESS

L’ordine alfabetico mi incula e mi fa partire dal cosiddetto lato pop di AmRep, diciamo così. è un lato pop incredibilmente simile al suo lato non-pop: gruppi ugualmente devastati ma che provano a mettere insieme dei pezzi che tra virgolette potremmo definire da classifica. Ecco, di questa declinazione tra le varie ipotesi scelgo Chokebore per due motivi: il primo è che sceglierli mi permette di parlare del fatto che stanno uscendo riedizioni in vinile dei dischi del gruppo e che il prossimo mese il gruppo si riformerà per delle date-super-mega-evento in un tour europeo mozzafiato (venti persone a data, saranno l’11 novembre al Freak Out di Bologna); il secondo è che i Chokebore sono sia meglio che più AmRep dei vari Love666 (bravissimi ma monocordi in culo e troppo mosci sulla voce) e Boss Hog anche se Christina Martinez negli anni novanta andava un casino. Ecco. Una volta vidi Troy Balthazar solista di spalla a Maximilian Hecker senza sapere che fosse Troy Balthazar dei Chokebore. Fu un concertino pop abbastanza curioso, a posteriori se ci penso è tutto abbastanza LOL.

COWS – CUNNING STUNTS

Se parliamo di declinazioni rock’n’roll-marciume della faccenda, la discografia AmRep è particolarmente fornita e qualsiasi competizione tra i gruppi dell’etichetta viene annullata dalla discografia dei Cows di Shannon Selberg. Nella quale discografia scegliere un disco è sostanzialmente impossibile, a meno di non uccidersi di dolore nel processo e uscirne matti. Per quanto mi riguarda vado su Cunning Stunts anche se di primo acchito vorrei piazzare Whorn che è il primo disco che ho ascoltato e il più bel riff di tromba in apertura a un disco, e poi struggermi di dolore per non avere considerato né PeacetikaSexy-Pee Story. Sticazzi. Cunning Stunts maggior opera del rock anni novanta.

HAMMERHEAD – EVIL TWIN

Gli Hammerhead di Minneapolis sono la quintessenza del gruppo rock anni novanta in generale e la quintessenza del gruppo AmRep in particolare: chitarra basso amplificatore, pezzi appena abbozzati, riffoni come il cemento e basso sbleng bleng sotto. È difficile da spiegare, cercatevi i pezzi sul tubo; vi basti sapere che mettere gli Hammerhead significa in qualche modo scegliere di lasciar fuori grupponi tipo Tar o Vertigo. La storia del gruppo si è chiusa tra deliri solipsistici senza alcuna base concettuale e reboot quasi-apocrifi baciati di un briciolo di hype, nella fattispecie Vaz (su Load) e Todd, fondati da un tizio che è stato negli Hammerhead per circa dieci minuti e tra i massimi alfieri della tradizione NOISE propriamente detta negli anni duemila. Essendo impossibile scegliere uno dei tre dischi lunghi vado su quello a cui sono più affezionato, vale a dire l’EP lungo Evil Twin. Bassissima macelleria senza stile, rispetto alla roba tipo Chokebore parliamo di un’impostazione più basilare e aspra, tipo la quintessenza del gruppo. Probabilmente se avessero saputo farlo avrebbero suonato come i Chokebore. E invece.

HELMET – BORN ANNOYING

Mettere Born Annoying e non Strap it On da una parte è barare (Born Annoying è una raccolta di singoli e rarità), e dall’altra un gesto provocatorio, considerato anche il fatto che un buon ottanta per cento della loro fanbase pensa (come Scaruffi del resto) che il primo disco del gruppo sia indubitabilmente il migliore e/o l’unica prova degna di nota della carriera del gruppo. A me gli Helmet piacciono in ogni disco fino allo scioglimento: su Born Annoying, il mio preferito, fanno bella mostra di sé il miglior pezzo mai registrato dagli Helmet (la strumentale Rumble), due versioni diverse della title-track (la seconda è roba violentissima), una cover dei Killing Joke da infarto e un sacco di altra roba ugualmente figa. Potrebbe essere tranquillamente il mio disco preferito in assoluto, secondo la regola che misi nel pezzo sui Nirvana.

JANITOR JOE – BIG METAL BIRDS

Pare ci sia stato un periodo in cui per riprendersi dalla dipendenza di eroina Kristen Pfaff abbia lasciato le Hole, sia entrata in clinica e di seguito si sia rimessa in tour con il suo vecchio gruppo. Che si chiamava Janitor Joe, sempre da Minneapolis, e in formazione con lei aveva fatto uscire un grandioso disco dal titolo Big Metal Birds, una raccolta di standard NOISE propriamente detti che richiamano vagamente la svolta aggro degli Helmet di Meantime ma in salsa più equo-solidale. Il gruppo sopravviverà all’abbandono e alla morte di Kristen Pfaff (la quale è inclusa in quella menata del 27 Club) con l’aggiunta di un bassista maschio e brutto (vale a dire simile agli altri due membri della band), una formazione che inciderà l’altrettanto strepitoso Lucky. A scrivere questo paragrafo mi sento un po’ come se fossi K Billy e questo fosse il Supersound degli anni Settanta.

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LUBRICATED GOAT – PLAYS DEVIL’S MUSIC

Dal punto di vista artsy-fartsy il progetto Lubricated Goat (una specie di solo-project allargato dell’australiano Stu Spasm) forse è più stimolante perfino della discografia dell’ex-Chrome Helios Creed. Tra i vari dischi scelgo Plays Devil’s Music, una roba genuinamente scrausa e spaventosa, forse un po’ troppo Birthday Party per passare spesso nel mio stereo quanto i dischi degli Hammerhead. Nondimeno.

MELVINS – HONKY

AmRep è anche l’etichetta dei Melvins. È limitante pensarla in questi termini ed è l’ultimo gruppo a cui si pensa quando si pensa ad AmRep, ma nondimeno su AmRep sono usciti singoli dei Melvins a quintalate e qualche disco lungo e raccolte lussuosissime che di base sono tra i principali motivi per cui Haze ha ricominciato a pubblicare cose. Dei dischi lunghi scelgo Honky: il gruppo è stato appena scaricato da Atlantic e registra un disco nuovo in fretta e furia, costruito su drone devastanti, rumore bianco ed elettronica industriale dozzinalissima, cinque o sei giorni di lavoro. Tra i dischi più fuori asse di sempre del gruppo e –a risentirlo- in megaanticipo su un sacco di cose successe dieci anni dopo.

NASHVILLE PUSSY – LET THEM EAT PUSSY

Blaine Cartwright (un essere umano paradossale di quelli col berrettino i capelli lunghissimi e la pelata, tipo un Bonnie Prince Billy del punk) mette insieme i Nashville Pussy dopo lo scioglimento dei Nine Pound Hammer. La musica grossomodo è la stessa, rock’n’roll anni settanta suonato come fosse punk anni ottanta, ma il grado di pecoreccio aumenta a dismisura. I Nashville Pussy si fregiano di un paio di ragazze in formazione tra cui la moglie di Cartwright, chitarra solista e tute di latex. Dal vivo sono tra le cose più allucinanti che sia dato di vedere, di classe Turbonegro per capirci. Let Them Eat Pussy è il loro capolavoro e un successo commerciale di Amphetamine Reptile, la quale in qualsiasi caso chiuderà i battenti alla fine dell’anno per mancanza di stimoli del proprietario.

TODAY IS THE DAY – WILLPOWER

A sentire tutto quello che è stato prodotto da Sadness Will Prevail in poi, si rischia di rovinare il ricordo dello Steve Austin più genuinamente austero e malato. Se ti ascolti Willpower, d’altra parte, ti rendi conto in circa un minuto che una persona capace di concepire musica come quella contenuta in quel disco può solo scegliere se uccidersi o risolversi i conflitti e iniziare a parruccare. Tutto sommato sono abbastanza felice che Austin abbia scelto di non uccidersi. Willpower comunque è una faticaccia, un calvario, quei dischi che ascolti per farti del male o quantomeno godere delle disgrazie altrui –e in questo uno dei massimi capolavori del metal anni novanta e il più bel disco di metal estremo mai pubblicato da Amphetamine Reptile.

UNSANE – SCATTERED, SMOTHERED & COVERED

La prima volta che ascolti gli Unsane ti senti come se una mano uscisse dall’amplificatore, ti prendesse per i capelli e ti sbattesse la testa contro un muro fino a spaccartela. Il tizio del negozio di dischi mi fa “senti io questo te lo registro in cassetta ma te lo devi mettere su in un impianto gigante senza nessuno che ti rompe il cazzo”, io gli dico che ho un mangianastri e lui mi dice di metterlo in cuffia o qualcosa così. Gli Unsane sono una cosa molto dozzinale e molto vera, servono soprattutto a riscalare il resto della musica (la quale è meno violenta, sanguinosa e reale della musica degli Unsane). Scattered, Smothered & Covered non è il più bel disco degli Unsane (darei la palma al successivo Occupational Hazard, uscito su Relapse più o meno a giochi fatti, claustrofobico come pochissime cose uscite prima e nessuna uscita dopo). Probabilmente è l’unico disco fino allo scioglimento in cui il gruppo cerca in qualche modo di parlare al pubblico invece di cercare di ammazzarlo. Il video di Scrape consta di tre minuti di evoluzioni fallite in skate, gente che cade e si fa male e tutto il resto. Per uno che lo vede in un VHS a vent’anni è –né più né meno- una chiamata alle armi. Completano l’opera Alleged e Out, che ancor oggi continuano a venir eseguite dal vivo alla fine degli show e fare morti in pista. Dei morti sempre più ultratrentenni e patetici, ma non vuol dire.

L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 29 novembre-5 dicembre

immagine di repertorio per far passare il concetto che fa freddo e c'è la neve

Anche se fa freddo e nevica e Bologna-Chievo è stata rinviata per questo e al Cioccoshow non c’erano i cioccolatini a forma di cazzo la città non si arrende: ecco il bellicoso programma della settimana.
Si comincia stasera al Nuovo Lazzaretto con una scarica di metalpunk alla zozza courtesy of i lerci Blunt Force Trauma del mitico Felix Griffin; aprono le danze Minkions e Zio Faster, inizio puntuale alle 22, cinque euracci l’ingresso e se non sei vestito come un vecchio punk londinese e/o un thrasher decerebrato americano degli anni ottanta ti lasciano fuori a gelarti il culo. Martedì a parte Paola e Chiara al Mediaworld di Imola e il pessimo Wavves al Bronson (21.30, quindici euro, pettinatura orrenda e guai a ‘suonare’ più di mezzora) non mi risulta ci sia altro in giro; io non mi voglio male fino a questo punto per cui penso proprio che resterò in casa larvale a fissare le pareti, in modo da tenermi in forma per il concerto dei nostalgici e malinconici Soviet Soviet mercoledì 1 dicembre all’XM24 (dalle 22, gratis).  Per i più temerari in vena di avventurose gite fuori porta, al To Be or… di Civitanova Marche suonano gli sferraglianti Din [A] Tod (dalle 21.30); obbligatorio presentarsi mascherati da gerarca sadomaso. Giovedì 2 serata imperdibile per chi ama la musica: allo Scalo San Donato dalle 21.30 Vakki Plakkula e Banda Roncati, se siete vivi non avete scuse, non si può mancare. Non so il prezzo, ma difficilmente starà sopra i cinque euro.
Venerdì 3 ci sono gli HELMET al Bronson (21.30, quindici euro). Non credo di dover apporre ulteriori commenti, ma nel caso abbiate bisogno di motivazioni supplementari sappiate due cose: 1) Bastonate dj-set prima/durante/dopo il concerto a base di pezzi che non avete mai sentito in un locale e che probabilmente non sentirete mai. Non sognatelo, siateci. 2) After splitting with Winona in 2006, Page Hamilton has dated the bisexual hardcore porn actress Jezebelle Bond. She has talked about quitting the porn business for him on her blog @ myspace.com/jezebellebond13
Per completezza segnalo anche gli altri appuntamenti di venerdì 3 dicembre: Youth Brigade + guests al Nuovo Lazzaretto (dalle 22, cinque euro), Titor + Verme + Hazey Tapes all’Atlantide (dalle 22, pochi euri), Tilbury plays Cardew al Museo della Musica (dalle 21, dieci euro), OfflagaDiscoPax in tour acustico al Locomotiv (dalle 21.30, dieci euro più tessera AICS sette euro), Clinic al Covo (dalle 22, abbastanza euro), e per gli sbarazzini della notte Tying Tiffany dj-set al Decadence (dalle 24, quindici euro) e James Holden al Kindergarten (23.30, ingresso dai quindici euro in su).
Sabato i riformati Swans al Locomotiv (apertura porte alle 21), se venticinque euro più altri sette di tessera AICS che non userete da nessun’altra parte non vi spaventano è l’unica occasione in un tot di tempo per godersi l’abissale Michael Gira (che, a scanso di equivoci, è e resta un gigante); a patto che poi riponiate lamette coltelli corda barbiturici e in generale ogni altro tipo di oggetto contundente e/o nocivo alla salute, per accantonare i propositi suicidi e tornare ad amare la vita c’è Carola Pisaturo al Cassero (dalle 24, dieci euro). Gran finale domenica 5 (se ve la sentite) all’Estragon con gli Skid Row (dalle 21.30). Giusto un paio di deterrenti: i biglietti stanno a ventisei euro e alla voce non c’è Sebastian Bach ma quell’altro.

aggiunte romagnole:
LUNEDI’ 29/11
Un cazzo di niente, sembrerebbe. Serata interlocutoria a guardare Fazio sbronzissimi e/o a disegnare un nuovo episodio della serie a fumetti più bella del mondo che ancora voi non avete visto -mentre io sì. Puppatemi la fava. Un’alternativa possibile è l’esecuzione di Masticazzione con due zete, session per chitarra ed effetti vari ed eventuali in cameretta mia ad opera di me in persona, ingresso 13 euro a inviti. Approfitto della sponda per porre il copyright sempiterno sull’idea concerti a casa propria, molto evidentemente la COSA del 2011.

MARTEDI’ 30/11
Wavves al Bronson, nonostante l’abbiano beccato in Germania con del fumo (questo per dire che il nazionalsocialismo aveva dei vantaggi, insomma). 15 euro più i cerini.

MERCOLEDI’ 01/12
What Contemporary Means (bella domanda) al Diagonal al posto di Julie Doiron, oppure The Jim Jones Revue al Clandestino

GIOVEDI’ 02/12
A Place To Bury Strangers al Bronson. O Texas Terry Bomb al Sidro, chiunque sia/siano.

VENERDI’ 03/12
Helmet al Bronson. Se non capite un cazzo di musica potete anche andare a Club Dogo al Velvet o Tokyo Sex Destruction + Small Jackets al Georg Best (Montereale, colline cesenati).

SABATO 04/12
Un sacco di robe, tra cui ovviamente preferirò di brutto andare a vedere Micah P.Hinson per la novantunesima volta, al Bronson di Ravenna. Concerto dell’anno. In alternativa tali  Rock’n’roll Kamikazes al Sidro, Ennio Morricone a Pesaro da vedere strafatti di porra o Storm[O] e Abaton al Valverde di Forlì. I piatti più sugosi sono un tributo a Jeff Buckley al velvet con tanto di Gary Lucas, che suonerà con tre italiani qualunque. BRRR. Oppure Airway al Vidia di Cesena, probabilmente il peggior gruppo di sempre, Finley meets altre cose simili. Li ho visti a Cesena di spalla ai Get Up Kids.

DOMENICA 05/12
Un cazzo di niente, sembrerebbe. Serata interlocutoria a guardare report sbronzissimi e/o a disegnare grossi piselli sui muri degli stabilimenti all’Anic di Ravenna in segno di sgomento generazionale.

QUATTRO MINUTI: Helmet – Seeing Eye Dog (Work Song)

VIA
Il nuovo disco degli Helmet suona come un disco degli Helmet. I dischi degli Helmet suonano di un suono secco, tagliente, tecnico senza esser sbrodoloso, cattivo senza essere metal (ma anche sì), spedito senza essere RAWK. Gli Helmet sono il gruppo di Page Hamilton, probabilmente lo erano anche ai tempi dei dischi belli, sono stati fighi fino allo scioglimento (a me Aftertaste piace UN CASINO, in questo non mi allineo particolarmente all’opinione comune in merito, probabilmente troppo influenzata dal fatto di non averlo ascoltato) e qua dentro su ‘sto argomento non ci si divide. Se avete ascoltato gli sbagliatissimi Size Matters e Monochrome, invece, sapete che già un disco degli Helmet che suona tipo Helmet è una notizia di quelle da farti passare la sbronza nel giro di mezzo minuto. Allo stato attuale ancora non ci sono i pezzi, manco uno, manco per sbaglio, manco come ipotesi. Ma supponiamo che essendo Page Hamilton così giovane la cosa possa migliorare in futuro. Mi rimane qualche
STOP

N O I S E

(in hoc signo vinces 2.0)

La storia è questa. nel 1985 Minneapolis è LA città del rock americano: Husker Du, Replacements, Soul Asylum, i neonati Halo of Flies. Tom Hazelmyer, chitarrista di questi ultimi e marine degli Stati Uniti, mette insieme due spicci e inizia a pubblicare dei sette pollici con un’etichetta. Sceglie un logo essenziale con una scritta NOISE a caratteri cubitali ed un nome assurdo: Amphetamine Reptile. Con questo marchio andrà a pubblicare dischi per una dozzina d’anni, mettendo insieme la più bella discografia della storia del rock di ogni tempo ed imponendo al mondo il genere musicale più crudo e devastante di quegli anni, fatto di scalcinati standard di rock/blues incompromissorio, stridenti bordate di metal estremo cantate da maniaci depressivi sull’orlo del suicidio e copertine minimal di impatto devastante. All’apice del successo cesserà le pubblicazioni e inizierà a lavorare come designer a tempo pieno. Ricomincerà a pubblicare con tirature da carboneria verso la fine degli anni duemila.

Il 28 agosto a Minneapolis si terrà un concerto per celebrare i venticinque anni di attività di Amphetamine Reptile. C’è un poster: lo metto sotto, voi potete comprarlo qui. C’è anche una mostra fotografica di Daniel Corrigan ed una retrospettiva della storia di AmRep.

Per l’occasione si riformano gruppi morti e sepolti come Hammerhead e God Bullies, passano a cantarne un paio i sempiterni Melvins, tornano sugli scudi gli ormai-anche-no Boss Hog e i Today Is The Day di Steve Austin. E c’è gente che spinge da dietro, ossessioni di Haze come i texani White Drugs e Gay Witch Abortion. L’EVENTO del 2010.

Non posso credere di non poterci essere.

(grazie a pG per la segnalazione)

DISCONE: Todd – Big Ripper

Te li immagini i Todd che fanno una riunione per pianificare il disco nuovo? Craig Clouse decide di non bere un cazzo per tutto il giorno, così siamo in forma per il brainstorming, e magari entra in sala prove e si trova la tastierista che sta sboccando in un angolo del muro. Puliscono tutto e iniziano a ragionare. Cazzo ci mettiamo dentro a ‘sto giro? La cosa che non avete mai pensato dei Todd (un gruppo che poco ma sicuro si merita l’articolo davanti al nome) è che sono sempre stati dei modaioli –probabilmente è per via del fatto che fan base a Londra. Craig viene da dove viene (ed ecco perché Purity Pledge era Purity Pledge), ma a un certo punto han deciso che se volevano continuare a fare noise americano vero ed esser cagati dalla critica avrebbero dovuto comunque ibridarlo con qualcosa che buttava nel periodo in cui uscivano i dischi (o magari un paio d’anni prima). Il tutto con un’attitudine di ibridazione davvero MOLTO anni novanta, del tipo “continua a fare quello che fai ma qui un po’ di cassa dritta e due samples in più non ci starebbero malissimo”, da cui appunto Comes To Your House. Per il terzo disco lungo (che ormai è in giro da qualche mese) i Todd si son messi in testa di infilarci un po’ di shoegaze. Occristo, son diventati come gli Horrors e le fighine indie inizieranno a bagnare se stesse sulla fotina di Craig e lui si taglierà la barbina incolta.

COL CAZZO. Big Ripper è il disco-sbrocco del 2009. Casse dritte, basso fastidiosissimo, voci soffocate e chitarre che IN TUTTI I PEZZI a un certo punto iniziano a vaneggiare e andare per conto loro, al triplo del volume degli altri strumenti. La cosa più vicina alla moda che c’è dentro a questo disco sono i Lightning Bolt di Hypermagic Mountain, tanto per capirci. O gli Hospitals di quel disco drogato stile Royal Trux di cui al momento non ricordo il titolo (e non voglio andarlo a cercare su google), ma sempre e solo basati su una musica che di base negli anni d’oro se la sarebbero contesa Skin Graft e Amphetamine Reptile –oggi esce su Riot Season, e tutto sommato è più o meno la stessa cosa.

Piesse: il disco è diviso piuttosto nettamente in due parti, quindi se vi fa la roba accacì di un minuto e mezzo con gli strumenti abboia potete skippare le prime otto tracce e buttarvi sui pezzoni semisperimentali di sei minuti, che in effetti danno quell’impronta avant-doom-blues-autoriale al disco per cui The Wire può permettersi di parlare di Harvey Milk, Melvins, neo-grunge, Allman Brothers e Skynyrd senza neanche fargli la cortesia di menarglielo davanti per sdebitarsi (cit.). Facendo addizioni e sottrazioni potremmo dire che vi beccate una ragionevole cronistoria dai Black Flag alla Rollins Band in una mezz’oretta.

Pipiesse: se parliamo appunto della seconda parte blues-doom-allmanbrothersiana E siete dei bifolchi con la fotta del post hardcore, il vostro pezzo preferito sarà l’ultima French And Out Of France, bordata strumentale di dieci minuti con lo stesso riffone acido e fastidioso ripetuto fino allo sfinimento.

Pipipiesse: la copertina è la cosa più omoKozik dell’ultimo decennio.

Pipipipiesse: i Todd sono degli scrausi, quindi non hanno il sito internet –solo il myspace blog. Nel quale ci sono quattro interventi di numero, il più rilevante dei quali è intitolato DO NOT MESSAGE US WITH THOSE FUCKING BULLSHIT “YOU ARE INVITED TO OUR SHOW” ADS e il cui testo integrale recita i fucking HATE that shit. NO of course we dont want to see your bullshit ambient trip hop ska blues rock band in some fucking shitty town we’ve never heard of. thats just depserate. myspace isnt going to make you famous you morons. DUH. Per quanto ne so potrebbe persino essere il testo di una canzone di Big Ripper (le parti vocali sono incomprensibili).

Pipipipipiesse: questo piesse serve solo ad allungare la lista dei piesse.

Pipipipipipiesse: tra due settimane a New York è segnalato un concerto con Vaz, segno che gli Hammerhead si salutano ancora e si vogliono bene. Reunion SUBITO.

Pipipipipipipiesse: mi è venuto in mente, il disco degli Hospitals si chiama Hairdryer Peace.

Pipipipipipipipiesse: grasso che cola, qui vi beccate anche un mp3 da scaricare. Bel blog.