L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 7-13 marzo 2011

"Si ricordi Mister, ci sono tre Regole Importanti da seguire con il Mogwai. La Prima: i Mogwai sono sensibili alla luce forte, in particolar modo quella del Sole, lo ucciderebbe. La Seconda: si ricordi che non dovrà mai bagnarlo con dell'acqua, quindi non gli dia mai acqua da bere né tanto meno fargli il bagno. Ma la Terza Regola - la più importante di tutte: lei non dovrà mai, mai, mai dargli da mangiare dopo la mezzanotte."

 

Citando il magico Cocciante, Per ognuno di noi c’è una maschera se nasconde un sorriso o una lacrima, io non lo dico ma lo so. Domani è Carnevale. Nel frattempo, se questa sera avete voglia di celebrare la festa della donna con qualche ora di anticipo, al Bronson arrivano per l’occasione le Those Dancing Days (dalle 21.30, omaggio donna come in discoteca, sei euro per gli altri); altrimenti c’è una roba al Clandestino che non ho capito bene ma c’è da fidarsi sulla fiducia (o dare un’occhiata al programma per delucidazioni). Domani probabilmente alzeremo il dito medio a feste e festini e scapperemo (di nuovo) al Clandestino per Sara Lov, che tra l’altro ha pubblicato da poco su Irma un disco di cover tra i più belli e sensati degli ultimi anni; gratis, dalle 22.
Mercoledì è il momento delle scelte importanti: da un lato i Mogwai all’Estragon (ventidue euro, dalle 22), dall’altro i zozzissimi e fangosissimi Butcher Mind Collapse gratis all’XM24 all’interno di MeryXM (dalle 20, loro cominceranno non prima delle 23), in entrambi i casi si finisce con i timpani triturati e il cervello a brandelli. Per chi invece ha voglia di stare un po’ tranquillo e conservare le orecchie intatte magari al suono del jazz più stimolante e mentale in circolazione, a Rimini per il festival itinerante Crossroads c’è Franco D’andrea con ospite speciale Dave Douglas. Giovedì preparate la droga e rispolverate i camicioni da hippie rubati alla Caritas, ci sono gli Electric Wizard al Locomotiv (dalle 22, quindici euro più tessera AICS obbligatoria); se poi non riuscite a riprendervi dai loro viaggi siderali nessun problema, visto che venerdì almeno per ora in giro non c’è assolutamente nulla per cui valga la pena cacciare dei soldi. In compenso sabato c’è pure troppo: alle Scuderie in piazza Verdi Pierpaolo Capovilla e Giulio Ragno Favero in ‘Eresia‘ per voce chitarra pianoforte laptop e contrabbasso (dalle 21, dieci euro), Nero Su Nero festival con l’unica data italiana di Batkerielle Infektion e tanta altra roba (al dalle 18 a oltranza, aperitivo a ingresso gratuito, dodici euro dalle 22), massacro hard-noise-core all’XM24 (vedi flyer in basso) e per finire Andrew Weatherall al Locomotiv (dieci euro più tessera AICS). Se poi domenica avete ancora energie da spendere ci sono i Tunas allo Zuni.

 

Hair Police @ XM24 (Bologna, 11/11/2009)

2502398749_cdaea2dd50(foto presa da qui.)

 

È la musica brutta: roba largamente improvvisata, apparentemente suonata a cazzo di cane, con un sacco di sfrigolii gracchi e fischi fastidiosi, i volumi altissimi, tante tante manopole pulsantiere e pedaliere per tirarci fuori effetti dissonanti, dischi in tirature ultralimitate (spesso in CD-R con confezioni strane o, ancora meglio, in cassetta, che fa tanto dissociato semiautistico rimasto mentalmente nello scorso secolo) con un corredo grafico pazzerello e zuzzurellone che è un tripudio di disegni matti, schizzi e schizzetti che vorrebbero sembrare un misto tra le opere di un bambino dell’asilo particolarmente duro di comprendonio e le visioni malate di qualche serial killer psichicamente prostrato. Altre peculiarità per entrare a pieno titolo a far parte dell’elite comprendono suonare in almeno tredici gruppi diversi (tutti con moniker astruso, strambo e mattacchione), gestire (o collaborare con) una fanzine di carta piena di scarabocchi, tenere una distro di materiale urticante e aver suonato almeno una volta al No Fun fest. È roba che nella maggior parte dei casi diverte più i musicisti che gli ascoltatori, comunque impossibile da ascoltare tra le mura di casa senza sentirsi un perfetto imbecille, ma che dal vivo a volte ha un suo perché. Gli Hair Police soddisfano tutti i requisiti fondamentali per rivestire un ruolo di prim’ordine all’interno della scena: hanno un nome estroso, fanno tanto chiasso e il chitarrista è perfino entrato nei Wolf Eyes. Una ricerca a vuoto per il locale dove doveva suonare Z’EV (avevano cambiato il posto o io ero più rincoglionito del necessario) e l’XM che incredibilmente inizia la serata in orario mi fanno perdere le esibizioni dei gruppi spalla; quando entro gli Hair Police si stanno sistemando davanti agli strumenti. Il colpo d’occhio è promettente: Mike (il cantante/chitarrista nonché nuovo Wolf Eyes), uno gnomo con una notevolissima panza da birra, sta accordando lo strumento a due centimetri dall’amplificatore già settato a un volume inaudito causando una serie di sibili e stridii da esperimento nazista sul sistema nervoso, il tizio ai synth si lega al collo una pedaliera e il batterista sfoggia una camicetta attillata e un paio di Ray-Ban a goccia da fare invidia ai Nigel Pepper Cock. Iniziano con una jam piuttosto noiosa in cui ognuno sembra andare per conto proprio, molto lenta e decisamente inconcludente, con Mike che ogni tanto strilla cose al microfono con uno screaming arcigno che qualche mentecatto potrebbe definire metal (anzi, black metal che così fa più effetto, fa più weird). Poi scatta qualcosa: dopo una mini-sfuriata grind che lascia il tempo esattamente come l’ha trovato parte un monolite lentissimo con il batterista che per dieci minuti picchia sul rullante tipo POM. POM. POM. POM. POM., la pedaliera appesa al collo del tizio allampanato che lavora alla grande e Mike che spreme dalla chitarra suoni veramente malsani. Il concerto va avanti così, con l’alternanza scheggia velocissima-stillicidio straziante e bradipesco che rimane invariata, l’unica differenza è che a volte invece di fare POM. POM. POM. il ritmo è POM. PO-POM. POM., ma l’insieme funziona, è ipnotico, schiettamente marcio e genuinamente disturbante; finito il concerto mi sono effettivamente sentito sporco, indecente, sbagliato fino alle viscere. Certo i volumi da sordità immediata avranno contribuito non poco ad accrescere l’effetto di straniamento, ma per una volta la musica brutta è stata veramente brutta anche nei fatti e non soltano nelle parole del fanzinaro decerebrato americano di turno o di qualche scaltro cool hunter degli incapaci.