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LIRBI #6 – Henry Rollins (2)

 

 

 

Black Coffee Blues invece l’ho praticamente abitato nelle ultime settimane. Ancora, i ricordi precedenti si fermano agli anni novanta; era come Bukowski per me ma senza l’alcol e preso peggio. Apro il libro a una pagina a caso e da lì vado avanti. Come con Il Libro dell’inquietudine, o un Librogame. La cosa migliore è che ogni frase potrebbe essere usata alla bisogna. Maroni girati? Tonight, I am the king of self infliction. Maroni girati? There must be kindness in blindness, because there is none here. Maroni girati? How convenient to put your need on someone else’s shoulders. Il lato negativo: oltre ai maroni girati non esistono altre sfumature.

LIRBI #5 – Henry Rollins

Ho ripreso in mano Now Watch Him Die, l’ultima volta (e unica, fino all’altroieri) negli anni novanta. Non un libro, uno spurgo che sonda negli abissi del cervello e rivomita, inalterato, quel che attraversava la mente di Henry Rollins nei mesi successivi all’omicidio di Joe Cole (seccato davanti ai suoi occhi, lui avrebbe dovuto fare la stessa fine; a salvarlo gambe, prontezza di riflessi e velocità di esecuzione). È ancora tra le letture più sfiancanti, prostranti, psichicamente snervanti io abbia mai affrontato. Una gara di resistenza. Molte pagine mi parlano ancora come fosse allora. Altre, ora più che mai. Appropriazione indebita.