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Piccoli fans: CUT TEETH

Nello stesso frangente in cui qua da noi l’emoroba ritornava ad essere un qualcosa di estremamente inflazionato, in America la Topshelf Records continuava a setacciare scantinati e balere da regazzini per trovare il solito gruppo col nome figo e che suonasse feroce al punto giusto, ma con quella patina da gente bella da vedere che tira un sacco e ti fa uscire un po’ dal ghetto di vomito e lingue in bocca che sanno di merda tipico dei doposcuola improvvisati dove suona l’adolescente americano medio col berretto di lana e la maglia dei Bear Vs Shark.
Il debutto dei CUT TEETH si chiama Televandalism e non è nemmeno lontanamente la cosa più figa uscita quest’anno fatta con quei suoni lì (lo è invece NOICOMETE dei Lantern), però vale la pena parlarne perchè di debutti così la Topshelf era da un po’ che non ne tirava fuori.
Si tratta di 6 pezzi punk abbastanza inoffensivi che però sono suonati con un cuore così e sebbene siano un gradino sotto i compagnoni di label Suis La Lune e SIRS (forse il miglior disco di quest’anno della suddetta etichetta) sono soprattutto un segno di vita dalla Chicago unta e bisunta martoriata dalle sitcom del cazzo di Jim Belushi.
Si diceva pezzi punk abbastanza inoffensivi nel senso che c’è un punto dove il bridge del singolo fa tipo “you gotta spend money to make money” e non è esattamente il massimo del fastidio che mi auspicherei venisse fuori da un disco con i suoni spigolosi e ruffianate quasi math-rock.
La lente di ingrandimento cade inevitabilmente sul fatto che a guardarli in faccia sembrano dei Renzi punk pronti a saltare sull’astronave dorata di pitchfork come quegli altri di cui si parla qualche post più in basso. La realtà ineluttabile è che il disco non è male, ma il nuovo dei Lento è meglio.

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