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Il listone del martedì: OTTO MAGLIETTE DI GRUPPI CHE HO INDOSSATO ANCHE SE ASSOLUTAMENTE VERGOGNOSE

Per ogni maglietta supercool e attira-femmine che avete acquistato al banchetto ufficiale e via internet (cfr, post ad argomento simile ma incentrato su un problema diverso), ce ne sono dieci cento e mille partorite da persone del tutto prive di ogni gusto estetico (molto presenti nel giro-musica, peraltro) che si dannano l’anima e il culo per metterti in imbarazzo se hai intenzione di portare il loro segno. La maglietta rock merdosa è il primo passo per la fidelizzazione del ragazzino al genere musicale in oggetto: se sei disposto a indossare una t-shirt nera due taglie più larga stampata con l’asfalto, sei disposto anche a compare le edizioni limitate dei dischi con le bonus track e/o a fare tre ore di fila per entrare in uno stadio stracolmo di gente ubriaca (e molesta e puzzolente e irrispettosa verso vita umana) a metà luglio all’ora di pranzo. Con il tempo inizi a comprendere cosa vuoi dalla vita e che c’è una via personale alla frequentazione della musica, ma una maglietta ogni tanto tocca comprarla per dare soldi al gruppo, o perchè con tutto quel che può essere successo ai Korn negli ultimi dieci-quindici anni le magliette con scritto KORN (R rovesciata, grazie) sono ancora ideologicamente più commestibili di quelle con scritto NIKE o A NOI o HASTA SIEMPRE -meglio dimostrare che non capisci un cazzo di musica piuttosto che dimostrare che non capisci un cazzo della vita. La maglietta cafona e piena di sfregi, da sempre appannaggio di ragazzini coi brufoli alla disperata ricerca di un’approvazione sociale, è recentemente tornata di moda e fa bella mostra di sè negli scaffali di H&M e Zar(r)))a e simili, solo un altro modo di qualche genio del marketing per dimostrarci che la nostra cultura ha fatto il giro e quello che stiamo comprando non sono maglie e pantaloni ma l’idea che le maglie e i pantaloni ci porteranno dentro al culo di qualche ragazzina e che sabato sera ci ubriacheremo fino a SBOCCARE, anche se l’ultima volta che ho sboccato è stata un anno fa e secondo me il cibo era guasto (fischiettare) e il giorno dopo sembrava stessi facendo il cosplay di The Walking Dead. La presente è una lista di magliette improbabili che fanno parte del mio curriculum vitae, è costata un doloroso processo di autoanalisi e prima di giudicarmi pensate alle VOSTRE maglie, anche a quelle che avete comprato e mai indossato, anche a quelle che avete pensato di comprare e poi vi siete trattenuti per un dono di Dio e per un anno avete rosicato pensando “ehi cristo se solo avessi preso quella maglietta coi cavalli alati fatti con il glitter”. Scommetto che la vostra lista è molto più triste e brutta della mia. Il che ovviamente non mi giustifica.

GUNS’N’ROSES

Ho avuto anche io il mio periodo di fanatismo per i Guns’n’Roses, che allora appunto si chiamavano Guns e sfoderavano una serie di magliette allucinanti. Le magliette dei Guns erano brutte in blocco, eccezion fatta forse per quella con la copertina di GnR Lies, non è vero, era brutta in culo anche quella ma in qualche modo vederle addosso alla gente brutta e media come me funzionava da livellatore sociale e ti introduceva in un mondo di cose segrete e recondite in cui nonostante tu passassi il tempo ad ascoltare ballatone rock senza nerbo ti sentivi di trasgredire l’establishment, generando tra l’altro un’incredibile assonanza tra establishment e buon gusto. Se eri pronto a fare schifo con una maglia piena di sbocchi di sangue stampata con la vernice per l’asfalto? Eccotela. Sei pronto per il prossimo livello? In questa maglia Axl si tocca il pisellino. Nella prossima sarà Slash a toccarselo, poi sarai pronto per sfoderare la maglietta con Eddie e quando invecchierai il serpentone di The Great Southern Trendkill. Il paradiso di queste magliette, per quanto riguarda il periodo 12-14 che contemplava l’idea di portarne una, era l’abbazia di Pomposa, che se non lo sapete sta a Pomposa e se Pomposa non è un luogo non lo sapevo io. C’erano due o tre banchette che vendevano magliette di gruppi e gadget tipo i portafogli dei gruppi o anche roba più astratta e teorica tipo le stelline ninja e i nunchaku ma quelli li potevi trovare anche in posti tipo i borghi medievali. La miglior maglietta dei Guns comunque era il faccione del cristo serigrafato tipo Che Guevara e la scritta Kill Your Idols. Che ideologicamente non si sa bene se fosse un invito alla guerra santa (Gesù che dice di uccidere gli altri idoli) o un diss casuale contro Gesù Cristo, probabilmente nessuna di queste due cose ma insomma, una bella botta culturale per gente che non sapeva si sarebbe dovuta fare altri cinque anni di scuola per sapere che esisteva la parola iconografia.

LITFIBA

Ho visto i Litfiba dal vivo tre volte, una per il tour di Terremoto e due per quello di Spirito. Piero Pelù era Satana, o forse no ma m.c. lo scrive sempre e quindi è vero. All’ultima data dei Litfiba a cui ho assistito la mia fede in Piero Pelù era già traballante, in qualche modo, ma non mi ha impedito di comprare una t-shirt al banchetto delle magliette del gruppo, peraltro sponsorizzato durante il concerto con proclami tipo “solo quel banchetto contiene il merchandising ufficiale”. Tra l’altro mi sfuggono le dimensioni del business delle magliette non-ufficiali e come possa qualcuno imbarcarsi in una vita fuori dai concerti grossi cercando di venderle -intendo, quello che mi sfugge è proprio l’identikit di quello che si compra la maglietta tarocca dei Coldplay, fermo restando che se sopra c’è scritto COLDPLAY senza errori di stampa la maglietta serve al suo scopo come le originali, ma l’idea generale intendo. Come del resto il biz dei bagarini, ecco, un’altra cosa che mi sfugge totalmente, sarà colpa mia. Comunque: nell’ultima data che vidi dei Litfiba Piero Pelù era in superbotta con la storia di Mururoa e i Litfiba sfoggiavano a gran vista il loro (credo) nuovo simbolo, il cuoricione con le corna. Il tutto si fuse magicamente in maglietta con scritto STOPPA IL NUCLEARE che comprai e indossai spessissimo, per ragioni che al momento mi sfuggono. Fu più o meno a quei tempi che la mia trippa iniziò ad esplodere, cosa che portò la parola NUCLEARE a deformarsi in basso per l’ilarità di certa gente che frequentavo in quel periodo. Sei o sette mesi dopo la maglietta era diventata brutta e non-indossabile, alla faccia della qualità del merchandise ufficiale, e fortunatamente la questione venne chiusa.

BRITNEY SPEARS

Possiedo una maglietta serigrafata da Legno, c’è stampata sopra la foto di Britney Spears e nella canotta di Britney Spears c’è scritto FUGAZI. Naturalmente è una delle mie t-shirt preferite, alla pari di quella col codice a barre che vi spiegherei ma vi voglio anche bene, e poi c’è quella dei Putiferio e quella dei Matmos con un blob che non si sa cosa sia ma molto bello, eccetera. Come qualcuno potrebbe avere intuito leggendo Bastonate, vivo in Romagna. questa cosa c’entra col resto perchè quando abbiamo avuto la prima e unica conversazione sulla mia maglietta c’erano signori di cinquant’anni che mi hanno chiesto perchè portavo una maglietta del genere e io ho cercato di spiegare il concetto, artista superpop con maglietta di gruppo superpunk. Uno risponde “Oh, pensavo che c’era scritto figaza“. FIGAZA in dialetto romagnolo vuol dire, uhm, brutta figa o mezza figa, ma non rende bene l’idea. FIGAZA è quando una ragazza è brutta ma crede di non esserlo o quando una ragazza sempre brutta si tira in modo improponibile, o cose simile. Non credo che saprei definire FIGAZA una singola persona che conosco, d’altra parte io non sono quel che si dice un maschilista. Per essere sinceri la mia fidanzata mi descrive dicendo “te basta che respirino”. Io di solito rispondo che non è necessario, e questa è una storia sul fatto che la gente non è tenuta a recepire il messaggio.

CATHEDRAL

Nel periodo Endtyme i Cathedral iniziarono a girare con delle t shirt a manica lunga ORRIBILI, con un teschione brutto davanti stampato su un torso bianco e le maniche nere, tipo per capirci una maglia da baseball con un teschio sopra, una scelta pacchianissima. Quando arrivavi al bancone, comunque, puntavi la maglia e la compravi. Il motivo era una geniale mossa di marketing di Lee Dorrian, che sul retro della t-shirt aveva stampato a caratteri cubitali la scritta DEATH TO NU-METAL!, punto esclamativo incluso, che occupava tutta l’altezza della maglietta. Anche qui una cosa che travalicava i generi, nel senso che la compravano più i nu-metallari che i metallari di stretta osservanza (i metallari di stretta osservanza non usano magliette bianche nemmeno ad agosto), ma l’impatto era assicurato e se non fosse per l’effettiva bruttezza del resto l’avrei portata fino ad oggi e non sarebbe finita a fare il pigiama della mia morosa.

CRIPPLE BASTARDS

Questa l’ho razziata via da una distro di Cesena (si chiamava xforthekidsx) negli ultimi giorni di vita assieme a qualche decina di altri dischi. Il tizio, che si chiama Paso, mi dice “vabbè io la maglietta te la do poi alla peggio la metti per dormire”, e ad essere sincero l’avrei pagata pure a prezzo intero. La verità è che molte di queste t-shirt è impossibile metterle anche per dormire, a meno che non si viva e dorma da soli in un tugurio di merda circondato dal nulla assoluto e senza gente che ti piomba in casa O con gente che ti piomba in casa uguale a te, vale a dire che certe magliette le può mettere sì e no Gaahl e gente così. La maglietta dei Cripple Bastards, sottotitolo MASSACRECORE, mostrava nel davanti un bambino coperto di sangue e nel dietro un bimbo coperto di sangue con in mano un’accetta e qualche cadavere ai piedi. Tutto bello stampatello e rosso brillante con tanto di date del tour, gentile concessione dei gruppi ad una ulteriore in-vestibilità dell’insieme. Roba che compri a prescindere, naturalmente, ma a volte è semplicemente troppo difficile contestualizzare.

BLACK BREATH

Sempre alla voce iconografia, una maglia che ho comprato tipo l’anno scorso e adoro indossare tuttora è stata stampata dai Black Breath (un gruppo crust-metal di qualità sopraffina su Southern Lord) e consta di un diavolo con le tette e il pisello barzotto che ghigna in faccia a chi guarda. Ciao, sono un diavolo con le tette e il pisello barzotto, amami. Ho anche magliette con cani teneri grattati da gatti teneri e insomma, ho la presunzione che una persona mi giudichi sulla base del complesso, ma la domanda rimane -non credendo io a Satana nè alla Santa Inquisizione nè al metal nè alla malvagità dell’uomo, che cosa me ne viene dall’indossare una maglietta con sopra stampato un diavolo con tette e pisello barzotto? Difficile a dirsi, ma ho il sospetto che mi ostinerò a portarla finchè lo scolorimento naturale non lascerà intravedere l’immagine di Cristo come nella sindone e probabilmente la scritta KILL YOUR IDOLS sullo sfondo.

SEPULTURA

Ma CERTO che ho posseduto la maglietta della nazionale brasiliana con scritto sopra SEPULTURA a caratteri totalitari (grazie napo). Chiunque la possedeva, in quegli anni. Non è vero, ma sarebbe stato carino da parte vostra indossarla e farmi sentire meno solo. L’età poteva essere intorno ai vent’anni, Roots era uscito, i Sepultura si erano sciolti e io portavo alto il vessillo di un’epoca ormai tristemente conclusa (oggi faccio fatica a riascoltare i dischi del gruppo, sono invecchiati di merdissima). La maglietta, essendo gialla e vagamente imparentata col calcio, poteva essere indossata in contesti pubblici tipo al lavoro. Il problema era che in quegli anni LAVORO voleva dire fare il commesso nel negozio di alimentari di mia mamma, e questo voleva dire avere a che fare con signore di sessant’anni che consideravano morale scavalcare la fila e litigare per l’ultimo filone di pane montanaro che dieci giorni dopo mi riporteranno indietro per grattarlo ma immorale che uno dei commessi avesse scritto SEPOLTURA a caratteri totalitari (grazie napo) sulla maglietta. Col senno di poi probabilmente sono d’accordo con loro.

SMART COPS

Ho ascoltato due pezzi degli Smart Cops ma possiedo una loro maglietta. O se devo essere esatto non è una maglietta degli Smart Cops, è una maglietta-test stampata dal tizio di Serimal che l’ha riempita di immagini per stampare le magliette degli altri gruppi e gli Smart Cops sono semplicemente l’immagine più in vista. Ad essere sincero sono anni che mi volevo stampare qualche t-shirt con il logo di due gruppi, che secondo me è l’idea più bella che ci sia. Michele l’ha fatto per questioni di servizio. Le magliette le trovate qui, la maggior parte non sono assolutamente indossabili (compresa la mia, che in effetti non ho mai indossato e dubito che lo farò mai essendo pensata per esser data in regalo) ma sono tutte molto più belle e interessanti di qualsiasi maglietta che avete posseduto o possiederete mai.

quattro minuti: BLACK BREATH – SENTENCED TO LIFE (Southern Lord)

VIA

Stando alla cosa dei corsi e ricorsi della musica popolare e/o prendendo esempio dagli anni ottanta, è lecito aspettarsi che l’attuale ingentilimento del RUOCK in forme para-dance o para-indie o para-campanellini o para-produzioni pro-tools di merda applicate al metalcore sia destinata a generare una nuova epoca di brutalità ottusa e un nuovo heavy metal crasso stupido e barbarico e innovativo e preso benissimo in cui tutti vorranno succhiare il cazzo a Lucifero solo per il gusto di farlo. Aspettando che questo succeda (su questo punto gli artisti stanno un po’ tergiversando, diciamocelo), è bene continuare a sollazzarsi con gente tipo Black Breath, la destra musicale più reazionaria ed insensibile al cambiamento, gente che se non fosse stata presa sotto l’ala di Greg Anderson l’avrebbero cagata in duecento persone in giro per il mondo (noi probabilmente esclusi) ma che nondimeno, dietro l’impianto Disfear/crust/Haunted/Logicalnonsense più canonico di questo pianeta, hanno un’idea o due che bastano e

STOP

Gianni Morandi mangia i dischi degli Yob a colazione

 

Parte oggi la campagna per il lancio di amazon.it, testimonial d’eccezione Francesco Bianconi e la gif di un laconico cervo della verità

 

Interessante discussione iniziata da kekkoz (kekkoz non sono io, è un altro tizio) nel suo friendfeed: “tutti e tre i finalisti di X-Factor 4 sono rauchi. Quindi rauco is the new gorgheggio?” Difficile a dirsi. La voce ROTTA. Il mio vocal coach, cioè la mia fidanzata, non saprebbe che dire. Io per fare finta di saperne a pacchi decido di dare una scrollata a google. Gorgheggio è virtuosismo canoro consistente nel rapido passaggio di suoni sopra una stessa sillaba. Scusa se uso le parole di altri, ma di mio faccio già abbastanza fatica a definire cose che so cosa significhino, tipo lo sfunezzo. Io ci posso stare. Mi viene propinata una visione coatta in differita della semifinale di X-Factor, questo serva da argomento a chi pensa che avere una fidanzata sia una cosa bellissima e importante. Ho vissuto senza X-Factor fino a circa tre settimane fa, lei me l’ha imposto, capisco davvero perché funzioni presso TUTTI. C’è Elio, sostanzialmente, più una mezza dozzina di casi umani che sanno –o non sanno- cantare. Su questo punto sono molto in dubbio. Sono in dubbio anche sul fatto che Nevruz sia rauco o meno, decido di puntualizzare nel friendfeed di cui sopra –insomma, Nevruz è rauco quando urla, ma quando urlo sono rauco pure io, e fortunatamente il mio carisma mi rende rispettabile ed obbedibile anche senza che io debba alzare la voce in alcuna occasione. Se dovessi farlo sarebbe una sfiga, perché ho smesso di parlare a volume alto verso i quindici anni –e allo stato attuale se tengo la voce anche solo al normale livello di conversazione inizio a produrre saltuari suonetti striduli che fanno ridere i polli. E ci tengo a precisare che la mia edizione preferita di X-Factor era la gestione Peter David con i disegni di Larry Stroman e la squadra formata da Havoc, Guido, Wolfsbane, l’Uomo Multiplo, Lorna Dane e Quicksilver, e questa supremazia su tutti gli altri X-Factor è INDISCUTIBILE. Ecco.

Ora, in tutto questo la prima cosa è ricordare che X-Factor è un baraccone di dementi. È il punto di partenza della discussione, da cui il grassetto, perché l’alternativa è considerare intrattenimento o cultura uno show condotto da dj Francesco (non sono io, è un altro tizio) in cui un calabro-albanese vestito da arlecchino canta Gioia e Rivoluzione o Perfect Day alla cazzo di cane, e parliamo del concorrente più figo. Da qui in poi si può iniziare a discuterne, ma l’unico assunto fondamentale per cominciare a parlarne è questo. Di seguito, la mia teoria è che l’indie medio spende tempo ed energia dentro ad X-Factor perché la realtà dell’indie italiano è comunque molto più punitiva ed intransigente di uno show TV dove tutto è permesso a parte che sia balzano ed ignobile. Mi spiego: i flussi fondamentali dell’indie in questo fine 2010 sono due. Da una parte abbiamo il ritorno in forze del 1998, con una situazione tragicomica in cui nel giro di due mesi escono il nuovo Marlene Kuntz, il nuovo Massimo Volume e il nuovo Verdena senza che nessuno ci trovi niente da ridire ed ANZI prenoti un posto nel paradiso delle playlist di fine anno per il secondo, giustamente tra l’altro. Vabbè. Dall’altra parte il nuovo avanza a bordate di cantautori 2.0 (nel caso di Brondi, in realtà, due punto cazzo di zero). Noi si abbozza e si guarda avanti, cioè la punta del nostro naso, sicuri del fatto che il nuovo di Beatrice Antolini sia esattamente come uno se l’aspetta (nel mio caso poca roba) e che arrivi qualche nuovo menestrello tipo Iosonouncane (che siccome LUI dichiara d’esserlo, IO non ho la minima intenzione di dargli corda e ascoltare il disco) a zittire tutti e/o buttare benzina sul fuoco del Nuovo Rock Italiano, che se ricordate è il titolo di un libro di Campo che analizzava il fenomeno di Marlene et similia dal punto di vista del critico musicale –cioè il punto di vista contrario a quello del fan, di gran moda dal 1998 ad oggi. Comunque va senz’altro registrato che IL NUOVO e IL NUOVISSIMO dell’indie italiano avanzano imperterriti ed imperiosi negli stessi giorni in cui Gianni Morandi si fa vivo nel suddetto X-Factor a buttare detti-non-detti di stampo mafioso che fungano da ponte verso il prossimo festival di Sanremo, gettando un osso ai Castaldi e ai Castoldi di tutto il pianeta e mettendo più o meno in chiaro da che parte penderà l’ago della bilancia –vale a dire che se gli Afterhours o chi per loro proveranno a presentarsi un’altra volta verranno stroncati via dal festival la prima sera e Giusy Ferrery probabilmente NO. Il lato positivo sarà che anche quest’anno Ashared sarà obbligato a scriverci sopra un paio di post. La questione più interessante in merito a Gianni, più che altro, è legata all’eterna domanda se sia o meno un coprofago, vale a dire un pattoniano. Se si degnasse di invitare Mondo Cane come special guest di Sanremo ’11 avremmo una risposta definitiva. In alternativa per gli ospiti si parla di Lady Gaga, Lady Tata (la più giovane MILF del pianeta, grazie Popto) e/o Justin Bieber rallentato dell’800%. Io non scommetto soldi su di una persona specifica, ma preferirei la seconda. Invece scommetto tutti i soldi che volete, e approfitto dell’autopalleggio per cambiare registro ed argomento, e magari vado pure a capo,

sul fatto che se fossi stato al concerto dei National martedì a Milano mi sarei rotto il cazzo in modi talmente rumorosi ed arroganti che probabilmente anche wordpress.org mi avrebbe cacciato via l’account gratuito a calci in culo. Interessanti in tal senso certi pareri che vado a leggere in giro per la rete, tipo “Sono sicuro che non sia piaciuto a molti, esattamente per i motivi che io ho trovato incredibili. Senza fare paragoni impropri, a me è venuto in mente Dylan che sul palco “delude” sempre le aspettative del pubblico essenzialmente per far fare così O_O.” Sta qui. Ora io ho una teoria che parte da lontano, vale a dire dai concerti di Bob Dylan che nel 1966 deludeva i loro fan e comprende svariati altri gruppi in giro per la storia della musica. La teoria dice semplicemente che tali e tanti musicisti fossero deludenti perché dal vivo FACEVANO SCHIFO AL CAZZO, cosa corroborata dal vedere i Suicide dal vivo ai tempi di American Supreme (che magari nel frattempo t’immagini che imparino pure a suonare). Altro che più punk del punk o la gente voleva evadere dalla quotidianità e noi ce li facevamo ritornare, è che FAI SCHIFO AL CAZZO. Ecco. Tipo il live dei National di martedì, poi magari sono pure disposto ad ammettere che i National sono un buon gruppo e che l’unica volta che li ho visti han fatto un bel concerto. Chi invece ha fatto un live davvero ENORME sono tali Black Breath, cagatissimi supereroi di ultima generazione sotto Southern Lord (che in quanto cagatissimi hanno suonato al Nuovo Lazzaretto di Bologna di fronte a trentacinque persone, venti delle quali gestivano il posto e/o suonavano di spalla. Mi sono comprato una maglietta che ha la scritta BLACK BREATH in caratteri gotici accanto a un diavolo con il corpo da donna e una bega barzotta tipo Fab Corona dentro Videocracy.

 

GRAVITONI

 

Passando ad altro, nel momento in cui scrivo questa riga sto cercando di mettere insieme le idee per fare altre cinque o sei righe. Un’alternativa è riconsigliarvi di venire stasera IN MASSA a vedere gli Shrinebuilder, perché io e m.c. suoniamo dischi prima –tra cui Then Comes Dudley dei Jesus Lizard, spoiler. Oppure ricominciare a parlare dei Social D e del fatto che tra due mesi esce il loro disco nuovo dopo sei anni (stavolta è andata bene, per quello prima ce ne sono voluti otto). Ieri sera tornato dalla birra ho fatto una session di youtube dedicata ai Social D, a cui è dedicato il prossimo SUONARE –probabilmente con una Prison Bound del ’91 circa- e ho trovato persino una versione di Ball and Chain con Ed Vedder alla voce, la quale in barba alla teoria di kekkoz in materia sembra stabilire in via definitiva che rauco is the OLD gorgheggio e/o rauco will save us all. In other news il programma del Roadburn 2011 contiene il solito e tutto sommato deprimente cast di superstar dello stoner/doom/drone, compresi i Godflesh performing Streetcleaner (specificato: interamente, coi pezzi in fila e compreso anche Tiny Tears) e DIOCRISTO gli Yob che eseguiranno interamente The Unreal Never Lived, suppongo per il LOAL, con pochissime punte fuori giro tipo Woven Hand (che sono fighi e capitali ed enormi ma preferisco vedermeli in solitaria giovedì a sei chilometri da dove vivo) e quelle robe tipo Black Mountain. Non ho niente contro nessuno, ma SONO VECCHIO e paruretico, quindi al Roadburn mi sa che tiro il pacco come tutti gli anni. Suppongo l’unica alternativa rimasta sia NUXX.

Piccoli fans: BLACK BREATH

Il mio amico Gilberto (non ho amici di nome Gilberto, ovviamente) mi chiama esaltato e mi dice che deve TROPPO farmi sentire un gruppo. Gilberto è un fighetto impenitente che ha ascoltato death metal fino all’anno prima, poi ha scoperto il rock anni sessanta/settanta e infine è caduto dentro al postrock, abbandonando in toto le cose che ascoltava in precedenza. Mi ha chiamato perchè gli hanno passato il primo disco degli Haunted e sta pensando di tornare al metal. Siamo nel ’98. La mia trippa non è ancora così terribilmente debordante. Ho una vita sessuale regolare per la prima volta da quando sono nato. Li ascolto e penso di tornarci pure io, al metal, anche se non credo di essermene mai andato.

La cosa va avanti per una mezz’oretta, poi il metal torna dove stava. Gli Haunted continuano ad essere un buon gruppo, ma non sono gli At The Gates, e probabilmente non sono mai riusciti a superare il problema fondamentale dei loro dischi -cioè che nessuno dei pezzi venuti dopo la traccia 1 del primo disco (Hate Song) riesce a superare la perfezione della traccia 1 del primo disco.

Black Breath è la nuova novità nuova di casa Southern Lord. La musica di casa Southern Lord sta smettendo le proprie inclinazioni avant e cercando una propria innocenza di secondo grado, declinandosi in recuperi vintage di rara bellezza ed in nuove band con un tasso di aggro che quasi quasi a Greg Anderson non glielo sospettavi più (con tutto che cercare di ricostruire chirurgicamente il filo della cappella è davvero qualcosa di molto andersoniano). Da questo punto di vista Black Breath è davvero un acquistone, e piazzare il loro primo disco sul lettore ci porta in territori che la maggior parte della gente che ci siamo auto-venduti come importante se li può giusto immaginare mentre se le tira. Non che Black Breath lo sia, importante: piuttosto è un buon modo per ripescare certi dischi che hai lasciato nello scaffale dei non li ascolto più, non si sa bene su quale base, tipo la seconda fase degli Entombed o -appunto- Haunted et similia. Che diocristo scusa se è poco, e aggiungeteci pure che sono di Seattle e che come prima influenza su myspace citano i Poison Idea. E parimenti, ovvio, si abbeverano a quel genere di immaginario del cazzo da cafoni che ultimamente sta tornando in auge -stile 3 Inches Of Blood o Valient Thorr, per capirci: fate conto che il primo pezzo si chiama Black Sin (roba da quarta elementare) ed è sottotitolato Spit On The Cross (roba da terza media). Sono talmente dritti e dozzinali che a metà del disco viene voglia di rileggere Musil per compensare. Probabilmente nemmeno loro andranno mai oltre la traccia 1 di Heavy Breathing -o quantomeno la prima metà della traccia 1, dopo diventa pure un po’ palloso- ma visto quanto vi costa scaricarvi i dischi ultimamente vi conviene dargli una possibilità. Probabilmente il primo disco di Black Breath è DAVVERO la cosa che state cercando di questi tempi per far tornare al metal il vostro amico Gilberto per un paio d’ore. No scranno no party.

E comunque il miglior gruppo Black-qualcosa su Southern Lord continua ad essere Black Cobra. Sai che notizia.