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L’UOMO VOLANTE (slight return)

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E poi, Masini. Che, voglio dire, uno si chiede cosa ci sia prima di questo E poi, uno si chiede se un pezzo (per quanto ospitato da un blog di infima qualità prima ancora che misconosciuto) possa iniziare in questo modo. E la risposta sarebbe probabilmente no se il suo autore, cioè io, non fosse esautorato (che per me, sia chiaro, significa “stanco”) da una prima serata più qualche altro pezzo di un’edizione moscia del Festival.

Perché, diciamolo, sebbene io e Farab cercassimo di convincerci a vicenda che la Ayane non fosse male, e che il Grigner fosse all’altezza dei suoi momenti più drogati (il Grigner vincerà, penso, e non ho dubbi sulla droga: ma la canzone non l’ho capita, questo lo ammetto), la prima serata ci aveva regalato pochi sussulti, e la seconda era iniziata anche peggio.

In un festival dominato da Francesco Silvestre come autore, il che equivaleva a sentire un album di cover dei Modà, un album dove però i pezzi coverizzati erano tutti minori, L’Uomo Volante, già rinato a suo tempo, planava invece all’improvviso, con un look buzzurro alla Hetfield (e non è un caso: ricordate E chi se ne frega?), confermando che è qui e che è qui per restare, in un disfacimento/rinascita del tutto simile a quello di un Rourke.

Perché se Grignani invecchia come invecchia Di Caprio, trasformandosi da giovane, efebica bellezza a bolso puttaniere quarantenne, e se il fisico bestiale di Raf è oggi ridotto a qualcosa tra Grant Hart senza belle canzoni o se vogliamo Michael Stipe con più eroina, il Maser ha la faccia di chi ha visto una specie di mostro (capita?! CAPITA?!?) allo specchio e lo ha affrontato e sconfitto; il Maser non è più il cazzone che mette le parolacce nelle canzoni in una pudica Italia tardocraxiana, il Maser è MARCO MASINI, un autore affermato, che manco porta più sfiga – CRASH – cristo ci tenevo a quello.

E in un contesto duplice nel senso baudrillardano dell’arte, con un Siani che rivendica a gran voce d’essere nulla quando in effetti lo è già, la voce graffiante, gli HOOK, il CHORE nel senso di cuore nel cantare i ritornelli di Masini sono perfetto e puro senso, sono l’eterno ritorno della musica italiana che no, non si arrende a talent e social e sì, EMOZIONA e COMMUOVE e FA RIFLETTERE.

Nella notte ho comprato due dischi di Masini.

(Ashared Apil-Ekur)

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i voti, stringendo

NINA ZILLI 8.9 Se togli a Sanremo gli indie e i gabber, l’avanguardia che ti rimane è Nina Zilli, che comunque è molto meglio sia degli uni che degli altri. Eroina nel senso dell’eroe femminile, verrà sepolta fuori dai primi tre e secondo me dovrebbe starci.

MARCO MASINI vedi sopra

ANNA 4.3 Anna Tatangelo fa schifo, nel senso che ha la voce ma non riesce ad applicarla a niente di speciale, è come quelle barzellette in cui mettono il motore di una Testarossa dentro una Seicento e in comune ha il fatto che nessuno sale sul palco a dire che è fisicamente impossibile farlo, o come quella canzone di Bruno Lauzi che insinua che la tartaruga una volta corresse a bomba, revisionismo del più becero insomma. e con tutto quel polmone e quell’ugola riesce comunque ad essere l’unica a fare una figura di merda con un pezzo di Kekko Modà.

RAF 8.6 ha questa melodia impossibile col testo di tungsteno stile Raf anni novanta, e lui canta come se fosse già morto e poi spinge e probabilmente questa cosa non fa effetto a nessuno tranne a me e a pochi altri. La prossima sera ce l’avremo in fotta e forse perderà qualcosa dell’interpretazione ma ieri sera mi ha ucciso.

IL VOLO 1.2 per certi versi m’hanno ucciso anche loro ma più nel senso di quel disco dei Type O Negative che si chiama Life Is Killing Me. Tra l’altro il compianto Peter Steele unico morto del decennio non celebrato sul palco dell’Ariston.

IRENE GRANDI 5.2 Non ho niente di particolare da dire sul suo pezzo, in effetti non sono sicuro nemmeno di come suoni, ero lì a sentirlo ma non ne ho memoria e do la colpa a Irene nonostante sia probabile che sia la razza umana a non essere sufficientemente evoluta.

LORENZO FRAGOLA 4.6 Sucker nel senso di non si può giocare al calcio con le pinne.

BIGGIO E MANDELLI 3.1 Molto bravi se ti piace quel genere, e come disse Marco Caizzi una volta anche gli Zero Assoluti sono bravi se ti piace il genere cloni dei Cure con la voce da romano demmerda.

BIANCA ATZEI 6.7 non ho niente di particolare a favore della canzone ma dopo Il volo, Irene Grandi, Fragola e Biggio/Mandelli di fila sembrava tornata sul palco Nina Zilli. Salto la polemica su chi sia perché in effetti non ho nemmeno idea di chi siano Moreno, Fragola, i Soliti Idioti e Lara Fabian.

MORENO 4.1 Moreno è il risultato di un’equazione matematica assurda in cui sbagli l’ordine degli addendi, sbagli a portare su il 4, metti le parentesi a cazzo e vai in manico, poi ti scaccoli facendo cadere la pallina sul foglio, consegni, il prof lo scambia per un segno di moltiplicazione e all’improvviso ti trovi il rap sdoganato a Sanremo.

(Franci)