BOCELLI CE VEDE ANCORA!!!11!! Le pagelle della prima serata.

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La prima volta che ho sentito Creuza de Ma’, la canzone dico, era passata per radio e mi sembrava una merdata etnica senza senso venuta da non so dove. Poi mi sono affezionato come tutti al fottutissimo FABER ma Creuza de Ma’, disco, mi è sempre andato al cazzo: questioni di gusti miei, naturalmente. A un certo punto ho iniziato a leggere pezzi in cui si parlava del fatto che più che un disco fosse un viaggio, non so se avete presente. “Non tanto un disco quanto un viaggio”, viaggio scritto corsivo. Poi ho iniziato a usare io i corsivi nelle robe che scrivevo e quindi insomma, sta di fatto che due o tre anni dopo parlando di dipendenza da FABER con un’amica le dissi che io mi facevo quotidianamente di robe tipo Tutti morimmo a stento ma detestavo ampiamente Creuza de Merda. Lei mi risponde che “lo detesti perché lo consideri un disco, ma prova a considerarlo un viaggio”. Mi piace pensare di aver pensato per un minuto al collasso dei sistemi e aver dato alle fiamme tutti i dischi del FABER la sera stessa, ma non è successo. Di sicuro quello che non mi serve è che il FAZ attacchi un onesto pippone sul bisogno di BELLEZZA interrotto da due protestanti1, che il palco vada a finire al buio, e poi LIGABUE si metta a cantare Creuza de Merda in forse-genovese accompagnato da Mauro Pagani2. Davvero. (Peraltro miglior pezzo di Ligabue dai tempi del disco omonimo e miglior interpretazione di Ligabue dai tempi di quel concerto a Campovolo dove nessuno sentiva niente) Da qui in poi c’è un gigantesco errore ideologico, legato all’idea che si deve celebrare LA BELLEZZA ma che in fondo Sanremo è la patria dei babbioni, da cui segue la lista dei PIU PENOSI DELLA PRIMA SERATA DI SANREMO, in ordine casuale con la Carrà al primo posto3. d

 

TRIBUTO AL MORTO #1 Ligabue canta il fottuto FABER

LA FIGA Laetitia Casta porta classe e delicatezza a Sanremo con un numero di bassissima lega in cui il FAZ canta in francese e lei canta in italiano, concludendo con ma dove vai se la banana non ce l’hai e il FAZ sembra Pippo Franco e lei sembra Pamela Prati e LA BELLEZZA sfocia nel bagaglino giusto per permettere a Matteo Renzi di stringere un altro paio di mani e intanto qualcuno sta bruciando libri da qualche parte verso Nizza (Monferrato o meno).

TRIBUTO AL MORTO #2 Durante lo stacchetto con Laetitia Casta si presentano sul palco il figlio e l’impermeabile di Jannacci.

LA MUMMIA Raffaella Carrà viene chiamata a dare la spinta vitale al festival tipo Gaga a settant’anni e passa mentre nella mia testa inizia a tornare fuori quella roba tipo IO CONOSCO I NOMI, e quel caschetto di merda per me è la fine di tutto. Recuperabilissima in quota trash se siete di quelli che non hanno capito che IL TRASH è il numero della bestia di Sanremo.

IL DIVERSAMENTE RELIGIOSO Cat Stevens viene invitato a parlare bonariamente dell’Islam più o meno con lo stesso criterio con cui il FAZ ha parlato delLA BELLEZZA, ma con meno nerbo (loro) e più nervo (io). Poi Cat Stevens è anche bellissimo e barbuto nel modo giusto e sembra molto vecchia guardia emo anni settanta, e ok. Fine dell’esibizione, applausi, si alza uno, si alzano tutti.

TRIBUTO AL MORTO #3 C’è uno stacco dopo la pubblicità di cui se ne sente metà e sarebbe un tributo a Freak Antoni (Mi piaccion le sbarbine). Luciana Littizzetto legge tre aforismi minori (la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo, etc4).

I LETTORI Cioè gli scappati di casa che arrivano sul palco a leggere quale brano passa di ogni cantante e per l’occasione danno una nota di colore al festival, tipo Cristiana Capotondi e Gramellini performing I Sepolcri in its entirety.

 

E per ora direi che basta. Per quanto riguarda al gara io voto FOTTA DURA e do pagelle5. Prima considerazione: dal prossimo anno abbiate la decenza di tornare a un pezzo per artista, in modo che siano loro ad avere la responsabilità dei loro fallimenti.

 

 

ARISA

Se il pezzo scritto da Cristina Donà  fosse uscito nel 1998 e io non fossi me stesso ma un tizio con cui uscivo allora che mi attaccava la pezza su Cristina Donà cercando di non farmi mettere la cassetta dei Cripple Bastards, probabilmente mi sarebbe piaciuto. Allo stato attuale ed essendo io me stesso, giusto scartarlo, e per sicurezza scartiamo pure l’altro pezzo del cazo e recuperiamo il tempo che serve a rimediare un’ospitata di Cutugno con il coro dei molluschi de La Sirenetta.

 

FRANKIE HI-NRG

Devastato nel corpo e nello spirito, si presenta sul palco con le mosse da rappettaro nel disperato tentativo di cavalcare il momento, nasce vecchio, muore bolso e triste sul palco con un pezzo tra Anticon e Le cose che abbiamo in comune di Silvestri, immeritatamente scartato, e un singolino di sinistra chiamato Pedala che bisserà la performance degli Almamegretta lo scorso anno: un cuore grande così, aria da don’t give a shit, ritmi in levare ed estetica generale che l’avrebbero preso per un cazzaro anche nel ’92. A meno di stravolgimenti dell’ultimo minuto, premio Almamegretta7 2014.

 

ANTONELLA RUGGIERO

Riccardonismo vocale di merda, recuperabilissimo in quota trash se siete di quelli che non hanno capito che IL TRASH è il numero della bestia di Sanremo, the number of the beast, questa cosa in contrapposizione al fatto che Antonella Ruggiero è da considerarsi la Paul di’Anno (e non la Bruce Dickinson) dei Matia Bazar. È passato il pezzo meno riccardone, se non erro, ma non sono sicuro.

 

RIFAZI (Bob Rifo e Raphael Gualazzi)

Sarebbe da bollare come robetta senza senso ma in realtà anche no, Bob Rifo è abbastanza uomo da non svaccarla, poi mi abbiocco un po’ e perdo la parte finale del primo e quella iniziale del secondo pezzo, passa quello disco dance se non erro.

 

IL CRIBER

DUE SECCO e A MORTE, puro pregiudizio. In realtà il maledetto e fottuto CRIBER arriva sul palco carico e in dopa che sembra Varenne e scarica due pezzi che sono il ritorno della CLASSE e dello STILE e forse pure della COSCIENZA DI UN’ITALIA CHE VUOLE SPINGERSI OLTRE, anche se tutto sommato dell’ultimo punto non ce ne vogliamo occupare in questa sede perché il vangelo si annuncia con dolcezza e non con Bastonate. Il trick usato dal CRIBER è semplicissimo, in realtà, cioè quello di presentarsi col viso e l’ineleganza formale del FABER ma spingere sui bassi istinti che spinsero il popolo italiano a votare Vecchioni nel 2011, e me con loro. E dall’altra parte le manovre losche di una selezione popolare/giornalistica pilotata o semplicemente idiota hanno ucciso a morte8 le due principali candidate vincitrici fino a questo momento. Il che non toglie che nella prima serata, a parte Giusy Ferreri, non c’è nessuno che spinge più di lui. Ma il punto è un altro: volete IL FAZISMO in cambio di un tribocco di giustezza da domenica mattina? Vogliamo spingere il fottuto CRIBER sul trono perché è la scelta giusta? Sapevamo sarebbe stata una battaglia dura, che qualcuno dei nostri l’avremmo perso sul campo. NO AL CRIBER.

 

PERTURBAZIONE

Miglior coppia di canzoni a Sanremo mai suonate da un gruppo il cui batterista è il mio datore di lavoro. Conflitto d’interessi. Avrei scelto l’altra, quella non sgarzolina col testo sull’Italia ma non scrauso.

 

GIUSY FERRERI

Giusy si presenta a Sanremo con la faccia come il culo, un look tipo Lisbeth Salander e un brivido che le attraversa la schiena. Ha avuto tempi migliori, immediatamente successivi al suo X-Factor, e la sua decadenza è iniziata al Sanremo a cui partecipò tre anni fa piazzandosi tra i ridicoli: passo malfermo, sorriso abbozzato, un’aria un po’ allucinata. Si gioca tutto con un pezzo che potrebbe vincere facile Sanremo e completa un pezzo portato per essere scartato e gareggiare con l’altro. Il televoto e i GIORNALISTI la buttano sul LOL e fanno passare il pezzo fatto per essere scartato. Il fermo immagine di Giusy Ferreri che scopre incredula il nome del pezzo con cui andrà avanti potrebbe tranquillamente passare alla storia del Festival.  Per quanto mi riguarda è già il vincitore morale, e credo la vedremo spaccare ancora. Premio instant-Bastonate 2014.

 

Per ora anche basta. Stasera ore 20.30: Giuliano Palma senza i Bluebeaters, Renzo Rubino, Noemi, Ron senza Tosca, Sinigallia senza Zampaglione, Sarcina senza le Vibre, Renga senza i Timoria, tonno in scatola, birra peroni e rutto libero.

 

1 non è che non sia solidale, ma

2 se avete iniziato a schiumare leggendo Creuza de Merda siete affetti anche voi dal morbo. Purtroppo non ho una cura immediata, io ne sono uscito smettendo e urlando di dolore, e mi sono ritrovato fanatico del Festival di Sanremo. Bisogna scegliere la strada del proprio abbrutimento, e probabilmente sto sbagliando io ma voi vi credete migliori di me invece siete solo delle SCIMMIE.

3 non ho messo l’accento sulla U apposta

4 Dio c’è ma ci odia è rimasta fuori per un pelo

5 troverete miei voti, completamente diversi, anche in questo sito. La motivazione è che nel sito in oggetto ho dato voti diversi.

7 lo spiego tutti gli anni, non importa: il premio Almamegretta è il premio a chi c’entra di meno e sa di entrarci di meno, il premio allo sconfitto con la faccia pulita e lo sguardo fisso avanti (cit): il premio più importante da assegnare a Sanremo, che prende il nome dal vincitore dell’anno precedente (gli Almamegretta avevano vinto il premio Samuele Bersani 2013, se non erro)

8 è una citazione del FABER sbagliata, nel senso che ho pensato per anni che il testo di Un blasfemo dicesse non mi uccisero a morte ma due guardie bigotte eccetera eccetera, che secondo me è molto meglio del testo originale

BOCELLI CE VEDE ANCORA aka Senza panza il CRIBER avanza (Sanremo 2014, serata uno)

Uno schizzo della Casta fatto in diretta da un famoso artista

Uno schizzo della Casta fatto in diretta da un famoso artista

 

Che è sta roba? Va bene, il Festival lo abbiamo perduto da anni, forse non lo abbiamo neanche mai vissuto nel corso delle nostre giovani vite, quel posto dove le canzoni erano romantiche, gli arrangiamenti esagerati, e il dramma dell’italianità era sintetizzato a perfezione dal melodramma condensato in tre minuti, arie e romanze, e amore, amore, solo amore, scagliato contro il cuore tetro d’Europa sulle ali di sessanta milioni di mandolini. Poi l’aggettivo ITALIANO è diventato un insulto, Morgan e Asia Argento (ultimo momento di forte amore festivaliero in diretta che io ricordi) si sono lasciati tramutando lui in un povero coglione, e noi, che abbiamo rifiutato la conversione al bon-ton come i Santi Martiri di Otranto, soccombiamo con le teste tagliate dal jihad fazista, sperando in una rivalutazione postuma se non nell’innalzamento agli altari del Bel Canto.

Che cazzo ho scritto fin qui? Parole poco lucide, concetti nebulosi espressi da una mente stordita dalla bruttezza di Laetitia Casta, che peggiora il record negativo della Bar Refaeli dell’anno scorso e che manda in merda persino la gag di Fazio che apre gli occhi e al posto di Laetitia trova la Littizzetto  – ma a quel punto che ti urli, Fa? La situazione è decisamente migliorata -; stordita da qualcosa come tre ore di nulla, tre ore di noia assoluta dopo le quali è sembrato vivace il cadavere dell’ennesima Carrà, e dopo le quali, per fortuna, è sopravanzato il CRIBER regalandoci (insomma: vendendoci al prezzo del canone rai) l’unico pezzo sanremese della prima serata.

Un pezzo sanremese dal CRIBER? Assurdo a credersi, e del resto sembravano increduli e schifati anche Fazio e lo stesso CRIBER all’apprendere l’esito del televoto che premiava la gloriosa Il cielo è vuoto (evidente e a un tempo pazzesco contro-tributo al LIGA che, da parte sua, inaugurava Sanremo tutto omaggiando il FABER e cantando Creuza de ma con evidente impaccio linguistico) al posto della savianesca Invisibili.

CRIBER unico vero possibile vincitore tra i BIG della prima serata, dunque, e chi lo avrebbe detto. Noialtri vecchie lenze, vecchie paglie che da giorni se la davano di gomito pronti a infierire sul povero Cristiano che ci aspettavamo impresentabile, e che ci ha invece gloriosamente dato in culo, arrivando sul palco magro (bè, relativamente magro: più di noi, in ogni caso) e in forma (bè, relativamente in forma: più di noi, in ogni caso), lo sguardo solenne tipo OBEY e la Dori Ghezzi a tifare per lui in prima fila, in culo a quella zoccola della nipote.

CRIBER redento, CRIBER salvato e rivalutato nella serata in cui i comunisti si affidano per la prima volta AL POPOLO delegandogli il compito di SCEGLIERE LE CANZONI, e ricevendo l’amara conferma che ogni suffragio è una cazzata: il popolo non sa scegliere, il popolo vota Berlusconi e ama le canzoni di merda, scartando così i pezzi migliori di tutti i cantanti in gara, dalla bella Arisa al grande Frankie al grande Robert Smith (dai, lo abbiamo pensato tutti: HAIL Ruggiero) al grande Gualazzi e i suoi Locust (bella prova di scoreggio-rock stile Pink Floyd andati a male negli anni ’80) ai grandi Perturbazione alla bella Giusy Ferreri. Scordo qualcuno? Boh, sì, sti cazzi. Ah, sì: Yusuf Islam, ospite perfetto per il jihad di cui sopra, che ci apre gli occhi sul fatto che in questi anni di musica derelitta, qualunque vecchio residuato e schiavo di un’ideologia sbagliata è comunque sopra ogni altra cosa.

Buona notte a tutti.

 

 

 

“PISAPIA FA RIMA CON UN SACCO DI MALATTIE” (Brainstorming post-natalizio pre-befanico)

è con malcelato entusiasmo che sono ad annunciare che (nonostante la riluttanza dello staff e di alcuni hater non ben identificati) Bastonate procede a gonfie vele ed è diventato il blog di musica più letto, importante ed influente d’Italia. Questo incredibile risultato si deve alla dedizione dello staff, ad un’azzeccatissima politica editoriale di lungo periodo, all’alacre dedizione della nostra fanbase (siamo l’unica cosa al mondo la cui esistenza è riconosciuta su internet ma non ha una fanpage su facebook, per dire) e soprattutto all’elaborazione di una teoria culturale volta a squalificare qualsiasi altro blog musicale più letto/importante/influente di Bastonate in quanto FAKE o incentrato su musica FAKE e quindi in via d’estinzione. Detto questo, siete davvero UN SACCO a chiedere delucidazioni a Google in merito agli argomenti disparati, e questo ci consente di glissare una volta di più sulla nostra mancanza di argomenti in cambio di un post fluviale in cui celebriamo la nascita di Cristo e del nuovo anno rispondendo ad alcuni dei vostri quesiti più significativi.

AMORE BLOG “TI AMO” PASSIONE “ANNI FA” “IN MACCHINA” GIAPPONE MOGLIE
Ti invio i pdf via mail. 15 dolla uno.

AMPLIFICATORI BONSON
Non conosco la marca, a quanto ne so Marshall è migliore.

ANDATE TUTTI A FANCULO
(riceviamo e volentieri pubblichiamo)

BASTONATE MARIA ANTONIETTA
Oppure NON FATELO.

BLOG DA COLLEZIONISTA DI DISCHI
Suggerisco di evitare nodata.tv

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true believers e/o dischi stupidi: DREDG

I Dredg erano un gruppo di rock storto californiano. Il loro primo disco, Leitmotif, venne fatto uscire da indipendente a fine anni novanta e ripubblicato sotto il marchio Interscope nel 2001. Era una specie di outsider del periodo: se ne iniziò a parlare (non riesco a capire a che titolo) nel corso dell’esplosione del nu-metal, del quale vennero venduti a un certo punto come una balzanissima variante in salsa prog. Era un bel disco, Leitmotif. Non quello che si dice un disco con un senso, specie non se inserito in un contesto tipo “ha fatto poche copie da indipendente, lo prendiamo e lo facciamo diventare il gruppo degli anni duemila”, ma aveva qualcosa che funzionava. Sembravano i Jane’s Addiction emo e senza droghe dopo due anni di ascolto coatto di soli dischi incisi a Louisville, come avrei potuto tranquillamente scrivere (magari l’ho fatto) in una recensione a cui mettevo mano nel 2001. Un disco molto ruspante con delle belle chitarre grattone e un bel po’ di perizia tecnica. Successe che i Dredg diventarono uno dei nomi su cui puntare per il futuro.

Un anno dopo, grossomodo, arrivò la doccia fredda d’ordinanza. Il secondo disco della band si chiamava El Cielo, e suona più o meno come il suo titolo –cioè una cagata pretenziosa e senza senso, un disco che dalla sera alla mattina buttava in soffitta tutte le asperità del suono del gruppo in favore di, ehm, provare a diventare dei Tool ad interim (da dopo Aenima i Tool esistono solo nella mente dei loro fan e/o negli anni a cavallo dell’uscita dei dischi sempre più indifendibili a cui SI DEGNANO di mettersi a lavorare ogni tanto). La missione tra l’altro riesce in pieno. El Cielo (elaborato intorno a un concept legato a un quadro di Dalì col quale c’entra –se ricordo bene- la narcolessia) diventa la più redditizia panacea per progster di area heavy metal di tutto il decennio scorso, il centro caldo a cui ogni fan del bel canto cerca d’aggrapparsi con le unghie per dar conto di sé come persona di gusti raffinati e/o a trecentosessanta gradi. Queste cose nelle cerchie metal vanno un sacco. Perdo le tracce dei Dredg dopo aver ascoltato El Cielo dalla prima all’ultima nota: dopo un passo del genere le cose non possono che finire in merda. Dei dischi successivi ho notizia leggendo riviste, forum e blog musicali: versioni ingentilite del loro secondo disco, momenti di prog assoluto, “musica per gente senza preconcetti”. Vaffanculo. Oggi a pranzo mi trovo a cercare robe su Youtube e scopro che qualche matto ha caricato i pezzi dell’ultimo album (è uscito cinque o sei mesi fa) a mo’ di playlist. Il disco si chiama Chuckles and Mr Squeezy, il titolo suona un po’ come se fosse un disco dei Primus, è prodotto da Dan Nakamura e insomma decido di sentirmelo. Si tratta di una delle cose più imbarazzanti e sbagliate abbia mai sentito in vita mia, una specie di svolta trip-prog-hop degli Anathema buttata in caciara e/o fortemente influenzata da certe cose che potrebbero stare in un disco degli ultimi Incubus. L’etichetta per cui esce è la stessa dei Trail of Dead e si chiama, nomen omen, Superball. Decido di smettere di fare battutine stronze e dare una spazzolata alle recensioni sulle webzine di settore: a leggere certi pezzi sembra il disco più coraggioso e mirabolante della storia dell’umanità, regalatoci dai Dredg in uno slancio di creatività assoluta senza regole né rete di protezione, il più grande schiaffo alla musica commerciale di ogni tempo. “Un disco che dividerà il pubblico”. Geniali. Scopro su Wiki che il gruppo suona da quasi vent’anni e non ha mai cambiato formazione. Il batterista si chiama Dino Campanella.