Rozzemilia issue #7: INDCH LIBERTINE

 

Indch Libertine durante una tranquilla giornata di lavoro

 


Indch Libertine
è un teppista ultrasonico di Bologna che traffica con pedali e pedaliere allo scopo di ottenere il muro di rumore più molesto e impenetrabile mai percepito da orecchio umano. Il suo modus operandi è semplice: volume a 12, tutti gli effetti settati a livelli di distorsione & saturazione intollerabili e via a registrare finché non finisce il nastro o la memoria nell’hard drive. I suoi pezzi possono durare tre minuti come tre ore, l’annichilimento è garantito in ogni caso, e comunque basta poco per smarrire la cognizione del tempo mentre si subisce un suo disco. Il corredo estetico-operativo è quello che potete immaginarvi: dischi dedicati a Richard Speck, ai coniugi Brady o a film malsani e perversi, pubblicati a getto continuo su etichette minuscole in tirature risibili, il più delle volte in formati inusuali (cassetta) o in CD-R. La differenza tra un’uscita e l’altra è che un pezzo fa SCHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH, un altro CCCCCCCHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH, un altro KKRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR, un altro FFFFSSHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH, e via assordando. È roba per chi si rilassa con l’opera omnia degli Incapacitants, legge Peter Sotos per conciliare il sonno e si diletta con cineforum a base di Buttgereit, Nacho Cerdà e The Act of Seeing with One’s Own Eyes di Brakhage. Fino a un paio di anni fa Indch Libertine era più famoso negli States e nella perfida Albione che da noi; amico personale di Richard Ramirez, aveva suonato a Leeds e a Glasgow ma mai in Italia. Una data a Vittorio Veneto lo scorso inverno ha spezzato il tabù; da allora sono seguite esibizioni a Massa e all’HNW Fest di Venezia, oltre alla consueta pioggia di uscite che non accenna a fermarsi.
Il misfatto più recente è Bodil Jørgensen Lover, 33 copie su Toxic Industries, un’unica tirata di quarantasei minuti e rotti dedicata all’omonima attrice danese (pare sia stata la Greta Garbo del porno con animali – o qualcosa del genere) sdoganata dal perspicace Lars von Trier che la volle nel suo Idioti; è forse la sua uscita più fastidiosa di tutte (sicuramente lo è tra quelle che ho ascoltato), un’impenetrabile muraglia di caos analogico insostenibile, amorale, inalterato (a parte un paio di salti di volume sul finale), che inizia e termina bruscamente come un cazzotto sul grugno sferrato a tradimento, roba da far sembrare Metal Machine Music una cazzatella da educande. Arrivare alla fine del disco con timpani, nervi e impianto stereo intatti è solo un’eventualità.
Indch Libertine è anche attivo come produttore speedcore con l’alias Ralph Brown. Qui e Qui si possono scaricare gratis alcune compilation a cui ha partecipato.

MATTONI issue #8: JUSTIN BIEBER rallentato dell’800%

it's da ghetto, bitch.

 

Justin Bieber è il nuovo mocciosetto canterino salito alla ribalta mondiale grazie a youtube per la gioia dei pedofili di tutto il globo. Se in questi giorni vi capita di cercare su youtube un video rock – un qualsiasi video rock – date uno sguardo ai commenti più recenti: al 95% sono lunghissime sequenze di insulti pro o contro (molto più spesso contro) Justin Bieber e i suoi fan, roba sul genere “sentito questa merda? Loro sì che spaccano, altro che Justin Bieber!“, il tutto riferito invariabilmente agli ZZ Top quanto ai Black Sabbath o agli AC/DC o ai Led Zeppelin o ai Beatles. Questo è il modo in cui sono entrato a conoscenza di Justin Bieber: cercando video a caso su youtube. Ma c’è chi, invece di perdersi in flame interminabili in giro per la Rete, si è ‘ispirato’ a Bieber per un’idea veramente geniale: prendere un pezzo a caso dello squittente canadese – nello specifico, la caramellosa U Smile – e rallentarlo dell’ottocento per cento, così, per vedere che effetto fa. L’autore della genialata è tale Nick Pittsinger, che per portare a termine l’impresa pare si sia servito di un semplice programma freeware e nient’altro; di sicuro c’è che, una volta caricato su soundcloud, U Smile versione 2.0 (o sarebbe meglio dire 800.0) si è immediatamente diffusa a macchia d’olio fino a diventare uno dei tormentoni del momento, coinvolgendo allo stesso tempo buontemponi e gente di un certo livello (dell’esperimento si è parlato pure sulle prestigiose colonne del Newsweek) con inevitabile strascico di emulazione internettiana in cui, all’improvviso, tutti si sono messi a rallentare (o velocizzare) tutto. Ma U Smile, che nella versione extended dura trentacinque minuti, è speciale, ha un senso, uno scopo e una dignità probabilmente superiori all’originale anche a prescindere dall’originale: ascoltando la traccia senza avere la minima idea da dove provenga ci si trova comunque di fronte a un monolite di pura estasi trascendentale, qualcosa come il perfetto incrocio tra lo “stupore cosmico” di Rhys Chatham nel mastodontico A Crimson Grail e la trance music più ipnotica e minacciosamente rituale dei Dead Can Dance e dei primi In Slaughter Natives, in ogni caso qualcosa di infinitamente stratificato, spaventosamente imponente e profondamente liberatorio nel suo fluire di toni dalle variazioni impercettibili ma costanti, dove la vocina querula del pagliaccesco infante diventa un colossale rombo angelicato che susciterebbe l’invidia di Lisa Gerrard e la gioia di La Monte Young. Nessuna ironia: questa U Smile deve finire immediatamente nelle vostre playlist a fianco del Vuvuzela Drone (e relativa puntata di Radio Dio corrispondente), a Touch Strings di Phill Niblock, all’opera omnia di Yoshi Wada e a tutti gli altri pilastri comprovati della drone music più pura e incompromissoria (oltre a non poter mancare in generale nella collezione di chiunque nutra anche solo un lontano interesse per il suono). La trovate Qui, basta premere ‘play’; uscirne, in compenso, è tutto un altro paio di maniche.

L’agendina dei concerti: richiamino.

una valida alternativa all'egemonia delle vuvuzelas.

 
Spuntano fuori nuovi appuntamenti a Bologna, da aggiungere alla già strapiena agendina dei concerti di questa settimana. Oggi pomeriggio c’è Hugo Race gratis in Piazza Verdi; dalle 18 in poi. Poi tutti all’XM24 che tanto non si accavallano gli orari. Domani sera, per chi non ne ha mezza di andare a sudare in mezzo a centinaia di stronzi per LCD/!!! a Ferrara, e magari ha voglia di sentire del jazz coi controcoglioni eseguito da uno tra i più grandi luminari viventi della materia, al Festival di Santo Stefano c’è il mitico Franco D’Andrea al piano solo per una performance nel segno di Thelonious Monk.
Sabato e domenica a rischiarare il weekend di chi resta in città e predilige i suoni drogati ci pensa il Modo Infoshop con una doppia da ringraziare di avere un paio di orecchie funzionanti: si comincia sabato dalle 20.30 con concerto + seminario di didjeridoo del veterano Gianni Placido, che presenterà il nuovo CD Ab Origine con una performance dal vivo suonata con più didjeridoo e basi elettroniche. Roba da far schizzare il cervello direttamente su Plutone, e senza nemmeno bisogno di ingurgitare alcunchè di psicotropo! Il Paradiso, praticamente. Domenica invece l’appuntamento è alle 19.30 per un solo show in compagnia del sax del gigante Katsura Yamauchi (date uno sguardo al suo mostruoso curriculum poi ditemi se non vi tremano i polsi); c’è anche il tempo di mangiare un boccone prima dei Dysrhythmia all’XM.