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Tanto se ribeccamo (speciale crossover): LIMP BIZKIT

L’anno di uscita del primo disco dei Bizkit era il ’97. Arrivò più o meno dal nulla, un gruppo di sconosciuti prodotti da Ross Robinson all’apice della sua influenza, con Dj Lethal in formazione e una fama di protetti numero uno dei Korn. La cosa aveva un suo fascino perverso. Il disco uscito fuori si chiamava Three Dollar Bill Y’all ed era griffato Interscope: ancor oggi è un lavoro prodigioso. Si tratta di un disco rap metal piuttosto d’ordinanza, in realtà, ma probabilmente contiene il miglior lavoro sul suono mai fatto da Robinson. In pezzi tipo Leech o Stalemate la voce gli strumenti e i campioni sembrano mischiarsi in un pappone informe a cazzo che esce dallo stereo in un modo così prepotente da suonare più fastidioso di una coltre di feedback. La band parte alla conquista di un posto al sole con i consensi unanimi di pubblico, critica e colleghi musicisti. Un paio di episodi, tipo Counterfeit e la cover di Faith di George Michael (una orribile cover anni ottanta nei dischi crossover di questo periodo è una sorta di obbligo) testimoniano già di una grandissima spendibilità nel mercato del pop generico e caciarone. Faith, tanto per dire, finirà a fare il pezzo di punta nella colonna sonora di Cose molto cattive, una commedia politicamente scorretta che potrebbe spuntare una buona posizione in un ipotetico contest popolare per eleggere il peggior film degli anni novanta. Da questo punto in poi i Bizkit sono un gruppo di successo: il primo disco era partito lento ma continua a vendere. Quando nel ’99 il gruppo licenzia il secondo album, Limp Bizkit ed MTV sono già più o meno la stessa cosa.

Significant Other, questo il titolo, fa cagare. Liquidato Ross Robinson, la band registra il disco con Terry Date e assolda Brendan O’Brien per il mixaggio -vale a dire il modo più sicuro di far uscire fuori un disco coi suoni grossi senza un briciolo di cattiveria dentro. Il disco sarebbe potuto uscire tranquillamente dieci anni prima identico e firmato Urban Dance Squad, non fosse così doloso e in malafede. La poetica di Fred Durst, già all’esordio un indisponente rappettaro di buona famiglia che fa finta d’esser negro, esplode in tutta la sua incredibile grettezza. Il ritornello del singolo-chiave del disco (Nookie) recita testualmente “l’ho fatto per la figa“, ma contestualmente il disco contiene una canzone contro il sesso disimpegnato. Dj Lethal è già ridotto al ruolo di macchietta: il ruolo predominante nella musica è quello della chitarra di Wes Borland, pittoresco uomo-immagine della band che dal vivo suona con il corpo dipinto. La critica dell’epoca è ancora piuttosto entusiasta, ancorchè (dalle nostre parti) più prudente, ma a conti fatti la critica non gioca più alcun ruolo nell’esplosione del fenomeno Limp Bizkit, da qui in poi una sorta di estensione musicale della figura di Fred Durst come una sorta di novello opinion leader della generazione over-18 di un’America che sta per eleggere trionfalmente Bush figlio. Sembrano dodicimila anni fa.

L’esordio di Significant Other al numero uno di Billboard non è proprio il calcio d’inizio dell’epoca nu-metal, ma senz’altro è il suo bollino blu. Da qui in poi il piano di rendere gruppi crossover di facile consumo e nessuna credibilità indie (Papa Roach, Taproot, Hoobastank e gli altri seicentomila, quasi tutti pompati ad libitum nel triennio 2000/2002 e quasi tutti giustamente finiti nel dimenticatoio dopo quell’inglorioso periodo) delle teste di serie da un milione di copie, roba che al confronto bands di grandissimo successo tipo Puya o SOAD o Incubus ci facevano la figura dei duri e puri. Lo stesso Fred Durst diventa un produttore di successo: inizia a dirigere video per gente del giro e non, diventa vicepresidente di Interscope, inizia ad ammorbare il mondo con le sue concezioni musicali -che comprendono gli Staind, tanto per dire. Il disco successivo dei Bizkit è probabilmente quello di maggior successo: si chiama Il buco del culo  e la sborra ed è una versione per dementi della musica contenuta nel disco prima. Nel frattempo Take a Look Around è già il tema musicale della colonna sonora di Mission: Impossible 2 (un’altra ciofeca, in prospettiva), il che basta e avanza a renderlo un best seller anche rispetto al disco prima. Chocolate Starfish etc non è già più affare dei fan della prima ora, ormai impegnati a trovare una ragionevole via d’uscita alla stasi creativa dell’ultimo biennio di metal moderno, ma l’iniziale Hot Dog fa comunque malissimo. Contiene il ritornello di Closer dei NIN, rovesciata in you wanna fuck me like an animal e canzonatoria fin dalle intenzioni. Lessi un’intervista a Trent Reznor, probabilmente era Rock Sound, che commentava una cosa come “per me questi gruppi metal bianchi che cercano di rappare come dei neri sono solo merda“. Incalzato dal giornalista sul perchè avesse concesso i diritti all’uso di un suo testo, rispondeva grossomodo “non posso mica impedirgli di fare il suo disco“. Fred Durst, ai tempi di Chocolate etc, sta sui coglioni a tutti. Litiga con Eminem, con Scott Stapp, con gli Slipknot e -sostanzialmente- con chiunque altro. Wes Borland esce dal gruppo: i Bizkit indiranno un concorso per i fan allo scopo di sostituirlo. Arrivati alla fase finale dicono ciao ciao al concorso ed assoldano Mike Smith (degli Snot) come sostituto ufficiale. Le tracce che la band aveva inciso, facendo suonare le parti di basso al bassista Sam Rivers e allo stesso Fred Durst, destinate a un quarto disco della band di cui viene annunciato più o meno settimanalmente un nuovo titolo, vengono reincise dal nuovo chitarrista. Se ne aggiungono altre scritte da lui e si arriva nel 2003 alla pubblicazione di quello che è probabilmente l’album più triste della storia del crossover. Si chiama Results May Vary e sancisce la fine, anche commerciale, dei Limp Bizkit.

In realtà Results May Vary non è così differente, a livello di qualità, dai due dischi prima; il principale problema del disco è che esce nel periodo più sbagliato della storia. I Bizkit sono sempre stati una band qualunquista, in cui tutto funzionava nella misura in cui qualcuno era disposto a spenderci dei soldi; la totale assenza di messaggio e cattiveria li aveva resi appetibili per tanti ma aveva allontanato l’unico possibile nocciolo duro di fan: la gente nel frattempo aveva le palle piene di nu-metal e chitarre ribassate, cercava un povero cristo da mettere in croce, ha trovato Fred Durst (che in questo periodo pare avere una storia con Britney Spears) ed è andata a comprare i chiodini. Probabilmente Fred lo meritava in pieno, ma l’uscita di Results May vary ha comunque provocato una delle più violente e chiassose ondate di facepalm nella storia della critica rock. Esordisce in cima alle classifiche, ma complessivamente vende sì e no un quinto del suo predecessore.

Verso la fine del 2004 la band sembra voler tentare un ultimo assalto alla diligenza: Wes Borland torna in formazione e i Bizkit si mettono a lavorare, senza il batterista John Otto (in rehab), ad un disco “politico” con -nientemeno- il redivivo Ross Robinson dietro la cabina di regia. Le tracce vengono registrate relativamente in fretta e licenziate su un EP griffato Geffen ed intitolato The Unquestionable Truth pt.1. Paradossalmente il disco è di gran lunga la loro migliore uscita ad eccezione dell’esordio: nient’altro che un disco rapmetal vecchia scuola, palesemente privo di credibilità nel suo annaspare alla ricerca di un messaggio forte ma comunque sensibilmente più violento e chitarroso dei tre dischi che lo precedono. E comunque è troppo tardi per tutto: il disco non viene promosso e vende così poco che nessuno s’è mai chiesto che fine abbia fatto la parte 2. A brevissima distanza esce il primo greatest hits della band, promosso poco e male e disconosciuto dagli stessi membri del gruppo. Wes Borland esce di nuovo dalla band, la quale si scioglie senza cerimonie. è il 2005.

Quattro anni dopo, nell’estate del 2009, il gruppo torna in scena per una serie di concerti in giro per il mondo. Contestualmente torna anche in studio per registrare un disco nuovo di zecca, chiamato Gold Cobra. Ad essere sinceri il materiale registrato -a quanto pare- è sufficiente a riempire due dischi, una minaccia che il gruppo non si sente di escludere. Fermo restando che se questo è il caso, la prima parte è comunque già in ritardo di un anno e mezzo. E la musica contenuta, considerando le anteprime, di almeno vent’anni.