Si può dare di più senza essere eroi.

Diciamolo: chi se ne fotte del Festival di Sanremo. Tutti lì a parlare solo di quello e mai nessuno che parli di altre cose ben più importanti come – che so – il fatto che nelle Marche hanno arrestato un egiziano per possesso di eroina e questi per cercare di salvarsi ha affermato di essere il fratello di Ruby oppure del fatto che ultimamente chi guarda il Tg4 ha il piacere di poter vedere un Emilio Fede clamorosamente alla canna del gas, nello stato di forma penoso di chi ha capito che ormai è finita e non c’è più nulla da fare. Si parla del Festival (a proposito, son praticamente certo che lo vincerà Emma Marrone – con un conduttore del calibro di Gianni Morandi non può che vincere una che si chiama Marrone, è matematico) e non si sa più che fine hanno fatto, tra gli altri:

  • Alberto Stasi;
  • Flavio Montrucchio che ha vinto il Grande Fratello, sposato una velina poi è sparito nel nulla;
  • Fedro Francioni che sempre al Grande Fratello emetteva peti e rutti da gita in terza media;
  • Patrick Ray Pugliese, col suo caschetto biondo da gita in terza media;
  • Pucci, il comico meno divertente di tutti i tempi;
  • Loredana Bertè sempre più simile ad una homeless;
  • Justin Bieber;
  • Robert Kubica;
  • Alessandro Nannini, fratello di Gianna;
  • David Beckham;
  • Ronaldinho;
  • Adriano;
  • Jerry Calà, un guru per intere generazioni di ragazzi italiani;
  • i Ragazzi Italiani;
  • i Barbarian Brothers;
  • Fabio Lanzoni;
  • Fabio Quagliarella;
  • Fabio Capello;
  • il parrucchino che Gigi Buffon indossa per camuffare la chierica;
  • i tizi della Red Bull che volevano comprare il Torino;
  • Roberto Cota che aveva barato alle elezioni regionali piemontesi ma poi è rimasto lì con le chiappe sulla poltrona di governatore del Piemonte;
  • il nuovo disco dei Subsonica;
  • il nuovo tour dei Subsonica che è probabilmente già sold out per merito degli studenti fuorisede che son rimasti fermi al ’99 e l’ultimo concerto che hanno visto è stato quello dei 99 Posse (o magari dei 99 Fosse, a seconda dei gusti e delle tendenze);
  • Madonna, che artisticamente è finita nel ’99 quando i Daft Punk hanno rifiutato di produrle un disco e da allora si trascina per i palchi come una salma, seppur ben conservata grazie ai segreti della Kabbalah;
  • la salma di Mike Bongiorno;
  • la salma di Silvio Berlusconi.

Queste sarebbero le cose da conoscere ed approfondire per affrontare la vita a testa alta, altroché Sanremo con il suo carico di inutilità. E poi chi ha il coraggio di guardare Sanremo quando puoi benissimo cambiare canale e sintonizzarti su un canale del digitale terrestre dove fanno vedere repliche di Cantando Ballando ventiquattr’ore su ventiquattro, senza soluzione di continuità? È roba da rimanerci secchi nonché da ridere tantissimo, meglio del crack o di un ATP con gli Animal Collective e mille altri gruppi fritti dall’LSD. Assieme alle repliche ad orario da fornaio di Maddecheao’ su Raidue (ormai non dormo più come una persona normale per riuscire a vedere Corrado Guzzanti nei panni di Lorenzo) è il programma musicale definitivo. Anzi, più che un programma musicale Cantando Ballando è uno stile di vita. Di recente ci ho visto cantare pure un mio amico che fa pianobar e guadagna un sacco di soldi suonando ai matrimoni e nei centri anziani, non ho mai provato così tanta invidia in vita mia.

FOTTA! – Sanremo 2011 meno cazzo di uno!

Antichrist

Caps lock alla fotta: tomorrow is the day, le cinquantuno inutili settimane dell’anno senza festival di Sanremo sono finalmente passate e, in un tripudio orgiastico che prelude al ritorno della primavera, ci ritroviamo come Benandanti in volo notturno al seguito della dea – chiaramente Belen, o un’altra bagascia del genere – a combattere a colpi di finocchio le streghe cattive radunatesi ieri in piazza.

Non che il Festival, o l’atto di vederlo, abbiano qualcosa a che fare con il ruolo della donna, ma io qualcosa di antipatico da qualche parte dovevo pur scriverla, e se quello che ho scritto finora vi sembra fuori di testa (anche se tratto dalla lettura superficiale di seriosi testi di medievistica), aspettate di sentirmi domani a mezzanotte.

Tricarico


La mezzanotte di domani! Non posso aspettare fino ad allora, fino al sacro momento in cui le quattordici tracce infernali avranno mostrato la loro anima più nera, e – sorprendendoci tutti – Al Bano sarà già estromesso dal Festival. Domani! Domani, quando tutta l’Europa (più Israele e Turchia) si collegherà con Raiuno in Eurovisione – tutta l’Unione trasmette il Festival a reti unificate: facciamo eccezione noi, per colpa di quel porco di Berlusconi con le sue reti e dei comunisti sul tre – e si unirà focosa al televoto che porterà, sabato prossimo, all’incoronazione del Sessantesimo Erede di Nilla Pizzi.

Non che i Vincitori siano sempre stati degni: tutti ricordano che Berlusconi, che già ha portato via tutto quanto a noi italiani fuorché la Chiesa cattolica – che purtroppo sta lì lì – , minaccia sempre più concretamente di toglierci anche il Festival, manovrando nell’ombra perché i suoi ragazzotti effemminati e arroganti trionfino all’Ariston. Ma Carta e Scanu, con un po’ di fortuna, non avranno seguito, e in attesa del trionfo elettorale di Vendola (la Franca Raimondi della politica internazionale), Giannone Morandone, da bravo rosso, ha approntato un set di cantanti che permette qualche speranza di restaurazione.

RESTAURAZIONE, questa è la parola. Andasse affanculo la cazzo di modernizzazione. Il rinnovamento, la freschezza. Cosa cazzo ci ha portato la modernità, così in generale? La democrazia (così i fregnoni votano, e l’effetto è non più irrazionale e povero di risultati di situazioni tipo I re taumaturghi), la disgregazione della famiglia, l’alfabeto che ha permesso a tutti di leggere e scrivere, la stampa che ha permesso a tutti di avere dei libri, l’internet che ha distrutto i cazzo di dischi e, restando a Sanremo e alla musica italiana, Carmen Consoli, Tricarico e la voce ingolata di Malika Ayane.

Se cerchi Via Merulana su Google esce questo, mio Dio, che mai potrà voler dire? Antichrist

E sebbene questa edizione non sia priva di sciocche istanze di rinnovamento (con robaccia tipo i La Crus – dopo vent’anni pronti al grande pubblico e ad eccitare con brividi d’avanguardismo i vari Fegiz e Castaldo -, Van De Sfroos, Tricarico che rende indie i centocinquant’anni d’Italia), è al tempo stesso piena di tali tombe, di tanti catafalchi che rischia a buon diritto di essere la più bella e retrograda dal 2006, anno del trionfo della metaforica Vorrei avere il cazzo di Povia (grande assente del 2011), del piazzamento di pièces del calibro di Dove si va affanculo dei Nomadi, dello sfolgorante esordio della Tatangelo (con le worst Festival lyrics ever di Essere una donna) e delle struggenti testimonianze dei superclassici Zarrillo (L’alfabeto degli amanti della cocaina) e Oxa (con Processo a me stessa, scritta a quattro mani con Panella, nel senso del norcino di Trastevere).

Che schifo le tettine di Scanu


Il 2011 prevede i seguenti pezzi forti: Oxa, imperdibile e peccaminosa con La mia anima d’uomo (uno schiaffo alla femminiltà comunemente intesa, una carezza alle donne “spezzate” dalla vita di tutti i giorni e da certi presidenti del consiglio: già piango); Al Bano, con Amanda è libera (evidente sfruttamento della cronaca nera per vendere quelle due copie in più. Alone Banone prenota un posto tra i due esclusi della prima sera, cosa che lo farebbe entrare nella leggenda); Patty Pravo, Il vento e le rose (praticamente già mi sembra di non capire un cazzo del testo per via della pronuncia impastata, dovuta a sua volta dall’eccessiva chirurgia plastica); Luke Redbeard con tale Raquel Del Rosario (con la mestamente intitolata Fino in fondo: praticamente la visione di una zona mesta di Roma centro –tipo Via Merulana- nel 1986); Anna Tatangelo, la più credibile erede della romanza italiana, la scommessa di Bastonate per questo Festival e la più seria candidata al Premio Bastonate; gli Arcade Fire, freschi del Grammy Award, che in coppia con Andrea Mirò propongono il loro primo pezzo in italiano (‘O Funerale); e infine, perché no, Max Pezzali con l’ennesima, spenta metafora calcistica.

Basta, basta, tempus fugit e non me ne frega un cazzo di nient’altro. Cominciate ad accendere il televisore fin d’ora, pagate il canone, collegatevi in Eurovisione. Ci siamo, FOTTA!

Panella