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Pagare la musica #1

Sulla mensola in sala, a tenere fermi i miei 19 vinili (di cui 3 del mio gruppo), c’è la scatola in legno del Big Muff.

Big Muff versione americana, quello grigio alluminio.
Il Big Muff è un pedale per la chitarra.
Un pedale per la chitarra è un aggeggio dove entra un jack e ne esce un altro e cambia il suono che la tua chitarra avrebbe se entrasse diretta col jack nell’amplificatore.
Il jack è un cavo che trasporta il segnale dai microfoni che ci sono nella chitarra a qualcos’altra che chitarra non è.
L’amplificatore, in questo caso, è quel qualcosa che chitarra non è.
Nella scatola del Big Muff sulla mensola ci teniamo i preservativi.
Sotto alle due scatole di preservativi (una delle due è vuota, ora la getto nella stufa) c’è uno scontrino.
Intestazione: Muzik Station SNC – via 1° Maggio 17 – Correggio RE
Data: 23.12.2002
Importo: 143€
Asterischi *** 1€=LIRE 1936,27 *** Altri asterischi.

Quello scontrino è lì dal giorno che ho comprato quel pedale.
Il giorno, come si evince dalla data, era un giorno sotto Natale di 10 anni fa.
Con tutta probabilità mi ero fatto un regalo. Il verbo evincere è sempre un gran lusso.
Di tutte le cose che nella mia vita ho usato per suonare, solo una mi è stata regalata: una chitarra acustica amplificabile, marca Tanglewood, anch’essa fu un regalo di Natale (o di Santa Lucia, dalle mie parti va un casino), e tutt’oggi fa bella mostra di sé su un poggia chitarra di fianco alla porta del bagno.
Tutto il resto l’ho comprato. Quando ancora non avevo un lavoro mettevo da parte soldi della paghetta mensile mese dopo mese, si andava in scooter in negozi di musica a Reggio o a Modena a rompere i coglioni ai commessi per ore. Quel genere di clienti che odierei fortissimo. Come contrappasso ci facevamo fregare almeno la metà delle volte.
La mia prima chitarra elettrica fu una Fender Strat. Si chiamava proprio così: Strat, una chitarra che palesava la propria inferiorità fin dal nome, misera apocope di Stratocaster.
La comprai usata, pagandola circa 700.000£.
Aveva la leva al ponte, cioè aveva una leva là dove le corde entrano nel corpo di legno, giusto dietro i pick-up (che sono i microfoni), per fare quell’effetto che di ondulazione del suono tipo “Uaun-uaun”. Ogni volta che facevi Uaun-uaun con la leva, tutta l’accordatura andava a rane. In genere l’accordatura della mia Fender Strat andava a rane dopo un’ora che suonavi – indipendentemente dalla leva. Accordare una chitarra del genere era faticosissimo. Per me, almeno. Spiego. Quando c’è una leva, di solito, c’è un ponte Floyd Rose. Ovvero un ponte per le corde (si chiamerà così perché le corde ci passano sopra, desumo) che le fissa attraverso 6 dadi, uno ciascuna, per dosare l’accordatura fine – lì dove c’è la leva; e le fissa però anche a capotasto, ovvero dall’altra estremità della chitarra, poco prima che le corde si avvolgano nelle meccaniche in quella parte chiamata paletta, cioè alla fine del manico. Dio mio, difficilissimo. Questo tipo di ponte si chiama così perché lo inventò Floyd D. Rose, che suonava la chitarra nei Q5. Mai sentiti. Metti che una delle corde si scordi, cioè non suoni più la nota per cui è stata creata dal dio delle chitarre: allora provi a girare il dado per riportarla alla sua nota. Metti caso che la stonatura sia troppa, e il filetto della vite di questo dannatissimo dado finisca prima che tu raggiunga il tuo obiettivo, allora significa che devi svitare tutte le viti a brugola sulla paletta, risistemare l’accordatura alle meccaniche, riavvitare, risettare i dadi sul Floyd Rose e aspettarti che da lì a 4 minuti un’altra corda ti faccia mandare in culo le prove perché si scorda di nuovo.
Ammetto che questa cosa di accordare le chitarre e capire come funzionano non era esattamente nelle mie corde (ahahaha!)(cretino), e non lo è tuttora.
Vendetti la Fender Strat e comprai un’imitazione della diavoletto Gibson, in quella simpatica sottomarca che è la Epiphone. Una diavoletto rossa: 400.000£. Suonava da merda.
La terza chitarra che comprai fu una Fender Telecaster. È quella che uso ancora oggi. Una decina d’anni dovrebbe averli. Indicativamente la pagai 1.000€, o un milione di lire, ora non ricordo. Voi vi ricordate quando l’euro è entrato in vigore? Ve lo dico io: 2002.

Queste chitarre funzionano così: infili le corde dal retro attraverso un buco, queste si bloccano nel legno grazie a una pallina di metallo che non passa dal buco, porti l’altra estremità della corda alle meccaniche e accordi. Senza dover avere con te un kit da elettrauto. Tutto è più lineare, intuitivo. Il Floyd Rose è come lo spazzolino elettrico, o le macchine con cambio automatico: è innaturale – con tutto il rispetto per Mr. Rose, che spero campi ancora vent’anni lui, il suo gruppo e le sue chitarre di merda.

Il discorso che volevo fare comunque era: da quanto mi risolsi nella decisione che spendere soldi per truccare il motorino era un’attività che aveva concluso il suo tempo, e il dentista lo pagava ancora mia madre, tutto quello che mettevo da parte l’ho sempre usato per comprarmi roba per suonare.
Prendi la Telecaster di cui sopra. La ditta Fender ne produceva due tipi: una fatta negli U.S.A. e una fatta in Messico. La prima costava il doppio. Quando al Muzik Station provarono a spiegarmi le differenze tra le due cominciarono ad entrare nomi di alberi, nomi di ingegneri, nomi di pick up e altre cose che non avrei potuto capire. Chiesi di provarle. Prima una e poi l’altra. Ma non l’avrei fatto io. Io sarei rimasto di spalle, e avrei scelto quella il cui suono mi avrebbe convinto di più. Scelsi la messicana.
Questa storia delle chitarre ascoltate di spalle sono sicuro che sia vera, ma non ricordo se l’ho inventata io o me l’hanno raccontata.

In genere per il capitolo “acquisti di robe per suonare” adotto il medesimo principio in uso per il capitolo “acquisti in generale”, ovvero: non compro nulla solo perché c’è qualcosa di nuovo da poter comprare; non compro nulla nemmeno se c’è qualcosa di meglio da poter comprare. Compro qualcosa quando ciò che possiedo di vecchio non mi soddisfa più.
Su un singolo sottocapitolo però, lungo tutta la mia carriera di acquirente, ho sempre transatto: i pedali per chitarra, diminutivamente chiamati pedalini. Ci tengo a precisare che non ho mai usato il participio passato di transigere in vita mia a parte nell’ultima proposizione.

Da quando ho cominciato a suonare ho comprato circa 50 pedalini, di cui me ne restano circa 30, sparsi tra sale prova, pedaliera, amici, soffitta, davanzali. Uno ricordo di averlo visto sotto la barchessa fuori un paio di settimane fa mentre sistemavo la legna. Ora lo vado a recuperare. In numero sono superati solo dalle magliette dei gruppi – Agnese un mese fa ne ha contate 48 (di cui 7 del mio gruppo). Al conto se ne sono aggiunte altre 4 nelle ultime 2 settimane.
Questo pezzo, per la noia che mi sta elargendo nel rileggerlo, direi sia già lungo a sufficienza.

Capra

STREAMO – Serena Maneesh – Abyss in B Minor

Seguendo questo comodo ed agevole link, e non so per quanto tempo ancora, potrete godere di un’anteprima legale di una cosa che -conoscendovi- vi sarete già scapicollati a procurarvi illegalmente, AKA il disco nuovo degli scandinavi Serena Maneesh (ho sempre pensato fossero svedesi, ma sul myspace c’è scritto che vengono da Oslo -suppongo che alla fine della fiera vengano da Cleveland o posti del genete). Esce su 4AD, e in questi casi un mio vicino di casa commenterebbe con un laconico “ciou”. Ve la faccio spiegare una volta che passate di qua. Una delle regole fondamentali dei blogger: quando non hai idee fai un post a punti, ragion per cui proviamo a metterne insieme una decina, tanto per non sembrare gente che se ne frega ad ogni costo. Viva voi.

  • hanno un disco d’esordio davvero bello.
  • sono uno dei due gruppi rock coccolati a man bassa dal giro Smalltown Supersound. L’altro, per capirci, sono i Jr Ewing.
  • hanno un secondo disco appena arrivato nei negozi.
  • mio fratello mi ha chiesto una compilation di pezzi trucidi anni ’80 e sto temporeggiando.
  • continuano ad essere una delle principali ragioni per fare dei distinguo tra neo-shoegaze merdoso e neo-shoegaze decente -senza i SM la seconda categoria sostanzialmente non esisterebbe.
  • parlando di MBV, siamo ben oltre all’omaggio. siamo più dalle parti del sì dai vedi un attimo quanta gliene riusciamo a vendere ancora.
  • si vestono di merda.
  • questa cosa dell’iniziale maiuscola è sopravvalutata.
  • c’è un pezzo che non c’entra un cazzo con quello che c’era prima, chitarrine psichedeliche marce su una base prog brutta e drogata tipo fan dei primi King Crimson, si chiama DIWSWTTD ed è stato palesemente composto per il LOAL o il WTF.
  • da lì in poi la musica inizia a smettere di saccheggiare i MBV e diventa sfattanza pura, stile i pezzi dei Talk Talk che non vi ricordate nei dischi post tutto dei Talk Talk.
  • alla luce del pezzo in questione, la scelta di pigiare i pedali e saturare le chitarre non è affatto malvagia.
  • siate profittevoli e divulgativi, ma comprate i dischi che vi piacciono e bevete meno spriz. e già che ci siete domenica votate IL BENE.
  • buonanotte.
  • queste stelline sono davvero umilianti. è colpa di wordpress.