BOCELLI CE BLASTA: Sanremo terza serata, senza te o con te.

bb

Si nota già un generale aumento della qualità delle canzoni, dovuto soprattutto all’incremento di confidence dei cantanti e al fatto che l’altra sera ascoltavamo i pezzi per la prima volta. Il critico musicale italiano, in questo, riesce con un certo genio ad assommare la schizofrenia tra IO SONO SERIO I DISCHI ME LI ASCOLTO VENTOTTO VOLTE E APPROFONDISCO E NON LASCIO NULLA AL CASO senza riuscire ad ammettere di aver sparato cazzate dopo un solo ascolto sul palco con dei fonici opinabili e gli artisti terrorizzati. Noi, per quanto ci riguarda, diamo la colpa di tale e tanta assuefazione alle nostre cazzate pregiudiziali ad una scelta di campo, naturalmente (abbiamo letto Bertrand Russell invece di guardare la TV, quando Bertrand Russell è diventato inevitabile abbiamo iniziato con Grisham, e quando la gente ha iniziato a ripescare il Grisham grande narratore di storie americane ricominceremo a farci massivamente di televisione rivendicando un ritorno alla purezza concettuale e la purga del trash, il che a conti fatti pone quelli che commentano tre programmi televisivi a settimana su twitter una possibilissima avanguardia culturale del paese nell’anno 2015 -dandoci la possibilità di smetterla con le marchettine sui social, puntare a qualche cattedra di prestigio in certe università di periferia, stempiare la nostra capigliatura e circuire le studentesse ventunenni. I dieci che ce la faranno potrebbero venire spernacchiati dagli altri, ma possono sempre accusarli di essere hater. Il che ci mette di fronte al fatto che la rivoluzione digital è destinata a un fallimento programmatico e non dissimile da quello della rivoluzione francese, del movimento hippy e del punk rock (magari fermatemi quando pensate che stia esagerando). Loro avevano la Marsigliese, Hendrix e i Dead Kennedys, noi in pole position abbiamo Renga.

 

Renga in pole position è come il governo Letta o quando c’era Jim Courier in cima al ranking dell’ATP, cioè tipo il segnale di una situazione di stallo in cui -in attesa di tempi migliori o di un colpo di spugna- viene promosso come testa di serie uno sfigato qualunque che dia contemporaneamente l’impressione che il trono sia vacante e occupato. Ci vuole talento, naturalmente, e gli invidio molto la barba e la forma fisica, un po’ meno le doti vocali (quando canto somiglio a Mike Johnson) (scherzo), ancora meno la canzone che ha avuto il fegato di portare. Sulla serata di ieri, fermo restando che alle undici e mezzo ho deciso di anteporre il sonno arretrato alla mia sete di conoscenza, non ho commenti da fare, quando han fatto la gag delle canzoni a cappella ci avevo creduto, poco altro. E ci tengo a precisare che non ho niente contro Jim Courier e non so niente di lui, ma se non metti un gancio sportivo ogni tot scendi nella classifica di Wikio. Seguono giudizi modificati rispetto alla prima serata:

 

IL CRIBER

La magia non poteva durare, naturalmente. O in alternativa il fottuto CRIBER ha dato tutto nella prima serata e questa cosa è un errore tattico abbastanza devastante (tipo usare il NOS troppo tempo prima del traguardo, questo se siete dei fan di Fast&Furious) (ma se avete visto il 4 sapete che la sottile differenza tra errore madornale e strategia vincente dipende dalla tua capacità di improvvisare). Considerate il testo tra parentesi parte integrante di un periodo troppo lungo per il mio cervello e concludetene che probabilmente il fottutissimo CRIBER può giocarsi ancora un paio di bombe, cosa che Arisa sta facendo dal primo giorno (il suo secondo posto è altrimenti inspiegabile, anche se ieri sera mi sono abbioccato prima di sentirla ricantare).

 

GIUSY FERRERI

Settima al parziale di ieri sera, sempre più in cima al mondo.

 

RIFAZI

Abbastanza glorioso Bob Rifo (grossomodo l’unico personaggio esteticamente arrapante e artisticamente inattaccabile che abbia messo piede sul palco dell’Ariston nell’ultimo decennio) non perdere la calma sul palco con Gualazi e sorridere persino un po’ mentre il FAZ lo riempie di gag esilaranti tipo CIAO BLOODY VIENI QUI BLOODY, CHISSà COME SEI SOTTO LA MASCHERINA BLOODY.

 

PERTURBAZIONE

Hanno un testo che è una specie di rip-off di Ex-Girl Collection degli Wrens, questa cosa mi ha imposto di riascoltarla sul tubo dopo l’esibizione, CIAO CER. L’altro video che ho guardato sul tubo a Sanremo ieri è stato quello di Bocciofili mentre Luciana Littizzetto veniva insultata da chiunque su internet per un monologo che per carità, bruttino parecchio ma prima della fondazione di ComedySubs.org avrebbe fatto strage di cuori. Poi il monologo è sfumato e un danzatore maschio superdotato ha fatto un balletto con le stampelle, e questo è il momento più politicamente scorretto di Sanremo da quando Ceccherini lanciò una fiorentina cruda sulle prime file del pubblico.

 

Credo nient’altro: Frankie mantiene intatta la sua dignità anche vestito da gelataio, Sinigallia mantiene intatta la mia voglia di morire durante Sinigallia. Volevo sentire The Niro e Rocco Hunt ma 1 mi sono abbioccato e 2 quando dico che li volevo sentire sto mentendo. Mentre gioivo per l’assenza della canzone napoletana in concorso arriva Renzo Arbore color marrone fosforescente e io mi continuo a chiedere come se la vivono questa cosa quelli di Secondigliano.

LA STRADA NON PRESA // Sanremo 2014 serata due, appunti su Baglioni

I rubini se la cantano alla grande! benji disco dell'anno!!!111

I rubini se la cantano alla grande! benji disco dell’anno!!!111

L’infusione musicale nazista scavò dentro ogni tedesco un piccolo auditorium e ne ingrandì l’anima affinché i suoni si armonizzassero con la musica interiore sincronizzata con le marce dei panzer, poi, trionfò Lili  Marleen*. Cos’è successo ieri a Sanremo, non lo so, non ricordo, perché quello che è certo è che quando è salito sul palco Baglioni, e si è seduto al piano, era come se un usignolo fosse entrato all’Ariston, e dall’Ariston nelle nostre case, riempiendole di gioia e bellezza. Possa il mio cuore essere sempre aperto agli uccellini, che sono il segreto del vivere**: Baglioni, Claudio Baglioni, lo stesso Baglioni che straziava i cuori delle nostre madri, e che per questo forse non abbiamo mai perdonato, autoilludendoci di non apprezzarne i dischi, creando noi stessi metallari e grunge, lo stesso Baglioni, ma senza riccioli, senza completo jeans, ma pur sempre Baglioni, ieri ha infine straziato i nostri, di cuori, ammiccando a noi, proprio a noi alla fine del suo torrenziale solo show, come dicesse, Visto che mamma aveva ragione?, meglio, come dicesse, Vi voglio bene, o forse solo, semplicemente, A regà, ma sti carzoni, li voi o nun li voi?

Ed eccoci così, stupiti e sconvolti, restituiti a una nuova non-vita che ci vedrà forse, domenica mattina a festival finito, trafelati a Porta Portese a rivendere gli inutili dischi accumulati in questi anni, sperando che ce li permutino perlomeno con un 45 giri del Passerotto.

Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra molti anni: due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta***, e sbagliai ogni cosa.

 

 

 

* Mi piacerebbe spacciarmi per genio, ma i versi sono di Valentino Zeichen
** E questi di E. E. Cummings
*** E questi ancora di Robin Williams

BOCELLI CE RIVEDE!!11!! Sanremo 2014 serata 2, o de li EMOZIONI VERI

noemi

(Questo pezzo sarà fondamentalmente illeggibile e conterà parecchi incisi tra parentesi, ma vi invito a non considerarlo tanto un pezzo di Bastonate su Sanremo quanto piuttosto un viaggio.)

Non so se abbia senso ritirare fuori una volta ogni quattro ore (l’ultima stamattina al bar con una letale commistione tra l’analisi politica di Gramellini sulLa Stampa e l’invettiva di un distinto cinquantenne grillino incazzato che ha commentato il summit Grillo-Renzi urlando VALÀ CHE DIO **IA senza aggiungere altro, mentre cercavo disperatamente di godermi il primo cappuccino al bar da due mesi e mezzo a questa parte, peraltro buonissimo) la cazzo di QUESTIONE MORALE quando due ore di Festival ti fanno a brandelli la pazienza al punto di considerare un grandissimo momento di televisione old skool quando una specie di versione photoshoppata di TAFKAClaudioBaglioni in stop-motion si presenta sul palco e (con la complicità di un FAZ in modalità autocelebrativa spinta) caccia la sua merda dando a bere che ci crede davvero. Ho la distinta sensazione che il magone che mi viene su mentre IL BAG esce una versione bella e senz’anima di Mille giorni di te e di me sia anch’esso realizzato con Photoshop, nondimeno uomo incredibile e leader maximo di una generazione intera di ascoltatori di musica italiana.

 

(La quale generazione non è né quella a cui appartengo né quella degli ascoltatori di musica italiana, ed è triste notare che la l’attuale generazione di ascoltatori di musica italiana è sempre la mia generazione che ha occupato militarmente lo scranno del perdere tempo in cazzate alla cerimonia inaugurale delle olimpiadi invernali di Lillehammer, avvenuta nel febbraio del 1994 (seguirà post di Ashared Apil Ekur a celebrazione del ventennale del nostro non far cose e rincoglionirci di canzonette e dischi dei Mortician), ma ancora la manda)

 

Del resto qual è l’utilità sociale di Sanremo se non il fatto che crea un terreno comune per fare una discussione politica tra me e mia mamma? Mia mamma non ha opinioni su nessun musicista a parte cinque o sei artisti che ama alla follia (Mina, Cocciante, Gianna Nannini, il primo Rufus Wainwright, Giuseppe Verdi) e due artisti che odia come se le avessero scopato un parente, Madonna e Claudio Baglioni. Di Claudio Baglioni diceva finto prima che assumesse le sembianze attuali, per dire, il che la rende in qualche modo un critico musicale rispettabile e rende me in torto quando cercava di sfondare la porta chiusa a chiave della mia cameretta con un’accetta tipo Shining (cito Stephen King, non Kubrick) (scherzo). Sto divagando. Sta di fatto che se la prima serata si apre con Santamaria e le gemelle Kessler (una delle quali è il chitarrista degli Interpol, ricordiamo) e da lì in poi si dispiegano pezzi in gara tra i quali il più memorabile a occhio e croce è scritto da Nina Zilli, alternati da ospitate tipo Franca Valeri e appunto le fottute Kessler e Tatanka Russo che sommate alla serata di ieri mettono insieme una situazione tipo Mostra delle atrocità (cito Ballard, non i Joy Division) (scherzo) in cui IL FAZ continua a intervenire con recensioni in diretta tipo “è stato un momento davvero memorabile”; l’intento manco troppo nascosto, naturalmente, è quello di abbassare il livello della prima parte della serata così da raggiungere un climax inaspettato e sborrare un ottovolante artistico nel culo di ogni indiesnob attaccato a twitter in questo momento (presenti inclusi). Il fottutissimo MAGONE che sale su Baglioni e l’artisticamente inappuntabile rottura di cazzo di Sinigallia in concorso, slavata da Sarcina per darci modo di avere uno sguardo critico sulla cosa (del tutto inutile nel momento in cui il busto s’irrigidisce nel tentativo di essere sciolti e non dire in giro che TUTTI noi l’abbiamo sempre chiamato con l’accento sulla I e non sulla A). E poi Rufus Wainwright che ti entra nel culo già unto spaccandoti a metà con Across the Universe, e a quel punto puoi pure aspettare la morte ideologica che tanto hai la pancia piena. Senza alcun nesso logico a parte la necessità di finire il pezzo, vado con le rece dei pezzi in gara, big e nuove proposte:

 

FRANCESCO RENGA

La più grande qualità di Renga è che fondamentalmente non esiste. Tu stai lì con la sensazione di fissare un palco vuoto, a un certo punto rinvieni, controlli e il palco è vuoto sul serio; Renga te la spara così, sempre addosso con quel modo gentile e democristiano di uno che ha cura di non disturbarti, e a me ricorda sempre molto certe robe norvegesi tipo Alog o Biosphere che stai lì e ti fai cullare da questa musica che se la senti o non la senti ti fa lo stesso effetto, ed è bellissimo perché se lo piazzano primo in scaletta c’è ancora da mettere i piatti in lavastoviglie e scopare il pavimento. Passa il pezzo più scritto da Elisa dei due.

 

GIULIANO PALMA

Arriva sul palco con gli occhiali da sole e capisci che invece di venir qui a insegnare LO STILE s’è presentato per la gag. Ora io mi vergogno un po’ a dire che mi piace Nina Zilli, ma è sempre meglio di un calcio nel culo e il King è comunque impostato a prescindere. Verrà asfaltato più o meno da chiunque, mi dispiacerà, farò spallucce e commenterò che ogni stop è solo un altro start pensando di essere divertente.

 

NOEMI

Prima o poi vincerà anche lei il suo festival. Ha la dignità di presentarsi con dei pezzi da podio, e quest’anno si veste pure tipo Katy Perry ai provini per il reboot di Flash Gordon, rimane il fatto che se quest’anno arriva più alta di Giusy Ferreri capace che pianto un machete nel collo di qualche essere umano a caso che mi sembri avere possibilità di entrare in una giuria demoscopica.

 

RON

Si presenta con un pezzo glorioso alla Ron e con un pezzo indiefolk di merda (cioè pienamente al livello di qualsiasi scarso di cui abbiamo comprato dischi nell’ultimo quinquennio), passa quest’ultimo, siete presi male perché vi pippa il culo. Anche io.

 

RENZO RUBINO

Ogni anno tra i big c’è qualcuno che mi prende male non conoscere prima del festival, e ogni anno decido che non vale la pena. Diciamo che tra Renzo Rubino e Simona Molinari preferisco Simona Molinari sia musicalmente che come estetica generale.

 

RICCARDO SINIGALLIA

Riccardo Sinigallia mi fa vomitare. Comprendo che faccia musica molto più ricercata e personale di chiunque altro in gara ma mi fa comunque vomitare, questioni personali mie, mai sopportato, manco quando ero un fanatico di Blow Up e Zingales lo spingeva come se fosse il De Gregori della nostra epoca. La cosa bella che distingue i blogger musicali dai giornalisti musicali è che si sentono in obbligo di dire che una cosa bella è una cosa bella, mentre io posso tranquillamente passare le giornate a insultare gente contro cui tutto sommato non ho niente per il solo motivo che la loro stessa professionalità senza sbavature mi irrita e mi fa sentire privo di argomenti. Vi invito a considerare comunque che il modo tentacolare in cui i due pezzi di Sinigallia ci rompono i coglioni (pluralone maiestatis) nel disperato tentativo di sovra-intellettualizzare roba intellettualizzabilissima per conto suo, fallito peraltro in un suono liofilizzato e carino all’estremo, un po’ alla Naked City (cito il film del ’48, non il gruppo) (scherzo) sono probabilmente l’unica crepa nell’armatura altrimenti perfetta del FAZISMO imperante dell’attuale edizione: arrivi al secondo pezzo slabbrato di noia che quasi quasi sei pronto per Sarcina. Da questo punto di vista odiare Sinigallia senza alcun motivo diventa un altro punto fisso della nostra resistenza, forse ancora più importante dell’odio cieco e scriteriato verso il fottuto CRIBER (scherzo).

 

SARCINA

Non ho opinioni in proposito.

 

 

GIOVANI

Dei giovani non ho molto da dire: la vecchiaia t’incula nel momento in cui scopri di aver vissuto dei festival in cui  tra le nuove proposte una come Giorgia Todrani (mica ho detto Lighea) arrivava tipo SETTIMA nella classifica finale dietro Bocelli, Danilo Amerio, Irene Grandi e paradossalmente Lighea. Stasera viene scartato il figlio di Ivan Graziani, altro colpo basso alle trame del FAZ (il quale probabilmente l’aveva fatto andare avanti all’apposito scopo di farlo decapitare e dare l’idea che le sue trame si stessero indebolendo), per fare spazio a un buzzurro che non mi ricordo come si chiama e a un altro tizio di nome Deodato e fissatevelo in mente perché non dimenticheremo, NON DIMENTICHEREMO, che questo tale Diodato si è presentato con un pezzo vuoto e triste e la magliettina di Daniel Johnston con scritto sopra HI HOW ARE YOU sotto la giacca, la quale (nonostante io ancora mi sciolga con Daniel Johnston) è diventata ufficialmente dal 2009 circa il simbolo occulto della massoneria degli stronzi. L’unico altro pezzo in gara era tipo avvilente.

BOCELLI CE VEDE ANCORA!!!11!! Le pagelle della prima serata.

gf

La prima volta che ho sentito Creuza de Ma’, la canzone dico, era passata per radio e mi sembrava una merdata etnica senza senso venuta da non so dove. Poi mi sono affezionato come tutti al fottutissimo FABER ma Creuza de Ma’, disco, mi è sempre andato al cazzo: questioni di gusti miei, naturalmente. A un certo punto ho iniziato a leggere pezzi in cui si parlava del fatto che più che un disco fosse un viaggio, non so se avete presente. “Non tanto un disco quanto un viaggio”, viaggio scritto corsivo. Poi ho iniziato a usare io i corsivi nelle robe che scrivevo e quindi insomma, sta di fatto che due o tre anni dopo parlando di dipendenza da FABER con un’amica le dissi che io mi facevo quotidianamente di robe tipo Tutti morimmo a stento ma detestavo ampiamente Creuza de Merda. Lei mi risponde che “lo detesti perché lo consideri un disco, ma prova a considerarlo un viaggio”. Mi piace pensare di aver pensato per un minuto al collasso dei sistemi e aver dato alle fiamme tutti i dischi del FABER la sera stessa, ma non è successo. Di sicuro quello che non mi serve è che il FAZ attacchi un onesto pippone sul bisogno di BELLEZZA interrotto da due protestanti1, che il palco vada a finire al buio, e poi LIGABUE si metta a cantare Creuza de Merda in forse-genovese accompagnato da Mauro Pagani2. Davvero. (Peraltro miglior pezzo di Ligabue dai tempi del disco omonimo e miglior interpretazione di Ligabue dai tempi di quel concerto a Campovolo dove nessuno sentiva niente) Da qui in poi c’è un gigantesco errore ideologico, legato all’idea che si deve celebrare LA BELLEZZA ma che in fondo Sanremo è la patria dei babbioni, da cui segue la lista dei PIU PENOSI DELLA PRIMA SERATA DI SANREMO, in ordine casuale con la Carrà al primo posto3. d

 

TRIBUTO AL MORTO #1 Ligabue canta il fottuto FABER

LA FIGA Laetitia Casta porta classe e delicatezza a Sanremo con un numero di bassissima lega in cui il FAZ canta in francese e lei canta in italiano, concludendo con ma dove vai se la banana non ce l’hai e il FAZ sembra Pippo Franco e lei sembra Pamela Prati e LA BELLEZZA sfocia nel bagaglino giusto per permettere a Matteo Renzi di stringere un altro paio di mani e intanto qualcuno sta bruciando libri da qualche parte verso Nizza (Monferrato o meno).

TRIBUTO AL MORTO #2 Durante lo stacchetto con Laetitia Casta si presentano sul palco il figlio e l’impermeabile di Jannacci.

LA MUMMIA Raffaella Carrà viene chiamata a dare la spinta vitale al festival tipo Gaga a settant’anni e passa mentre nella mia testa inizia a tornare fuori quella roba tipo IO CONOSCO I NOMI, e quel caschetto di merda per me è la fine di tutto. Recuperabilissima in quota trash se siete di quelli che non hanno capito che IL TRASH è il numero della bestia di Sanremo.

IL DIVERSAMENTE RELIGIOSO Cat Stevens viene invitato a parlare bonariamente dell’Islam più o meno con lo stesso criterio con cui il FAZ ha parlato delLA BELLEZZA, ma con meno nerbo (loro) e più nervo (io). Poi Cat Stevens è anche bellissimo e barbuto nel modo giusto e sembra molto vecchia guardia emo anni settanta, e ok. Fine dell’esibizione, applausi, si alza uno, si alzano tutti.

TRIBUTO AL MORTO #3 C’è uno stacco dopo la pubblicità di cui se ne sente metà e sarebbe un tributo a Freak Antoni (Mi piaccion le sbarbine). Luciana Littizzetto legge tre aforismi minori (la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo, etc4).

I LETTORI Cioè gli scappati di casa che arrivano sul palco a leggere quale brano passa di ogni cantante e per l’occasione danno una nota di colore al festival, tipo Cristiana Capotondi e Gramellini performing I Sepolcri in its entirety.

 

E per ora direi che basta. Per quanto riguarda al gara io voto FOTTA DURA e do pagelle5. Prima considerazione: dal prossimo anno abbiate la decenza di tornare a un pezzo per artista, in modo che siano loro ad avere la responsabilità dei loro fallimenti.

 

 

ARISA

Se il pezzo scritto da Cristina Donà  fosse uscito nel 1998 e io non fossi me stesso ma un tizio con cui uscivo allora che mi attaccava la pezza su Cristina Donà cercando di non farmi mettere la cassetta dei Cripple Bastards, probabilmente mi sarebbe piaciuto. Allo stato attuale ed essendo io me stesso, giusto scartarlo, e per sicurezza scartiamo pure l’altro pezzo del cazo e recuperiamo il tempo che serve a rimediare un’ospitata di Cutugno con il coro dei molluschi de La Sirenetta.

 

FRANKIE HI-NRG

Devastato nel corpo e nello spirito, si presenta sul palco con le mosse da rappettaro nel disperato tentativo di cavalcare il momento, nasce vecchio, muore bolso e triste sul palco con un pezzo tra Anticon e Le cose che abbiamo in comune di Silvestri, immeritatamente scartato, e un singolino di sinistra chiamato Pedala che bisserà la performance degli Almamegretta lo scorso anno: un cuore grande così, aria da don’t give a shit, ritmi in levare ed estetica generale che l’avrebbero preso per un cazzaro anche nel ’92. A meno di stravolgimenti dell’ultimo minuto, premio Almamegretta7 2014.

 

ANTONELLA RUGGIERO

Riccardonismo vocale di merda, recuperabilissimo in quota trash se siete di quelli che non hanno capito che IL TRASH è il numero della bestia di Sanremo, the number of the beast, questa cosa in contrapposizione al fatto che Antonella Ruggiero è da considerarsi la Paul di’Anno (e non la Bruce Dickinson) dei Matia Bazar. È passato il pezzo meno riccardone, se non erro, ma non sono sicuro.

 

RIFAZI (Bob Rifo e Raphael Gualazzi)

Sarebbe da bollare come robetta senza senso ma in realtà anche no, Bob Rifo è abbastanza uomo da non svaccarla, poi mi abbiocco un po’ e perdo la parte finale del primo e quella iniziale del secondo pezzo, passa quello disco dance se non erro.

 

IL CRIBER

DUE SECCO e A MORTE, puro pregiudizio. In realtà il maledetto e fottuto CRIBER arriva sul palco carico e in dopa che sembra Varenne e scarica due pezzi che sono il ritorno della CLASSE e dello STILE e forse pure della COSCIENZA DI UN’ITALIA CHE VUOLE SPINGERSI OLTRE, anche se tutto sommato dell’ultimo punto non ce ne vogliamo occupare in questa sede perché il vangelo si annuncia con dolcezza e non con Bastonate. Il trick usato dal CRIBER è semplicissimo, in realtà, cioè quello di presentarsi col viso e l’ineleganza formale del FABER ma spingere sui bassi istinti che spinsero il popolo italiano a votare Vecchioni nel 2011, e me con loro. E dall’altra parte le manovre losche di una selezione popolare/giornalistica pilotata o semplicemente idiota hanno ucciso a morte8 le due principali candidate vincitrici fino a questo momento. Il che non toglie che nella prima serata, a parte Giusy Ferreri, non c’è nessuno che spinge più di lui. Ma il punto è un altro: volete IL FAZISMO in cambio di un tribocco di giustezza da domenica mattina? Vogliamo spingere il fottuto CRIBER sul trono perché è la scelta giusta? Sapevamo sarebbe stata una battaglia dura, che qualcuno dei nostri l’avremmo perso sul campo. NO AL CRIBER.

 

PERTURBAZIONE

Miglior coppia di canzoni a Sanremo mai suonate da un gruppo il cui batterista è il mio datore di lavoro. Conflitto d’interessi. Avrei scelto l’altra, quella non sgarzolina col testo sull’Italia ma non scrauso.

 

GIUSY FERRERI

Giusy si presenta a Sanremo con la faccia come il culo, un look tipo Lisbeth Salander e un brivido che le attraversa la schiena. Ha avuto tempi migliori, immediatamente successivi al suo X-Factor, e la sua decadenza è iniziata al Sanremo a cui partecipò tre anni fa piazzandosi tra i ridicoli: passo malfermo, sorriso abbozzato, un’aria un po’ allucinata. Si gioca tutto con un pezzo che potrebbe vincere facile Sanremo e completa un pezzo portato per essere scartato e gareggiare con l’altro. Il televoto e i GIORNALISTI la buttano sul LOL e fanno passare il pezzo fatto per essere scartato. Il fermo immagine di Giusy Ferreri che scopre incredula il nome del pezzo con cui andrà avanti potrebbe tranquillamente passare alla storia del Festival.  Per quanto mi riguarda è già il vincitore morale, e credo la vedremo spaccare ancora. Premio instant-Bastonate 2014.

 

Per ora anche basta. Stasera ore 20.30: Giuliano Palma senza i Bluebeaters, Renzo Rubino, Noemi, Ron senza Tosca, Sinigallia senza Zampaglione, Sarcina senza le Vibre, Renga senza i Timoria, tonno in scatola, birra peroni e rutto libero.

 

1 non è che non sia solidale, ma

2 se avete iniziato a schiumare leggendo Creuza de Merda siete affetti anche voi dal morbo. Purtroppo non ho una cura immediata, io ne sono uscito smettendo e urlando di dolore, e mi sono ritrovato fanatico del Festival di Sanremo. Bisogna scegliere la strada del proprio abbrutimento, e probabilmente sto sbagliando io ma voi vi credete migliori di me invece siete solo delle SCIMMIE.

3 non ho messo l’accento sulla U apposta

4 Dio c’è ma ci odia è rimasta fuori per un pelo

5 troverete miei voti, completamente diversi, anche in questo sito. La motivazione è che nel sito in oggetto ho dato voti diversi.

7 lo spiego tutti gli anni, non importa: il premio Almamegretta è il premio a chi c’entra di meno e sa di entrarci di meno, il premio allo sconfitto con la faccia pulita e lo sguardo fisso avanti (cit): il premio più importante da assegnare a Sanremo, che prende il nome dal vincitore dell’anno precedente (gli Almamegretta avevano vinto il premio Samuele Bersani 2013, se non erro)

8 è una citazione del FABER sbagliata, nel senso che ho pensato per anni che il testo di Un blasfemo dicesse non mi uccisero a morte ma due guardie bigotte eccetera eccetera, che secondo me è molto meglio del testo originale