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“Due per uov uovz”

ma esce il 2?
ma esce il 2?

-Come prego?

-Due biglietti per “Uov uov zeta”.

-Può ripetere (pffff)?

-La prego, c’ho la “R” moscia, è già difficile così eppoi ha capito benissimo. Ci sono forse altri titoli che finiscono con la Z?

-C’è “The Lone Rangerz”, “Star Trekz“, senta mi pronuncia “Star Trekz”? Sennò mi ridica il titolo sbagliato come fanno tanti: “World War 2”.

-Che simpatica. Ah a proposito senta qua, fun fact: sa che “Dragon Ball Z” non era “Z” in origine ma…

-Il prossimo.

-Eh? ah…

Mi allontano mesto dalla cassa che mancano ancora 20 minuti all’inizio del film, tanto vale sedersi sulle poltroncine a fianco del corridoio d’entrata. Dopo un paio di minuti ecco che esce un bambino messicano e si siede accanto a me.

-Ciao

-Ciao. Eri a vedere “uovuovz”?

-Si, no. Ero nel film. Sono il bambino che Brad Pitt salva. Prima stavo con i miei genitori, ero felice. Poi arriva Brad Pitt e ci sono gli zombi. Brad pitt dice: “io sono sopravvissuto in posti dove Michael Dudikoff sarebbe durato 2 minuti, venite con me” e io traduco alla mia famiglia che vive da 20 anni nel New Jersey e non spiccica una parola d’inglese, ma loro dicono no, restiamo chiusi in casa che è più sicuro. Brad pitt fa uno sguardo triste e va via. 5 minuti dopo gli zombi entrano, infettano mamma e papà e i soldati gli sparano. Io vado via con Brad pitt.

-Poverino, un bel trauma. Che bravo Brad però.

-Bè insomma, io poi volevo piangere, ma Brad mi fa: “nella scena subito dopo io ti dico una cosa tipo ‘hi champ’ e tu mi dai il cinque”. “Ma sono appena morti i miei” ribatto.” “E che te frega, t’adotto io, Brad Pitt.” E allora mi tocca dargli il cinque.

-Ah senti, fun fact: sai che se sei un bambino orfano in una qualsiasi parte del globo terracqueo hai il 64% di probabilità di essere adottato da Brangel…

-Ah scusa devo andare, ciao.

-Eh? Ah…ciao.

Ancora 15 minuti.

Esce qualcuno, magari è finito il film. E’ un tizio colla barba, vestito da marine tosto, di quelli che c’hanno solo mezza divisa, il resto è una mise da gangster latinoamericano. Si siede sulle poltroncine. Io attacco bottone:

-E’ quasi finito?

-Eh? No sono uscito prima che tanto sono morto.

-Come?

-Vedi nel film io sono un marine in una base sudcoreana e ci mandano Brad Pitt con ‘sto regazzino genio scienziato. Il regazzino dice una STRONZATA EPOCALE tipo che la natura è un serial killer e come tutti i serial killer vuole farsi beccare, ma io ho visto tutte e 8 le stagioni di Dexter, non sono mica scemo. Allora il regazzino si spara in faccia per sbaglio. Per la cazzata che ha detto. E rimane solo Brad Pitt. Brad Pitt si presenta a noialtri marine e dice che è dell’ONU ed è sopravvissuto in posti dove Steven Seagal sarebbe durato 3 minuti. Allora io gli dico “bravo, ma parla piano perchè gli zombi vengono attirati dal rumore”. E poi gli presento David Morse senza denti. Passano 5 minuti e ‘sto stronzo di Brad Pitt lascia acceso il cellulare, quello ovviamente squilla e arrivano gli zombi e massacrano la mia squadra, me compreso. Quattro metri più in là passa Steven Seagal in bicicletta e fa ciao con la manina.

-Madonna che sfiga Brad Pitt.

-Dillo a me. Vabbè vado a fumare una cicca. Buon film. AHAHAHHA. See.

Ancora 10 minuti.

Manca poco, mi compro i popcorn. In quel momento dalla sala esce Israele e si siede sulle poltroncine.

-Cazzo ma siete Israele.

-Si, nel film siamo gli alleati di Brad Pitt. Insieme alla Corea del sud.

-E’ un film realistico dai, tiene conto dell’attuale assetto geopolitico.

-Beh si, fai te che noi israeliani siamo ganzi, abbiamo costruito un supermuro prima di tutti e teniamo fuori gli zombi infetti che pascolano tranquilli. All’interno abbiamo anche una strisciolina dove ci sono i palestinesi che possono professare il loro culto.

-Un film sulla distensione.

-Si, non fosse altro che una col burqa si mette a cantare una nenia col microfono che fischia e gli zombi che fino a quel momento lì se ne stavano tranquilli dall’altra parte s’incazzano. Ma s’incazzano neri “CHIAMATE UN FOTTUTO TECNICO DEL SUONO!” e scavalcano 30 metri di muro di punto in bianco senza che nessuno si accorga di niente. E ci ammazzano tutti.

-Questa cosa ha talmente tanti livelli di stronzaggine che non so neanche da dove cominciare a commentare.

-Naturalmente succede quando Brad Pitt arriva lì. Noi gli diamo anche ‘sta gnocchetta soldato che lui poi rapisce e si porta in giro per i continenti. Allora a questo punto noi siamo spacciati e più dei palestinesi ci sta sul cazzo il Galles. Mica per un motivo preciso, sai, a pelle. E diciamo a Brad Pitt: “Senti vai in Galles, là troverai la soluzione per tutto” Lui va. Adesso son cazzi del Galles.

Ancora 5 minuti.

Dalla sala esce Matthew Fox.

-Matthew! OH MIO DIO! Matthew! Jack! Dì “We have to go back!” qui di fronte al cellulare che lo metto come suoneria. Ma che? Ci sei anche tu nel film?

-Si, nei titoli di coda sono segnalato come “soldato che consegna un messaggio abbastanza importante”.

-Ma dai! Vedi che grazie a Lost adesso fai IL CINEMA. Vedi? Insomma? Mi diceva Israele che Brad Pitt porta una sfiga pazzesca, adesso stava andando in Galles per trovare una cura all’epidemia.

-No senti, lascia stare. Non è come Signs che agli alieni gli butti l’acqua e questi bruciano. Quello era genio, avrei voluto che ci avessero pensato gli sceneggiatori di Lost.

-Ma no, dai dimmi. Per 6 anni ci hai preso per il culo con le risposte dell’Isola, me lo devi stronzo.

-Se insisti: Brad va in Galles, ci trova il centro di ricerca “Pierfrancesco Favino”. Lì sono tutti superscienziati abituati a manipolare tutte le più terribili malattie del globo, tanto che uno di loro giocando con una capsula di Petri infetta un’intera ala della struttura. Arriva Brad Pitt e dice: “nel caos io ho notato una cosa che voi nelle vostre settimane di esperimenti minuziosi non avete visto: se sei un malato terminale lo zombi non t’attacca. Adesso vado ad iniettarmi l’ebola” Pierfrancesco Favino si straccia la laurea e vanno tutti a iniettarsi l’ebola. Brad Pitt ad un certo punto si beve una lattina di pepsi in faccia a 40 zombi.

-Eh.

-Eh.

-Ciao Matthew.

-Ciao.

Le porte si aprono, gli spettatori si riversano nell’atrio. La maschera fa cenno che tra poco partirà la nuova proiezione, ma io sono di nuovo alla cassa.

-Senta, due per Star Trekz.

-Ce ne hai messo, coglione.

I recuperi fondamentali: “Silent Hill Revelation 3D” di un tizio.

groupies
groupies

Non mi ricordo se il titolo era “Silent Hill Revelation 3D” o “Silent Hill: Revelation 3D”. Non mi farete mica cercare su google? C’era una volta il primo film di silent hill che la gente se l’è pure andato a vedere, anche se era un fanservice, mica un film di per sé. Oh, intendiamoci: io conosco bene la saga di silent hill e sono uno di quei fan che s’è fatto fare il servizietto in sala. Ho amato silent hill videogioco perchè c’era Akira Yamaoka che mentre giocavi batteva tubi di ferro su altri tubi di ferro (DZOOONNNNN, DZOOOOONNNN) o strimpellava fili in acciaio per la pesca delle balene (ZZZZIIIIIN, ZZZZZZIIIINNNNNNN) ed è stato illuminante per tutti quelli che, come me, aspiravano a lavorare in fonderia e ancora non lo sapevano.

“mamma, papà: un giorno lavorerò in fonderia.”

“sei un cretino.”

Ma qual è lo scopo di parlare di un film che è ovviamente una merda e non meriterebbe manco un graffito sulla caverna più nascosta nel buco del culo del mondo? E’ la questione del filmfanservice. Silent hill revelation 3D è un fanservice, come lo era il primo. Gli harry potter sono perlopiù fanservice prolissi e ipocriti nella loro dimensione “di formazione”, tanto che a conti fatti era il solo chris columbus che sapeva un pochino ciò che stava facendo. Watchmen è 90% fanservice e 10% merda riscritta, ma anche quel 90% non è che profumi. La versione di barney è un fanservice. Lo capisci perchè prende 7.2 su IMDB e dentro c’è atom egoyan che fa un cammeo. Esistono tanti tipi di fanservice, però. C’è il filone indie con le playlist e sicuramente ad un certo punto parte un elliott smith a caso o una cover acustica di qualche rocker che s’è sparato nel cervello quando altra gente ha cominciato a dedicargli covers acustiche nei concerti. C’è il fanservice onesto, quello che tu regista applichi per fare comunella con altri segaioli quanto te e non è sempre male, perchè almeno è sincero e spesso è relegato solo a qualche dettaglio o sequenza. Ma certo diventa irritante. E poi c’è il fanservice piegato a 90° con le brache calate e il lubrificante già spalmato. Il confine può essere sottile a volte, ma non è difficile identificare quest’ultima tipologia: è il film che lascia un senso d’inutilità DURANTE la visione; è il film che toglie qualsiasi scopo alla figura del regista, ma esalta tutto il resto della produzione; è il film che dura cinquanta minuti di più perchè se ti beccano che hai tagliato un dialogo fondamentale del romanzo/fumetto/videogioco (e attenzione: tutti i dialoghi sono fondamentali, eccheccazzo!)  ti tolgono due punticini su IMDB e aprono i topic “se c’avesse messo quel dialogo sarebbe stato meglio”; è il film che informa, ma non rielabora, non reinterpreta, non assimila ed integra lo spunto iniziale; è il film che umilia la scrittura; è il film che umilia il cinema; è il film che c’ha una scena (una sola) girata come l’avresti  girata tu dopo che ti sei letto quel capitolo del libro e allora per fortuna hai qualcosa di buono da dire al/la moroso/a fan sfegatato/a che sta amando tantissimo la trasposizione perfetta e così non sarai costretto a danneggiare il french kissing che avverrà di lì a poco.

“t’è piaciuto il film?”

“quella scena là della pistola e/o del sesso dolente era P-R-E-C-I-S-A a come l’avevo immaginata. P-R-E-C-I-S-A.”

SLURP, SLINGU, SLURP

A discolpa di silent hill revelation 3D c’è da dire che non ha nemmeno la scena P-R-E-C-I-S-A.

Badilate di cultura: “Precious”

 

Lee Daniels è un negro frocio, e te lo sbatte in faccia come se la cosa dovesse in qualche modo riguardarti. Produttore di roba problematica in odore di Oscar (lo stigmatizzante Monster’s Ball, che di Oscar ne portò effettivamente a casa uno, e lo sgradevole quanto gratuito The Woodsman, che invece non ha vinto un cazzo), Precious è il suo secondo film da regista dopo lo straordinariamente brutto Shadowboxer (un intricatissimo polpettone interrazziale e gerontofilo che non ci si capacita come sia potuto uscite da intelletto umano, con un cast che pare assemblato tirando a sorte; un flop epico pericolosamente dalle parti del so bad it’s good più spinto), ha rastrellato premi in ogni dove – tra cui due Oscar su sette nominations – ed è una porcata che nuovamente si fatica a credere. Tratto dall’astioso romanzo Push, opera prima (e finora unica) in prosa della poetessa negra bisessuale femminista incazzosa übermilitante Sapphire, il film prende le mosse dalla vicenda – agghiacciante – di Claireece ‘Precious’ Jones, sedicenne negra obesa semianalfabeta ripetutamente stuprata dal padre tossicodipendente e per questo già madre di una bimba con la sindrome di Down opportunamente battezzata “Mongoloid” (…), rimasta nuovamente incinta (sempre dal padre), espulsa da scuola una volta appreso della seconda gravidanza e odiata dalla madre obesa disfunzionale perché – sostiene la genitrice – le ha rubato l’uomo. Finisce in una scuola speciale insieme ad altre debosciate del ghetto che dicono un sacco di parolacce; la maestra è una lesbica molto in gamba che di nome fa Blu Rain (…). Claireece impara cose profonde e piene di significato. La maestra le porta al museo. Nel frattempo la madre (una mostruosa Mo’Nique, giustamente premiata con l’Oscar) continua a coprirla di insulti proferiti con cadenza, loquela e atteggiamento da rapper, le tira stoviglie addosso e la obbliga ad andare a ritirare l’assegno della previdenza sociale. L’assistente sociale è una sciattissima Mariah Carey (…), evidentemente convinta che la condizione necessaria e sufficiente per essere un’attrice seria sia recitare struccata indossando squallidi completini della Upim; Mariah subodora qualcosa a proposito dell’incesto, ma tace e continua ad allungarle l’assegno. Claireece ha le doglie; viene trasportata in ospedale. Sgrava. Decide di chiamare il secondogenito “Abdul”. In ospedale conosce un inserviente gentile (Lenny Kravitz, credibile come infermiere quanto può esserlo Rocco Siffredi nei panni di un seminarista). Torna a casa. Scappa di casa. Va a vivere in casa di Blu Rain e compagna (e qui parte un’allucinante tirata pro-gay che farebbe venire voglia di prendere le spranghe anche a Nichi Vendola). Mariah Carey organizza un incontro madre-figlia dove ‘Precious’ impara che il padre – nel frattempo morto – aveva l’AIDS. ‘Precious’ va a fare il test: è sieropositiva, ma Abdul non lo è. Monologo incoraggiante con voce fuori campo, titoli di coda.
Il materiale umano di partenza, come detto, era (è) profondamente perturbante e autenticamente scomodo, e non oso pensare che film sarebbe potuto uscire se le redini del progetto fossero finite in mano a gente con l’attitudine e il know-how necessari per trattare degnamente questa roba, penso a Werner Herzog, a Jaco Van Dormael (che avrebbe tirato fuori ben altro che le sequenze oniriche da ciarlatani che invece si vedono qui), al primo John Singleton, che diamine!, perfino a Ulrich Seidl; il problema è che Lee Daniels di concetti quali pietà umana o etica dello sguardo e della visione se ne strafrega, arciconvinto com’è dell’indiscutibile giustezza e inoppugnabilità della sua visione delle cose, e per questo si limita a sfruttare una storia che contempla abissi di dolore, isolamento, abiezione e orrore dalle potenzialità infinite unicamente per costruirci sopra un film rigidamente a tesi che al confronto il vecchio cinema civile italiano era roba da pavidi moderati con la diarrea nelle mutande, insopportabilmente saccente e manicheo, tracimante l’insostenibile arroganza e la ripugnante protervia di chi dall’alto di cattedre che non si capisce perché mai dovrebbero spettargli ti viene a spiegare come va il mondo. E per farlo non arretra di fronte a niente, è pronto a tutto, anche a utilizzare i freaks in modo strumentale (la protagonista Gabourey ‘Gabby’ Sibide, oltre 160 chili, scelta tra decine di aspiranti attrici obese tra i 18 e i 25 anni). Ne esce una favoletta schematica e superficiale, greve e normativa, sgradevole e respingente più che altro per l’ego ipertrofico e lo smisurato autocompiacimento del regista (e per un montaggio bruttissimo e urticante peraltro avvallato da un’incomprensibile nomination agli Oscar, l’ennesima), che mira in alto con boria e ostinazione per dire, alla fine della fiera, che i froci sono buoni e quasi nient’altro, risultando così alla fine paradossalmente insultante proprio verso le categorie che con foga da inquisitore si affanna a difendere (come se negri e gay in quanto tali avessero bisogno di di un Lee Daniels qualsiasi con la sua seriosità turgida e mortuaria per venire “difesi”). Il classico sparo nel buio, o qualcosa del genere. Nessuna meraviglia che al Sundance abbia fatto sfracelli.

cercasugoogle: COME ESSERE UN CHITARRISTA SEMPRE ALLA MODA

La parola CHITARRA viene dal latino CITARA che a sua volta viene dall’osco-umbro BUCO DEL CULO. Se oggi non è il 1974, questo vuol dire che la Lazio non vincerà lo scudetto alla fine (puntiamo tutto sul Cesena ovviamente) e che al tuo quesito non c’è veramente risposta.
Se tuttavia insisti, le risposte possono essere molteplici: permuta la tua chitarra con un computer, permuta il tuo computer per dei vestiti, esci al sabato mattina presto e vai a fare colazione al Bar Necci se sei di Roma. Lì puoi sederti a un tavolo e parlare forte, da solo o con altri, di quello che fai nella vita, ossia il chitarrista, e lamentarti di questa misera Italia berlusconiana che costringe te e gli altri musicisti e i giovani registi e scrittori e visual/conceptual artists a fare gli attacchini per vivere. O a fare gli studenti di nulla in particolare, il che equivale agli attacchini perché gli studenti attaccano i pipponi. C’è comunque un futuro: un giorno sarete assunti da un ufficio però a progetto (questo vi permetterà altre lamentele da NECCI) e potrete comunque non fare un cazzo, però la sera lamentarvi a casa per il molto lavorare che uccide i vostri sogni di chitarristi, e per sfogarvi avrete una moglie (nel senso che la insulterete vigliaccamente. MERDE). No, anzi no, avrete una fidanzatina o al massimo una compagna, ma mutevole, perché non credete nel matrimonio come valore e ideale e i mali dell’Italia vengono tutti dalla chiesa e da berlusconi che non vi ha permesso di girare quel film di merda. E tutto questo che ho scritto è perché VI DISPREZZO. E infatti ho sempre preferito il basso.
(grazie a Simone per la chiave)