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Verrà un giorno in cui agli hipster piaceranno gli 808 State, le elucubrazioni mentali a base di Roland 303 ed il down da qualsiasi tipo di droghe sintetiche. Quel giorno verrà – eccome se verrà – e noi non potremo dire che non sapevamo, che non eravamo pronti.

La rubrica pop di Bastonate che a questo disco potrebbe (forse) anche essere considerata il listone del martedì (ma anche no): Eels – Wonderful, Glorious (Vagrant Records)

“In quella virgola tutta la genialità di Mr. E” (cit.)
“In quella virgola tutta la genialità di Mr. E” (cit.)

La prima volta che ho avuto un contatto più o meno diretto con gli Eels è stata una puntata di Roxy Bar su Videomusic nel 1997. Oltre a loro c’erano ospiti anche Pippo Inzaghi ed i Supergrass, e Red Ronnie era sempre un personaggio discutibile ma comunque ben lontano dall’essere un Roberto Giacobbo dei poveri che in rete vaneggia di predizioni Maya sui terremoti in Emilia e/o un sostenitore di Letizia Moratti che getta fango su Pisapia tanto per [inserire una frase a caso la riflessione su Red Ronnie, su San Patrignano e sul reparto macelleria della suddetta comunità di recupero tossicodipendenti]. Non c’entra assolutamente nulla con il resto che sto per andare a scrivere (anche perché non ero solito seguire Roxy Bar / anche perché la prima volta che ho sentito qualcosa degli Eels è stato qualche mese prima di quella puntata di Roxy Bar – sentii Novocaine For The Soul ad un programma su Radio Rai e corsi subito a noleggiare il cd, chiara e lampante dimostrazione del fatto che allora non su compravano i cd proprio come oggi, solo che i cd si copiavano su cassetta perché nessuno aveva il masterizzatore) ma era bello aprire così un pezzo sul nuovo disco degli Eels.

Dicevo, è già uscito il nuovo disco degli Eels oppure deve ancora uscire ufficialmente? Chi se ne frega, tanto in rete si trova già e chiunque può testarlo prima di acquistare (o può scegliere anche di non acquistare dopo averlo testato – viviamo in una democrazia liberale e la tradizionale modalità di fruizione della musica non se la passa mica tanto bene). Quello che si può dire di Wonderful, Glorious è che suona dannatamente bene, è assolutamente identico agli ultimi 3 – 4 – 5 dischi degli Eels (e la mia non è assolutamente una critica, anche perché quando il tuo suono diventa praticamente un marchio di fabbrica in grado di renderti così unico e così diverso dalla massa vuol dire che ce l’hai fatta – soprattutto se il tuo suono è quello di Blinking Lights and Other Revelations) ed è rappresenta la chiara e lampante dimostrazione del fatto che tutte le sofferenze di Mark Oliver Everett, tutte le difficili prove che ha dovuto superare durante la vita, tutte le sue paranoie sono servite a regalarci quel grande autore che è.

Null’altro da aggiungere dunque – anche perché la musica va ascoltata e non commentata – se non che leggere in rete una recensione (“è già uscito il nuovo disco degli Eels oppure deve ancora uscire ufficialmente?”) che pare scritta da Lapo Elkann e pubblicata senza nemmeno editarla (come quando ubriaco fradicio premi il tasto pubblica ed il giorno dopo ti sei già pentito di aver scritto certe cose – per la cronaca: io non mi pento mai perché bevo solo birra analcolica oppure Guinness), tanto per bruciare sul tempo le altre webzine ed essere i primi a parlare di un disco che quando uscirà ufficialmente sarà già vecchio perché girava in rete da settimane e/o mesi, mi ha fatto voglia di scrivere una recensione track-by-track di Wonderful, Glorious degli Eels.

Non c’è nulla che mi dia più fastidio delle recensioni track-by-track (non hanno anima, le trovo pretenziose ed assolutamente prive di contenuti nonostante vogliano essere complete ed esaustive – nonché ricchissime di contenuti) e dunque andiamo, con in testa una frase come “In quella virgola tutta la genialità di Mr. E” (che cazzo vuol dire poi? Mark Everett ha solo messo una virgola tra Wonderful e Glorious, punto e basta. Magari è solo perché a livello grafico risultava più carino).

  • Bombs Away: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • Kinda Fuzzy: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • Accident Prone: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • Peach Blossom: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • On The Ropes: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • The Turnaround: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • New Alphabet: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • Stick Together: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • True Original: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • Open My Present: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • You’re My Friend: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • I Am Building a Shrine: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.
  • Wonderful, Glorious: suona come addormentarsi un venerdì sera sul divano mentre sullo schermo della televisione scorrono i video di Radio Capital Tivù, svegliandosi mentre sta finendo Stairway To Heaven dei Led Zeppelin per lasciare spazio ad I Can’t Tell You Why degli Eagles.

 

Per fortuna esiste il copia e incolla. Mi fermo qua, anche perché non ho sentito il bonus cd dell’edizione deluxe di Wonderful, Glorious e non riesco a parlarne. Purtroppo non ho fatto in tempo, ma a dire il vero è meglio così perché altrimenti sembra che io abbia scaricato illegalmente il disco.

Jerry Calanza omo de panza omo de sostanza: tornano i Primus e sono cazzi amari, soprattutto per chi negli anni d’oro li aveva abbandonati per seguire gruppi-caricatura tipo i Molotov.

 

Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi: questo è il primo risultato che si ottiene digitando su Google Images "Jerry Calà Brown Album". Vorrei stringere la mano al'ideatore di questa foto, ma soprattutto vorrei capire perché ho cercato prorio "Jerry Calà Brown Album". Qualora l'ideatore della foto si facesse vivo chiedendone la rimozione per pelose questioni di diritti d'autore, nessun problema: provvederemo subito a sostituirla con il quarto risultato, ossia una foto delle Pipettes.

La prova provata del fatto che nelle annate 1997-1998-1999 facevamo schifo (plurale maiestatis, non voglio insultare nessuno) è che eravamo talmente in fotta con il crossover che ci siamo spinti (altro plurale maiestatis, delirio di onnipotenza) talmente in basso da arrivare ad ascoltare roba come i messicani Molotov, facendoceli pure piacere parecchio e consumando la copia del loro album di debutto ¿Dónde Jugarán las Niñas?. Finita la fotta (che comunque è durata quasi quattro lunghi e durissimi mesi, mica due settimane) il cd in questione è stato prestato ad un amico che fortunatamente non l’ha mai più restituito, ma resta il fatto che quella dei Molotov era roba talmente dozzinale e priva della benché minima ragione di esistere che il disagio interiore per averli ascoltati molto è tanto. Gag da terza media ultimo banco vicino alla finestra, pretesa di avere testi di denuncia sociale, pretesa di essere i Mano Negra messicani con le chitarre oppure i Rage Against Machine su un treno che attraversa l’America Latina, chitarre mariachi che sbucano qua e là in una selva di chitarre mediamente rock, voci fastidiose, basso slap, saccheggio spudorato di idee altrui ed un video in programmazione fissa ad Mtv Superock hanno fatto sì che i Molotov godessero di una certa esposizione anche in Italia ed arrivassero a piacere a gente come me che in quegli anni si è bevuta come se nulla fosse anche pantomime rapcore come gli Hed (P.E.) – un gruppo che ormai esiste solo al Rock Planet di Pinarella di Cervia e nella mente dei reduci di quegli anni – ma che ha avuto il coraggio di cancellare tutto con un deciso tratto di penna non appena ha raggiunto una certa maturità (subito dopo l’esame di maturità a cui hanno fatto seguito un’estate da leone, l’università, la vita reale). Poi per carità abbiamo anche provato (altro plurale maiestatis, Delirium Tremens) ad ascoltare anche il seguito-di-cui-non-ricordo-il-nome-e-non-lo-voglio-nemmeno-cercare-su-Wikipedia (in realtà l’ho cercato, si chiama Apocalypshit ed era prodotto addirittura da Mario Caldato Jr.) ma non ce l’abbiamo fatta, faceva troppo schifo anche a noi o più probabilmente eravamo cambiati davvero. E se penso che i Molotov sono ancora in giro e poco tempo fa hanno pure suonato a Milano ad un festival da studenti fuorisede fissati con Hugo Chavez, Fidel Castro e Diego Armando Maradona l’autostima aumenta tantissimo, raggiungendo livelli degni del Vittorio Sgarbi più visionario (quello che insultava i tre del Trio Medusa apostrofandoli con l’illuminante epiteto “culattoni raccomandati”).

Come sono arrivato a ripensare ai Molotov? Semplice: ho visto il trailer di Pipì Room (capolavoro del mio Maestro di Vita Jerry Calà) e con una libera associazione mentale piuttosto maschilista e sbilenca ho subito pensato subito al titolo del disco d’esordio dei Molotov. Se poi ricordiamo che ¿Dónde Jugarán las Niñas? nasceva come storpiatura del titolo del best seller della band messicana Manà ¿Dónde jugarán los niños? il calembour da seconda superiore Jerry Calà-Jerry Manà viene in automatico e da Jerry Calà si finisce dunque dritti ai Molotov (e non si torna più indietro). Però Jerry Calà Was a Race Car Driver ed allora ecco che ci si rende anche conto che Jerry Was A Race Car Driver è forse il brano che esprime meglio cosa sono stati i Primus (e cosa sono, e cosa saranno), la loro grandezza e la loro superiorità. È colpa mia (niente plurale maiestatis in questo caso, ma è come se lo avessi usato) se negli anni in cui esplodeva il crossover ed anche gruppi come i Molotov avevano un loro posto al sole i Primus uscivano con un disco sottotono come il Brown Album e poi sceglievano di defilarsi dopo averci regalato un EP di cover ed una mezza cagata come Antipop. Addirittura pensavo si fossero sciolti per sempre, invece qualche tempo fa (o forse fra qualche giorno, o forse oggi – visto che in rete i dischi escono prima della loro reale data di uscita, che nessuno sa qual’è) i Primus se ne sono inaspettatamente usciti con un disco nuovo che risponde al titolo di Green Naugahyde ed è semplicemente clamoroso. Les Claypool e Larry LaLonde sono ancora della partita mentre alla batteria c’è il primissimo batterista della band Jay Lane, e questa cosa fa parecchio ridere perché pur essendo stato il primo batterista è all’esordio assoluto su disco. Comunque, nessuna innovazione particolare, nessuna rivoluzione copernicana, solo un disco dei Primus talmente riuscito bene da riportare di colpo le lancette del tempo indietro di almeno vent’anni (ti pare poco?). E dunque, funk bianchissimo tipo Parliament che hanno sniffato un sacco di candeggina e si divertono parecchio (Tragedy’s A’Comin’, Lee Van Cleef), cavalcate psyco-metal-funk che dopo un paio di minuti inizia a colarti il cervello dalle orecchie e devi recuperarlo utilizzando un cucchiaino (Last Salmon Man, Moron TV) o una cannuccia (Hennepin Crawler), divertissement zappiani vari ed assortiti (HOINFODAMAN) che ti convincono del fatto che i Primus sono una band invecchiata talmente bene da suonare più attuale oggi di venti e passa anni fa (cosa che in tempi in cui si grida al miracolo perché tre vecchi tromboni+loro figlio alla chitarra presentano il loro disco nei cinema di mezza Europa non è cosa da sottovalutare). Bentornati Primus.

QUANTO ERAVAMO DISADATTATI: il mio terzo tempo, il quarto e pure il quinto

The dark side of the spoon

Diciamo la verità: Max Pezzali all’ultimo Festival della Canzone Italiana non ha fatto una gran bella figura. Si è presentato con una canzone che cercava disperatamente di rinverdire i fasti dei bei tempi che furono senza rendersi conto che non siamo più nel 1994 e la gente è molto cambiata, sia esteriormente che interiormente. Tanto per dire, i giovani che erano giovani allora adesso non sono più giovani ed i giovani di oggi sono diversi dai giovani di allora, sono molto più giovani (con tutto ciò che ne consegue in termini di autentiche illusioni come “mi posso vestire male come mi vestivo male quindici anni fa, tanto mi apprezzano perché sono quello che sono ma soprattutto perché sono genuino”, “posso di colpo presentarmi con una canzone uguale a quelle che facevo ad inizio carriera, tanto io sono così e mi capiranno comunque” , “sono finito artisticamente da almeno dieci anni ma fortunatamente sono uno che sta simpatico alla gente e dunque perdoneranno ogni mio tentativo di raschiare il fondo del barile” e “sono il riccardone della canzone giovanilista italiana”)(dopo aver espresso un pensiero del genere mi gira la testa, rileggendolo non ci capisco nulla ma va bene così). È stato triste vederlo in quello stato, con la voce incerta ed un testo che parla di un ipotetico secondo tempo, ennesimo prototipo di metafora calcistica per annunciare al mondo una sua rinascita che poi non si sa se sia davvero giunta a compimento sul palco sanremese. Davvero triste, mi ha fatto male.

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