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Adesso vedrai che tira fuori il Mamba (un pezzo sui Distanti che parla di quanto cazzo son vecchio)

Tra me e i Distanti c’è qualcosa (credo) come dieci anni di differenza. Quando avevo l’età dei Distanti il mondo e la musica erano abbastanza simili a quelli che ci sono oggi, ma gli occhi per leggere l’uno e l’altra erano molto diversi. Almeno credo, insomma. Quando avevo l’età dei Distanti, i gruppi non si riunivano su base settimanale. C’era la reunion del partito comunista (performing La svolta di Salerno in its entirety), questo sì, ma i gruppi si dividevano più o meno tra vivi e non. Leggevi una rivista di musica, tendenzialmente al posto di webzine e blog, e non t’incazzavi poi molto se in ogni pezzo su un disco con la chitarra alta c’era scritto urgenza o vetriolo o generazionale, e non t’incazzavi nemmeno se leggevi Sonic Youth o My Bloody Valentine tutte le volte che il chitarrista usava una distorsione. Qualche volta si leggeva ancora nuovi Nirvana, qualche volta lo si scriveva pure, anche se NOI eravamo già avanti o convinti di esserlo, o forse no, non ho davvero un’opinione su questa cosa ma forse un po’ sì e forse questa opinione mi definisce come persona e mi squalifica come critico, se uno vuole usare questa parola, ecco.

Voglio dire, credo di aver capito i Distanti. Non sono il loro più grande fan, tutt’altro. Di tutto il gruppo di band del quale volenti o nolenti (noi o loro) si trovano dentro, intendo i vari Gazebo Penguins, FBYC, forlivesi assortiti, DoNas o L’Amo o Verme o Dummo o Riviera e tutti gli altri, sono quelli che mi piacciono meno. è che io e i Distanti abbiamo ascoltato probabilmente gli stessi dischi ma in diversi periodi, e quindi in un modo diverso e con orecchie che non s’assomigliano neanche un po’ e che quanto più si voglion somigliare tanto più è difficile, insomma. Per me c’era stato un periodo in cui certe cose sembravano nuove, eccitanti e fatte da persone che suonavano quella roba lì perchè avevano ascoltato tutto sommato poche cose e avevano deciso che era comunque il caso di dare una loro versione e insomma, era sempre tutto più o meno inedito e giovane e qualcuno aveva l’urgenza il vetriolo e la generazione, e qualcun altro aveva sonic youth o mbv e tutto il resto insomma. I Distanti li hanno tutti e due perchè in qualche modo gli tocca, partono da un mondo del quale hanno un’opinione precisa e documentata e abbastanza strumenti per decodificarlo (o strumenti diversi, poco conta insomma, mi sembrano più lucidi di quanto lo ero io alla loro età) e tutto quello che possono fare è lavorare di sottrazione e aggiungere qualche elemento vintage tipo fare un disco con le CANZONI e poi boh, vedere un po’ cosa succede. Il disco lungo precedente è stato preso come una cosa che forse non era, a metà tra il punk rock dei nostri tempi e il ritorno dell’emo quello sai no, quello prima che ci facessero l’esproprio della parola emo eccetera. O forse era proprio quello, ma alla luce di un nuovo mini uscito tipo OGGI per To Lose La Track, che ormai è l’unica etichetta rimasta, sembrava semplicemente il primo passo per diventare quello che i Distanti giustamente meritano di diventare. Vale a dire qualcosa i Marlene Kuntz di chi ha gli anni che avevo io quando ascoltavo i Marlene Kuntz. Rock, sicuramente, non punk. Italiano, molto italiano. Molto cosciente di quello che è. Forse persino con quella specie di puzza sotto il naso che avevano loro. E certo, io i Marlene li ho sempre -sostanzialmente- cagati poco, ma sempre meglio i Marlene che tutti gli altri. E i Distanti sono già meglio di quanto i Marlene sono mai stati. Lo streaming:

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(a Forlì con i Crash of Rhinos ci son loro)

PITCHFORKIANA (Zola Jesus, S.C.U.M., Verme, Zen Circus, MoHa!, Drive OST)

VVAA – DRIVE OST
Dark-ambient fighetta declinata alla Bristol-maniera più un po’ di pezzi sparsi tra wave brutta (nel contesto bellissima), cosine pop e persino drugapulco. È un disco d’uso: lo metti in macchina mentre guidi in autostrada e ti senti figo anche se hai addosso un bomberino argentato.

 

 

ZOLA JESUS – CONATUS
Indie-dark-ambient-pop commutativo (il genere più frequentato del pop di questi anni: cambi l’ordine dei fattori nel disperato nella vana speranza che il prodotto cambi). Questo pezzo viene pubblicato ad uso di chi tornerà su questo blog tra un paio d’anni cercando su google “ti ricordi quando Zola Jesus sembrava un’artista di qualche rilevanza?”. Ecco. Non ci credete? è in streaming.

 

VERME – VERMICA
La copertina (già sai) è quella del Black Album però rosa e col verme al posto del serpente. Il disco è verde però con scritto sopra QUESTO DISCO è ROSA. La musica è tutta quella edita finora, che potete scaricare illegalmente però legalmente, all’indirizzo. Oppure essere fighi e giusti e comprare.

 

 

MOHA! – MEININGSLAUST OPPGULP
Raccoglie singoli e materiale sparso. Paradossalmente, nel complesso, è il disco più strutturato che i MoHa! abbiano cagato fuori e forse l’unico che in prospettiva verrà persino voglia di rimettere nello stereo. Se ne volete parlare in giro raccomando molto il copia-incolla sul titolo.

 

 

THE ZEN CIRCUS – NATI PER SUBIRE
Ci sono persone a cui questa roba piace. Io me la immagino funzionare solo nelle cuffie di qualche tizia che si fa fotografie nelle scalinate di Bologna con lo spolverino di pelle di foca sopra la maglietta degli Husker Du nuova di zecca la minigonna e gli stivali di canguro per aggiornare il fashion blog.

 

 

S.C.U.M. – AGAIN INTO EYES
Questi invece li ho pescati a cazzo pensando che fosse uscito un nuovo disco degli Scum di Casey Chaos. Li metto dentro per ricordare a me stesso che gli Zen Circus sono solo una parte del problema.