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NAVIGARELLA (come se gli hipster esistessero)

ilcaffe

Bastonate è in amministrazione controllata perchè il revisore dei conti ha trovato qualche irregolarità e pare che per il 2014 avremo qualche problema ad incassare i trecentomila euro stanziati come contributo all’editoria indipendente, e questo -assieme al fatto che sono in ferie- è il principale motivo per cui in questi giorni non troverete tantissimi aggiornamenti.

Ieri ha suonato Springsteen a Roma, vale a dire che oggi è quel giorno ogni sei/sette mesi in cui ottocento persone abusano del tuo FB rivelando dettagi della rivelazione, come tanti piccoli pellegrini al santuario di Lourdes. LO SO CHE SPRINGSTEEN DAL VIVO È ESPERIENZA MISTICA E TOTALIZZANTE, me l’avete raccontato con dovizia di particolari DICIOTTO ANNI FA e da allora menate il torrone tutte le volte.

A proposito,’è un nuovo singolo dei Pearl Jam ma fa vomitare. Davvero, lo dico da fan di Backspacer, fa vomitare. In giro tutti quanti parlano di una specie di versione aggiornata dei pezzi veloci di Vitalogy (che è come dire che l’unica canzone rock mai scritta dai PJ è Spin the Black Circle). Non è così, sembra più un ritorno ai gloriosi stocazzo tempi dei pezzi non scritti che stavano nel disco con l’avocado. Con Vedder per niente in parte. Speriamo sia la classica  mattata alla Pearl Jam di mettere fuori un singolo che non c’entra niente col resto e che il disco nuovo (si chiama Lightning Bolt, LIGHTNING BOLT dico io, ma ti pare) sia in realtà pieno di pezzi epici e cafoni tipo la seconda parte dell’ultimo.

A proposito, per il ventennale di In Utero, che se non lo sapete è il miglior disco dei Nirvana, uscirà una deluxe edition. Di solito sono contrario a queste puttanate stile doppio/triplo CD con inclusi gli scherzi telefonici di Kurt Cobain a Evan Dando, ma a questo giro sono abbastanza fomentato. Il motivo è che a quanto dicono sarà incluso il mix originale dell’album così come uscito dalle session con Steve Albini, a cui qualcuno (non si è mai capito bene se l’etichetta o il gruppo in prima persona) si è opposto ed ha mandato diversi pezzi ad un mixaggio aggiuntivo. Nerdate.

A proposito, già che siamo parlando di #grunge e #Nirvana, se vi collegate a Vice trovate un mio pezzo sul ripescaggio di Jason Everman, non so se avete letto la storia (nel caso in cui non, continuate così). riporto un pezzo al solo scopo di allungare il brodo: C’è una morale nella storia di Everman? Non credo, ma nel caso non riguarda l’intervento americano in Medio Oriente quanto il fatto che le storie di cui è composto il rock fanno mediamente schifo (il motivo principale per cui non c’è modo di tirar fuori un film decente dalla storia di un gruppo). Avete presente? Quelle robe che piacciono ad Alberoni o a Rolling Stone USA: i Suicide presi a sassate durante i concerti perché erano troppo punk anche per i punk, Jim Morrison che urla di volersi scopare la propria madre durante un concerto al Roxy o quel che era. L’equivoco secondo cui lo stardom musicale è composto da un branco di drop-out che hanno avuto il culo, o l’intelligenza, di infilare una singola mossa che ha permesso loro di svoltare è uno dei più frequentati nella storia del pop; in effetti non è insensato ricondurre le carriere di quasi tutti i musicisti famosi a una singola mossa, come quella volta che Lady Gaga cantò “Paparazzi” imbrattata di sangue ai VMA. E da lì in poi diventare immortali. Mio padre diceva che Zucchero non era un cazzo di nessuno finché non ha scritto “Diamante”, peraltro non scritta da lui ma forse da Rihanna. Poi i sogni infranti sono diventati un buon materiale, e poi una droga di cui ci facevamo sempre più spesso: all’inizio degli anni Dieci ci si beccava una reunion ogni settimana; dalle foto sui giornali iniziavi a capire chi aveva avuto la decenza di conservarsi intatto fino a oggi e chi no. Il pezzo completo, come detto, è qui.

A proposito, rimanendo su Vice c’è un bellissimo pezzo di Quit the Doner che rende conto di un festival tenutosi a Bologna la scorsa settimana. Si chiamava STRUMMER LIVE FESTIVAL, maiuscolo obbligatorio perchè nonostante sia intitolato a Joe Strummer il festival ha ospitato gente tipo Alborosie Manu Chao e Modena City Ramblers (e usato come logo la foto di Paul Simonon, vabbè). Il pezzo si concentra più che altro su questioni ideologico-musicali abbastanza concrete, tipo che i gruppi che stanno segnando questa (se mi passi il termine) generazione nel vivo sono gli stessi identici che l’avevano segnata (tra l’altro a torto) dieci anni fa e passa. Ve ne incollo un pezzettino ma va letto davvero in blocco. I gruppi che si esibiscono sono gli stessi dell’epoca del social forum, ma siccome abbiamo perso e ci hanno massacrato di botte talmente tanto che adesso nei giorni di pioggia riusciamo a vedere in Civati una speranza, quasi nessuno qui esibisce slogan o contenuti politici. Il vero collante sociale della situazione, il sole dell’avvenire, sono i bottiglioni, la più grande invenzione che la Spagna abbia dato al mondo dopo le donne con i baffi.

A proposito, sempre parlando di festival, Carlo Pastore ha messo un editoriale sull’ultima edizione del MI AMI, maiuscolo. Al MI AMI quest’anno c’erano diversi rapper e insomma P ha deciso di giustificarla volando basso e paragonandolo al momento in cui nel 2008 Jay-Z venne invitato a Glastonbury e questa cosa suscitò polemiche a ruota. Quel che dà fastidio è che nel frattempo il MI AMI si sta trasformando, come è giusto e buono che sia, in un normalissimo festival musicale di successo (la stessa metamorfosi che sta subendo Rockit, ormai un buon prodotto “mainstream” di roba italiana). Tra le altre cose non ricordo che Jay-Z a Glastonbury abbia fatto gridare così tanto al boicottaggio, ma dando per scontato che sia una mia disattenzione va anche detto che 1 Jay-Z è Jay-Z e Dargen d’Amico è Dargen d’Amico, 2 Glastonbury è Glastonbury e il MI AMI è il MI AMI. Dopodiché naturalmente c’è da fare una riflessione su quello che succede nella testa di chi decide di scrivere un editoriale del genere. Comunque non è la prima volta che C.P. parla di una cosa su cui lui o Rockit hanno fatto soldi (che è giustissimo e sacrosanto, sia chiaro, anzi gliene auguro il doppio ed Enrico Ruggeri headliner della prossima edizione al posto di Patty Pravo) come di un momento di rottura artistica e progresso culturale senza precedenti, come se stessero tutti lì a disegnar baffi alle Gioconde da mattina a sera. Lo stesso era successo nel famosissimo episodio del DIY (il post non c’è più, volendo è copiato in questa discussione su neuroprison): a prescindere dal fatto che sia stupido o meno quel che dici, dà comunque un gran fastidio essere nella stanza mentre lo stai dicendo. Nello stesso editoriale l’autore si chiede come sia possibile bollare il MI AMI come un posto per “hipster” o fighetti di città, cito testualmente. Come se fosse questo il problema. Come se gli “hipster” esistessero. Come se il punto con i festival tipo MI AMI non sia la loro natura omnicomprensiva (e quindi per sua natura anti-hipster) o il fatto che funzionino, negando all’ascolto musicale la sua componente di appartenenza e di non-appartenenza, di ascoltare una cosa perchè è come te e diversa dagli altri, che a dispetto del fatto di essere denigrata da svariati giornalisti di professione è la cose più importante dell’ascoltare la musica, l’atto politico nel farlo. Perchè una musica che viene spacciata come “indipendente” dovrebbe a qualsiasi titolo unire? Non potremmo lasciare questo compito ai rapper di adesso o ai democristiani?

A non-proposito, c’è un nuovo episodio della querelle Pipitone VS Daft Punk. Del primo avevo parlato brevemente qui chiedendomi “se la voglia di prendere a calci nei denti (metaforicamente parlando) chi abbia scritto e/o scelto di pubblicare un pezzo di questo genere non sia di per sé condizione sufficiente ad adorare il nuovo disco dei Daft Punk”. Oggi, a seguito di qualche polemica, Pipitone scrive un nuovo post sull’argomento dando conto di un esercito di troll organizzati che invadono il suo spazio, cercando di metterlo in croce per aver anteposto il suo libero pensiero al VERBO (che credo sia “RAM è un ottimo disco”, e ci possiamo anche stare direi). In realtà è un post abbastanza perdibile, ma fa specie come possa una persona scrivere un post che bolla come creduloni e tamarri i fan dei Daft Punk e poi sentirsi deluso se qualcuno s’incazza.