Gruppi con nomi stupidi e MATTONI issue #14: REVE STEICH

 

per caso la faccia vi ricorda qualcuno?

Il trucco è vecchio, scambiare le iniziali del nome e del cognome, ma mi fa ridere sempre: dai celebri Wevie Stonder al ‘nostro’ Digi G’Alessio è praticamente impossibile trovarne uno che non suoni infinitamente e irredimibilmente più stupido rispetto all’originale. Ma Reve Steich, almeno per chi scrive, li batte tutti di almeno tre lunghezze anche solo per l’intuizione: non era venuto in mente a nessuno finora (almeno a quanto mi risulta) di omaggiare in un modo così trasversale e radicalmente beota il grande maestro del minimalismo percussivo alla vecchia. Soltanto leggere il nome mi ha fatto stare bene per una settimana. Peccato che a tale genialità onomastica non corrisponda una musica altrettanto esaltante e, come direbbero gli americani, mind blowing; l’ennesimo progetto dell’iperattivo Jaan Patterson (titolare di circa una decina di sigle diverse, la più popolare delle quali è probabilmente undRess Béton) si discosta poco dalle sue molteplici incarnazioni, tutte o quasi saldamente indirizzate verso un’elettroacustica moderatamente schizzata e moderatamente fastidiosa da saggio di fine anno al conservatorio, senza infamia e pure con qualche lode ma che spesso lascia il tempo esattamente come l’ha trovato. Stunning for 18 Miles, l’unica traccia a nome Reve Steich prodotta finora, è una sghemba cavalcata di 23 minuti che si snoda attraverso oscillazioni tintinnanti e brume digitali tra tempeste elettrostatiche e clangori metallici; dopo i primi cinque minuti spunta qualche UOOOOOOUUUUU, quindi il bum-bum di un organismo sconosciuto che sta crescendo lentamente nell’ombra, seguono smottamenti di terreno friabile come la torta sbrisolona, blip-blip-blip, bluuuuuuup. Ecco poi la spirale discendente di un bombardiere che precipita come nei videogiochi a 4 bit (a 8 sarebbe troppo), seguita da un allarme da bunker sotterraneo in un videogame della Simulmondo, poi sirena e radar sincronizzati, bip bip bip bip, biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip di un elettrocardiogramma sotto coca, rifrazioni – dissoluzioni, il bombardiere resuscita: BUOOOOOOOOOOOOUUUUU-UUUUUUUUUUUUUUUU, intasamento dell’etere, tipo le onde corte però in digitale; l’organismo sconosciuto di prima in agonia sorvolato dal bombardiere sopra di lui come un avvoltoio, rimbombo assortito, borbottii, sfrigolii, sirene e raggi laser, gocciolii, plic-ploc, qualche discorso campionato in sottofondo (molto in sottofondo), poi l’elica di una falciatrice malvagia che si trasforma presto in qualche altro ribollio elettronicamente generato, che poi diventa un fischio lancinante sopra una sirena e poi diventa il sibilo di un missile del sottomarino lanciato nel vuoto e poi si spegne lentamente, sfrigolando e tonitruando. Sul finale i missili del sottomarino ritornano per qualche altro borbottio mesto tanto per.
Il pezzo esce su SuRRism-Phonoethics, n0tlabel fondata e gestita dallo stesso Patterson, la cui figura autarchica e irreversibilmente dissociata (unita a un’etica del lavoro forsennata e fieramente artigianale) conserva comunque un certo interesse: compositore, poeta, video-maker, artista performativo situazionista, operatore sociale nella vita vera.

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L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 17-23 gennaio 2011

 

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A dar retta alle voci fattesi via via sempre più insistenti nei mesi scorsi, pare che questa edizione del Netmage sia l’ultima; sperando fino in fondo che alla fine si tratti di cazzate prive di fondamento o di deliri apocalittici messi in giro da qualche insider preso male in vena di profezie da Cassandra degli incapaci (o che, più realisticamente, il festival “rinasca” magari con un altro nome e altre motivazioni ma continuando di fatto a esistere) non riusciamo comunque a reprimere una fitta di tristezza per un altro pezzo della nostra storia che (forse)  scompare, oltre che una botta micidiale di nostalgia di tempi irripetibili e mai abbastanza rimpianti (basti dire che l’intero progetto-Netmage nacque e si sviluppò tra le pareti del Link, il miglior locale della storia dell’umanità), che mai come ora sembrano lontani anni luce. Personalmente le edizioni del Netmage me le sono sucate tutte – tranne quella spettacolare del 2009 con Keiji Haino, Emeralds e Growing tra gli altri (ero bloccato a letto con 40.5 di febbre tipo Tim Robbins in Allucinazione Perversa, mi sono sentito tagliato fuori dal più grande party del secolo) – e anche se negli ultimi tempi più che un festival dedicato agli incroci fra arti elettroniche, visive, musicali e performative era diventato piuttosto un pascolo per fighetti impresentabili e etichette orribili che pubblicano solo su vinile e musicassetta in tiratura limitata e numerata, in cartellone non mancavano mai nomi più che meritevoli che giustificassero in pieno il prezzo del biglietto e poi insomma, andare a farsi sfondare i timpani nei lussuosissimi saloni di Palazzo Re Enzo è qualcosa che ha sempre il suo fascino…
La settimana concertistica per il resto comincia domani al Nuovo Lazzaretto con una scarica di NYHC bullistico e spaccaossa alla vecchia ad opera dei mitici Supertouch (di spalla i bandana-thrashers Ed e Postalmarket Babies); inizio tassativo alle 22, prezzi politici e incazzatura dei vicini garantita. Ancora Lazzaretto mercoledì per le teste metal più esigenti: arrivano gli E-Force, ovvero la band di Eric Forrest dopo essere stato cacciato a calcioni dai Voivod per motivi che tuttora ignoro, di spalla Howling Machines e Catacumbas, stesso orario stessi prezzi. Se del metal non potrebbe fregarvene di meno l’alternativa è tra un bel concerto jazz al Bartleby (gratis dalle 19.30) o il delirio free-math-punk all’XM24 con la seconda installazione del ciclo MeryXM: cena, dibattito, concerti, stare bene. Gratis, dalle 20.30.
Giovedì inizia il Netmage; per gli appassionati del karaoke cadaverico ci sono i T.S.O.L. all’Onirica a Parma (purtroppo hanno rinnegato la loro fase hair metal). Venerdì l’overdose: al Modo Infoshop dalle 18.30 reading di Giovanni Succi, quindi al Locomotiv dalle 22 Bachi da Pietra + Uochi Toki (set Legno) (otto euro + tessera AICS obbligatoria). Oppure, al Covo c’è Damo Suzuki che improvvisa cose a caso con musicisti random (dalle 22, ingresso ? euro); il concerto può essere una sòla megagalattica come un trip senza ritorno (parlo per esperienza personale), dipende in gran parte dalla statura dei musicisti coinvolti visto che il gnomesco Damo si limita a strillare mantra incomprensibili di tanto in tanto. A ‘sto giro ci sono Gabrielli e Iriondo quindi perlomeno al di sotto di un certo standard di decenza non si dovrebbe scendere. Oppure, un’overdose di progressive (nel senso più nobile e stimolante del termine) al Cinema Perla, di cui potete consultare programma orari e prezzi nel flyer qui sotto. Oppure, seconda giornata del Netmage. Comunque vada, dopo tutti al Kindergarten per Robert Hood.
Sabato serata conclusiva del Netmage; tra gli altri c’è Thomas Köner, che ho scoperto proprio grazie a questo festival (se la memoria non mi inganna suonò nella prima edizione: era il 2000…). Domenica ci si macera nella nostalgia, nel ricordo e nel rimpianto.

L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 6-12 dicembre

la mia mente dopo gli Swans

 
Ancora tramortiti dal punitivo concerto degli Swans (oltre due ore di dolore e sopraffazione in quel forno crematorio legalizzato che è il Locomotiv) iniziamo la settimana in pesante debito di ossigeno, di sali minerali e di voglia di vivere; la seguente sarà dunque un’agendina ad alto coefficiente di disfattismo.
Se riusciremo a schiodare il culo dalla poltrona su cui restiamo per ore spalmati a fissare le pareti, questa sera dalle 21 al Nuovo Lazzaretto si prepara una bella infornata di punk’n’roll degli incapaci in compagnia della provocante Texas Terri, dei madrileni Tokyo Sex Destruction più altra robaccia sconosciuta di cui mi fa fatica cercare i link. Cinque-sei euro e tanta simpatia da parte del vicinato. Martedì 7 se gli Swans non vi sono bastati e volete farvi un’altra pera di allegria ecco gli Elf Power in funeraria commemorazione pre-anniversario della morte di Vic Chesnutt, al Covo dalle 22 (il prezzo come al solito non è dato saperlo se non previa telefonate astiose alla direzione il giorno stesso del concerto); altrimenti, visto che poi il giorno dopo è festa e quindi bisogna divertirsi, al Ruvido c’è Rexanthony (per un amarcord peso di quando eravamo giovani, belli e felici e l’ecstasy che spacciavano fuori dal Cocoricò era di buona qualità), mentre per gli irriducibili del cucchiaino l’appuntamento da non mancare è con Paul Kalkbrenner al Link, ma solo per i più previdenti: le prevendite sono infatti già esaurite da quel po’, e senza non si entra. Ah, per i necrofili ci sono i Sonics a Cesena.
Mercoledì 8 per i rockettari che non si rassegnano a restare in casa a cercare di smaltire il down al Nuovo Lazzaretto arriva l’indomito Kevin K con la sua bella paccata di reducismo decadentista; ad accompagnarlo gli inossidabili Titbits. Altimenti, Assalti canta e non manda in letargo le menti al Bartleby (per ora non ne so niente, ve la vendo come l’ho comprata). Giovedì riposo, non c’è un cazzo di niente di decente in giro anche ad andare a scandagliare l’intera regione.
In compenso venerdì 10 è il delirio: all’Estragon dalle 21.30 Massimo Volume + Bachi da Pietra GRATIS, al Voodoo Club di Comacchio il sovrano assoluto del death-rap Necro (più alcune prescindibilissime e fiacchissime crew italiane che per senso della decenza evito di nominare, dalle 21.30, non so il prezzo), al Circolo Onirica a Parma i Saint Vitus freschi di trapasso del povero Armando Acosta + altri quattro gruppi ultradoom (nello specifico, Swallow the Sun, Mar de Grises, Solstafir e Graviators, per sapere quanto cazzo spaccano chiedete a Reje, sempre se riuscite a risvegliarlo dal suo sonno millenario), e al Teatro Rasi a Ravenna gli elitari e sulfurei Æthenor (dalle 21, abbastanza euri). Troppa roba, considerando poi che sabato è ad esclusivo appannaggio di highlanders della keta (Onur Ozer al Kindergarten, quindici euro) e saltimbanchi da avanspettacolo (Bloody Beetroots al Link, ventisette euro); in compenso domenica all’Estragon gli High On Fire suonano di spalla ai Fear Factory. L’unico problema è il prezzo del biglietto: trentadue euro.

MATTONI issue #10: LESBIAN

 
Vincono già dal nome, soprattutto in tempi in cui per non finire immediatamente nei peer-to-peer l’alternativa è tra stupidissimi termini di uso comune ricontestualizzati (tipo The Music, Girls, Tombs, ecc.) o sigle illeggibili piene di simboli criptici tipo triangolini e altre merdate a incasinare il tutto (tipo l’intero fenomeno witch house, che poi tra l’altro mica ho ancora capito di che cazzo si tratti, ma comunque). Loro scelgono una terza via: nome ultracomune e ultrabeota “perché quelli belli, tipo Black Sabbath o Venom, erano già presi“. Sono in quattro, hanno inciso per Holy Mountain (che già di per sè stessa è una bella garanzia di alterazione mentale) e a guardare la foto sul sito dell’etichetta sembrano, nell’ordine: un ciccione che ama i Neurosis, un professore ex-hippie col cervello fritto dai troppi acidi ai tempi dei fiori nei capelli, un immigrato clandestino e un buzzurro rissaiolo coi tatuaggi anche nel buco del culo. Insieme suonano uno strano incrocio tra sludge, doom old school e progressive metal, fangosissimo e lisergico eppure cronometrico e intricato al tempo stesso; immaginatevi, se riuscite, una sintesi tossica tra Dream Theater, Grief, Lake of Tears e Facedowninshit, sarete comunque piuttosto lontani da un’idea anche lontanamente esaustiva. Uno di loro, Dan La Rochelle, ha suonato la chitarra negli ASVA per un paio d’anni, magari questo dettaglio può essere di aiuto. Il primo album è del 2007; Power Hor, un gioiellino di psichedelia malata e deviante che con un buon cilotto sdruso di bella (o un paio di cartoni) a supporto è la morte sua. I numeri già dicono tutto: quattro pezzi per sessantadue minuti di durata. C’è già un bestione di quasi 25 minuti, Loadbath, ma non è il pezzo migliore del disco, e comunque a quei tempi Bastonate (con annessa la vostra rubrica preferita) ancora non esisteva. Sempre del 2007 è un ‘Tour EP” con un pezzo di quarantasette minuti (dal temibilissimo titolo, Fungal Abyss), che purtroppo non sono ancora riuscito ad ascoltare; ho invece mandato a memoria lo split del 2008 con gli Ocean americani (altro gruppo per cui vale la legge dei grandi numeri), ma purtroppo entrambe le compagini in quell’occasione mordevano decisamente i freni: ‘soltanto’ dodici e quattordici minuti le durate dei rispettivi pezzi.
Tornano ora con un nuovo disco fuori, Stratospheria Cubensis, titolo delirantemente pseudointellettuale, produzione paludosa del paludato Randall Dunn e artwork sideral-tentacolare del funghesco Seldon Hunt. Un disco che è un po’ il loro The Age of Adz: smodato, incontenibile, eccessivo, irraccontabile, radicalmente altro da sè e da tutto, con il brano più lungo posto alla fine a riassumere e a tirare le fila e a fornire il senso ultimo di un suono e un metodo compositivo che non asc0lterete altrove. Black Stygian è il nome del mattone finale, ventidue minuti di delirio psych-sludge-prog-doom da far precipitare dal cielo gli arcangeli con le trombe e schizzare dalle viscere della terra i diavoli coi tromboni, un’ininterrotta, sfrenata cavalcata della Morte ma con un cannone grosso come un carciofo incastrato tra le arcate dentarie; se esistesse un ipotetico mash-up tra Jerusalem degli Sleep ma con il tiro e senza la narcosi chimica, e A Change of Seasons dei Dream Theater ma senza i barocchismi e le leziosità e le tastiere d’avorio e la suddivisione in capitoli, magari reinterpretata dagli Eyehategod in jam alcolica con Fates Warning e (Men of) Porn, forse quel pezzo avrebbe il suono di Black Stygian. Veramente devastante.

 
 
PS STREAMO: http://lesbian.bandcamp.com/album/stratospheria-cubensis

L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 22-28 novembre

 
XM24 in pieno effetto. La settimana si apre con tre serate tre di fila una dietro l’altra (i dettagli li trovate sul metallurgico e cinereo flyer qui sopra) e si chiude con un eventone di cui parleremo tra una quindicina di righe all’incirca, il tutto nel centro sociale che se solo Fausto Rossi ci avesse messo piede capirebbe perchè i giovani ci entrano come in una chiesa. Inizio intorno alle 22 puntuali e ingresso quattro euro a parte mercoledì che è gratis. Fiore all’occhiello della tre giorni è Steve MacKay con il suo sax belligerante in jam molesta martedì 23, per cui (e mi rivolgo ai più attempati) lasciate perdere i Pooh col negro a Rimini e venite a carbonizzarvi i timpani assieme a noi.
Mercoledì 24 serata imperdibile per i seguaci del psych-prog-metal lisergico con tanti e repentini cambi di tempo: sulle assi del Colorado Cafè (in via S. Isaia 57 a Bologna, nulla a che vedere col programma per dementi su italia1) si esibiranno gli spinellanti Altare Thotemico e i futuribili PropheXy (dalle 21.30, cinque euro), a seguire dj-set funk-dubstep per mandare definitivamente in pappa i neuroni rimasti. Giovedì ci sono i bruttissimi The Pains of Being Pure at Heart al Covo (dalle 22.30, boh? euro) o i messianici Wovenhand al teatro Comandini a Cesena (dalle 21, parecchi euro), ma la serata da non perdere è al CSA Spartaco a Ravenna con i magnifici Chevreuil, ovvero l’equivalente sonoro di quel che si prova dopo aver bevuto una cisterna di caffè, litigato con persone a caso e ucciso a fucilate una scolaresca (dalle 21.30, cinque euro). Venerdì karaoke peso all’Estragon con gli Amorphis in show del ventennale; intellettuali accorrete, aprono gli Orphaned Land (inizio ore 20 puntuali, ingresso ventiquattro euro). Contemporaneamente, al Locomotiv i casinari Buzz Aldrin (dalle 22, cinque euro più tessera AICS) e al Covo quella pazzerellona di Beatrice Antolini (dalle 22, prezzo ignoto ma se dovessi tirare a indovinare direi dodici euro).
E arriviamo così a sabato 27, di nuovo all’XM24 come dicevamo, per una piacevole e rilassante serata in compagnia di John Duncan (dalle 22.30, quattro euro). Per i depravati e i maniaci del cazzo: sappiate che NON si lancerà contro i fili della luce e NON si scoperà un cadavere. Ma la devastazione mentale e uditiva è comunque garantita. Mi dicono che ci sono anche Charlemagne Palestine a Cesena (sempre al teatro Comandini, abbastanza euro) e il Chicago Underground Duo all’Area Sismica (dalle 22.30, boh? euro). Domenica un cazzo.
Dimenticavo: c’è il MEI.