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grattare i bugni non aiuta a farli sgonfiare (appunti vagamente legati alla reissue di Hai Paura del Buio)

civati

Devo arrendermi all’evidenza che in certi periodi non ho assolutamente un cazzo da scrivere, e questa cosa può andare avanti per mezza giornata o per mesi e suppongo che avere un blog per il quale ci si sente obbligati a postare almeno una volta ogni due giorni non sia quel che si dice un modo per fare rimarginare la ferita (ok, non si dice). D’altra parte qualcuno dovrà pur scrivere, mi dico, e poi viene una lista possibile di cose che non mi costa troppa fatica metter giù –infanzia, adolescenza, dischi noise, parlar male di Manuel Agnelli, classifiche di dischi, analisi dei costi eccetera. Per una questione legata al proliferare di listoni ridicoli su internet abbiamo smesso di postare i listoni del martedì, altrimenti questa settimana avrei messo la lista dei miei dieci pezzi METAL SOFT preferiti. Il METAL SOFT è il genere preferito da un ragazzo che ha spedito una lettera ripubblicata da Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano in quella rubrica che parla della sessualità tra i quindicenni (una storia su questo: io a quindici anni mi ammazzavo scientificamente di pippe, per certi versi è un miracolo che sia sopravvissuto. Per capirci, a quell’epoca ero ancora piuttosto infervorato con il cattolicesimo e decisi che il giorno di natale avrei fatto il fioretto e non mi sarei masturbato per tutto il giorno, e una volta finito il pranzo in famiglia diventò davvero problematico gestire le continue erezioni mentre ero solo nella mia cameretta. Andai avanti a leggere fumetti e disegnare tutto il giorno, guardare film natalizi scemi alla TV e via di questo passo. Riuscii a mantenere la promessa; a mezzanotte e un secondo me lo presi in mano. Il giorno di Santo Stefano fu un party vero. Beh, avevo quindici anni. Il mio gruppo preferito erano i Guns’n’Roses. Perché ve lo sto raccontando?). Dicevo: i miei cinque dischi METAL SOFT preferiti. Rising Force del grande Yngwie Malmsteen, Make Yourself dei grandi Incubus, l’eponymous e unycous album dei grandissimi Impaled Northern Moon Forest, Zenyatta Mondatta dei grandi Police e soprattutto il grandissimo Load degli altrettanto grandi Metallica anche se ad essere sincero un paio di questi dischi non li ho mai ascoltati e di Load mi ricordo solo cose tipo Hero of the Day e il viso del grande Jason Newsted. E poi ovviamente la reissue di Hai paura del buio?, il disco indie italiano più importante degli ultimi vent’anni secondo numerose classifiche, ivi compresa quella di Bastonate (secondo posto Testa plastica dei grandissimi Prozac+, segue la grande Carmen Consoli di Mediamente isterica). Dicevo, la reissue di Hai paura del buio?, che da ora in poi di chiamerà HPDB perché scriverlo per esteso e con il punto interrogativo mi fa uscire il caps lock automatico, consta di un remaster non necessario (non sto cercando di convincervi che lo sia, è solo una mia opinione) e del disco reinterpretato da artisti affini (Finardi) e meno affini (Bachi da Pietra) agli Afterhours. Per capirci dopo il rilevante contributo di Damo Suzuki alla intro, la prima cosa che succede è che Edoardo Bennato si prende la briga di cambiare il testo a 1.9.9.6., con il risultato che le prime tre parole del bonus disc di HPDB non sono “Porco cristo offenditi” ma “Sì lo so”. Poi c’è Greg Dulli che canta in italiano, Sangiorgi dei Negramaro che non prende Rapace  con l’umorismo che servirebbe e via di questo passo fino alla fine del programma. Al confronto, per capirci, il fatto che Joan as Policewoman in Senza Finestra sembri fatta di ritalin ce la fa piacere; e come detto non riesco più a scrivere quindi ciccia. Per carità, c’è pure roba figa a cercarla col lanternino. I Bachi da Pietra non è che smettano oggi di essere un brutto gruppo, Punto G è migliore nella loro versione che nell’originale, ma il resto è un massacro vero e/o il disco più fieramente ridicolo (e quindi per certi versi interessantissimo) da un po’ di tempo a questa parte. Sul finale Piero Pelù canta Male di miele. Come sempre per Agnelli il gioco vero è cercare di capire se certa roba che sembra palesemente fatta per il LOL in realtà nasconde un disegno più grande e diabolico e ambizioso di svaccare tutto lo svaccabile o chissà che altro, e nel caso è un disegno che nasce più o meno ai tempi de Il Paese è Reale e continua imperterrito –e nel caso la cosa eccitante non è tanto la reissue di HPDB ma il passo successivo, magari Agnelli giudice di The Voice Padania a blaterare di Area Sonic Youth (li avete mai chiamati YAUTH?) e gentaglia simile mentre l’opinione pubblica si spacca. A proposito, vi ricordate quanto erano fighi i tempi in cui ci si spaccava in due tra bontà e cattiveria della musica e dell’etica legata alla musica, invece che spaccarsi in merito al fatto che sia proprio/improprio rompere le palle a uno che fa il suo lavoro. Come se i dischi fossero sottopentole.

(per cui insomma, quando non si ha un cazzo da scrivere non si dovrebbe scrivere.)