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Pikkio Music Awards 2k14 (parte 3)

L’intro è nella prima parte e i premi minori nella seconda leggetevele se volete capire il 2k14 in musica!!!

E ora ecco i  Pikkio Music Awards presentano i DISCHI DIO DELL’ANNO 2k14 IN ORDINE ALFABETICO ANON !!! perché la classifica è un’illusione del diavolo (i titoli sono cliccabili in quanto full streaming ascoltabili!).

Aphex Twin – Syro

FINAL MASTER SYRO DIGIPAK.indd

E’ ovviamente l’unico vero disco DIO.

 

Actress – Ghettoville

ghettoville

Actress (al secolo Darren Cunningham) venne a Roma l’estate 2k14 per suonare ad un festival, ma poi non si presentò. La colpa fu mia perché lo bloccai sulla metro b per intervistarlo su Ghettoville in quanto DISCO DIO, va bene?
“Ghettoville nasce da un sogno speciale che feci, in questo sogno dopo aver fumato un botto avevo l’illusione di far parte di una certa Voodoo Posse. Ecco il disco parla di Balotelli se fosse povero a Bergamo. No anzi è come se mi rappassi me stesso attorno a me.”
A Darren ma che cazzo stai a di? Nun c’ho capito un cazzo e hai pisciato un live solo per dirmi kuesto? 6 1 grande!!! Tornando a noi Ghettoville è DISCO DIO perché il suo sgrakkio, i suoi rallentati sciolti groove fatti di polvere di mp3, trasportano in menti altrui di gente che popola lo sprawl urbano. La musica e l’ambiente di Ghettoville è quello dello speaker dello smartphone o delle cuffione rotte di sto sfattone mentre si va a prendere uno skrokkio di fango al distributore della metro dietro casa, mentre balla con la sua posse, mentre fa il romantico con la ragazza del ponte, mentre ragiona su se stesso, per poi tornare in mezzo alle enormi catapecchie di foratini e acciaio degli gnomi spacciatori. Così facendo ti fai un viaggio cyberpsychunk 20k0 particolarissimo che mostra cosa c’è sotto l’HD dei grandi agglomerati urbani: un gran casotto di scarti prodotti dal risukkio dell’instikkio; tanto pure loro (gli scarti) finiranno li nel crystal universe 049b. I HAD A SPECIAL DREAM VOODOO POSSE CHRONIC ILLUSION.

D’Angelo and The Vanguard – Black Messiah

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A fine 2k14 è arrivato, risukkiato a stekka nel mese di dicembre, sto disco MAESTOSO così: BAM!, tipo una minkia in faccia!!! D’angelo, eroe del “nu-soul” fine ’90, sbroccò dopo aver creato il riassunto delle canzoni e musica black tramite astrazione del groove in quel MONOLITE di Voodoo. D’altronde chi tocca i monoliti sbrocca sempre, figuriamoci chi li crea! Per nostra fortuna non so come (un mix di incredibile forza di volontà e gente preziosa tipo ?uestlove dei Roots) D’Angelo si è ripreso e incoronandosi giustamente come Black Messiah ci ha donato la sua visione più aperta, meno astratta, ma non meno sorprendente, de LA STORIA (pisello) RIDDIM. Ci stan sempre Sly Stone/Miles Davis/James Brown/Prince/P-Funk e mille altri, ma c’è sopratutto D’Angelo stesso e la sua voglia di riappropiarsi, a sto giro, anche del rock. Ma sopratutto c’è tanta voglia de suonà de cristo, con suoni de cristo re (il suo produttore è uno dei pochi da cui posso sorbirmi i pipponi sull’analogico visto come usa bassi a mitraglia scaturiti da non si sa quale ragionamento malato di D’Angelo e che paiono triplette footwork ma so fatti col classico metodo del nastro dei pacchi regalo), con gente de cristo re, e con pezzi de cristo re. Tutto ciò rende Black Messiah il mio disco TOTAL preferito degli ultimi 10 anni credo. Il che lo fa anche mio disco rock preferito degli ultimi 10 anni. Con buona pace dei vari ripoff total rock che ci sono in giro tipo gli …………………….. (riempite voi i puntini con qualche band di quelle tipo Arcade Fire etc.) Ogni battuta su Nino D’Angelo (e quell’altro comico cretino) verrà punita con violenza inaudita quando meno ve l’aspettate.

Fhloston Paradigm – The Phoenix

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IL disco DIO PHUTURO dell’anno e miglior disco Hyperdub mai fatto (insieme a quelli di Kode9, Burial e DVA). Questo è l’ASTROBLACK 2k14 pari merito con Afrikan Sciences di cui dicevo nel precedente PMA. Sviaggi di arpeggi cyber acidoni, ritmi techno che si scontrano con spazi bass/step come se le macchine volessero liberarsi in jam funk/jazz, tappetoni di pad tra Blade Runner e Ghost In The Shell. Ci sono persino pezzi soul/lirici di future dive pop da spazioporto. Il tutto fluisce perfettamente grazie alla colla del groove (dietro il nome Fhloston Paradigm c’è un king dei beat come King Britt) e al concept dichiaratamente sci-fi: ogni brano nasce come sonorizzazione immaginaria di film di fantascienza amati da King Britt, con vari portali a introdurci in differenti scene. Ecco immaginatevi la tradizione afrofuturista applicata come colonna sonora dei film sci-fi della vostra vita! Vero e proprio NEGROPHUTURO.

Flying Lotus – You’re Dead

You're_Dead!

Dopo l’asfalto lo sciolto di Los Angeles, lo spazio tondo di Cosmogramma, e la meditazione interiore di When the Quiet Comes la nostra Lotulla Volante non poteva non esprimersi in un vero instikkio-concept. Ricordiamo come l’anno scorso i Boards Of Canada abbiano tentato l’instikkio tramite antichi rituali egizi. Giusto quindi che Flying Lotus recuperi tradizioni dei propri antichi antenati egizi! Per l’occasione il nostro ha comprato un turbocompressore dell’anima e ci ha buttato dentro tutta la sua esistenza (dall’amata free spjazz fusion agli amati videogiochi, dall’astroblack al dillatude, dallo sgrakkio rap al warpismo) per instikkiarla in una piccola puntina sonora. Quando noi andiamo a ripodurre You’re Dead questa puntina sonora ci esplode in faccia per circa 38 minuti di suoni TURBOBLASTATI in faccia, perennemente ROTEANTI, di esecuzioni live perfettamente morte dentro un’organizzazione da slittamento digitale che esplode con la vitalità di una TURBOBLASTATA in faccia che poi si va a richiudere proprio li dietro la vostra nuca, in una piccola puntina sonora. Quando andiamo a riprodurre You’re Dead questa puntina sonora ci esplode in faccia per circa 38 minuti di suoni TURBOBLASTATI in faccia, perennemente ROTEANTI, di esecuzioni ilvz perfettamente morte dentro un’organizzazione da skrikkiamento digitale che esplode con la vitalità di una TURBOBLASTATA in faccia che poi si va a instikkiare proprio li dietro la vostra nuca, in una piccola puntina sonora. Quando andiamo a riprodurre You’re Dead questa puntina sonora ci esplode in faccia per circa 38 minuti di suoni TURBOBLASTATI in lfacc, perennemente ROTEANTI, di esecuzioni kazz perfettamente morte dentro un’organizzazione da skroitamento zenitale che esplode con la vitalità di una TURBOBLASTATA in faccia che poi si va a riinstikkiare proprio li dietro la vostra nuca, in una puntina sonora.

Golden Retriever – Seer

golden

Synth modulare, clarinetto basso e lezioni di giovani montagne in just intonation. Ma pure pianoforti monofischi tagliaincollini. Ma anche cani fluffosi che guardano in estasi la valle che devono controllare spandersi attorno a loro, quei cani son dorati. Quel doro dei cani è materia sopraffina con cui il duo americano Golden Retriver ha creato il capolavoro di pura e cristallina eufonia che mancava alla recente generazione VIAGGIO/SVIAGGIO americana, di quelli che “er modulare/er drone”. Pare che infatti in Seer i Golden Retriever siano riusciti, attraverso particolari accorgimenti scientifici al limite dell’esoterico/alchemico, a sintetizzare in musica proprio il doro dei cani dorati. In realtà Seer è semplicemente un disco di psichedelia NaTuRaLiStA e minimalismo americano, per farci scrutare oltre al risukkio ed espandare la nostra mente verso nuovi universi.

Luke Abbott – Wysing Forest

luke

“Avete mai sentito il suono di una foresta che vive?” Me lo ripeteva sempre Guinnevere, la mia maestra dell’elementari. Noi bimbi tendevamo le orecchie verso la magica foresta che si affacciava fuori la finestra della nostra classe e rispondevamo convinti “si maestra lo stiamo sentendo proprio ora!” e lei “no quelli sono gli uccelli! la sentite la foresta che vive?” e noi ci rimanevamo male perché ‘sto phaNtoMaTico suono proprio non lo sentivamo. Finalmente a 32 anni posso ascoltare questo suono e se volete potrete ascoltarlo anche voi! E’ il suono della musica di questo DISCO DIO che Luke Abbot (druido inglese) ha creato in un ritiro nella Wysing Forest portandosi appresso il suo armamentario di sintetizzatori modulari allacciandoli al suo cervello e alle radici degli alberi per poi cavarne ritmi, melodie e magike armonie. Se il compare (e boss) James Holden aveva creato l’anno scorso (in The Inheritors) il suono dei rituali magici del moderno druido matemago, qui potrete ascoltare il risultato di uno di questi rituali: il rituale della foresta che parla, che lentamente si muove, balla persino, e che fa ovviamente sviaggiare. Wysing Forest ricrea vita di foresta anche in luoghi privi di significative foreste. Ricordo quel momento magico d’una notte di mezza estate, sull’ardeatina: Amphis (reprise) veniva riprodotta dallo scatolo dei suoni avvolgendomi mentre scivolavo nel caldo stagno blu, li in profondità la musica di Luke Abbot era in armonia con i riverberi di luce subacquea dei coleotteri notturni. Lentamente riemersi a galla a pancia in su e mi si rivelarono le stelle sopra di me mentre Wysing Forest sfumava via sentendomi parte del TUTTO. NATURALISMO.

Nastro – Terzo Mondo

nastro

I Nastro sono una delle mie band italiane preferite di sempre, proprio ever and evah 3000. Prima forse avevo dei motivi personali essendo band formata da due artisti, geni della vita, che conosco di persona (Manuel Cascone e Francesco Petricca) e che tanto, a loro insaputa, hanno contribuito alla mia pikkiomania. Ora però con questo disco i Nastro mi si sono instikkiati nella mente come tra i pochissimi ad affrontare e riportare la realtà odierna in musica, in maniera non codificata, estremamente personale, eppure saldamente ancorata a degli archetipi ben riconoscibili (di base tribalità ossessiva ritmica). O vi giuro che per me i Nastro battono i Black Dice sull’argomento asfalto traffic riddim, forse sarà perché hanno fatto il disco più SGRAKKIO SECCO SGRAKKIO TRAKEA che esista. Registrato con un telefonino, pentole e dark energy (e pifferi ed effetti etc.) il Terzo Mondo creato dai Nastro è un trip skrotomaniaco nell’esteso confusionario agglomerato umano/urbano di oggi. Un Terzo Mondo nato nel caos tra Roma (e i suoi trenini arruginiti ancora esistenti) e Latina (e le sue inedite campagne con immigrati che zappano il gombo) che in realtà pur non c’entrando nulla con techno/il clubbing/er cazzo uk è più vicino a Ghettoville di Actress che ad altro, condividendo entrambi un’amore per l’attuale strada che stiamo vivendo. Se in Actress però si sogna in maniera esistenziale nell’odierno sprawl, coi Nastro ci si vive per davvero senza schermi, senza scazzi, anzi partecipando e divertendocisi pure. Cellulari che rimbalzano da una parte all’altra informazioni di un tram affollato, persone che rimbalzano dentro a un camioncino scassato, il min amp portatile di un suonatore rompicojoni, pezzi di cassette di frutta, persone che si urtano perché hanno gli occhi sullo schermo, un motorino, echi di qualche musica truzza, etc. Tutto un globale incastro d’umanità sintetizzato alla perfezione in incastri ritmici, come moderno voodoo concreto delle vite 2k1x underground di tutto il mondo. E poi viene tutto risukkiato nel cesso.

Panoram – Everyone is a Door

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Grazie agli esperimenti del coso che rotea particelle in svizzera si è scoperto che tutti quanti gli esseri umani sono una porta e ogni porta è un mondo. Panoram si è dunque munito della sua famigerata panoramica de gristo (che in musica si traduce in caldi tappeti melodici/sonori di synth super espressivi, e in accorti geometrici funk astrali) per documentare le viste più curiose e poetiche di alcune di queste porte. Il risultato è meraviglioso, dei bozzetti visionari che non superano mai i 3 minuti e mezzo, come un vero e proprio moderno disco di library music (no retromanie, no nostalgie) atto a trasformare le pareti della vostra stanza (o del vostro cortile, o del vostro kuore) in diversi scenari in cui perdersi. Il paragone più vicino potrebbe essere un eventuale raccolta degli skit dei Boards Of Canada, ma Everyone is a Door ha modalità e suoni diversi, c’è un personalità particolare nella trama sonora che risulta sempre lucida scintillante a volte skrokkiante, mai sfocata memoria. Il trucco è che Panoram dosa alla perfezione gli elementi nello spazio sonoro, ma questa perfezione è piena di particolari sfasature spaziali atte a mostrare cosa potrebbe esserci al di la di una certa vista, allargando l’ascolto verso ipotetiche altre porte sonore, in un risukkio continuo verso diverse dimensioni. Praticamente un compatto DISCO DIO per tutti i giorni, ma che può generare altri DISCHI DIO a seconda del vostro grado di attenzione. Un risultato più unico che raro!!! (erano anni che volevo usare quest’espressione)

Theo Parrish – American Intelligence

theo

Per questo disco la leggenda della Detroit House Theo Parrish ha deciso di chiamare tutta l’intelligence americana e dargli la seguente missione, nome in codice: Tutto Groove. No non è vero, in realtà Theo ha deciso di rappresentare l’intelligenza americana tramite un solo imperativo: Tutto Groove. No è na cazzata. Missione di sta intelligence di due ore (su 2cd) è usare house e techno come strumenti per riassumer tutta la cultura groovosa americana (facciamo che il groove è questo). La stessa black music narrata pure nel disco di D’Angelo, solo che Theo non ci fa le canzoni ma ci si arrovella mente, anima e zervello. I più rompicazzo direbbero “ce se fa le pippe co sti ridmy theo! sto disco nun parte maiii!” io invece che sono piccolo e indifeso dico “no no vi ripeto qui vedi proprio la sfida, a volte sofferta, a volte giocosa, a volte meditativa, dell’uomo nel conquistare il groove del popolo senza imporgli dittature fasulle!!”. Potrei scrivere quindi che Theo costruisce jam con drum machine, sampler, synth in maniera cruda e diretta come certa house di origine chicagoana, ma con uno spirito proprio della techno di Detroit di spingere in avanti ritmi o andare verso giustapposizioni rischiose. Per capirci non è lo spirito techno de ste mongoplettiche ritmiche pestone con due droni preset demmerda che mo i darke der nu-millennium hanno scoperto la techno, non è nemmeno il “futurismo” a buffo (per cui io ho un debole), e nonostante le fisse di Theo per l’analogico/l’old skool non è nemmeno la house retromaniaca “er vinile ahò!” (per quello basta vederlo dietro ai piatti dare anima e corpo per sette ore facendoti godere come non mai). Volendo in certe robe di American Intelligence ci si può vedere persino un’interpretazione particolare della footwork (ovviamente rallentata a battito umano) come spazio caciara ritmica nuovo, da cui titolo del miglior pezzo del 2k14, ma non del disco, facciamo che quello invece è il brodo de polpa di cazzo fica e cervello che corrisponde al nome di Be In Yo Self. tl;dr American Intelligence è DISCO DIO di convogliare e unire recuperando lo spirito progresskrotista della storia del groove.

Winning for Frigo // Road to World Cup 2014, p. 1

I tedeschi chiedono pietà ma Frigo li annienta con i suoi cazzo di raggi oculistici rosa
I tedeschi chiedono pietà ma Frigo li annienta con i suoi cazzo di raggi oculistici rosa

Sapreste dirmi quanti statunitensi hanno giocato in serie A? Nemmeno io, ma so dirvi che i primi due sono stati Alfonso Negro (ala – quando i ruoli del calcio avevano ancora nomi evocativi e sensati, e questo è dedicato al fatto che odio e disprezzo il termine FALSO NUEVE– di squadroni come Angri, Fiorentina ed Ercolanese negli anni ’30 e ‘40) e Armando Frigo (Vicenza, Fiorentina e Spezia negli stessi anni). Negro e Frigo, non scherzo. Il primo, vista la malaparata della guerra imminente, preferì naturalizzarsi italiano, laurearsi in ginecologia, unirsi al Gruppo Universitario Fascista e organizzare l’amichevole tra Regio Esercito e Wehrmacht ad Atene (data e risultato sconosciuti), passando indenne attraverso la guerra e vivendo sereno tutta la sua vita a Firenze, dove aiutò parecchie mamme a dare alla luce i loro piccoli  e continuando a tempo perso a collaborare con la Wehrmacht e Ettore Majorana, collegato da remoto dall’Argentina (inciso: i due crearono in vitro i mostri “Majoruno” e “Majordos”, importati illegalmente in Italia da una compiacente Fiorentina, che doveva molti soldi a Negro dagli anni ’30, e che li fece passare per giocatori di nome Oscar Dertycia e Diego Latorre). Frigo, invece, era diverso, e tenendo fede a tutto quello in cui la sua patria, terra di libertà, gli aveva insegnato, reclutato nell’esercito combatté con coraggio l’oppressione nazista, venendo tuttavia catturato e ucciso in Croazia due giorni dopo l’8 settembre. Porci culoni inchiavabili tedeschi di merda che oggi, come se niente fosse, si presentano ai mondiali dove, indossando le loro tristi divise e gridando LA VOLTA BUONA, affronteranno proprio gli Stati Uniti (più Portogallo e Ghana), nel gruppo G che si chiama così in loro onore  – le banche, la Merkel e la finanza, insomma quelli cattivi, detengono il potere anche nel calcio e lo hanno imposto agli organizzatori. Ma, nonostante la rosa composta da giocatori provenienti da tutti i paesi che hanno i buffi con la Germania (e perciò da tutti i paesi tranne la Cina, che comunque so’ pippe) e nonostante un Miro Klose fresco e riposato – si riposa da tutta la stagione – quest’anno lo spirito di Frigo è tra i convocati nella Nazionale statunitense, e non gliene farà passare una. Forza ragazzi, win for Frigo.

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Non c’è niente di più angosciante al mondo di questo cazzo di internet e del suo popolo che lo riempie di stupidi ricordi personali come e peggio di Proust, che perlomeno non è che te lo leggevi veramente. I ricordi sul calcio, poi, sono davvero un distillato del male, pura demonologia qumranica di una non-generazione come la nostra che ha scelto di intellettualizzare Schillaci e renderlo simbolo di tutto ciò che potrebbe essere definito “minimum fax”. Quindi, ecco i ricordi personali più intensi di un decenne me, bimbo ricco che vide allo stadio tutte le partite dell’Italia giocate a Roma, e che già allora covava in sé il rifiuto di questo 2014, nel quale avrebbe programmaticamente deciso di non ricordare alcuna mano paterna, né alcuna idolatria per Totò. Io, come e peggio dei napoletani che tifarono Argentina in quella cazzo di semifinale, tifavo Uruguay per via di Ruben Sosa, e un pomeriggio comprai un bandierone uruguayano gigante che ancora possiedo – in Italia lo abbiamo solo io e l’ambasciata, credo – da un cartolaio di Piazza San Cosimato, e andai a giocare a calcio con gli altri ragazzini che mi chiamavano A SOSAAA. C’era uno che si affacciava alle finestre di Via Roma Libera e ci aggiornava sui risultati, ricordo come se fosse oggi, AHOO SCEGOSLOVACCHIA-SSSATI UNIDI UNO A ZZERO, dalla piazza, “CHI HA SEGNATO?”, e lui, “SGURÀVI”. Perciò, la morale è che io, con una rapida ricerca su Wikipedia, posso sapere esattamente dov’ero alle 17.25 del 9 giugno 1990, cioè il minuto del goal di Skuhravý contro gli Stati Uniti. Frigo non c’era: la Cecoslovacchia vinse 5-1, ma gli Stati Uniti, perlomeno, esistono ancora.

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UN MOMENTO! Ma perché cazzo c’era l’Unione Sovietica a Italia ’90!?

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Io ho sempre, sempre odiato gli outsiders, in ogni campo della vita (per dire, la ragazza di periferia con la valigia chiusa con lo spago carica dei suoi sogni che vince il dottorato al posto del grasso, coltissimo, ricchissimo me), ma tanto più nel calcio, dove si ripropongono spesso queste pazze e allegre bande di scanzonati ragazzi del Ruanda o del Chievo, che incantano le platee internazionali cacando il cazzo alle nazionali di paesi seri che sono lì per vincere la competizione e non in vacanza, che “l’importante è partecipare”. Sapete, quelle fottute Coste d’Avorio che fanno sognare Severgnini e dire un sacco di cose intelligenti ai commentatori tipo Gianni Mura. Per questa ragione, detestavo il Camerun di Italia ’90, esultavo quando Muslera nel 2006 mandava in pezzi il Ghana e “i sogni di un continente intero” (frase sicuramente pronunciata da migliaia di commentatori), ed ero praticamente io stesso il pallone calciato da Roberto Baggio che, proprio all’ultimo minuto, mostrava alla Nigeria e al popolo della sinistra che il Calcio è un gioco europeo. Questo per dire che tifo gli Stati Uniti, e se ci fosse Israele tiferei per Israele, e sogno un giorno di assistere a una finale della coppa del mondo tra questi due paesi per potere, per la prima volta nella vita, davvero guardare una partita con lo spirito del “vinca il migliore” perché, in entrambi i casi, il Soldo e la Ragione sarebbero padroni del mondo.

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Ma il calcio non è solo gioia, festa e spettacolo, e tra i ricordi più cari di ognuno si cela perlomeno un ricordo doloroso. Sì, Italia-Argentina mi distrusse, e all’ultimo calcio di rigore mi alzai urlando e strappai un quotidiano dove c’era la foto di Maradona. Non ricordo altro, se non che il giorno dopo andai al bar a fare i videogiochi in un clima di mestizia assoluta (c’era quel gioco di calcio, non ricordo il nome ma voi sì, con tutte le squadre internazionali. Io presi l’Atletico Madrid e un tizio mi fece AHOOOoo MA CHE TE PIII L’ARGENTINA?, e io iniziai a detestare i romani), e quando tornai a casa per pranzo mia sorella mi disse che era contenta che stessi bene, e che aveva avuto paura di leggere sul giornale

Italia-Argentina, per la tristezza bambino si uccide

(CONTINUA)