MARIO GÖTZE È NATO A CAPRI – Lamentazione per la vittoria tedesca ai mondiali 2014

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La cattiva reputazione è nulla, quando hai una squadra di football che funziona. Dico “football” e non “calcio” con il doppio fine di prendere le distanze dagli articoli sportivi – “football” è molto più intellettuale, e questo è Bastonate, gente di un certo livello che scrive a scopo educativo/precauzionale – e di evitare odiosi termini italiani fascistoidi. Perché italiani fascisti, schifosi, renzusconiani, mentre i tedeschi che vuoi che sia, dimentichiamo, la Germania è melting pot culturale visual design locomotiva d’Europa, tutto è Kreuzberg, tutto è perdonato. Dio che odio la Germania, Dio quanto rosico, ma Dio non ascolta, Dio è con loro come sosteneva una famosa fibbia, e a noi stronzi rimangono questo Papa farlocco – trait d’union di due popoli fallimentari, da una parte e dall’altra dell’Oceano – e un po’ di ‘ndrangheta a rovinare, se possibile, le loro Bochum dal social welfare perfetto. Siete mai stati in Germania? La Germania è la terra dalle mille patatine, o più precisamente dalle lunghe autostrade costellate di giganteschi autogrill che espongono varietà di patatine inimmaginabili. Questo è quello che in sostanza mi ha colpito della Germania; altro, c’era altro?, ma no, che volete che siano l’economia in salute, i treni in orario, la gente che lavora contenta e senza stressarsi, pagata il giusto, in grado di staccare alle diciassette avendo finito il lavoro, senza riunioni alle nove di sera del trenta luglio pe’ fa’ vedé che. E l’est e l’ovest, e lo Judisches Museum, l’integrazione che funziona e certe zone di Berlino dove i bambini parlano solo turco e però se ne sono accorti e hanno studiato dei programmi educativi che in tre mesi hanno insegnato il tedesco a tutti e ora tutti quegli ex-bambini che parlavano solo turco si chiamano tutti Schmidt e studiano ad Harvard (hanno 17 anni). Uno di loro, Özil, lo hanno preso in nazionale ed è l’unica pippa  – ma l’idea che c’era dietro è che così gli altri si sentono ancora più tedeschi al confronto, gli fanno colletto nello spogliatoio per motivarsi e tornare in campo, distruggendo l’Argentina al grido di MULTIKULTURITÄT. Ma no, scherzo. Cioè, è tutto vero, tranne il fatto che Özil sia l’unico profugo della nazionale: ci sono pure Khedira, che in realtà era un calabrese di nome U PARANOMI ma lo hanno chiamato così per nascondere le infiltrazioni mafiose, e quel difensore potente che si chiama tipo SBOARABANG. Mario Götze che ha segnato si chiama Mario ed è perciò italiano; Klose è un polacco, per la precisione un polacco che è venuto a giocare nella Lazio facendosi mettere per iscritto che avrebbe accettato l’ingaggio per una squadra ridicola a patto che lui avrebbe continuato a fare il cazzo che gli pare, ossia giocare 4 o 5 partite all’anno (segnando 20 goal e dimostrando così che un tedesco, per quanto polacco, è comunque superiore ai nostri difensori-spaghetti) e poi allenarsi per vincere i mondiali. Già, perché hanno vinto i mondiali. Con programmazione, disciplina e ordine. Noi abbiamo mandato un coatto, un ciccione e vari fotomodelli di gel per capelli, e pensavamo di cavarcela così. È finita per noi in modo tutto sommato dignitoso, peggior squadra del mondiale senza appello, peggio ma molto peggio di qualsiasi Honduras (almeno correvano) o Camerun (correvano, e perdipiù si sono venduti le partite altrimenti mezzo punto lo facevano), molto peggio dell’Inghilterra che abbiamo battuto ma la ragione lì è diversa, è che sono inglesi e se ne fottono del mondo, loro hanno  già dimostrato di essere superiori a Galles, Scozia e Irlanda del Nord, e hanno lasciato noialtri scimmie a contenderci un trofeo senza valore. Invece la Germania ha puntato all’obiettivo e lo ha centrato, mandando un chiaro segnale di dominio-di-mondo a un Pianeta Terra che si profila ridente e felice nei prossimi anni: guerra totale all’Occidente, con gli Americani ridotti ai minimi termini e decisi più che mai a restare entro i propri confini, e questi tedeschi che se la giocheranno giusto con la Russia in cattiveria. Che poi pensate un po’ alla storia umana, ogni volta che ha buttato male Germania e Russia si sono spartite il potere, e di solito è andata anche peggio. E i prossimi mondiali sono in Russia. Ma Bastonate è un sito di musica, oltre che di geopolitica, e perlomeno su questo punto l’Italia ha da dire la sua rispetto alla Germania, noi per esempio abbiamo gli… gli… Chi cazzo abbiamo noi, gli AREA porco due, quell’orrendo gruppo prog che in questi giorni ha sporcato il Pigneto con le sue locandine con loro che fanno le facce buffe. I tedeschi hanno soltanto rivoluzionato e sconvolto la musica rock, dandole l’ultima, grande mutazione che davvero abbia avuto un senso nel ventesimo secolo. Lo hanno fatto formando un gruppo prog con componenti presi dal conservatorio, e affidando la voce solista a un barbone trovato per strada. Giuro, è vero, è la storia dei Can. Quella dei Kraftwerk è invece la storia di come un visual design efficace valga come se non più della musica incisa sui dischi avvolti da splendide copertine. Quarant’anni dopo, il giorno dopo la vittoria ai mondiali di calcio, suonarono a Roma sotto al diluvio, cioè loro coperti e il pubblico italiano pagante spazzato dalla tormenta, al grido disperato di AUTOBAHN. Succederà stasera all’Auditorium, e questa è l’unica mia esperienza personale riguardante la Germania di cui abbia voglia di parlare. Scherzo, ce ne è un’altra: tra le tante cose non-sense che ho fatto c’è stata quella di trovarmi varie volte per lavoro a Münster, in Westfalia, patria degli anabattisti e degli H-Blockx. Dovete sapere che Münster è piccola, così piccola, e nei weekend è tutto chiuso, così chiuso, che mi trovai disperato e solo a vagare per la città, neanche un negozio di dischi in cui rifugiarmi, cercando di perdermi intenzionalmente pur di avere un’occupazione, e ritrovandomi sempre nella stessa, fottuta piazza centrale, che ricompariva dietro l’angolo tipo un incubo di John Carpenter in cui non c’è fuga dal piccolo villaggio. Finì con me a percorrere in solitario le rive del lago Aa, gli AA STRONZO mentali che si sprecavano mentre i venti mi sferzavano e la mia mente era già ormai alcuni passi dentro la follia. Però al Centrale del Tennis stasera c’è Battiato. Se rinasco apro un Döner Kebap a Berlino, e questo pezzo ve lo leggerete in turco.

SANREMO giorno 2 – Uno stanco report per uno stanco festival

HIP FAIL 4

Me ne vado per le strade
strette scure e misteriose
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando
dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando

 La leggenda vuole  che, se a mezzanotte ci si mette davanti allo specchio, con la luce spenta, e per tre volte si ripete “Bloody Mary”, si vedrà apparire dietro di sé questa edizione del festival di Sanremo.

Vero e proprio romanzo criminale di un paese allo sbando, il Festival 2013 altro non è che il tentativo di un manipolo di Bolscevichi di mettere le mani sul paese stesso, conquistando l’avamposto del più rappresentativo dei suoi show televisivi. Tentativo già fallito in partenza, perché se già l’altra sera numeri come quelli di Silvestri, di Crozza e dei Marta sui Tubi avevano smosciato le palle a tutti – rivelando il segreto di Pulcinella di un’Italia intimamente e sinceramente berlusconiana, o perlomeno non più indignata a getto continuo, e stanca della infinita ripetizione della stessa battuta, che ha ormai sconfinato fino ad occupare i più sacri spazi di intrattenimento leggero che ancora rimanevano alla povera gente – la serata di ieri, dominata da una Bar Refaeli gigantesca  e brutta in culo (e pagata molto per esserlo: a me, per essere brutto in culo, hanno sempre dato molto poco), ha dato il colpo di grazia.

Un festival intelligente è la sconfitta di tutti, perché l’Amore è l’unica vera rivoluzione (ormai vado a parole random) e perché caricare di significato sociopolitico la terra delle canzoni è un atto brutale come l’esecuzione di Zoe Kosmodemyanskaya (INTERNET ALERT! Non cercaresugoogle se si vuole evitare la visione di fotografie d’epoca alquanto macabre). Ma non voglio star qui a ripetere sempre la stessa cosa, come se fossi un comico di sinistra, e perciò passiamo al lavoro per cui siamo pagati, cioè scrivere di musica.

Scrivere di musica, e che cazzo te voi scrive de musica se di musicale, stasera, non abbiamo avuto che qualche minuto di Modà, qualche verso del Cile? Aspettavo con ardore l’esibizione dei BLASFEMA, tra i giovani, per poi scontrarmi con l’evidenza che in realtà si chiamano Blastema, non Blasfema, e non fanno black metal come previsto, ma una sorta di ipocrita versione dei Sonhora ulteriormente peggiorata. Cile a parte, comunque (Il Cile è un ex spacciatore latinoamericano, da cui il nome, che fa un onesto death’n’roll passionale alla Built to Spill – regolarmente eliminato, è ovvio) , i giovani sono un disastro, ormai del tutto permeati da una vena di hipster-indie-rock passatello (che ne so, per farsi un’idea, i giovani cantautori italiani oggigiorno cantano tutti un macro-genere che è una sorta di Beth Orton più Neutral Milk Hotel con Al Bano al posto di Jeff Mangum più Wilco con Gianna Nannini al posto der rompicoioni alla voce). Fa abbastanza schifo con decisione questo Rino Gaetano, no, Renzo Rubino, che se non ho capito male canta un pezzo di amore omosessuale, e perciò il pubblico lo vota in massa senza neanche far caso al suo stile Bocelli meets Anna Tatangelo but worse, e comunque in finale, oh, sempre meglio di Elio e le Storie Tese.

Elio e le Storie Tese, con i soliti costumi (e basta!) che il loro gusto prog-riccardone gli impone, arrivano attesi come i God Seed a Wacken, e propongono – indovina un po’? – due pezzi prog-riccardoni che non funzionerebbero in quanto tali e vengono perciò celati da una patina di ironia pre-adolescenziale, la stessa dal 1990 credo, quando però due cose erano diverse: nessuno li considerava dei Grandi della Musica, e comunque noi avevamo dodici anni tipo, quindi basta, per pietà, dategli sta cazzo di palma d’oro e non se ne parli più. Sempre che il primo posto non vada a Malika Ayane, che si presenta anche lei vestita da pupazzo, anche lei munita di un pezzo del genere “gradito al pubblico” (che, oltre alla scemenza d’accatto tipo Elio, sembra amare molto i barbiturici musicali cantati da voce femminile mongoloideggiante), ma con il surplus di cazziare in diretta Fazio che sbaglia a pronunciare il suo nome – Fazio che para abbia commentato “A chi te se ncula, pe me i negri so negri”, ma gli hanno tolto il microfono e così ha vinto lei.

Per il resto, cos’altro è succeso? I Modà avevano due pezzi onesti ma meno incisivi del solito (il genere era ballad crepuscolare vagamente psych, tipo diciamo un Nick Drake cresciuto però nella Düsseldorf dei Kraftwerk anziché a Cambridge, e non il solito power pop alla Big Star che però gli viene meglio); Max Gazzè sembrava Max Gazzè, con una filastrocca veloce e intellettuale e un po’ elettronica. Il resto era quanto di peggio: c’era una tale Annalisa che non giudico (non mi abbasso a giudicare i cantanti che non conosco; comunque, succintamente, faceva quella musica che tutti definirebbero “carina”, cioè faceva schifo), c’era il tizio che canta One day baby we’ll be old, talmente one hit wonder da cantare per DUE volte il pezzo, c’erano gli Almamegretta che sono esattamente il genere di gruppo che disprezzo, Vabbuò uagliò che facimm per ‘o rilancio a Sanremo?, Sient’amme, Raiz, facimm nu pezz’ reggae in napuletan’, uguale identico a tutti gli altri, ma non solo agli altri nostri, eh, proprio uguale uguale a tutti i pezzi reggae in napuletan’ che s’ashcoltan i fuorisede a ‘o Villaggio Globbale; c’era Cristicchi che pareva un mentecatto, forse lo era, e stonato e insicuro ammorbava una nazione con la storia trita e ritrita di uno che muore, va nell’aldilà, e l’aldilà è tutto Pasolini e centrosinistra e vecchi partigiani che gli chiedono se i giovani hanno cambiato il mondo e lui si imbarazza e non risponde. Giuro. E io qui lo dico e qui lo nego: a partigià, lo potevate fa’ bene er lavoro se poi ve dovevate lamentà!

Dimentico qualcosa? Forse sì, non so. C’era Carla Bruni, ma di questo per contratto non parlo (Bastonate è fornitore della Repubblica Francese).  Ecco la nostra classifica ad oggi: Marco Mengoni, 7; Maria Nazionale, Modà, 6; Max Gazzè, 5; Marta sui Tubi, 3; Raphael e Chiara Gualazzio 2; Malika Ayane 1; Daniele Silvestri, Almamegretta, Molinari-Cincotti Duo, Cristicchi, Elio e le Storie Tese 0. Annalisa non giudicabile.

Me ne vado per le strade
strette scure e misteriose
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando
dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando