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Fanno bene/fanno male, sto bene/sto male: concerti estivi che non sono tanto estivi, musica di regime che non è tanto di regime. Repetto juvant.

Sorridi.... fatto!

Uno non fa neanche in tempo a leggere dei Radiohead in concerto a Bologna il 3 luglio 2012 che i biglietti sono già andati esauriti in men che non si dica e non vi è più possibilità di acquistarli (in realtà sono andate esaurite solo le prevendite per i fan, ma tant’è). Forse è un errore o una bufala ma non importa,tanto non sarei andato comunque perché un concerto del genere a Bologna equivale a dire mescolarsi ad un pubblico del tipo concerto della Bandabardò o dei Sud Sound System ed io non ci sto (mi sentirei un pesce fuor d’acqua, mi si nota di più se non vado, non sono abbastanza ricco, non so come vestirmi, a Ferrara in quel periodo ci sono concerti complessivamente migliori, non-fumo-non bevo-non-dico-parolacce / porca-puttana-quanto-m’incazzo-quando-mi-cade-la sigaretta-nel-whisky ed altri luoghi comuni che non sto qui ad elencare perché non so se si scrive “nel whisky” o “nello whisky” dato che l’alcool proprio non lo reggo). Andrò a vedermeli a Berlino o qualcosa di simile, disertando anche le altre date italiane perché sono complessato come il peggiore degli indie snob ed in più ho la mania dei voli low cost e della musica da autoscontri. A Design For Life, come cantavano i Manic Street Preachers post-scomparsa nel nulla di Richey Edwards (citazione che non c’entra nulla però era bella da mettere in chiusura di paragrafo e dunque l’ho fatta).

Ma hanno ancora senso i Radiohead nel 2011? Non lo so, però l’ultimo disco The King Of Limbs era davvero bello (uscirà comunque un disco nuovo a febbraio 2012, attendiamo fiduciosi) e da qualunque parte la si voglia vedere i Radiohead hanno sempre fatto quel cazzo che volevano pur continuando a suonare di ottimo livello ed originali (quando propongono qualcosa di già sentito stanno solo perfezionando idee altrui, a differenza di Bjork che ha già finito la benzina da due album ma continua ad andare avanti come se nulla fosse). Comunque sì, i Radiohead hanno ancora senso nel 2011. Band definitiva, dice qualcuno – io mi limito a dire che sono stati una band importantissima per tanti motivi e per tanti altri continuano ad esserlo anche oggi, ma probabilmente io non faccio testo dunque passo ad altro che è meglio (come diceva quel nazista di Quattrocchi dei Puffi).

In definitiva, è bello accendere una qualsiasi radio di regime e rendersi conto Heaven di Emeli Sandé è in heavy rotation come se fossimo nel 1994/1995/1996 e Bristol fosse una sorta di Mecca dalla quale arriva la musica elettronica più figa del pianeta. Pensavo che quei suoni attualmente continuassero ad esistere solo nel cervello di Alessio Bertallot ed invece inspiegabilmente sono tornati tra noi nelle vesti di una canzone cantata da una ragazza con la pelle nera ed un mohawk ossigenato, roba che a prima vista diresti uscita dalla versione inglese di X-Factor ed invece non lo è (anche perché a quanto mi hanno riferito Emeli Sandé la settimana scorsa era a cena da Wagamama a Londra e nessuno la riconosceva. Non male avere un mohawk ossigenato e non essere riconosciuti da nessuno). Heaven di Emeli Sandé pare quasi una versione iTunes di Unfinished Sympathy dei Massive Attack, ha un video che sembra girato con la tecnologia del 1994/1995/1996 (dunque le immagini non hanno l’alta definizione dei video attuali) e probabilmente ha permesso a quei suoni ormai estinti di rientrare di soppiatto nella hit parade – ma non non ho voglia di verificare in rete se sono davvero entrati nella hit parade dunque non posso affermarlo con assoluta certezza. Come può aver successo un brano del genere nel 2011? Come può piacere così tanto all’utente medio delle radio di regime? Come può piacere ad un ragazzino che era appena nato quando Bristol sembrava una sorta di Mecca dalla quale arriva la musica elettronica più figa del pianeta? Come sono arrivato a parlare di Emeli Sandé partendo dai Radiohead? Perché non ho parlato degli anni in cui la gente ascoltava perfino Monk & Canatella? Mah, probabilmente la notte dovrei dormire su un cuscino più comodo.

L’agendina dei concerti Emilia Romagna – 9-15 agosto

 

Bologna è una wasteland da far scappare via piangendo tanto T.S. Eliot quanto Billy Idol; in compenso, i concerti in giro per l’Emilia Romagna non mancano. L’unica soluzione praticabile per i drogati di live risiede in un nomadismo ancora più serrato rispetto a settimana scorsa. Intanto i cyberterroristi che stanno sul pezzo questa sera saranno tutti a celebrare gli Skinny Puppy al Rock Planet; personalmente sarò altrove a rosicare semplicemente perchè me ne ero scordato e ormai è troppo tardi. Domani si torna tutti tredicenni foruncolosi alle prese con le prime tempeste ormonali di una pubertà complicata; camicia a quadri e calzoncini altezza ginocchio l’abbigliamento raccomandato, ci sono Lagwagon e No Use for a Name al Velvet. Unico handicap: il prezzo (venticinque euro per un amarcord di quanto eravamo brutti, repressi e impresentabili è decisamente troppo). Mercoledì 11 i reduci troveranno pane per i loro denti al Coccobello di Carpi con Federico Fiumani versione “Confidenziale”: via i panni del sodomita impenitente (forse) per una sensibile performance in acustico, voce e chitarra e tanta nostalgia per quando non avevamo ancora il ciuffo ramato. Giovedì 12 tutti a Marina a ingurgitare acidi come fossero caramelle, ci sono i Besnard Lakes al bagno Hana-Bi; consigliata maschera antigas per tentare di contrastare il fetore di piede lercio degli hippy con sandalo e ascella feroce che, ne siamo convinti, accorreranno a frotte. Venerdì 13, a dispetto della data minacciosa, l’appuntamento più atteso (perlomeno da queste parti): i Real McKenzies al What Is Rock? a Portomaggiore. Campeggiatori, sappiate quel che state facendo. Sabato e domenica tutti ad ammazzarsi di gavettoni e maratone dj-istiche nel delirio ferragostano; occhio giusto a non finire accoltellati da qualche napoletano in libera uscita.