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Lana del Rey – Ultraviolence

Courtesy of Fotomontaggi Fatti Male (RIP)
Courtesy of Fotomontaggi Fatti Male (RIP)

In a world full of hate/Love should never wait
(Lou Reed, Heavenly Arms)

A metà degli anni ’90 – era uno dei miei primi accessi a internet, perlopiù cercavo spartiti – mi imbattei in un sito dedicato gli Smashing Pumpkins – le immagini si caricavano lentissimamente, e una era quella di un segnale di divieto applicato – credo – a una banana, con la scritta: Say no to macarena. Mi sentii parte di qualcosa, in particolare di un esercito di adolescenti con la maglietta ZERO che resisteva, a cosa?, non so, ma a qualcosa, qualcosa che era fatto di Bush padre, vietato fumare, i miei, i tuoi, le strutture algebriche, e relazioni, e quantità. Negli anni ’90, in poche parole, i giusti, cioè i ragazzini, erano in lotta contro il male, ben capendo che il Diavolo, se usa la musica per rapire le anime, usa di certo i jingle-pop commerciali, e non il rock’n’roll, non l’heavy metal, che bestemmierà il Cristo, ma cosa sarà mai un porco in più o in meno scagliato nell’alto dei cieli di fronte a tanta aggregazione giovanile creata? Sì, sto sostenendo che il metal crea amicizia tra ragazzi ed è perciò una forza positiva e dell’amore. Non rompetemi il sogno, né il cazzo, e lasciate che io vada oltre nel mio discorso arrivando al punto: c’è stato un momento, non ricordo quando perché il passaggio è stato sottile, all’inizio, in cui abbiamo cominciato a far nostra l’idea che anche il pop, la dance, il cantautorato italiano e altra robaccia potessero esser degni di attenzione, e da lì in poi è stato un attimo e ci siamo ritrovati affondati fino al collo in un barile di sterco, dove lo sterco erano i dischi di Justin Timberlake, degli OutKast, dei Gnarls Barkley. Adesso, dopo anni, siamo qui a deliziarci con Lady Gaga e Pharrell Williams, dando loro credibilità, e siccome il degrado è ovunque e non solo nella musica, abbiniamo questi cattivi ascolti a teorie socio-estetiche del cazzo in cui i social network sono importanti e interessanti, e le serie tv un modello del nuovo cinema. In questo clima illanguidito e decadente, è possibile e anzi scontato leggere recensioni di artisti pop su pagine una volta insospettabili, ed è in generale tutta una gara a chi dice la cosa vacuamente più intelligente sul concetto di pop, di prodotto, sul fatto che comunque per essere Rihanna di certo bisogna SBATTERSI e la vita è dura. Ora, io sono abbastanza certo che Lana Del Rey sia “un prodotto” (“ben confezionato”, si aggiunge di solito), quello che non so è che implicazione abbia questo sull’anima e sulla sua salvezza. Sarei tentato di dire nessuna, nei casi e solamente in quelli in cui il “prodotto” produce la più grande canzone sentita da anni, probabilmente da Heavenly Arms di Lou Reed. Parlo ovviamente di Video Games. La seconda miglior canzone dello stesso periodo è Brooklyn Baby, che è il singolo di lancio di questo Ultraviolence e, assieme ai pezzi Black Beauty (ne parliamo nella recensione ai Black Monolith nella nostra newsletter n. 2) e Guns and Roses – che parla della famosa band dal nome leggermente diverso, dandole finalmente la sua giusta dimensione di eroismo romantico  -,  è una scusa più che buona per comprarsi l’album in doppio LP. Se non altro per non aver cannato il segno dei tempi, che è fatto di dischi in vinile venduti e comprati per pura estetica, ed è fatto di ballate molto tristi. (7) all’album, (3) a questo tempo, finché lo si vive, ma che sarà (7) quando ci ripenseremo tra vent’anni.

NO COUNTRY FOR YOUNG MEN // Le reunion dei gruppi anni ’90 seminano terrore tra gli HIPSTERS le cui urla sono soffocate da muri di distorsione

Dicono che il mondo sia stato fatto per due, e che meriti di essere vissuto solo se qualcuno ti ama: da ieri la nostra vita ha un senso, perché è confermato che, se gli anni novanta noi li abbiamo sempre amati, anche loro amano noi. In un funambolico susseguirsi di news e tweet, nel giro di pochi giorni sono di nuovo tra noi Afghan Whigs, At the Drive-In e Refused, ossia il rock degli anni ’90 è qui, per scaldare i nostri cuori gelati da un decennio insulso.
Le avvisaglie, a dire la verità, c’erano già state da tempo, con le inascoltate pattuglie di difesa del mondo hipster-rock (quello dei ragazzini che ritengono Strokes e Interpol band classiche, insomma) a segnalare invano le Avanguardie della Retroguardia anni ’90 che, pian piano, si impossessavano dei bill dei festival, fino a occupare per intero quello dell’I’ll Be Your Mirror, un festival che – nei giorni fatali e ominosi della morte di Amy Winehouse – schierava P. J. Harvey, Nick Cave, Godspeed You! Black Emperor e doppi Portishead, lasciando il massimo di rappresentatività della gggioventù a gruppi vecchi di dieci anni e coi capelli radi, Liars e Macvillain, entrambi del tutto passée e ormai proiettati alla reunion del 2024.

Ragazzini, è finita la pacchia, rieccoci, ormai padri di famiglia o quasi, pieni di consapevolezza e autorità, siamo qui, abbiamo occupato i vostri blog e imparato a usare i vostri social network e smartphones, e abbiamo ridato coraggio all’animo sperduto dei nostri eroi, B0lly, Greg, Omar e Cedric, che hanno trovato la forza di uscire dalla tana di Zwan, Twilight Singers e dinosaurismo prog in cui si erano rintanati a capo chino [Polly era rimasta, impavida e altera, perché le donne sono così, impavide e altere e non rinunciano alla propria femminilità anche se questo vuol dire scrivere la miglior canzone degli anni zero non cacata da nessuno perché stavano tutti a ascoltà Bon Iver; Nick Cave è rimasto dissimulandosi grazie al fatto che negli anni ’70-’80 era post-punk, quindi indie benché irrilevante, e i Grinderman erano un trucco, uno sberleffo che nascondeva agli occhi dei ragazzotti il fatto che in realtà, nel suo tugurio in Australia, sta scrivendo altre BALLATE, arrangiate e riarrangiate, coi TESTI, colle LYRICS NEL LIBRETTO!]

It’s you, it’s you, it’s all for you: i distorsori, l’overdrive, le chitarre elettriche ma suonate (hanno imparato persino gli At the Drive-In), il batterista in canottiera – l’orrore nei vostri occhi è MIELE sulle nostre ferite, sui nostri occhi colmi di sdegno per aver visto sul palco arpe suonate da stronze o uomini coi sandali (Devendra ho una notizia per te: REFUSED ARE FUCKING ALIVE), e sulle nostre orecchie offese da troppe nenie – oddio – “in punta di dita”. Bambini, ho qui nella stanza accanto Screaming Trees e Kyuss che affilano le armi, Mark e Nick non faranno più semplice blues o rock’n’roll – di cui comunque non capivate un cazzo preferendo in tal senso l’infame Casablancas – ma KARD ROCK, che poi sarebbe “hard rock” come lo pronunciano gli spagnoli che insistono giustamente su quell’acca iniziale che è la stessa di KEAVY METAL e che VE ROMPE ER CULO!

Piccoli, è inutile che scappiate urlando in ogni dove cercando aiuto in qualche adulto che vi protegga, in qualcuno di noi che abbia pietà – da chi andate, dai Radiokead? Ma a Thom Yorke non ha mai fregato un cazzo di voi, manco di noi, d’accordo, ma lui aveva un piano diverso, era un nerd solitario che ebbe successo col suo pop sentimentale approfittando dello smarrimento dei nostri ranghi alla morte del Re (Hurt Hobain, da leggere alla spagnola), e che sfruttò il vuoto cosmico per raggiungere la vetta del consenso coi suoi esperimenti filo-Autechre e, una volta in vetta, per dominare la scena con la sua elettronica datata. Datata, in ogni caso, capite? Se proprio dovesse Thom Yorke – che non credo ascolti musica, come del resto Dylan o Hancock o Nikki Sixx – metterebbe su un disco di Aphex Twin o Squarepusher, Lali Puna a dì tanto, non certo della vostra oscena Lady Gaga.

Amici, quest’anno si torna al Circolo! LO FAMO SVUOTA’, cazzo!
Le notti di nuovo tutte nostre!
Strapperemo le nostre camicie e cravatte, e sotto indosseremo ancora t-shirt di gruppi di taglia un po’ larga, dei veri magliettoni anni ’90 tipo quelli con cui giocava Agassi, e a proposito: quand’è che torna Martina Navratilova?
Il derby finirà di nuovo sempre uno a uno, la Umbro farà maglie sgargianti e larghe, e ci daremo appuntamenti approssimativi per mezzo di telefoni fissi – si nun voglio che me rompete er cazzo, metto la segreteria o nun risponno proprio, e ve vojo vedé come me beccate! Pe’ dì na cosa a uno al piano di sopra BISOGNA ANNACCE! Un virus distruggerà questo e tutti gli altri blog entro 24 ore, e leggeremo tutti soltanto Il Mucchio. Cartaceo.

La restaurazione è in atto, siete finiti, e Kurt, seduto sul suo trono celeste, sorriderà al suono degli angeli che innalzeranno a lui le lodi di Touch Me, I’m sick.

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