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Siamo solo noi: si è riunita una tantum la Paolino Paperino Band, ed io c’ero.

questo della foto sono io all'età di sedici anni, sul serio. Enrico Ruggeri mi ha pagato un sacco di soldi per poter utilizzare la mia immagine.
questo della foto sono io all’età di sedici anni, sul serio. Enrico Ruggeri mi ha pagato un sacco di soldi per poter utilizzare la mia immagine.

Parlare della Paolino Paperino Band è difficile perché c’è sempre una sorta di timore reverenziale verso questo gruppo (da parte mia almeno, da parte degli altri non so – ma francamente spero di sì). E allora iniziamo a copiaincollare cose a caso trovate in rete, ovviamente senza citare la fonte:

  • E parlava di noi, la Paolino Paperino Band parlava di noi. Di noi che cominciavamo a capire qualche cosa del mondo, e ci faceva cagare. La maggioranza (e forse di più!) delle persone del nostro paese, ci faceva schifo, anche senza conoscerli.
  • La Paolino Paperino Band ha raggiunto una notevole diffusione in tutta Italia, favorendo persino il nascere di alcune leggende metropolitane su di loro. Secondo una di queste, certamente falsa, i membri della band sarebbero morti in un incidente stradale mentre stavano viaggiando ubriachi in auto tutti insieme. Un’altra leggenda vuole che Yana, il cantante, guidasse spesso una vecchia Citroén 2cv in cui il sedile del passeggero era stato sostituito da una tazza del water (quest’ultima l’ho creduta vera fino a qualche ora fa, così come ho creduto che Citroén si scrivesse diversamente).
  • Ho iniziato a scrivere un libro sulla Paolino Paperino Band che uscirà per l’Arcana non appena sarà finito (probabilmente non avrà neanche una copertina perché voglio che esca subito e non si perda nemmeno un briciolo dell’urgenza dell’opera in questione – questione di principio), e lo sto facendo con pochissimi elementi concreti in mano dato che quando la Paolino raccoglieva tutta la sua discografia in Pislas e si scioglieva io ero davvero troppo piccolo per accorgermene veramente. Sto lavorando parecchio di fantasia e di sentito dire, ma nonostante tutto sono molto orgoglioso che mi abbiano chiesto di imbarcarmi in un’impresa di tale portata perché la Paolino è la Paolino e mai nessuno è stato così grande in Italia. Non vedo l’ora che se ne accorga pure Rockit, ci sarà da ridere.
  • Almeno un buon venti per cento dei personaggi citati nella immarcescibile La pentola della Paolino Paperino Band sono morti. Il tempo passa, questi anni stan correndo via come macchine impazzite e non ci possiamo far nulla se non riderci sopra, noi che abbiamo il Booster elaborato come andava di moda quindici anni fa mentre gli altri oggi viaggiano con le minicar. Sto diventando grande, lo sai che non mi va.

Comunque bando alle ciancie (non ho mai capito cosa voglia dire ma uso ugualmente questa frase fatta) e parliamo di cose serie. La Paolino è sempre stata catalogata sotto la voce “punk demenziale” ma era molto di più. Ha scritto alcune tra le cose più intelligenti di sempre e i suoi testi possono essere utilizzati per spiegare e/o commentare qualunque situazione della vita reale. Dovrebbero stamparli su un libretto rosso tipo The Psychic Soviet di Ian Svenonius e bisognerebbe averne una copia a testa per vivere meglio, però visto che non è possibile ci bastano Pislas e le prime carbonare incisioni per cavarcela alla grande ed uscire sempre a testa alta. E pensare che fino a qualche tempo, quando la gente si cagava ancora i Punkreas, c’era qualcuno che credeva che questa roba l’avessero inventata i Punkreas. Mamma mia.

Io – che come Enrico Ruggeri sono stato punk prima di te – la Paolino Paolino Paperino Band l’ho conosciuta da ragazzino grazie ad un amico più grande che mi passò il cd di Pislas (e poi non volle vendermi la rarissima copia, ma questo è un altro discorso che non sto ad approfondire perché anche io al suo posto avrei fatto lo stesso) e da allora non ne sono uscito più. Continuo ad ascoltarla come se fossi un ragazzino, continuo ad utilizzare i suoi testi per spiegare e/o commentare qualunque situazione della vita reale (bella vita direi). Ho sempre sognato vederla dal vivo, ma ciò non è mai stato possibile perché quando l’ho conosciuta si era già sciolta e la band ha sempre rimbalzato ogni reunion ufficiale. O meglio, nessuna reunion definitiva se non un concerto il 25 aprile 2004 (perso perché l’ho saputo anni dopo) e uno per un benefit il 23 ottobre 2011. Un momento: io a quello del 23 ottobre sono andato ed ho coronato un sogno (ed ho pure fatto un’opera buona visto che era per un benefit, ma questo è un discorso che sto qui ad approfondire perché entrerei nell’ambito della vita privata delle persone). Han suonato alla grande in un contorno di residuati fine ottanta-inizio novanta tipo Rats, Fatur, Umberto Negri et similia ed il locale si è svuotato immediatamente dopo il loro concerto (segno che tutti erano lì per la Paolino e non per i Diaframma che ormai ti suonano anche sotto casa e che al Vox han finito per suonare in un deserto). Non hanno suonato La Pentola, Discotecaro e Maicol, ma chi se ne importa, hanno fatto molto del resto ed è stato giusto così. Descrivere per filo e per segno il concerto? No. Ogni parola sarebbe superflua per descrivere un concerto del genere, ed infatti mi fermo qui perché suonano alla porta. Probabilmente è uno che vuol cercare di vendermi una enciclopedia sui bulloni, vado ad aprire.